QuaranThreevial N° 1: le 5 fasi della quarantena || Threevial Pursuit

QuaranThreevial N° 1

Le 5 fasi della quarantena

di Three Faces

Quarantena di Bladi

Eccoci di nuovo qua, a vedere l’ennesimo buon proposito andare letteralmente a puttane. Sì, perché in realtà io questa cosa non la volevo fare. Io volevo farvi un pesce d’aprile. Sì, volevo farvi lo scherzone del secolo, ma il resto della redazione mi ha fatto giustamente notare che qualsiasi idea potessimo partorire, anche la più geniale e folle, non sarebbe stata niente a confronto della situazione assurda che stiamo vivendo, a meno che il pesce d’aprile non fosse legato proprio all’ormai tristemente noto Covid-19. E lì chiaramente ci siamo fermati, perché il rischio era quello di camminare sulle uova con un elefante sulle spalle.

In quel momento ho capito che tutti i nostri peggiori incubi si stavano per avverare, che ormai era inevitabile: avremmo finito per fare un THREEvial sulla quarantena. Praticamente un QuaranThreevial. Certo non potevamo immaginare che questo sarebbe stato solo l’inizio. Già, perché pare che ce ne saranno altri. Quando? Non si sa. Su cosa? Non si sa. Perché? Non si sa. Ci sembrava insomma un buon modo di presentarli.

Detto questo, vi assicuriamo che non vogliamo finire come tutti quelli che con la scusa di sentirsi solidali con il resto della comunità (falsi come una banconota da seimila lire) ci stanno sminuzzando le gonadi con le loro dirette/letture/concerti/tutorial/allenamenti/sketchcomici/opinionidacircolo/misonorottogiàicoglionimanonilcazzolepalleesonosoloametàlista, che poi in realtà l’unico motivo per cui c’hanno tutti ‘sto gran spirito di solidarietà è per pigliarsi ‘na manciata di mi piace in più di quelli che si sarebbero presi normalmente, pensando di inventarsi chissà che contenuto geniale.

No, noi lo facciamo principalmente perché, avendo la fortuna d’averci un tetto sulla testa e non averci una cippa da fare segregati in casa mentre aspettiamo la disoccupazione, in qualche modo il tempo lo dobbiamo pure passare. Visto che noi siamo scrittori e scrittrici, in questo periodo di quarantena scriviamo, e poiché alcuni di noi stanno producendo come conigli in calore, il rischio è che tutto questo materiale si perda, quindi abbiamo dovuto trovare una soluzione. E che dovemo fa’…

Per questo come introduzione, abbiamo deciso di redigere una sorta di Prontuario dello Scrittore in Quarantena, un vademecum per essere più chiari o, come dire, un compendio… oddio, insomma, ‘na cazzo di guida, ecco.

Il motivo di questa scelta è molto semplice. Ci siamo resi conto infatti, sperimentandolo in prima persona, che in una situazione del genere lo scrittore deve obbligatoriamente affrontare delle fasi dalle quali potrebbe non uscire sano di mente. Noi vogliamo mettervi in guardia nel caso in questo periodo vi fosse venuta l’originale idea di diventare scrittori. E per fare questo, scoprirete che ci siamo avvalsi non solo di esperienze personali, ma anche di studi illustri e affidabili.

Iniziamo dalla temibilissima Fase 1, ovvero superare la paura della pagina bianca, che per comodità chiameremo Sindrome di Cannarsa (Rocco per gli amici) e che ci viene sintetizzata in questo breve passaggio, tratto da un saggio di un giovane anonimo trovato su un sito a caso di cui manco ricordo il nome. Ma non perdiamoci in chiacchiere inutili. Il passaggio più o meno era così.

“Ci ho messo mezza giornata per scrivere questa riga. Sono in quarantena da venti giorni e il tempo mi sembra volare ora che me ne sento padrone. Mi sveglio ogni mattina con le idee ben chiare sulla piacevole produttività incarnata dalla giornata imminente. Farò tante cose, troppe cose. Dio che giornata! E contemplo, bonario, il mio accanimento. È vero, ve lo assicuro, chi troppo vuole nulla stringe. Comprendo la mia schiavitù a un tempo che si nutre delle mie ambizioni, dei tentennamenti, delle indecisioni, inghiotte tutto il fottuto giorno, e mi lascia solo la noia. Oggi in mezza giornata, ho scritto questa riga”.

Esticazzi, aggiungerei pure. Pare il monologo finale di Carlito’s Way.

Ad ogni modo, passata l’ansiogena Fase 1, solitamente lo scrittore entra nella Fase 2, detta più comunemente Prima regola del termofancazzismo di Tio, che recita: “niente si crea, niente si distrugge, ma te datti pace”. Come sia arrivata una tale intuizione nella testa di questo luminare della fisica sociologica, ce lo spiega lo stesso dott. Niccolò D’Innocenti nel suo saggio Prendiamoci del tempo, che potete acquistare sulle nostre piattaforme online attraverso una modica donazione di euro 99,99 (Cairo a noi ci fa una pippa).

“Devo essere sincero. Io di questa quarantena non è che mi posso troppo lamentare, soprattutto se faccio finta che nessuno là fuori stia morendo o soffrendo. Alla fine mi sono sempre lamentato di non avere tempo per dormire, di non avere tempo per leggere, di non avere tempo per scrivere, di non avere tempo di stare con la mia ragazza e soprattutto di non avere tempo di giocare ai videogiochi. Adesso ho il tempo!

Non che poi abbia né letto né scritto, ma sto dormendo come mai e mi sto sfondando di videogiochi. A questo ci aggiungi che tempo per bere e fumare l’ho sempre trovato, ed ecco che salta fuori una vacanzina niente male. Faccio esercizi e mi tengo attivo con sfide a chi distoglie prima lo sguardo con la faccia di cazzo della mia dirimpettaia, rapporto mai fiorito, neanche in questi tempi di solidarietà a buon mercato. Tutto questo crollerà quando finirò da fumare, ahimè”.

Per la serie: finché c’è fumo, c’è speranza.

Questo però conduce lo scrittore a finire in uno stato mentale apparentemente assimilabile alla pigrizia (Fase 3), conosciuto in psichiatria come “indolenza da decreto segregante del sabato sera”, o più semplicemente Complesso di Francioni, in onore del primo soggetto in cui gli psichiatri hanno riscontrato questo tipo di disturbo psicosomatico. Per comprendere meglio l’evoluzione del fenomeno, gli studiosi si sono concentrati sulle ultime parole sensate a loro rilasciate dalla paziente stessa, Chiara Francioni.

“Devo essere collassata sul divano per l’ennesima volta. Chissà da dove viene tutto ‘sto sonno? Mi tiro su, distendo i muscoli e fisso la parete, pensando a qualcosa da fare. Controllo le previsioni? No, chi cazzo se ne frega del tempo che fa fuori. Fuori. La parola riecheggia nella desolazione della stanza. All’improvviso mi sembra così strano che al di là della finestra ci sia un mondo che va avanti anche senza di me. Mi sento piccola e forse va anche bene, perché la casa è minuscola e meno spazio occupo, più ne resta per muovermi in libertà. Libertà.  La parola riecheggia nella desolazione… e no, mo basta. Apro il vino e vaffanculo”.

E poi fu il delirium tremens.

Già, perché a questo punto è ormai evidente che lo scrittore (in questo caso, la scrittrice) è entrato nella Fase 4 del suo degrado artistico, la quale fase segue il celebre Teorema dell’alcolismo di Piccinni, ovvero “ogni corpo costretto per un numero x di giorni a contatto con Tiziana Caudullo in uno spazio ristretto riceve una spinta dal basso, anzi facciamo due spinte belle tonde dal basso verso l’alto, uguali per inutilità al peso delle azioni che lo stesso corpo farà pur di non comunicare con la suddetta Tiziana Caudullo, ovvero ubriacarsi male”. In seguito, ci spiega l’autore, il corpo in questione inizierà a comportarsi come se fosse realmente in grado di compiere alcune azioni complesse, tipo far di conto o suonare decentemente il basso. Eccovi uno stralcio dal diario personale dello scienziato Simone Piccinni, che ripercorre il suddetto esperimento. 

“Lunedì mattina, ore 9.00. Apro gli occhi bestemmiando. Quanto cazzo ho bevuto ieri? Oki + caffè. Il box da 5 litri di vino è a fine. Porco il clero, l’ho comprato venerdì pomeriggio… Fanculo. Mettiamo un po’ di musica. Ambient jazz? Dovrei iniziare a rimettere a posto la contabilità: ci starebbe. Ma… ha senso? Youtube suggerisce To have and to have not, versione di Lars Fredriksen and the bastards. Daje. Sai che? Fanculo la contabilità… Riprendo il basso e mi metto a studiare le tablature del pezzo. E vaffanculo. Tanto il mondo sta andando ai maiali, s’inculi la contabilità”.

Ed ecco che si arriva quindi alla ovvia fase finale (per chi ci arriva) di questo percorso: la follia. Ci sono però opinioni discordanti sul come la follia si manifesti nel soggetto scrittore durante la Fase 5. Secondo la corrente bendinelliana, che si rifà agli esperimenti antropologici della controversa studiosa Benedetta Bendinelli, questa ultima fase porta il soggetto a crisi paranoico-depressive, dette anche Crisi di Bates. Una parte dei suoi esperimenti è poi confluita in un romanzo autobiografico, che sta diventando un caso letterario mondiale e che s’intitola PSYCHOVID. Eccovi un breve stralcio.

“Siamo qua da giorni. Qua, per me, è in mezzo alla campagna. Siamo vuol dire io e Carolina. Tutto bene, va tutto bene e non posso dire il contrario. Il sole batte sulla facciata di casa verso l’ora di pranzo e resta caldo fino a prima del tramonto. Il bosco è dietro l’angolo, per davvero. Fuori tutto occhei ma la casa mi spaventa. Mi spaventa la polvere: con la luce del pomeriggio la vedo ovunque. Mi spaventa lo scaldabagno, quel ribollire grasso dentro la pancia di metallo è un cattivo presagio. Mi spaventa Carolina, quando entra all’improvviso in bagno e si affaccia dalla tenda della doccia. Per tutto questo, e poco altro, ho pianto”.

La Bendinelli è poi stata accusata di plagio e portata in tribunale, venendo però assolta, probabilmente per il fatto che a citarla in giudizio era stato per motivi ancora oscuri Al Bano, al quale la quarantena ha fatto peggio del previsto.

Tornando a noi, alle tesi della Bendinelli si è sempre opposta la sua acerrima rivale Roberta Dell’Ali, la quale si dice certa di una diversa evoluzione della Fase 5, come da lei sperimentato in prima persona. L’abbiamo contattata via mail pochi giorni fa per chiederle di spiegarci in cinquecento battute (sennò ci veniva lungo il pezzo) le sue considerazioni riguardo all’evoluzione dei suoi studi. Dobbiamo dire che ci ha risposto con una notevole dose di calma, dignità e classe.

Da: Roberta Dell’Ali                                                                30 mar 2020, 16:37

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AAAAAAAAAAH!
Lo so, avrei potuto farvi ridere o raccontarvi qualcosa, ma queste cinquecento
battute le ho concesse all’urlo che da giorni spingo giù in gola: scusate,
ma maggia sfuca’.
Distinti saluti

Insomma, sembra che gli studi procedano spediti. Un po’ troppo spediti.

Ci sarebbe anche un’altra testimonianza, che rivela la strana involuzione metabolica in un soggetto di nome Andrea Biagioni, il quale avrebbe subito nel corso della quarantena un precoce invecchiamento. Pare infatti che il fantomatico Biagioni (nessuno sa se sia realmente esistito o se sia il frutto dell’ennesima fake news di cattivo gusto), dopo aver superato con successo le prime quattro fasi, abbia iniziato a passare tutto il giorno alla finestra ora guardando con nostalgia il cantiere sotto casa, ora facendosi delatore di runner, ora cantando con fervore l’inno di Mameli fino al soffocamento, e infine pare abbia iniziato a inveire come un ossesso contro bambini invisibili, gridando loro di smetterla di giocare a calcio nel suo cortile e colpevoli, a suo dire, di non rispettare il modulo MM della grande nazionale ungherese degli anni ’50.

Nel verbale redatto dagli agenti accorsi sul posto, si legge che “il soggetto veniva prelevato dalla propria abitazione nel rispetto delle norme igienico-sanitarie in atto, mentre continuava a inveire contro un certo Ferenc Puskás”.

Non sappiamo se questa storia, ormai diventata virale in rete come Il curioso caso di Biagio, sia reale o meno. Quello che possiamo dirvi è che noi continueremo a indagare, e continueremo senza sosta a studiare e riferire con i nostri QuaranThreevial quanto venuto a nostra conoscenza riguardo l’impatto di questa quarantena sulle deboli menti di scrittori e scrittrici, o presunti tali tipo questo Biagio. Per il bene della comunità, prima che in comunità ci sbattano tutti quanti

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