Moai Press || Intervista a Matteo Bidini || THREEvial Pursuit

Moai Press || Intervista a Matteo Bidini || THREEvial Pursuit

Moai Press: la nuova bussola nel mondo dell’arte urbana

Intervista a Matteo Bidini

di Three Faces

Annunciata da appena una settimana, sembra già avere tutti i crismi per diventare un futuro punto di riferimento per il mondo dell’arte urbana: Moai Press. Acronimo di Mural and Other Art Issues, Moai Press vuole essere uno spazio digitale dedicato all’approfondimento e al confronto sull’arte nello spazio pubblico in Italia. Una bussola, fatta di raccolte, di ricerche, approfondimenti e testi critici curati da professionisti ed esperti del settore, utile ad orientarsi in un settore complicato e caratterizzato da molteplici approcci e punti di vista differenti.
Abbiamo approfittato della zona gialla per prenderci una birra in zona Sant’Ambrogio con un vecchio amico, Matteo Bidini, uno dei fondatori e promotori del progetto.
Un antipasto, diciamo, in attesa di ascoltare questa sera la presentazione ufficiale in streaming sul loro gruppo Facebook.

Three Faces: Come e perché nasce questo progetto?

MB: Moai Press è una piattaforma online che nasce con l’intento di creare un archivio di contenuti di qualità creati da artisti, curatori, critici, progettisti e da varie persone che negli anni hanno dimostrato un certo tipo di sensibilità rispetto ai temi dell’arte urbana, dell’arte che vive nello spazio urbano, nello spazio pubblico. Nasce un po’ da un senso di rifiuto nei confronti di una forma di comunicazione, o comunque un’immagine, che viene data della street art che riteniamo non corrisponda a verità.

Nei nostri anni di esperienza, sia come curatori, come progettisti o come artisti, abbiamo sentito sempre più pesante e crescente questo vuoto che abbiamo in Italia, rispetto ad altri paesi dove è invece presente un’informazione su questo tema più corretta e adeguata. Abbiamo sentito che non si può sempre lasciare parlare solo persone, che tendenzialmente non fanno parte di questo mondo, di quello che la street art è o cosa dovrebbe essere. Anche perché ovviamente questo genera una serie di errori e bug interpretativi nell’opinione pubblica. Nasce principalmente con questa intenzione qua: dare voci e un punti di vista interni a questo mondo.

Nella redazione siamo in sei persone: io, André dei Guerrilla Spam, Andrea Gianfanti, Francesca Melina, Gioele Bertin e Davide Gavioli. Tutti nella vita ci muoviamo a vario titolo in questo ambito. Ci occupiamo di cose differenti, siamo curatori, siamo progettisti, siamo artisti che poi come missione di vita hanno fondato questo progetto di Moai. Siamo arrivati al lancio di questa piattaforma dopo più di un anno di lavoro. Ci lavoriamo da marzo 2020,  da quando è iniziata la pandemia ed eravamo tutti fermi a casa. Oltre a noi poi ci sono tante persone che hanno appoggiato il progetto, sia artisti che curatori, che ci hanno dato dei testi da pubblicare. In alcuni casi sono testi già pubblicati su cataloghi venduti in cento copie, che quindi hanno girato poco e hanno avuto poca visibilità.

In questo senso siamo contenti che dei curatori abbiano creduto nel progetto a scatola chiusa dandoci del materiale ancora prima di partire. Ci sono poi stati svariati artisti che invece ci hanno donato delle grafiche da stampare per l’autofinanziamento per sostenere le spese vive del progetto. Questo perché appunto crediamo totalmente nell’autofinanziamento e vogliamo portare avanti questo progetto con le nostre forze. Per quanto riguarda le spese, sono inerenti al mantenere il sito on line, oltre che per dare un contributo, anche minimo o simbolico, a chi scrive per noi, che è una cosa che oggi non fa quasi nessuno.

TF: Il portale è comunque aperto e munito di una sezione per proporre contributi, giusto?

MB: Sì, sul sito c’è una sezione per inviare contributi aperta a tutti. Noi comunque, attraverso la rete che ci siamo costruiti negli anni, abbiamo contattato subito le persone che per noi erano fondamentali. Parlo di tutti quei curatori e tutti quegli artisti che per noi era fondamentale fossero inseriti da subito affinché il progetto avesse le levatura e la credibilità che volevamo dargli. Tolto questo sì, siamo apertissimi a collaborazioni. Oltre a questo c’è da dire che la nostra piattaforma non deve parlare solo di street art in senso stretto. Ad esempio, tra i primi contributi che abbiamo ricevuto ci sono anche scritti di un professore di sociologia, di un professore di semiotica, di antropologi. Quindi persone che tendenzialmente non si occupano di arte ma che però entrano incidentalmente a che fare con l’arte.

Quando operi nello spazio pubblico non puoi non parlare di antropologia o sociologia, per intenderci. In quest’ottica è inevitabile quindi la necessità di collaborazioni esterne. Ovviamente tutti i contenuti vengono posti al vaglio della redazione per mantenere anzitutto uno standard di qualità, oltre che una certa direttiva etica e morale in quello che facciamo e che vogliamo comunicare.

TF: Nasce anche come stimolatore di confronto e incontro.

MB: Assolutamente sì, attraverso il canale Telegram. Noi abbiamo creato questa cosa proprio per creare confronto e dibattito. Al di là della piattaforma on line, che sarà il primo step, vogliamo innanzitutto essere promotori di conferenze, incontri, scontri… o comunque di tutta una serie di situazioni propedeutiche a fare divulgazione e a far comprendere ciò di cui si tratta, cioè l’arte urbana.

TF: Avete in modo di sviluppare il progetto anche in altre direzioni?

MB: Una cosa che a me in particolar modo piacerebbe portare avanti nel gruppo sarebbe quella di riuscire a creare tutta una serie di piccole produzioni editoriali, fanzine d’autore, roba seria. Poi un’altra cosa che mi piacerebbe particolarmente sarebbe il riuscire a creare delle produzioni anche multimediali, podcast, video. Ci sono molti artisti che non hanno mai collaborato insieme e che potenzialmente potrebbero farlo, avendo modo di creare qualcosa di bello che altrimenti non esisterebbe. A me piace molto il mondo dell’editoria d’autore, le fanzine con disegni particolari, i libri d’artista fatti in un certo modo. In questo senso mi piacerebbe molto sperimentare. Anche perché il fine deve essere principalmente questo. Deve essere motivo di sperimentazione e dare spazio a quelle che sono le nuove generazioni artistiche di domani, mettendole in condizione di fare un po’ meglio di noi quello che abbiamo fatto noi.

Bene. Da parte di Three Faces non possiamo che augurare al progetto una lunga e stimolante vita, che aiuti a far chiarezza e a fornire un indirizzo al fenomeno dell’arte urbana.

Per maggiori informazioni visitate il sito www.moaipress.it. Iscrivetevi al canale Telegram (→ https://t.me/joinchat/VCyKTEXim3nB516Y ) e al già citato gruppo Facebook (→ https://www.facebook.com/groups/158984785824721/).

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