La memoria breve dei social, un articolo di A. Rumé e C. Brunori || THREEvial Pursuit

La memoria breve dei social

di Andrea Rumé e Claudia Brunori

Social Eroi memoria breve dei social

Cari lettori,

il THREEvial Pursuit di questa settimana sarà un po’ diverso dal solito. Per questo abbiamo ritenuto di introdurlo e di introdurre coloro che lo hanno realizzato con queste parole. Parole innanzitutto di ringraziamento.

Sì, perché Claudia e Andrea sono direttamente o indirettamente per noi delle vecchie e care amicizie ormai. Entrambi infatti fanno parte del Clowncare M’illumino d’immenso. Il progetto è attivo principalmente presso i reparti di Psichiatria, Emodialisi e Pediatria dell’ospedale di Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri (FI). Da anni però l’associazione opera anche in territori devastati da calamità naturali, guerre o condizioni di estrema povertà quali Bielorussia, il Saharawi o la Palestina. Proprio Andrea raccontò ai nostri Simone Piccinni e Niccolò D’Innocenti del loro straordinario lavoro nella Striscia di Gaza sullo Streetbook Magazine #9. Da allora ci sono state altre occasioni per collaborare, per mettere in luce la realtà di certe terre, di chi le abita e di chiunque in un modo o nell’altro tenti di allungare una mano verso queste popolazioni per aiutarle a sopportare gli orrori, sempre a braccetto l’un l’altra, della guerra e della povertà.

E in fondo, è di nuovo questo ciò che Claudia e Andrea hanno cercato di fare con le parole che leggerete di seguito. Un lettera “a cuore aperto” indirizzata a ognuno di noi per ricordarci quanto sia facile dimenticare. Dimenticare coloro che fino a pochi giorni fa chiamavamo “eroi”, dimenticare le sofferenze causate dalla prevaricazione delle guerre e dalle conseguenze dei disastri ambientali sui popoli una volta che l’eco mediatica su quegli avvenimenti si affievolisce e così il loro effetto sul nostro animo.

Quindi, grazie a Claudia e Andre. Grazie per ricordarci che le parole sono importanti, i gesti smuovono le coscienze ma sono le azioni, quelle che durano nel tempo, ad essere giganti.

***

Nella nostra realtà siamo bombardati continuamente di informazioni, notizie, valutazioni razionali sugli eventi mondiali che accadono e che suscitano in noi delle reazioni e delle emozioni, un po’ perché anche i mass media hanno il potere di enfatizzarle o sminuirle all’occorrenza con una facilità e una velocità che a volte destabilizza.

Ecco perché è importante fermarsi a riflettere, ad ascoltarci, a capire che quei sentimenti sono i nostri e sono la più grande verità che possediamo… aldilà di quello che vediamo e viviamo. 

Sentirsi come allora: le vicende del Covid-19, i terremoti nelle Marche e in Abruzzo, brucia l’Australia, il clima uccide il nostro pianeta, gli attacchi terroristici… la guerra!!! Oggi chi sono? “Je suis …” oppure #andràtuttobene?

Sono momenti tragici che riguardano la nostra quotidianità e che però hanno portato sul momento tanta solidarietà, tanto amore, tanta attenzione verso certi eventi catastrofici e fuori dal controllo umano… o quasi: ci siamo sentiti tutti vicini, ci siamo sentiti tutti in dovere di scrivere qualcosa sulla nostra pagina Facebook – per dimostrare che queste cose non ci erano indifferenti ma che ci colpivano. Eravamo solidali alle persone che hanno subito direttamente le conseguenze di tutti questi momenti, ci veniva spontaneo pensare agli infermieri e ai medici come a degli eroi, alla Protezione Civile, agli stessi Vigili del Fuoco e così abbiamo messo striscioni per le strade, fatto donazioni alle associazioni, cantato sui balconi… 

Insomma abbiamo dimostrato di essere persone che ci sono, che sentono e riconoscono certe figure professionali, certi eventi tragici che fanno rumore sul momento e che catturano anche la nostra attenzione, i nostri sentimenti e le nostre legittime reazioni e azioni. Momentaneamente diventiamo UMANI… poi piano piano, senza che nessuno se ne renda conto, tutto questo torna nel dimenticatoio. Col passare dal tempo sembrano venire meno certe cose, sembrano svanire e torniamo alla nostra vita…

Ma la loro vita? Quella di infermieri, medici, la vita di chi è senza casa per colpa di un maledetto terremoto o per colpa di una bomba, la vita dei Vigili del Fuoco, quella di chi la vita la rischia in mezzo al mare, di chi lavora per pochi euro sotto il sole nei campi: la loro vita è cambiata?

Purtroppo no. Erano infermieri e medici anche prima della pandemia e rischiavano la vita ugualmente. I Vigili del Fuoco continuano a svolgere il loro lavoro e ad eccezione di qualche applauso pubblico o mediatico ogni tanto non gli viene riconosciuto altro ufficialmente. Eppure continuano il loro lavoro, con amore e passione.

Gli sfollati nelle zone terremotate ancora non sono ritornati nelle loro case e rivivono davanti ai loro occhi le tragedie di tre anni fa, perché in alcune zone ancora ci sono solo macerie… per non parlar di chi vive in zone del mondo che sembrano esser diventate zone di serie B. Palestina, Kurdistan, Sahara Occidentale, solo per citarne alcuni, e forse non abbiamo nemmeno idea di dove sono certi posti. Ma poi ecco che spunta la foto acchiappa like con il bimbo “della zona di guerra” e, da dietro il nostro schermo, sospiriamo un “uh poverino” e ci sentiamo a posto con la nostra coscienza.

Si smuovono tutti quando un ginocchio sulla gola toglie il respiro a un uomo fino a farlo morire, ma quando quello che toglie il respiro si chiama Mar Mediterraneo… beh, insomma… condividiamo un gattino! O meglio il Koala del grande incendio in Australia… ma poi oh, hanno detto che aveva iniziato a piovere, sarà ricresciuto tutto.

Questi sono solo esempi di quelli che per mesi, giorni, settimane diventano i nostri Social Eroi.

Se sono eroi? Beh sì, lo sono veramente e non lo sono solo quando ce lo ricordiamo o quando li decantiamo: lo sono sempre, lo sono tutti i giorni anche quando noi ce li dimentichiamo. Loro sono lì, che continuano a far il loro lavoro una volta spenti i riflettori. Sono lì e nonostante tutto trovano la forza di andar avanti, anche quando tutto il mondo gli rema contro con indifferenza. Sono lì quando lottano e credono in un futuro migliore.  Ma a loro interessa veramente essere degli eroi?

Probabilmente vorrebbero semplicemente che venga riconosciuto il loro lavoro, i loro diritti di essere umani, la loro vita e la loro dignità. Probabilmente vorrebbero solo che la solidarietà che abbiamo dimostrato non si riducesse a un fatto momentaneo, ma si concretizzasse per una società migliore, con scuole e ospedali migliori o semplicemente con la condivisione della speranza di un futuro migliore. Una condivisione di amore… reale.

Ma quelle emozioni forti che abbiamo provato, mischiate alla paura per noi e per gli altri, ci aiutano a ricordarci chi siamo, e sono fondamentali perché ci fanno sentire vivi e parte di un mondo molto più grande di quello a cui siamo abituati a vivere nella nostra quotidianità. Ci fanno sentire l’importanza della solidarietà, ci fanno sentire un’unica famiglia. E quindi proviamo a rafforzarli quei sentimenti che ci spingono a scrivere, a urlare dai balconi, a prestare attenzione. Non dimentichiamoli, non dimentichiamoci. Noi siamo questo.

La memoria breve dei social, un articolo di A. Rumé e C. Brunori || THREEvial Pursuit

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