Space Travel vol. 2: il "rave di Valentano", una testimonianza di A. Maglione || THREEvial Pursuit

Space Travel vol. 2: il “rave di Valentano”. Una testimonianza di A. Maglione || THREEvial Pursuit


Space travel vol.2

Uno sguardo sul “rave di Viterbo”, oltre le fake news

di Alessia Maglione

Nella settimana che va dal 13 al 18 agosto si è svolto nel nostro bel Paese uno degli eventi più significativi della scena underground, un teknival denominato Space Travel vol. 2 e definito sui giornali come “Il rave di Valentano”: un evento di proporzioni storiche che si è svolto (sicuramente non a caso) nel terreno dell’imprenditore Piero Camilli, consigliere di centro-destra, candidato nel 2013 al Senato nella lista di Fratelli d’Italia e sindaco al terzo mandato del piccolo comune di Grotte di Castro. Il politico e proprietario di diverse squadre di calcio ha dichiarato, in svariate interviste, di non essere stato proprio al settimo cielo per l’invasione subita e che, se avesse potuto, si sarebbe fatto giustizia da solo (non a caso il benpensante è il fiero possessore di un porto d’armi). Come dargli torto in fondo? A nessuno farebbe piacere trovare i propri campi invasi da migliaia di persone.

Proprio per questo, il rave è stato preda di facile sciacallaggio da parte delle testate giornalistiche, che in un periodo come quello di ferragosto dove le notizie scottanti scarseggiano, si sono buttati a pesce, raccontando ciò che più gli conveniva per raccogliere i consensi del popolino.

Io però al rave ci sono stata e, basandomi anche su altre testimonianze, in questo articolo cercherò di fare chiarezza sui fatti accaduti.

Cosa si intende per teknival?

Un teknival è un rave party di enormi dimensioni, organizzato dalle cosiddette tribe che si fanno carico della festa portando, a spese proprie, impianti, installazioni e musica creata da loro, molto spesso anche sul momento, al solo scopo di far divertire i partecipanti per fargli assaporare quel senso di libertà che, soprattutto in questo momento storico, gli viene sottratto.

Il rave è un inno all’autogestione basatosi sull’arte, il nomadismo, la musica e la danza. È un movimento culturale dotato di un proprio linguaggio e di proprie regole, dichiarato illegale perché fondato sull’appropriazione di luoghi privati e al di fuori delle regole commerciali. I Sound System si organizzano autonomamente e inviano ai ravers, poche ore prima dell’evento, le cosiddette info sul luogo di svolgimento della festa. Oggi il mezzo più utilizzato per scambiarsi informazioni è Telegram, grazie al quale i partecipanti riescono a venire a conoscenza dei posti blocco e si scambiano tutte le informazioni necessarie per arrivare sul luogo, in modo da essere sempre un passo avanti alla polizia che, una volta capito cosa sta succedendo, è in scacco matto: ormai è troppo tardi, la festa è cominciata.

E l’opinione pubblica cosa ne pensa?

Scrive Vanni Santoni nel suo articolo pubblicato nel 2012 su MinimaetMoralia, Rave me tender – Il teknival in 10 discipline: “I free party esistono da una quindicina d’anni, oggi è solo che se ne sono accorti anche i mass-media. Va da sé che finora su di essi sono state dette molte cose, quasi sempre sbagliate”.

Ad oggi, infatti, il movimento tekno ha subito uno stravolgimento totale da parte dei media, generando una guerra tra le forze dell’ordine e le TAZ (zone autonome autogestite). Nato negli anni ‘80 come movimento di controcultura e denuncia verso i disagi politici, ambientali ed economici generati dalla società dei consumi, il rave party oggi è visto come la semplice aggregazione di tossici e delinquenti che occupano un luogo privato al solo scopo di sballarsi e fare casino. E a un occhio esterno è facile vederlo così, perché è quello che sembra. E questo, ahimè, è un dato di fatto.

Com’è strutturato un rave party

Quello che l’opinione pubblica non vede è come migliaia di persone, provenienti non solo da regioni, ma addirittura da Paesi diversi come Francia e Spagna, riescano ad aggregarsi in un unico luogo creando una vera e propria cittadina, fatta di luci, colori, giochi di prestigio, musica e bancarelle. Si va così a creare un’autentica via principale, fatta di Sound System e punti di ristoro, simile ad una fiera patronale gestita da giostrai. L’economia gira solo ed esclusivamente nel rave, il denaro viene scambiato tra i partecipanti, dunque non c’è un vero e proprio “giro” per l’economia di Stato, altro fattore che fa rodere particolarmente i nostri amati politici. Ci sono inoltre presidi che permettono di esaminare le sostanze trovate, perché di droga ne gira, tanta, ed è bene stare attenti su ciò che si assume.

Come scrive Walter Ferri in un articolo de L’indipendente, “l’evento, per quanto autogestito, era presidiato da persone che nella loro quotidianità lavorano professionalmente o volontariamente nei servizi di riduzione del danno, da laboratori pronti ad analizzare qualsiasi sostanza stupefacente di dubbia provenienza e da persone che, bottiglietta d’acqua alla mano, erano pronte ad assistere tutte le eventuali vittime di mancamento. Tra i volontari presenti quelli dal Lab57, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro che da anni lavora nelle feste e nei Free parties facendo riduzione del danno, informazione, analisi delle sostanze, primo soccorso.”

Il passaparola è il miglior se non unico modo per ricevere informazioni, tutto si basa sul rispetto reciproco, la solidarietà, la consapevolezza di aver fatto qualcosa di unico in un momento storico bloccato.

E adesso per favore, sfatiamo le fake news

Tra le notizie acchiappaclick che il rave ha scatenato, l’unica veramente degna di nota è la morte del giovane Gianluca Santiago, 25enne annegato lunedì nel lago di Mezzano adiacente (e non all’interno) alla festa. Peccato che il povero Gianluca, alla festa non ci sia mai arrivato: alcune voci riportano che volesse parteciparvi con alcuni amici, ma sfortunatamente la sorte gli è stata avversa. È stato questo l’evento scatenante che ha attirato come mosche orde di giornalisti e politici (ha fatto la sua comparsata anche Giorgia Meloni), frementi di dire la loro sull’evento. È un vero peccato e mancanza di rispetto che la sua morte sia stata strumentalizzata per far terminare l’evento prima del previsto.

Da lì comunque, lo sciame di fake news si è propagata a macchia d’olio, sia sui social che all’interno del rave. Girando per i vari accampamenti le voci che si sentivano erano tra le più disparate: i morti finora sono tre, ci sono cani morti ovunque, sono avvenuti degli stupri, una persona ha avuto un attacco cardiaco mentre un’altra ha addirittura partorito. Inutile dirvi che tutto questo non è mai stato vero e, riguardo il parto, la donna pare non abbia partorito al rave, bensì in ospedale, e che all’evento le si siano solamente rotte le acque. Ma la festa, come qualsiasi altro luogo, è una piazza, ed è facile che si diffondano notizie false tra chi ha voglia di parlare.

Tornando sulla morte di Gianluca Santiago, personalmente ho appreso la notizia per caso. La nottata precedente era stata molto tranquilla, la musica era stata abbassata e alcuni sound erano addirittura spenti. Si intuiva che qualcosa non andava. Venivo dal mio accampamento e ho trovato un gruppo di persone che discutevano animatamente con le forze dell’ordine. Con un amico ci siamo fermati ad ascoltare, e le frasi che abbiamo sentito avevano del ridicolo, perché proferite da chi non sa, da chi non si rende conto. Siamo stati intimati di smontare quella sera stessa, ovvero il lunedì 9, per rispetto del nostro coetaneo.

“Non vi costa niente andarvene, gli organizzatori saranno quattro o cinque, non abbiamo voglia di mandare qui la polizia, quindi smontate tutto e andatevene.”

Secondo voi, era così semplice smontare un evento dalla portata di diecimila persone?

Da lì i famosi “quattro o cinque organizzatori” si sono messi d’accordo con le forze dell’ordine e ci è stato dato un ultimatum: la festa poteva proseguire fino a giovedì. Pacificamente e gradualmente hanno iniziato ad andare via le prime carovane, finché il mercoledì sera si iniziava già a percepire un’aria di malinconia: la festa era finita, ma in fondo, era andata bene così.

Un’altra critica che è stata mossa da parte dei giornali è che non è stata usata la violenza per farci sgomberare. Leggendo diversi articoli successivi alla festa, abbiamo scoperto che era stato proposto di cacciarci con idranti, napalm, fumogeni, celerini, con l’esercito. Fortunatamente, il buon senso ha prevalso, o invece di una sola vittima, ce ne sarebbero state molte di più. Possibile che, invece di lodare il fatto che l’area sia stata sgomberata in maniera pacifica, avrebbero preferito manganellarci, come è successo a Redon1?

Altra fake news: la questione della zona protetta.

Il rave non si è svolto all’interno di un’area del WWF, ma in un campo privato. Per quanto ne sappiamo, le famose mucche che sono state “costrette” ad ascoltare musica tekno per ore non sono mai state avvistate, e anche la storia delle pecore sbranate dai cani non so quanto possa essere effettivamente vera. Per quanto indisciplinati, i cani ad un rave non si allontanano mai troppo dal proprio padrone, addestrati a stargli sempre accanto e in prossimità dell’accampamento/furgone.

Riporto un’immagine, presa dalla pagina Facebook di Muro di casse, dove si evidenzia il confine della festa che non rientra in quello dell’area protetta. Anche il lago, come si può vedere, era abbastanza distante e non visibile ad occhio nudo dal luogo di aggregazione.

False anche le dichiarazioni sulla sporcizia lasciata: la filosofia del rave è “lasciare il posto come è stato trovato”. Da alcune foto, che potete vedere qua sotto e che sono state ricondivise da Vanni Santoni, è possibile vedere come l’area sia stata pulita una volta sgomberata, cosa che posso confermare con certezza in quanto la zona dove ero accampata, se qualche ora prima era piena di carte, plastica e rifiuti di ogni tipo, nel momento di andare via l’ho trovata completamente ripulita da un gruppo di ragazze che giravano con sacchi neri in mano. Tutte, ovviamente, volontarie.

Photo by Giovanna & Dado

Lo sciacallaggio mediatico si è poi sfregato le mani sulla questione Covid, accusando i partecipanti di incoscienza per aver organizzato un evento simile in piena pandemia. Peccato che l’area fosse talmente vasta da renderci tutti più distanziati che sulle principali spiagge italiane. Chi lavora nel mondo dello spettacolo ha come al solito pensato di lamentarsi, affermando quanto siano balordi i raverz ad organizzare un evento simile mentre loro sono anni che rispettano le regole. Pensiero più che corretto a pensarci, ma la filosofia del rave party è proprio quella che le regole non vadano rispettate, e questo è chiaro che faccia rosicare il proprietario di una discoteca in spiaggia.

E poi, a ben dire, perché dei focolai che si sono creati ad altri festival o sulle spiagge italiane nessuno ne parla? Non lo sapete che, ad oggi, la Sicilia ha il maggior numero di contagi in Italia e di ricoverati in terapia intensiva e che tornerà in zona gialla?

In conclusione, posso solo affermare che tutto questo accanimento non sarà mai motivo di rinuncia, ma anzi di forza. I rave ci sono e sempre ci saranno in tutta Europa. Chi non partecipa a questo tipo di eventi non riesce a comprenderne la portata, né a capire che il motivo di aggregazione è prevalentemente pacifico e basato sul divertimento e la condivisione. E in un periodo come questo, in piena pandemia, l’essere riusciti a creare qualcosa che rimarrà nella storia a parer mio deve essere motivo di orgoglio per gli organizzatori e i partecipanti. Perché la guerra tra forze dell’ordine e raverz esiste ed esisterà sempre. Ma, in un modo o nell’altro, vinceremo sempre e comunque noi.

P.S. Per maggiori approfondimenti vi consigliamo di leggere altri articoli anti fakenews, oltre ai già citati, quali quello di Esquire ( Qui metterei il link in collegamento ) e questa intervista al sempre ottimo Vanni Santoni apparsa su Fanpage. E se volete vedere un po’ di foto potete farlo nella relativa galleria di Muro di Casse.

1 – Il 19 giugno, a Redon, in Bretagna, la polizia ha disperso in tenuta antisommossa i partecipanti di un rave svoltosi in memoria di un giovane deceduto. In questa occasione, un ragazzo ha perso una mano e ci sono stati moltissimi feriti, tra partecipanti e forze dell’ordine.

Space Travel vol. 2: il “rave di Valentano”. Una testimonianza di A. Maglione || THREEvial Pursuit

Un commento su “Space Travel vol. 2: il “rave di Valentano”. Una testimonianza di A. Maglione || THREEvial Pursuit

  1. Comprensibile l! Adesso facciamolo girare sulle pagine di quei disinformati che “ i rave, ahahah, una manica di disagiati che non hanno altro da fare che far festa nonostante i morti e i ricoveri in pronto soccorso”.

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