THREEvial pursuit


THREEvialpursuit copia

 

Three Faces presenta THREEvial pursuit: una serie di articoli tra il serio e il faceto sulle tematiche più disparate!

 

20 Gennaio 2024RecuperArti || 27 gennaio, 1 e 3 febbraio || ZAP – Zona Aromatica Protetta + Palazzo Vecchio Tre giornate di riflessione sulla sostenibilità attraverso l’arte Sabato 27 gennaio, giovedì 1 e sabato 3 febbraio, ospiti del bellissimo spazio di ZAP – Zona Aromatica Protetta (vicolo Santa Maria Maggiore 1, Firenze) e di Palazzo Vecchio (Piazza della Signoria) avranno luogo i tre incontri della rassegna RecuperArti, dedicata al tema della sostenibilità. I tre incontri declineranno la tematica della sostenibilità attraverso le famose “Quattro R” (Recupero, Riutilizzo, Riciclo e Riduzione), rappresentata attraverso i due linguaggi di espressione artistica della pittura e della musica, in un’ottica di stimolo e riflessione collettiva.L’iniziativa si lega alla terza edizione di Second Life – Tutto torna, concorso promosso da Alia SpA e dedicato alle opere di giovani artisti che scelgono di interrogare la loro vena creativa sul rapporto con la sostenibilità, uno dei valori di massima attenzione del nostro tempo. Le opere vincitrici del concorso saranno esposte a Palazzo Vecchio, ed è proprio qui che inizieranno due delle giornate di RecuperArti, con la visita alla mostra e la generazione di idee grazie al coinvolgimento del pubblico. Sabato 3 febbraio, dopo la visita alla mostra, seguirà una passeggiata collettiva nel centro di Firenze fino agli spazi di ZAP, dove si terrà un incontro incentrato su una performance musicale live e un momento di riflessione e confronto sull’argomento della sostenibilità. RecuperArti, il 27 gennaio, 1 e 3 febbraio 2024 a Firenze La rassegna inizierà alle 19.00 di sabato 27 gennaio presso ZAP, dove si terrà Cromatismo, un’installazione-performance artistica su materiali di recupero, realizzata e dipinta live da James Vega, urban artist peruviano attivissimo sul territorio toscano e che da molti anni produce alcuni dei suoi interventi artistici su materiali abbandonati in ottica di denuncia e rivalutazione effimera di rifiuti urbani. Durante la performance sarà presente un pannello interattivo in cui tutti i partecipanti potranno esporre il proprio punto di vista, spunti e riflessioni sulla tematica della sostenibilità e delle Quattro R, oltre che sul ruolo che l’arte può avere nella sensibilizzazione sulla materia.La raccolta di idee e spunti proseguirà giovedì 1 febbraio presso Palazzo Vecchio, con una visita alla mostra Second Life – Tutto torna in compagnia di Three Faces, e con il pannello interattivo su cui i partecipanti continueranno ad esprimere i propri punti di vista.Questi spunti, insieme ad altre riflessioni, saranno poi affrontati sabato 3 febbraio alle 19.00 presso ZAP, durante una tavola rotonda realizzata in collaborazione con Cooperativa Mare: un momento di scambio e dibattito tra i partecipanti all’evento e gli esponenti di varie associazioni e realtà del territorio fiorentino come Greenapes, Lumen Firenze e altri. A chiudere l’iniziativa, alle 20.30 di sabato 3 febbraio, sarà il live set elettronico Troglo Noise di Lampreda, nome d’arte di Simone Vassallo (membro o ex membro di vari gruppi e progetti musicali quali Lampredonto, Caveiras, Bestilla e Sex Pizzul), che inserirà nel suo spettacolo alcuni strumenti realizzati con materiali di recupero come vecchi telefoni e rifiuti di vario genere. || Programma 27 gennaio @ ZAP || h. 19.00 | Performance Cromatismo di James Vega  + pannello interattivo e generazione di idee || Programma 01 febbraio @ Palazzo Vecchio || h.17.00 – 19.00 | Visita alla mostra Second Life – Tutto Torna @ Palazzo Vecchio + pannello interattivo e generazione di idee || Programma 03 febbraio @ Palazzo Vecchio + ZAP || h. 17.00 | Meeting Point @ Palazzo Vecchio con visita mostra Second Life – Tutto Torna h. 18.30 | Passeggiata collettiva verso ZAP – Zona Aromatica Protettah. 19.00 | Momento di confronto tra pubblico ed esponenti di associazioni del territorioh. 20.00 | Live set Troglo Noise di Lampreda Per maggiori informazioni info@threefaces.org o 3534330698 [...] Read more...
22 Novembre 2023ArrostiCulture || Cena benefit con arrosticini e vino no stop || 30.11.23 C’era una volta un luogo incantato in cui gli arrosticini non avevano fine e, mangiandoli, si poteva dar sostegno alla cultura indipendente non profit… e tu, quest’anno, puoi farne parte! Giovedì 30 novembre arriva ARROSTICULTURE, l’all you can eat di arrosticini e cultura (con opzione vegetariana) che ti permette di sostenere l’associazione non profit Three Faces con una serata all’insegna del buon cibo dello chef Lorenzo Forcellini, nella cornice de La Selva Home Restaurant (. La cena, oltre che gli amati arrosticini, avrà a disposizione contorni, dessert e vino rosso no stop e sarà anche occasione per ritirare la tua copia gratuita dell’ultimo numero di StreetBook Magazine. E se non mangi la carne sono disponibili alternative veg su richiesta, quindi non puoi proprio mancare! Il numero di posti è limitato e la prenotazione è obbligatoria, quindi non esitare oltre e riserva i tuoi posti per partecipare alla cena benefit più goduriosa che mai! PRENOTA IL TUO POSTO Per qualunque dubbio puoi contattarci al +39 353 433 0698 (anche WhatsApp) o scrivendo a info@threefaces.org [...] Read more...
6 Novembre 2023Karashò Magazine || Nuova rivista creata da Under 20 Oggi siamo lieti di presentarvi Karashò Magazine, la nuova rivista di narrativa e grafica creata interamente da ragazzi e ragazze Under 20 con il supporto di Three Faces. Il progetto, nato spontaneamente all’interno del book club autogestito promosso all’interno di Detonazioni Culturali, ha visto la luce venerdì 27 ottobre in occasione della conferenza di chiusura della stessa rassegna realizzata con il sostegno di Fondazione CR Firenze all’interno del bando Partecipazione Culturale 2022. La rivista fisica, i cui contenuti sono ispirati ai testi letti durante il percorso del book club, è stata realizzata in tiratura ridotta, ma siamo sicuri che verrà presto ristampata e avrà un brillante futuro davanti a sé. Per il momento vi regaliamo la versione sfogliabile in digitale e qualche foto del lancio della scorsa settimana. EDITORIALEAll’inizio del nostro ultimo anno di liceo ci viene proposta la realizzazione di questo progetto da parte di due ragazzi dell’Associazione Three Faces. Karashò nasce come un book club autogestito con a disposizione uno spazio in cui creare, degli editori e il supporto di chi ha più esperienza di noi.La rivista doveva ritenersi conclusa a giugno, ma come potete notare i tempi si sono allungati e da che eravamo un bel gruppo siamo rimasti in tre…Ma così è nato Karashò magazine, un prodotto editoriale articolato e composto da una manciata di racconti e illustrazioni, totalmente sconnessi fra loro, ma uniti dall’ispirazione presa dai libri letti nel corso del Book Club e dal tema centrale della metamorfosi, intesa, interpretata e rappresenta sotto diversi aspetti. Una metamorfosi, che in realtà, è presente anche nel titolo: la parola “karashò” è stata inventata dallo scrittore Anthony Burgess, autore, tra le altre cose, di Arancia meccanica. Deriva da “karasciò”, dal russo “bene”, “tutto in ordine” o qualcosa del genere ed è in diretto contrasto con il caos creativo che caratterizza l’insieme dei contenuti raccolti nella nostra rivista. Naturalmente in tutto questo tempo le nostre idee iniziali sono state ridimensionate e oserei dire anche sconvolte, ma speriamo molto che vi possa piacere… Detto questo, non ci resta altro che augurarvi un buon viaggio. Benvenuti in Karashò!   || Hanno partecipato a questo numero || Federico Bellocci  Giovanni Taddei Eleonora Pecorella  Anna Federico Alessandro Bellocci La presentazione di Venerdì 27 Ottobre || Biblioteca Buonarroti [...] Read more...
1 Novembre 2023STREETBOOK MAGAZINE #29 Beer Party || 19.11.23 Domenica 19 novembre, dalle 18.00 in poi alla Public House 27 (Via Palazzuolo 27), vieni a farti una birra in compagnia della redazione di StreetBook Magazine in occasione dell’uscita del fantastico numero 29!   Unisciti a Noi per la Festa di Lancio di STREETBOOK MAGAZINE #29 Una Serata di Celebrazione e Connessioni Creative Domenica 19 novembre dalle 18.00 in poi, la Public House 27 (in Via Palazzuolo 27) sarà la cornice per la celebrazione del lancio del numero 29 di StreetBook Magazine. Non è solo una festa, ma un’occasione per immergersi in un’atmosfera di idee e creatività. Fatti una birra con la redazione di StreetBook Magazine! Avrai l’opportunità di rivedere di persona o conoscere i volti che si nascondono dietro le pagine della rivista, scambiare idee e generarne di nuove. Ogni nuovo numero di StreetBook Magazine è un evento di per sé, e questa festa non fa eccezione. Sarà un’ottica occasione per ottenere la tua copia fresca del nuovo numero e partecipare a giochi a premi targati StreetBook Magazine. E le sorprese non finiscono qui. Avrai anche l’opportunità di incontrare i fondatori della neonata Karashò Magazine, una pubblicazione indipendente creata da ragazzi Under 20 con il supporto di Three Faces.  E ricorda, se porti con te un vecchio numero di StreetBook, riceverai uno sconto di un Euro sulla tua prima birra, con una selezione tra Pils, Bianca e Gialla. È un modo per celebrare non solo l’attuale edizione ma anche il viaggio che StreetBook Magazine ha fatto finora. Per ulteriori dettagli o informazioni, non esitare a contattarci via email a threefacespublish@gmail.com o chiamaci al +39 353 4330 698. Non vediamo l’ora di brindare insieme a te a questa nuova pietra miliare di StreetBook Magazine! [...] Read more...
10 Ottobre 2023Post Explosion || Karashò Magazine + Chiusura di Detonazioni Culturali || 27.10.23 Venerdì 27 ottobre alle 16 presso la Biblioteca Buonarroti (V.le Guidoni 188) si terrà Post Explosion, l’incontro conclusivo di Detonazioni Culturali, rassegna promossa da Three Faces grazie al contributo di Fondazione CR Firenze: sarà l’occasione per tirare le fila dell’iniziativa, durata un anno, composta da molteplici incontri artistici, laboratori, serate di intrattenimento creativo e attività peer-to-peer rivolte ai ragazzi. Venerdì 27 ottobre alle 16 presso la Biblioteca Buonarroti (V.le Guidoni 188) si terrà Post Explosion, l’incontro conclusivo di Detonazioni Culturali, rassegna promossa da Three Faces grazie al contributo di Fondazione CR Firenze: sarà l’occasione per tirare le fila dell’iniziativa, durata un anno, composta da molteplici incontri artistici, laboratori, serate di intrattenimento creativo e attività peer-to-peer rivolte ai ragazzi. E proprio i ragazzi partecipanti al book club autogestito promosso da Three Faces presenteranno in questa stessa occasione il frutto dei loro incontri, concretizzatosi sotto forma di fanzine artistico-letteraria dal titolo Karashò Magazine, ispirata dalle letture affrontate e interamente auto-prodotta in tiratura limitata. Post Explosion sarà inoltre un momento di aggiornamento sugli sviluppi futuri dell’associazione e sui progetti in cantiere per il 2024.I posti in sala saranno limitati ed è gradita la prenotazione (manda una mail a info@threefaces.org per riservare il tuo posto), ma è prevista una diretta Instagram dalla pagina Three Faces.   Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “PARTECIPAZIONE CULTURALE”, il Bando tematico che la Fondazione dedica al sostegno di programmazioni culturali finalizzate a potenziare la partecipazione attiva della comunità locale e l’inclusione sociale delle periferie. Per maggiori informazioni:threefacespublish@gmail.com+39 353 4330 698 [...] Read more...
2 Ottobre 2023C4: fine di una bella avventura e un nuovo inizio per Three Faces Dopo esserci presi un po’ di tempo per elaborare l’ultimo estenuante periodo e ricaricare le batterie, eccoci qua a ufficializzare ciò che chi ci segue più assiduamente già sa: C4 – Centro di Contaminazione Creativa e Culturale, quella che è stata la nostra casa per oltre un anno e mezzo, non riaprirà. La notizia è passata un po’ in sordina: abbiamo dato l’annuncio con un semplice post sui social a fine luglio e abbiamo celebrato la chiusura con una cena e con un ultimo evento, circondati dall’affetto dei soci e dei frequentatori più assidui. Sono stati momenti di grande commozione, ma altrettanto grande carica per il futuro. Ciò che vogliamo sia chiaro è che la chiusura di C4 non rappresenta affatto la fine della lunga storia Three Faces, ma un nuovo brillante inizio.Siamo qui infatti per spiegare le ragioni che ci hanno portato a questa decisione e regalarvi qualche piccola anticipazione sui nostri progetti futuri. Perché abbiamo chiuso C4 Per quanto riguarda la chiusura di C4 si è trattata di una scelta consapevole dopo mesi di attenta valutazione e autoanalisi di gruppo: a livello di frequentazione il supporto del pubblico non è mai mancato, così come non è stata una motivazione meramente economica a spingerci a questo passo. Il fondamento di questa scelta è puramente strategico: la gestione di uno spazio culturale indipendente com’è stato C4 è un processo profondamente impegnativo per un gruppo di volontari come quello che compone Three Faces, sia a livello di risorse umane che monetarie. Per garantire una sostenibilità economica, non avendo una grande disponibilità personale da investire e scarsissimi aiuti esterni, c’è da riempire un calendario di eventi, coordinare le varie realtà coinvolte, promuovere le iniziative, presenziare ogni giorno eccetera eccetera, per racimolare quasi 1500 euro al mese, tra affitto, utenze e materiali. Per il lato di gestione pratico poi, serve il lavoro gratuito di tantissime persone, che affiancano alla propria attività principale un onere non di poco conto. Le energie non sono infinite e qualcosa va, per forza di cose, sacrificato. Bene, dopo la suddetta analisi ci siamo resi conto che ciò che stavamo sacrificando era proprio la scintilla vitale di Three Faces, ciò che ci ha tenuto in vita per quasi dieci anni di attività associativa: la creatività. Rimettere al centro di Three Faces la creatività Le riunioni degli ultimi sei mesi si stavano trasformando in meri aggiornamenti sulla gestione quotidiana dello spazio e sull’organizzazione degli eventi che ospitavamo, molto spesso affidati ad altre realtà culturali. Ogni nuovo progetto, idea o collaborazione che non avesse direttamente un legame con C4 veniva automaticamente respinto, rimandato o accantonato per mancanza di energie. La nostra fiamma, come singoli e come gruppo, si stava lentamente spegnendo, soffocata dalla fatica e dall‘insoddisfazione.Da qui l’illuminazione: Three Faces è nata per creare contenuti, non per essere un contenitore. Back to the roots L’associazione e StreetBook sono nati essenzialmente perché il mondo culturale, per come ci appariva, ci annoiava mortalmente: siamo da sempre appassionati lettori, ma rifuggivamo le canoniche presentazioni di libri; siamo appassionati d’arte, ma i classici vernissage ingessati nelle gallerie ci facevano venire le bolle. Nel nostro piccolo, con arroganza giovanile e spirito punk, abbiamo per anni fatto ascoltare la nostra voce e mostrato il nostro metodo di approccio, facendo confluire nel tempo mille rivoli diversi accomunati da una sola volontà: mostrare che leggere un libro o godersi un quadro non sono attività da riservare esclusivamente ai banchi di scuola e delle università, che non sono attività “solo per intellettuali”, ma che possono arricchire chiunque, a prescindere dall’estrazione o dalla preparazione. Ecco, la gestione di C4 ci ha portato, per necessità, a ospitare eventi, presentazioni e attività che non avrebbero convinto i noi stessi più giovani. Proseguire su quella strada, alla lunga, avrebbe definitivamente spento la nostra fiamma vitale, vanificando la nostra esperienza e quello che possiamo offrire al nostro pubblico o allineando i nostri sforzi a ciò che invece volevamo cambiare agli albori dell’associazione. Quindi grazie C4, sei stato un capitolo bellissimo della storia Three Faces, un esperimento necessario per crescere e per conoscerci meglio. Grazie mille, ma ora voltiamo pagina e iniziamo un altro capitolo, che chiuda il cerchio con quello iniziale.Perché, anche a questo giro, col cazzo ci estinguiamo! Vuoi darci una mano? Vogliamo riportare il centro dell’attività associativa sulla ricerca di nuovi modi e linguaggi per promuovere la cultura, l’arte e il pensiero. Sul dove farlo lo valuteremo in seguito, prima concentriamoci sul cosa dire, poi sul dove. Anche se le idee in merito non mancano: per fortuna infatti negli ultimi anni sono nati vari altri luoghi a Firenze, impegnati nella nostra stessa missione e che sentiamo affini. Spazi e realtà con cui creare sinergie, collaborazioni e che possano ospitare i nostri nuovi contenuti.Quindi continuate a seguirci per sapere dove metteremo in pratica le nuove idee che partoriremo in questa rinascita! E, come sempre, aspettiamo a braccia aperte nuove teste e nuovi punti di vista: se vuoi farne parte manda una mail e vieni ad una delle nostre riunioni, d’ora in avanti totalmente improntate alla creatività e a nuovi progetti! [...] Read more...
18 Maggio 2023PerformIA Culture Artisti e AI (parte 3) Puntata 5 PerformIA Culture torna con una nuova puntata nel viaggio virtuale tra le opere di artisti che nel loro percorso creativo hanno deciso di sperimentare, esplorando la relazione tra capacità umana e tecnologia. Oggi approfondiamo il lavoro di Sofia Crespo, Harshit Agrawal e Tom White.  Le opere di Sofia Crespo sono caratterizzate, in modo particolare, da una forte interazione tra biologia, tecnologia e natura. Uno dei suoi principali interessi è studiare il modo in cui la vita organica utilizza meccanismi artificiali per simulare sé stessa ed evolversi, implicando l’idea che le tecnologie siano un prodotto della vita organica che le ha create e non un elemento distante e separato. Si fa portavoce di un punto di vista inclusivo sull’interazione uomo-tecnologia. La sua arte si concentra sulla creazione di organismi sintetici e di paesaggi digitali immaginari generati da algoritmi e da tecniche di machine learning. Le sue opere spesso prendono forma in immagini e sculture generative che sembrano mescolare elementi biologici e tecnologici in modo armonioso. Artisti e AI – Sofia Crespo Un aspetto interessante delle opere dell’artista è l’interazione tra le diverse parti delle opere stesse. Ad esempio, alcune delle sue sculture digitali sono composte da diverse parti che sembrano interagire tra di loro, creando un effetto di vita e movimento. In questo modo, Crespo esplora il concetto di simbiosi e di interazione tra diversi organismi. Le sue opere combinano tecniche avanzate di modellazione e stampa 3D, ad algoritmi e tecniche di machine learning per generare forme organiche e suggestive, come nella serie di sculture Symbiotic Spheres in cui organismi sintetici con strutture complesse e dettagliate che richiamano le forme della natura, sembrano vivere e respirare. In Botanica Absentia troviamo un’altra serie di sculture che rappresentano piante immaginarie, create attraverso la combinazione di elementi naturali e sintetici, che esplorano il concetto di ibridazione tra la natura e la tecnologia.  Harshit Agrawal è un artista che, attraverso le sue opere, esplora le relazioni tra l’uomo e l’ambiente, attraverso temi come la natura, la sostenibilità, la spiritualità e l’identità. Utilizza la tecnologia in diversi modi combinandoli tra loro e invitandoci a riflettere sul nostro rapporto con le nuove tecnologie. Spesso incorpora elementi di realtà mista a finzione per creare opere che esplorano la linea sottile tra reale e virtuale. Artisti e AI – Harshit Agrawal Nella serie Latent Landscapes, ad esempio, utilizza il tema del paesaggio reinterpretandolo attraverso l’uso delle GAN e modificando successivamente gli output generati, spingendosi al limite del processo creativo condiviso con la macchina. Nella serie Masked Reality Agrawal coniuga tradizione e Intelligenza artificiale in un’opera interattiva in cui il volto di uno spettatore si trasforma in tempo reale nell’immagine di maschera rituale indiana. Harshit Agrawal è un precursore nell’uso dell’AI con le sue opere, oltre a riuscire a combinare in modo assolutamente armonico tecnologia e tradizione.  Tom White è un artista neozelandese interessato a studiare attraverso strumenti di Intelligenza Artificiale come le macchine riconoscono, articolano e interpretano il mondo intorno a loro. La sua opera indaga lo sguardo algoritmico, man mano che la percezione della macchina diventa più pervasiva nella nostra vita quotidiana, il mondo visto dai computer diventa la nostra realtà dominante. White esplora questo fenomeno dando agli algoritmi una voce con cui parlare, creando stampe fisiche astratte, classificate e riconosciute in modo affidabile dalle reti neurali. Artisti e AI – Tom White Nella serie Synthetic Abstractions progetta sistemi di disegno che consentono alle reti neurali di produrre stampe a inchiostro astratte che rivelano i loro concetti visivi. Sorprendentemente, queste impronte sono riconosciute non solo dalle reti neurali che le hanno create, ma anche universalmente, dai sistemi di Intelligenza Artificiale che sono stati addestrati a riconoscere quegli stessi oggetti. Utilizzando il sistema di disegno fornito, le reti neurali esprimono direttamente in semplici disegni a inchiostro le proprie versioni di queste categorie, creando forme astratte che trasmettono la loro comprensione del mondo. La composizione, le linee e i colori sono scelti dalle reti neurali che tentano di fare in modo che il disegno rappresenti al meglio il concetto. Sebbene queste reti siano state addestrate solo su immagini del mondo reale, quando sono costrette a esprimersi in modo astratto sono in grado di creare forme più semplici che corrispondono alle loro rappresentazioni interne. Dopo aver effettuato una stampa, l’artista verifica che il disegno generato dal computer sia ampiamente riconosciuto da altri sistemi di visione di AI. Ad esempio, dai sistemi di riconoscimento delle immagini di Google e Amazon. Questo suggerisce all’artista che le forme sono compatibili con un linguaggio visivo universalmente riconosciuto dalle macchine. Per l’artista la capacità di rappresentare astrattamente concetti che a nostra volta riconosciamo, suggerisce che potremmo avere più cose in comune con le macchine che stiamo creando, di quanto realizziamo.  PerformIA Culture – Artisti e AI (parte 3) [...] Read more...
27 Aprile 2023PerformIA Culture Artisti e AI (parte 2) Puntata 4 PerformIA Culture prosegue con il percorso alla scoperta degli artisti che hanno deciso di sperimentare attraverso strumenti di intelligenza artificiale. È interessante osservare come molti degli artisti che operano in questo campo non nascano come tali, ma approdino al mondo dell’arte successivamente, ad esempio a seguito dei propri studi e della propria formazione scientifica. Un punto di vista molto interessante ce lo dà Mike Tyka, artista multidisciplinare che nasce come scienziato. Si forma, infatti, in Biochimica e Biotecnologia ed è proprio ispirandosi alla struttura delle molecole proteiche che realizza le sue prime opere d’arte. La sua produzione artistica coniuga la scultura tradizionale e la tecnologia moderna, come la stampa 3D e le reti neurali artificiali. Nella serie Sculture molecolari, le opere rappresentano proteine molecolari realizzate in vetro colato e bronzo e sono basate sulle precise coordinate di ogni rispettiva molecola, attraverso le quali esplora la bellezza nascosta di un microcosmo invisibile. Nella serie AI Deepdream, Tyka esplora il potenziale degli algoritmi DeepDream e delle GAN come mezzo e strumento artistico, attraverso la creazione di immagini create simultaneamente e sovrapposte: i risultati riportano a una dimensione onirica e allucinogena. Un altro artista che proviene dal mondo della ricerca scientifica è Memo Atken, ingegnere e informatico che da tempo lavora e sperimenta tecnologie in grado di creare immagini, suoni e installazioni, con l’obiettivo di arrivare al cuore della natura e della condizione umana, esplorandola in ogni suo aspetto e mostrandoci le infinite connessioni del mondo intorno a noi attraverso strumenti sempre nuovi. Affascinato dall’Intelligenza Artificiale e dal rapporto uomo-macchina, dà vita al progetto Learning to See, in cui il pubblico può modificare a piacimento una serie di oggetti disposti su una superficie inquadrata da una telecamera, le cui immagini vengono poi rielaborate da una serie di reti neurali addestrate con diversi set di dati che rimandano agli elementi naturali e allo spazio. In questa opera, utilizzando algoritmi di Machine Learning vengono generati output simili a quelli che potrebbero essere creati da un essere umano attraverso l’osservazione di ciò che lo circonda, invitandoci a riflettere sul tema della percezione e su come la nostra visione, così come quella della macchina, sia influenzata dal nostro pregresso, dal nostro passato. Nella serie Meditations, installazione audiovideo di lunga durata, Atken invita lo spettatore a intraprendere un viaggio spirituale attraverso l’osservazione di immagini e suoni in continuo mutamento, narrati attraverso l’immaginazione di una profonda rete neurale artificiale. Lo scopo è quello di farci percepire come la nostra esistenza sia strettamente connessa all’equilibrio evolutivo del mondo in cui viviamo. Tra gli artisti italiani che utilizzano strumenti d’innovazione tecnologica per la realizzazione delle proprie opere, troviamo Mauro Martino. Artista e scienziato, pioniere nell’uso delle reti neurali artificiali nel campo della scultura, Martino ha creato nuovi linguaggi espressivi fino ad arrivare alla realizzazione di opere materiche in stampa 3D, tra cui il David, realizzato ispirandosi dalla famosa opera di Michelangelo. Nell’opera Strolling Cities trova un punto d’incontro tra le nuove tecnologie e l’approccio umanistico in un progetto che unisce AI generativa, voce umana, poesia e paesaggio urbano. Le video istallazioni dedicate a dieci città italiane sono state realizzate alimentando le AI generative con set di dati composti, oltre che da milioni di immagini fotografiche inedite – scattate appositamente per la realizzazione del progetto – e da poesie e prose poetiche dedicate alle città. Per farlo, la macchina ha imparato ad assimilare stringhe di nomi, aggettivi e descrizioni proposte attraverso la voce umana: tutti dati che sono stati usati come input per immaginare paesaggi urbani. Alle scelte estetiche, quindi, è stata affiancata la tecnologia Voice-to-City, che permette di interagire con la macchina attraverso la voce e la poesia. In Strolling Cities le parole diventano immagini che la macchina genera agganciandole fra loro, codifica un linguaggio legato al paesaggio e genera immagini on the fly, imparando come si fanno le città e inventandole insieme alla voce dell’utente. Mauro Martino consente, attraverso l’opera, la fruizione di una nuova esperienza di poesia visuale realizzata insieme all’Artificial Intelligence. Queste sono le città che esistono e non esistono, e non ce ne saranno mai due uguali. Appuntamento al prossimo episodio di PerformIA Culture, in cui continueremo la nostra esplorazione alla scoperta degli artisti che usano le AI come fonte di ispirazione. [...] Read more...
16 Marzo 2023PerformIA Culture Artisti e AI (parte 1) Puntata 3 Continua il viaggio di PerformIA Culture alla scoperta del rapporto tra arte e tecnologia. La rubrica nasce all’interno del laboratorio creativo di PerformIA Festival, e in questo appuntamento parleremo degli artisti che negli ultimi anni hanno deciso di sperimentare con l’Intelligenza Artificiale. In questa tappa conosceremo: il collettivo Obvious, Mario Klingermann, Anna Ridler e Refik Anadol, tutti grandi innovatori che hanno aperto un nuovo sentiero nella produzione artistica. Artisti e AI – Collettivo Obvious – Ritratto di Edmond de Belamy Nel 2018 per la prima volta il grande pubblico sente parlare di arte generata da Intelligenza Artificiale, quando presso la prestigiosa casa d’aste Christie’s viene venduta a una cifra elevatissima quella che poi sarà considerata la prima opera di artistica generata da AI: il famoso Ritratto di Edmond de Belamy, parte di una serie di ritratti ideata dal collettivo francese Obvious. L’opera porta come firma l’algoritmo che lo ha generato ed è stata realizzata da una GAN (Generative Adversarial Networks), addestrata e alimentata da un set di dati composto da 15.000 ritratti dipinti tra il XV e il XX secolo. A prima vista, essa sembra inserirsi all’interno del filone della ritrattistica tradizionale, con il soggetto in posa, posizionato di tre quarti, in camicia bianca e abito scuro, ma a uno sguardo più approfondito si notano i contorni della figura poco definiti e i tratti del volto delineati sommariamente e sfumati, con i lineamenti che si perdono in una rappresentazione onirica del gentiluomo immaginario. Da questo momento in poi, com’era prevedibile, si sono aperte importanti discussioni e accesi dibattiti nel mondo dell’arte sull’importanza del fattore umano combinata alla macchina all’interno del processo di creazione artistica e sulla paternità delle opere realizzate da AI, su chi possa effettivamente definirsi l’artista, se l’uomo o l’Intelligenza Artificiale. Artisti e AI – Mario Klingemann – Memories of Passersby L’anno successivo, nel 2019, un’altra illustrissima casa d’aste Sotheby’s batte l’opera Memories of Passersby di Mario Klingemann, creata da un complesso sistema di reti neurali addestrato a generare un flusso infinito di ritratti inediti e irripetibili. L’installazione si compone di una consolle in legno, realizzata a mano, al cui interno si trova il cervello dell’intelligenza artificiale che crea, in continuazione e in tempo reale, volti maschili e femminili sempre nuovi e in costante mutazione, riprodotti sui due schermi collegati. Gli output che vediamo passare sugli schermi dell’opera, infatti, non sono combinazioni di immagini esistenti, ma immagini uniche generate dalla AI sul momento, grazie a uno specifico addestramento. Klingemann non solo sperimenta con più coraggio le applicazioni della GAN in campo artistico, ma utilizza per l’addestramento della AI un database molto più ampio e variegato, introducendo così una significativa imprevedibilità nel processo generativo. Artisti e AI – Anna Ridler – Fall of the house of Usher Il biennio 2018-2019 rappresenta quindi un momento fondamentale per l’ingresso delle opere d’arte create con AI, non solo nel mercato dell’arte ma anche nell’immaginario del grande pubblico, che si apre a una dimensione estetica completamente nuova e si lascia affascinare da scenari inediti e accattivanti. Un’altra artista che esplora le nuove tecnologie come fonte di ispirazione e strumento per la genesi delle proprie opere è Anna Ridler. Il suo è un approccio leggermente diverso, in quanto realizza personalmente i data set per addestrare le GAN che costituiranno il punto di partenza per la realizzazione delle sue creazioni. Nella costruzione di una delle sue opere ad esempio, Fall of the house of Usher, – film breve di animazione ispirato a una produzione cinematografica del 1928 a sua volta ispirata al racconto di Edgar Allan Poe – fa una ricerca estetica minuziosa, realizzando 200 dipinti attraverso cui la macchina viene addestrata per imparare a generare immagini che portino in sé l’essenza e lo stile dell’artista all’interno di una nuova dimensione narrativa. Anna Ridler addestra quindi la AI con le sue stesse opere e gli output generati avranno sempre una fortissima connessione con l’artista e non solo, mentre i training set diventeranno a loro volta una vera e propria opera d’arte nell’opera d’arte. Concludiamo la nostra prima carrellata di artisti con Refik Anadol, considerato pioniere nell’estetica dell’arte generata da AI. Definito anche l’artista dell’umanesimo digitale, Anadol parte come presupposto da una ricerca interdisciplinare sulla relazione tra mente umana, architettura ed estetica. Con le sue straordinarie performance e istallazioni invita il pubblico a immergersi e a immaginare incredibili realtà alternative in spazi contemporaneamente fisici e virtuali. Artisti e AI – Refik Anadol – Renaissance Dreams(Palazzo Strozzi – Collezione NFT, 2022 – Photo by ©ElaBialkowska OKNO Studio) Può essere definito un architetto di percezioni, che pone lo spettatore dentro l’opera per fargli sentire l’invisibile da tutte le dimensioni possibili. Per fare questo usa i dati disponibili intorno a noi come materia prima e li fornisce a complessi sistemi di reti neurali a cui le AI attribuiscono anche volumi, colori e suoni in una complessa elaborazione, in cui memoria collettiva, storia, arte e scienza si combinano alla tecnologia dando vita a nuove esperienze di tempo e spazio, in cui AI ed essere umano convivono in equilibrio. Anadol usa i big data come pigmento e dipinge con la AI, che definisce il proprio pennello pensante, creando imponenti, stupefacenti, alternative dimensioni. La sua arte digitale, fatta di colori luci e suoni, indaga i confini dello spazio e della veglia ricreando una collisione tra mondo virtuale e mondo fisico. (Continua…) [...] Read more...
9 Marzo 2023The other side of Exit Enter di Emanuele Iavarone Si è aperta il 3 Marzo 2023 alla Street Levels Gallery, The sign beyond the signature, letteralmente “Il segno oltre la firma”, celato e inedito ciclo artistico/espressivo dello street artist Exit Enter. Già noto al grande pubblico italiano e internazionale, l’artista è conosciuto per il suo celebre e iconico ‘omino’ ritratto nelle più molteplici situazioni e distribuito negli angoli più suggestivi, e non, di alcune tra le più belle città toscane, italiane ed europee. Con questa nuova esposizione Exit Enter tenta di rivelare alcune sfaccettature del suo mondo interiore, mostrandoci opere dalla natura ancestrale e istintiva prodotte in oltre dieci anni nel suo studio e mai esibite pubblicamente. Le Spiagge Bianche di Rosignano Solvay Classe 1990, Exit Enter nasce a Rosignano Solvay, una piccola frazione della provincia di Livorno, famosa per le sue Spiagge Bianche e il suo mastodontico stabilimento per la produzione della soda. In questo contesto marcatamente dualistico, in cui la natura del litorale livornese e l’architettura industriale si incontrano e si mescolano dando alla luce una tra le spiagge più particolari e controverse del mondo, cresceva e si contaminava il giovane artista. Possiamo solo immaginare come la quotidianità di un contesto così particolare possa aver influenzato il bambino Exit. L’animo dell’artista di oggi sembra infatti manifestarsi in una costante dicotomia. Già a partire dal nome, fatto di due parole semanticamente opposte, exit/uscire ed enter/entrare, per arrivare a quella che fino ad oggi è stata la sua espressione artistica, contraddistinta da una prima ed estroversa fase street e da questa seconda e introversa fase di lavori su tela. Seconda e intima fase che ha sempre accompagnato Exit Enter, ma che solo quest’anno ha deciso di rivelare. Gli anni passavano a Rosignano, finché nel 2009 Exit Enter fa una scelta che gli cambierà la vita: trasferirsi a Firenze per frequentare l’Accademia delle Belle Arti, dove incontrerà il Professor Saverio Vinciguerra, figura catalizzatrice nella vita dello studente Exit, che lo indirizzerà verso una forma artistica più legata all’astrattismo e a una ricerca caratterizzata da gestualità e sperimentazione, rappresentazioni primitive e simboliche. È proprio in questi anni che, tra i vari esperimenti su tela e i compulsivi disegni giornalieri sul suo sketch book, Exit Enter inizia a prendere forma. Altra fondamentale fase è quella di avvicinamento alla cultura dei rave party, il cui contesto sociale e la musica tekno ispirano all’artista molte delle sue prime opere. Exit Enter – The sign beyond the signature In questo contesto e con queste ispirazioni, taggandosi originariamente come ·K, Exit Enter inizia a uscire per strada con la necessità di esprimersi. È un periodo molto particolare, di ricerca, in cui le passeggiate notturne simboleggiano il suo personale modo di dare significato alla vita, ma rappresentano anche e soprattutto una via alternativa di espressione. Nasce così, da un desiderio inconscio di evasione, Exit. Nel 2013, con queste premesse, vediamo apparire per la prima volta nei suoi schizzi ‘omino’, inizialmente suo alter ego, che ben presto diventa un vero personaggio del panorama fiorentino, dando all’artista la possibilità di esprimere concetti legati all’amore e all’inclusione, ma anche critiche e punti di vista taglienti e sarcastici sull’attualità fiorentina e italiana. Liberando il suo personaggio in strada Exit permette alle persone di entrare nel suo immaginario. È proprio da questa alchimia di necessità vitali ed espressive che nasce e prende forma Exit Enter. Entrando nello spazio espositivo della Street Levels Gallery le opere temporalmente più datate di The sign beyond the signature sono Tempi Moderni, Metropolis, Filiforme e la serie di illustrazioni intitolata Cantieri Aperti (2014). Situate all’ingresso, quasi a voler introdurre i visitatori ai primi esperimenti dell’artista, sono opere fortemente influenzate dalla cultura rave, come si può notare dalle ambientazioni degenerate e volutamente distorte che rimandano ai muri di casse dei free party. Le architetture visibili risultano quindi essere approssimazioni astratte dei sound system, più meccaniche e robotiche, plasmando così un paesaggio urbano che si esprime su più livelli e con molteplici sovrastrutture. Exit Enter – Filiforme, Tempi Moderni e Metropolis (da sinistra a destra) Giunti nella seconda nicchia dello spazio espositivo, notiamo come rispetto alle prime tele, contraddistinte da una colorazione prevalentemente bianco nera, venga lasciato spazio a opere in cui Exit Enter fa irrompere i colori primari rosso, blu e giallo. In Nuvola rossa, Golden Bridge, Missing Lock e Urban Mayor (2015) possiamo apprezzare come la compenetrazione tra ambiente urbano e sound system sia ancora presente, ma con toni più leggeri, come se i colori andassero a stemperare quella cupa dimensione urbana descritta fino a quel momento dall’artista, e che tenta costantemente di ridefinire. Exit Enter – Nuvola rossa e Golden Bridge (da sinistra a destra) Proseguendo nel percorso espositivo tra l’ultima nicchia e la living room, completamente ristrutturata e solitamente chiusa al pubblico, si ritrovano due delle opere principali della mostra: The sign beyond the signature e Fuga interiore. La prima, prodotta nel 2021, dà il nome alla mostra ed è un’espressione artistica di puro e catartico istinto. Spray e pittura lavabile su tela, in un’alchimia di bianco e nero atta a mostrarci quanto per Exit Enter l’importante non sia sempre dare o veicolare un messaggio preciso, quanto ricordare a chi guarda, la potenza che può avere la pura gestualità istintiva. Il ritmo dell’artista, ricostruibile attraverso tratti, schizzi e graffi, ci mostra una composizione di segni equivalenti a una vera e propria sequenza ritmica. La seconda, Fuga interiore (2022), un’illustrazione con china su Fabriano F4, è l’unica opera dove appare chiaramente ‘omino’. Rappresenta un soggetto sproporzionato rispetto al bucolico paesaggio circostante che pare soffrire il peso della sua stessa forma, come un carico troppo pesante da portare sulle spalle. Scevro dell’estetica pop in cui siamo solitamente abituati a vederlo per le strade, ‘omino’, corpo filiforme definito solo dall’approssimazione della figura umana, vaga per una pianura piatta e industriale, lasciando traccia dietro sé solo per mezzo della sua stessa ombra. In quest’opera, a mio parere, traspare tutta la malinconia che l’artista ha accumulato nell’essere definito esclusivamente da una singola forma, ‘omino’ appunto, che gli è stata cucita addosso da più di 10 anni di carriera, ma che non riesce evidentemente a mostrare la totalità e la complessità delle emozioni e sensazioni dello stesso Exit Enter che gli ha dato vita. Exit Enter – Fuga interiore Ultime, in ordine temporale, sono le tre serie di opere create ad hoc per la mostra: Segni rossi, Segni bianchi e Segni mostri (2023). Distribuite tra la living room e l’ultima nicchia, oltre a essere le opere dalla natura più compulsiva e rapsodica della pittura dell’artista, sono il risultato diretto della scommessa fatta dalla Street Levels Gallery. Sì, perché tutto ciò non sarebbe stato possibile se i ragazzi dell’associazione A testa alta non avessero spronato Exit Enter a mostrarsi al pubblico nella sua dimensione artistica più intima, emotiva e istintiva che fino ad oggi giaceva chiusa in un magazzino e tra le idee dell’artista. Ascoltare Exit Enter raccontare il momento in cui, dopo anni, ha portato di nuovo alla luce i suoi vecchi lavori è stato emozionante. Sorrideva e sembrava leggero come solo la condivisione di un bagaglio artistico ed emotivo può dare. Exit Enter – Segni mostri Catalogo della mostra: https://www.streetlevelsgallery.com/wp-content/uploads/2023/03/The-Sign-beyond-The-Signature_Catalogo-Digitale.pdf Sito artista: https://exitenter.it/ All photos by Emanuele Iavarone [...] Read more...
9 Febbraio 2023PerformIA Culture Arte e AI Puntata 2 Nello scorso appuntamento con PerformIA Culture abbiamo osservato come il rapporto tra arte e tecnologia sia sempre stato forte e imprescindibile. Oggi questo rapporto si è ulteriormente evoluto raggiungendo il nuovo orizzonte dell’arte generata da intelligenza artificiale. Le prime domande che sorgono spontanee sono sicuramente: “In cosa consiste questo tipo di arte? Che cos’è l’intelligenza artificiale? Come si applica all’arte e quali sono le intelligenze artificiali che utilizzano gli artisti?” Vediamolo insieme.   Innanzitutto, c’è da sottolineare che spesso la Artificial Intelligence Art viene confusa con la Digital Art; tra le due, però, esiste una sostanziale differenza. Nella Digital Art, infatti, l’opera è definita computer assisted, ovvero viene generata dall’artista con l’ausilio di mezzi tecnologici digitali come, ad esempio, una tavoletta grafica; l’Artificial Intelligence Art, invece, è un’opera totalmente computer generated, nel senso che l’algoritmo d’intelligenza artificiale utilizzato non è solo un mezzo di cui si serve l’artista, ma ha una certa autonomia all’interno del processo creativo.  Giuseppe Ragazzini – PerformIA Festival 2022 L’intelligenza artificiale è definita come un insieme di sistemi informatici intelligenti in grado di simulare le capacità e il comportamento del pensiero umano. La disciplina legata al suo studio nasce circa alla metà degli anni ’50 del Novecento, quando vennero creati i primi programmi capaci di una qualche forma di “ragionamento”, in particolare legati alle dimostrazioni di problemi di geometria complessa. Negli anni ’80, poi, le intelligenze artificiali escono dalle accademie e trovano applicazione pratica in ambito industriale. Da questo momento assistiamo a numerosi utilizzi e implementazioni di tali sistemi fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui l’intelligenza artificiale diventa parte integrante della vita quotidiana, applicata alle situazioni più disparate. Anche nell’ambito artistico, da sempre particolarmente sensibile e all’avanguardia verso le nuove tecnologie, si manifesta forte l’esigenza di approfondire e sondare nuove possibilità espressive attraverso l’AI e di aprirsi a scenari estetici alternativi.  Nelle loro sperimentazioni, gli artisti utilizzano diversi sistemi di intelligenza artificiale, dagli algoritmi di segmentazione agli algoritmi trasformativi, ma la maggior parte di loro è affascinata in particolar modo dalle GAN – Generative Adversarial Networks (reti generative antagoniste): coppie di reti neurali con una struttura duale e interattiva che sono predisposte a una forma evoluta di apprendimento automatico, sconosciuta ad altre forme di intelligenza artificiale. La Macchina del Collage nel Metaverso – Giuseppe Ragazzini Le GAN hanno una struttura complessa; comprenderne il funzionamento ci consente di capire come mai gli artisti ne siano così affascinati e le considerino strumento prediletto nel percorso di concepimento artistico. Queste coppie di reti neurali sono composte da un algoritmo generator (generatore) e da un algoritmo discriminator (discriminatore) che si approcciano tra loro con una modalità antagonista. L’uomo – nel nostro caso, l’artista – inserisce all’interno del sistema un set di dati di riferimento e addestramento per la GAN (suoni, parole, immagini). L’algoritmo generatore inizierà a produrre la stessa tipologia di dati (suoni, parole, immagini) mentre l’algoritmo discriminatore scarterà tutti quelli che si scostano dal set predefinito, sino a quando non saranno rimasti solo quelli più simili ai suoni, parole e immagini di input. L’algoritmo generatore a un certo punto sarà stato addestrato dalla selezione dell’algoritmo discriminatore e riconoscerà i dati “giusti” da generare, per cui continuerà a produrre suoni, parole, immagini di output con caratteristiche analoghe a quelle dei dati utilizzati come riferimento. In questo modo è come se “ingannasse” l’algoritmo discriminatore stesso. Questo sistema dal carattere relazionale e instabile costituisce un elemento di grande interesse in quanto apre la strada a numerose possibilità espressive, con intenti anche molto diversi tra loro.  Nelle GAN il processo di rielaborazione dei dati, essendo affidato alla macchina, sfugge parzialmente al controllo umano, portando a risultati inaspettati con cui l’artista poi interagisce. A seconda del set di dati usato come riferimento all’interno del sistema, gli esiti saranno molto diversi tra loro: alcuni artisti inseriscono volutamente dati disomogenei, poco accurati o incoerenti con lo scopo di ottenere effetti meno prevedibili e controllati possibile; altri artisti utilizzano come set di riferimento elementi o immagini desunte dalle loro stesse opere così da ottenere output che mantengano il proprio stile, e che possano servire  come spunto di riflessione e nuovo punto di partenza e ispirazione.  Ogni processo creativo, per definizione, porta con sé una temporanea perdita di controllo e non è altro che il prodotto tra l’intenzione originaria dell’artista e la sorpresa di quello che l’opera d’arte diviene al termine del processo creativo. Nell’arte generata da AI, questo processo e questa consapevolezza vengono portati all’attenzione del pubblico. L’artista in un certo senso rinuncia al proprio ruolo di assoluto creatore e diventa co-creatore insieme all’AI, in un processo di genesi dell’opera più complesso che mette in luce la dinamica stessa della nostra vita e del mondo in cui viviamo.  [...] Read more...
8 Febbraio 2023Bye Bye THREEvial Cinque anni di THREEvial Pursuit. Li festeggiamo in maniera particolare, prendendoci una pausa, perché è stato un lungo viaggio e, visto che noi di viaggi ce ne intendiamo abbastanza, sappiamo che in ogni lungo viaggio che si rispetti, arriva un momento per sedersi e fermarsi a riflettere. E noi adesso ci fermiamo. Tranquilli, non è un addio, anche se scommettiamo che vi abbiamo fatto un po’ cacare sotto, nostri e nostre care THREEvialiste. Non vogliamo tediarvi con prolisse spiegazioni che giustifichino questa nostra decisione, anche se una spiegazione ve la dobbiamo. Per un lustro (chi l’avrebbe mai detto), ci siamo inventati un format nel quale abbiamo fatto confluire tutta la nostra follia, compresi i QuaranThreevial con i quali vi abbiamo allietato in un periodo particolare della vita di tutti noi. Il THREEvial è stato per molti una valvola di sfogo, uno spazio di espressione, un laboratorio all’interno del quale ogni autrice e ogni autore potesse tirar fuori il meglio che aveva dentro in totale libertà, su qualsiasi argomento ritenesse meritevole di essere messo a conoscenza del nostro pubblico. Vi abbiamo divertito e ci siamo divertiti, abbiamo sperimentato, ma ci siamo anche spesi per cause più grandi di noi e nel nostro piccolo abbiamo fatto informazione. Basterà andare a scorrere fra i vari articoli per rendervi conto di quello che THREEvial Pursuit è stato in questi anni. E adesso ci rendiamo conto che è arrivato il momento di reinventarlo. Non c’è nient’altro dietro alla nostra scelta, se non il bisogno fisiologico di riposarsi, rilassare la mente e ristorare lo spirito, guardarsi intorno e capire qual è la direzione che dovremo prendere. Alcuni continueranno il viaggio con noi, altri prenderanno altre vie e con loro ci scambieremo un abbraccio o una semplice pacca sulla spalla, augurandoci vicendevolmente buona fortuna e di incontrarci nuovamente, come già successo in passato con molti che hanno attraversato queste pagine. Li ringraziamo tutte e tutti, uno per uno. Ma soprattutto ringraziamo voi perché, al di là della retorica, potrà sembrare banale ma senza qualcuno che legge, scrivere è solo un esercizio di stile fine a sé stesso. P.S. Non pensate di esservi liberati del tutto di noi. Qua e là, quando meno ve lo aspettate, di mese in mese, lanceremo qualche THREEvial Off per ricordarvi di non dimenticarci. E questa sì, è una minaccia, perché torneremo. Bye bye [...] Read more...

 


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