Irina, un racconto di M. Vidon || Street Stories - INEDITO ||Three Faces

Irina, un racconto di M. Vidon || Street Stories – INEDITO


Irina

Dalla mente di Mara Vidon

Cover by Brucio

Erano sei mesi che apriva gli occhi nel suo letto a una piazza farcito di lenzuola dal tessuto scadente, un velo di Maya nauseabondo e soffocante che ingannava la sua mediocrità. Da lì osservava la sua stanza minuscola e impolverata, la camera più piccola della casa per la quale pagava duecentoquindici euro ogni cinque del mese. Assieme a lei abitavano altri quattro ragazzi maschi molto più giovani ai quali non dava confidenza, non voleva dargli la possibilità di farsi mancare di rispetto. Irina aveva quasi cinquant’anni e sembianze di un essere mitico, sospeso nel tempo che passa tra la giovane bontà e la perfida vecchiaia. Era a Udine da quando non ne aveva ancora trenta.

Com’era bella Irina a quell’età! Tanto che al suo arrivo in Italia venne subito scelta tra gli scaffali delle immigrate ucraine, messa nel carrello e data in pasto alla strada, accolta da italiani famelici disposti a sborsare quel tanto che bastava a raggiungere un orgasmo.
Mai nessuno però era riuscito a pagare per intero il prezzo della sua fiamma. Si vestiva semplicemente non celando mai il suo vero volto con rimmel o fondotinta, a conferma che per lei la donna era sostanza, non forma. Per generosità e convinzione lasciava l’apparenza a quelle che non avevano null’altro da offrire al mondo.

Usava una moka vecchia che era nella casa da prima di lei e si autorizzava a dare sorsi neri e bollenti accompagnati da pochi biscotti. Amava le sigarette: erano l’unico vizio che si concedeva nella sua vita perennemente costretta in due taglie meno, sacrificata sull’altare di non si sa bene a cosa. In fondo avrebbe potuto abitare in una casa tutta sua e comprarsi una moka nuova ma non lo faceva, credeva nella scomodità come unica arma capace di non farla spalmare sull’insensatezza dell’essere. La fatica era la medicina ai suoi mali.

L’autobus che passava sotto casa sua, un condominio nei pressi del centro di Udine, la lasciava in stazione e preso il sottopasso si sedeva sulla panchina di cemento del binario cinque.

Sulla banchina si affiancavano frotte di lavoratori e studenti. In particolare, tra questi ultimi, la sua attenzione cadeva sempre su una ragazza alta e bionda, a prima vista un po’ oca.

«Hai preso gli appunti a filosofia del diritto?» le chiedeva un suo coetaneo.
«Sì, ma col cazzo che te li passo!» rispondeva lei ridendo.
«Dai Aurora! Ti offro un caffè prima di lezione, sul lungomare, che dici?»
«Se pensi di comprare la mia intelligenza con un caffè ti sbagli carino!» disse Aurora continuando il suo sadico gioco di tenerlo sul filo.
Ad Irina partì un mezzo sorriso che si premurò subito di nascondere abbassando la testa.
«Il treno diretto a Trieste Centrale partirà al binario cinque tra due minuti» gracchiò la solita voce della stazione dagli altoparlanti.

Irina, da quando l’aveva rintracciata, tutte le mattine veniva a osservare sua figlia che, a sua volta, sembrava non fare caso allo scheletro di quell’ucraina bionda con i capelli a spazzola.
Il treno arrivava e si svuotavano le chiacchiere, Aurora saliva e Irina restava lì, sola.

Sola, Irina, ogni mattina da un anno a questa parte studiava sua figlia e cercava di conoscerla da lontano senza invadere con prepotenza la sua vita. L’aveva vista nascere in una cantina e dopo tre mesi il suo uomo, marito di un’altra, l’aveva consegnata ai servizi sociali senza darle possibilità di scelta; in fondo lei a quel tempo non esisteva per il sistema.

Sola, Irina, tra i battiti di paura, orgoglio, senso di colpa, felicità. Viveva delle sue fantasie nelle quali un giorno si sarebbero parlate per caso, magari perché ad Aurora sarebbe caduto un fermaglio o perché avrebbe dovuto cambiare una banconota da cinque euro in spiccioli per la macchinetta degli snack.

Sola, Irina, con il pensiero che un giorno Aurora si sarebbe accorta di lei.

irina_mara vidon_street stories inedito

Mara Vidon
Classe 1991, nata a Udine, indole zingara, raminga di professione, vagabonda senza valige…
Almeno quando scrive si ferma un attimo!

Irina, un racconto di M. Vidon || Street Stories – INEDITO

Un commento su “Irina, un racconto di M. Vidon || Street Stories – INEDITO

  1. Complimenti!!!
    Ben scritto e profondo, un breve racconto reale e toccante.
    Si percepisce che sei una persona sensibile…continua così!!!

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