Radio Rogna, il nostro primo amore radiofonico, intervista di A. Biagioni e S. Piccinni || THREEvial Pursuit

Il nostro primo amore radiofonico || Intervista a Radio Rogna di A. Biagioni e S. Piccinni || THREEvial Pursuit


Intervista a Radio Rogna

Il nostro primo amore radiofonico

di Andrea Biagioni e Simone Piccinni

Storica insegna selfmade di Radio Rogna

Cari THREEvialisti,
questa settimana vi (ri)proponiamo l’intervista completa ai fondatori di Radio Rogna apparsa sul numero #19 di StreetBook Magazine. Buona lettura!

Maggio del 2018: eravamo al circolo B-Locale di Torino per la Notte delle Riviste organizzata da Crack nell’ambito del Salone OFF. Lì abbiamo conosciuto per la prima volta Radio Rogna, ed è stato amore a prima vista. Vuoi perché con il loro modo di presentare ci siamo trovati subito benissimo, vuoi perché non si sono scandalizzati del nostro livello etilico e di alcune discutibili affermazioni che abbiamo tirato fuori durante la chiacchierata, fatto sta che ci siamo chiappati al volo. Hanno addirittura avuto l’incoscienza di farci parlare nuovamente tramite le loro frequenze lo scorso ottobre, per presentare Waltzing Matilda e Three Faces. Non potevamo esimerci dal ricambiare la cortesia, quindi abbiamo ora il piacere di presentarvi questa splendida realtà con la quale, oltre al lato ludico, condividiamo anche il forte interesse per tematiche sociali e di giustizia. Loro sono Simone Ricciardi e Walter Ubaldi, due dei fondatori di Radio Rogna.

Three Faces: Partiamo con una domanda semplice: Radio Rogna come nasce, da cosa nasce e come si è evoluta?

Simone: Radio Rogna ha le sue radici nella finzione, nella sublimazione della finzione, quindi nel teatro. Anni prima di cominciare a fare vere dirette radiofoniche, portai all’interno dello spettacolo Amurdur della Compagnia Astorritintinelli (che son stati anche alla Biennale di Venezia), per un festival internazionale di teatro a Napoli, Radio Rogna. Lo spettacolo era una roba strana: fai conto che c’era un muro di casse reali, vere, con in scena sei impianti audio. Eravamo due attori e un attrice e il significato del titolo stava un po’ a mezzo tra “amore duro” e “a muro duro”. Praticamente questa radio raccontava, teneva un po’ ancorati alla drammaturgia di questo spettacolo.

Quindi nasce per finta, facendo delle dirette finte e impazzisce di dirette finte per un po’, in giro per i festival e robe così, tanto che la gente veniva a chiederci «Dove posso sentire la radio?» e noi davamo delle informazioni false, perché non era vero, non c’era niente, era tutto finto.

Poi nasce un’associazione culturale nel 2013 a Sarzana e affittiamo uno spazio per farla diventare una casa di cultura, il Lavoratorio Artistico, che vuol dire eventi, libri, presentazioni, mostre e alla fine – è venuto quasi naturale – il contenitore radiofonico, perché è un contenitore che poteva andare bene per tutte le nostre pazzie, follie. Quindi son venute le prime streammate, così sul web, senza capo né coda. Semplicemente, chessò, arrivava il musicista figo e noi decidevamo di mandarlo in streaming. Da lì in poi si sono aggregate tante persone, primo fra tutti senz’altro Walter, ma anche un sacco di gente che ha gravitato e gravita ancora.

Qua parliamo del 2015/2016, mentre Radio Rogna come nome (pensato da Paola Tintinelli), con quel progetto teatrale, parte dal 2008. Il primo nome in verità, che poi scartai, era QRS: Quasi Radio Station, perché era proprio quasi, io volevo tatuarmi quasi sul braccio perché sono convinto che siamo in un mondo quasista e titubante, siamo sempre “quasi”. Poi è diventata ‘Radio Rogna – L’autoradio nel cruscotto dell’Internet’, ma all’inizio era proprio secco: ‘Radio Rogna – La voce della fogna’. Un omaggio anche a Cattivik e a un’estetica così “del basso”. Questa è un po’ la storia.

Per il resto, Radio Rogna intesa come web radio è un’emittente istituzionale, legata quindi a un’associazione. Le web radio si dividono in personali, istituzionali e commerciali: istituzionali sono quelle collegate a un’associazione, oppure anche a un partito, a una chiesa, ma questo serve semplicemente per pagare più o meno SIAE, SCF e compagnia bella. Inoltre, è diventata la radio del Lavoratorio Artistico, cioè dello spazio che abbiamo ancora adesso a Sarzana. Walter poi vai te con un po’ di storie di radio.

Walter: Eh sì, di tutte queste dirette radio che abbiamo fatto in determinate occasioni, la prima da ricordare è “la Liberazione delle Frequenze”, il 25 Aprile 2016.

S: Grande, è vero.

W: Visto che era la Liberazione, abbiamo fatto la Liberazione delle Frequenze. Poi niente, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: «A questo punto facciamo una radio che trasmette tutti i giorni 24 ore al giorno per tutta la settimana». E di lì è cominciata l’avventura vera e propria, quella che ti impegna giornalmente. È una radio di contenuti e come diceva Simone è un grosso contenitore dove ci può stare veramente tutto. Quello che non c’è è perché non c’è venuto in mente o non c’è stata la possibilità. Però siamo partiti già con un bel numero di trasmissioni.

Ricordo il periodo che facevamo qua a Sarzana un festival grosso, durante il Festival della Mente. Era il festival off che facevamo noi, anche se qualcuno ora lo nega, e si chiamava Festival della Mentina, altro contenitore dove c’era veramente di tutto, si passava anche lì dal serio al faceto.

S: Scusami Walter, ti interrompo, ma questa la dobbiamo dire: col cartello “Riposa la mente alla Mentina” abbiamo tempestato di letti Sarzana, tutti quelli che uscivano dal Festival della Mente potevano così dormire tranquillamente e riposarsi.

W: Radio Rogna è una grossa grossa grossa avventura che è cominciata con una trasmissione che facevamo il lunedì sera, si chiamava Cascasse il monday. Diciamo che di lì abbiamo cominciato a creare il vero contenitore. A me viene in mente un po’ il modello Arbore come situazione, nel senso che c’era di tutto: c’era la musica, c’erano dei pazzi che facevano cose, c’erano ospiti vari.

In quella trasmissione abbiamo cominciato a ospitare l’Associazione per le vittime della strage di Viareggio all’inizio e poi tutte le varie associazioni con cui ci avevano messo in comunicazione. Visto che l’associazione si chiama Il mondo che vorrei, Marco Piagentini, che è il presidente dell’associazione, si è inventato il nome della rubrica che era Il monday che vorrei. Quindi abbiamo iniziato a collaborare con loro, abbiamo seguito il processo. Abbiamo fatto cento puntate di questa trasmissione, senza saltare un lunedì: feste, Natale e varie, non importava, si faceva. La centesima puntata l’abbiamo fatta con superospiti di tutti i tipi. Da lì sono partite un sacco di trasmissioni.

Abbiamo anche collaborato con l’Accademia di Belle Arti di Carrara con un ciclo di trasmissioni basate su conferenze che facevano. Insomma un sacco di roba. E poi c’è una delle branche fondamentali, che è quella del sociale. Oltre al discorso di Viareggio e delle altre associazioni, da marzo 2017 abbiamo cominciato anche a lavorare con la Struttura Semplice Disabili dell’Asl 5, che è quella locale, e con la Regione Liguria per un progetto che si chiama Vite Indipendenti. Abbiamo fatto vari laboratori, poi naturalmente siamo andati anche verso la radio. Per esempio ci sono questi ragazzi che hanno fatto quasi cento puntate di una trasmissione che si chiama Adiritura. E ora stiamo facendo con loro un’altra trasmissione che si chiama Allooora, dove ci sono varie rubriche.

E niente, diciamo anche che quando abbiamo deciso di partire con l’esperienza della radio, abbiamo dovuto ovviamente informarci su come si apre una radio web, che programmi ci vogliono, abbiam comprato il programma per gestir la radio, quelle robe lì insomma, ed è partito questo gigante carrozzone che come impegno te ne dà parecchio, però con una soddisfazione grossissima. Quello che ci dicevamo all’inizio era: «sì, parti con otto, dieci trasmissioni, poi magari qualcuna si affievolisce» e così via, invece abbiamo sempre avuto una costanza anche nelle presenze, nelle richieste e stiamo continuando con cooperative e associazioni, a lavorare col sociale insomma.

Lo studio di Radio Rogna

TF: Si capisce che la radio è una parte di una struttura ben più complessa dove ci sono tutte queste cose che ci avete raccontato e dove c’è una promozione culturale e sociale a 360°. Però ecco, è una parte fondamentale, a cui siete arrivati naturalmente come avete detto, in quel modo che ci avete raccontato. Arrivo alla domanda: qualcuno di voi aveva già esperienza radiofonica e perché anche in quel contesto teatrale la scelta della radio? Cosa ti dà di più la radio effettivamente rispetto anche ad altri canali di comunicazione?

S: Domanda che sembra semplice, ma è molto profonda e alla fine non so se riesco a risponderti adeguatamente, perché sono un po’ un cazzone (risate, ndr), però ti dico, e parlo proprio degli albori, io son sempre stato legato alla radio già da quando mia nonna toglieva le briciole sul tavolo con le trasmissioni radio e bisognava stare tutti zitti a tavola per ascoltare che dicevano. Non che io abbia a cento anni, però a casa mia nello specifico, da bambino piccolo mi ricordo solo la radio per dire, o la televisione in bianco e nero, che non era in cucina: c’era la sala e si andava dopo cena a vedere la televisione, ma non perché sono vecchio.

TF: Tranquillo anche alcuni di noi si ricordano che fino ai sette, otto anni avevano una televisione a colori, ma la televisione in cucina e quella nel salotto grande, diciamo, erano bianco in nero e in casa mentre si faceva altro, lavori o cose varie, si ascoltava la radio e non si accendeva la tv, eppure siamo più giovani.

S: Io mi ricordo ancora questa cosa di mio padre che quando diedero in televisione 2001 Odissea nello Spazio, io avevo otto-dieci anni,prese la televisione in bianco e nero in sala, la portò in cucina e disse, «Questo film però dovete vederlo anche voi», io e mio fratello, e la prima volta che vidi un film in televisione fu 2001 Odissea nello Spazio, per dire.

Tornando alla radio però, io ho sempre frequentato il linguaggio radiofonico, arrivando dal teatro e da altri percorsi, chiamiamoli artistici ma che poi per me son lavorativi in qualche maniera. Il discorso della radio quindi è venuto naturalmente a me prima e a questo gruppo poi, ma anche a tutti quelli che sono arrivati dopo perché la radio, come si diceva, è un contenitore, o meglio è uno di contenitori della nostra associazione, senz’altro tutti contenitori che possono e riescono a coesistere. Nella radio però, io ho sempre visto un sacco di potenza evocativa, di immaginazione, di stare sul pezzo, ti senti un po’ quello che suona il citofono e poi scappa perché comunque non ti vedono, e queste caratteristiche attraggono tutti quelli che fanno parte di questo progetto.

Poi c’è anche da aggiungere che queste nuove possibilità, anche sul web e compagnia bella, hanno sicuramente aiutato il proliferare di web radio, di situazioni come la nostra. Sarebbe carino anche parlare di dati infatti, perché per esempio durante il lockdown tutte le web radio di contenuti in qualche maniera hanno avuto dei picchi di ascolti incredibili, impensabili fino al giorno prima.

Alla fine, soprattutto oggi forse, c’è anche molta responsabilità a fare la radio, perché tu dici delle cose che rimangono anche solo come archivio digitale. Crei podcast, per dire, che vivranno più di noi in qualche modo e quindi nelle cose che dici deve esserci un’attitudine, una poetica, una voglia anche di nuovi linguaggi. Devi cercare in qualche maniera di impegnarti, di metterci anche un po’ di autodisciplina in questa ricerca, perché oggi come oggi se io devo dire una cosa, devo dare una notizia, ho la stessa dignità per quanto mi riguarda di Rai News tipo. Non è che posso non guardare le fonti o non sapere bene cosa dire.

Ricordo che noi, per esempio, all’inizio di gennaio 2020 praticamente, abbiamo dato la notizia del Coronavirus in contemporanea con Rai News, perché un nostro amico vive in Cina e ci ha chiamato dicendoci: «Guardate che sta succedendo una roba assurda». E se vi ascoltate quel podcast, che c’è ancora, è incredibile a livello di informazione e anche di colore ripensandoci oggi, perché questo parlava di ‘sta roba e noi «ahahah, sì sì, la Cina, la mascherina, ahahah» e ridevamo. Poi torno a casa la sera e c’era il titolo su Rai News, “Cina, nuovo virus” e si cominciò a parlare di questo. E quindi, per dire che anche una piccola radio web può in qualche maniera essere attiva, essere presente nella vita della società attuale, del sociale. Quindi, la radio è una figata.

W: Sai quando si parla di web radio, tutti fanno riferimento alle radio libere degli anni ’70 e ’80, anche se poi essendo FM erano limitate a uno spazio, mentre le altre radio più grosse invece abbracciavano tutta Italia per esempio. Io invece mi sono reso conto assolutamente della potenzialità della radio e anche delle web radio, quando eravamo al processo per la strage di Viareggio, alla sentenza di primo grado, e ci siam trovati a intervistare l’avvocato civile dell’associazione Il Mondo che Vorrei: mi son girato un attimo e dietro c’erano ad aspettare in coda Sky, la Rai e ho detto «Cazzo, cioè siamo arrivati prima noi».

E oltre a questo c’è anche il fatto che ti ascoltano da tutto del mondo. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare persone di ogni parte. C’era una trasmissione bellissima, Pandemondo, in cui s’intervistava gente in tutto il globo e si raccontava la pandemia in Sudamerica, piuttosto che in Nord Europa e così via. Ora sicuramente, con la tecnologia di oggi, con internet riesci ad arrivare dove prima era impensabile e quindi te la giochi in qualche modo.

TF: Senza nemmeno stravolgere più di tanto quello che è la natura della radio, che rispetto ad altri mezzi di informazione sa adattarsi meglio a queste nuove tecnologie, diciamo.

W: Poi mi puoi ascoltare mentre fai dell’altro, è quello il grande vantaggio.
S: Walter si vede che non sei bravo, perché quando ascoltan me, stan lì belli fermi.

Risate.

S: Anche questa è una cosa bellissima che è stata detta a Perugia, al Gemini Festival, che è un festival di radio indipendenti organizzato da Gemini Network. E tra i tanti ospiti, c’era anche un radiocronista famosissimo, che ora mi sfugge il nome.
W: Era di Tutto il Calcio Minuto per Minuto.
S: Riccardo Cucchi, ecco, lui. Disse una cosa bellissima in questa intervista, faceva il paragone con la televisione, il passaggio dalla tv in bianco nero a quella a colori, e disse me lo ricordo benissimo: «Voi dovete capire che la radio è sempre stata a colori». Ed è una roba molto teorica ma che ti butta già quel respiro molto pratico, anche quotidiano, per far capire cos’è una radio. Scusami Riccardo se ci ho messo un po’ a ricordarmi il tuo nome.

Gemini Festival (Foto archivio Gemini Network)

TF: Avete accennato a Gemini Network. Ecco, di che cosa si tratta, come nasce? E visto che anche a noi interessa molto l’argomento come associazione, secondo voi quale credete che sia l’importanza di una rete simile a livello nazionale?

S: Guarda, in Gemini Network ci siamo finiti dentro, nella rete, proprio ‘pescati’, perché tante amiche e amici in giro per l’Italia è già da qualche anno che stanno lavorando a questo progetto, di creare cioè un network dal basso delle radio indipendenti, libere, di contenuti, con l’intento di muoversi sempre più in futuro anche su ‘piattaforme non proprietarie’ del web. C’è chiaramente tutto un discorso molto interessante di costruzione della rete, anche dal punto di vista etico-politico.

E ci siamo finiti nel senso che è tutto nato da un incontro, è sempre l’incontro la cosa fondamentale, un po’ come quando ci siamo incontrati noi a Torino. L’incontro è stato dato dal fatto che uno dei nostri conduttori, dj, speaker o come preferite, è stato invitato a Roma da Radio Sonar, un radio web che vi consiglio e che esiste da tanti anni, a fare un mixtape, a mettere dei dischi fondamentalmente, e quindi tramite lui, le amiche e gli amici di Sonar hanno conosciuto Radio Rogna.

E niente, abbiamo iniziato a parlare, ci siamo cominciati a conoscere e poi c’è stato un incontro pubblico, aperto, online proprio durante il lockdown, e abbiamo aderito. Ci siamo frequentati un po’, poi siamo andati a Roma a una riunione, e Gemini Network è stato presentato quindi a… eh ora io son pazzo con i nomi e le date, ma diciamo maggio-giugno 2020, una roba del genere. Ne fanno parte allo stato attuale dieci, quindici radio un po’ di tutta Italia, con delle storie diversissime ma unite senz’altro da un’onestà del lavoro, da un approccio politico, mi verrebbe da dire libertario, un po’ open mind. Ci sono dentro da Radio Sherwood di Padova, Radio Sonar, Radio Ciroma, Radio Città Aperta, L’Autoradio di Perugia.

W: Son radio che son aperte anche da quarant’anni, per dire.

S: Ce ne son tantissime… ah, Radio Beatnik, Border Radio e Radio No Border, E insomma, ogni tot di tempo c’è un’assemblea pubblica aperta, perché è una rete aperta, e quindi partecipano web radio oppure persone, singoli attivisti e attiviste che vogliono entrare in questa rete, ed è uno spazio molto aperto. Abbiamo fatto questo festival a Settembre (2020, ndr) a Perugia ed è stato stupendo vedersi analogicamente dopo tanti mesi di lockdown e di casino, con ospiti stratosferici e workshop, laboratori, incontri e tante dirette radio. In generale, io Gemini la vedo bene.

Come ho detto anche lì a Perugia in varie interviste e parlo per me personalmente, mi son rotto un po’ le palle di determinati linguaggi, cioè adesso se fai un bando o qualsiasi roba legata alla cultura e ti chiedono di “fare rete” e io rispondo sempre che la rete la facevano i camuni ( che immaginiamo siano un’antico popolo vissuto intorno nel IX secolo a.c. ndr), nel senso che avete rotto con questa storia.

Il concetto è che per la prima volta o quasi quello che vedo in Gemini non è ‘sta rete che dicon loro. Noi ci siamo incontrati “tu cosa fai, io cosa faccio, ah si può fare assieme, sì, allora vediamo che cerchiamo di capire come fare”: non è che basta fare rete per riuscire a fare questa o quella cosa. Gemini Network è una rete, certo, che senz’altro è stata spinta da qualcuno, progettata e pensata da qualcuno, ma poi data in pasto a tutti, aperta a tutti e soprattutto libera come sono le radio che ne fanno parte.

W: Sì, poi rete non è una parola buttata lì, appunto, nel senso che la rete è anche un’assunzione di responsabilità, perché si è veramente connessi: quello che non fai tu, va a discapito di un altro. Ed è difficile da gestire. Con Gemini è venuto fuori un bell’impegno, però c’è la soddisfazione di fare una riunione plenaria e ci sono venti, venticinque persone magari, che tutte hanno lavorato, hanno fatto dirette tutto il giorno e che alle nove di sera si vedono fino alle undici e mezza a parlar di roba da fare ecco, non a far discorsi in linea massima. Invece, la rete per come viene proposta nei bandi è “chi c’è, chi non c’è” , finisce lì, c’è una convenienza a farla.

Qua c’è sicuramente una cosa che conviene, nel senso che comunque anche noi stiamo capendo insieme e grazie agli altri molte più cose su come sono anche le altre radio web, confrontandoci sugli ascolti appunto per esempio su quelli del lockdown, in cui tutti ci siam trovati tutti ad aver visto un picco che conferma un po’ una tendenza che se lavori da solo non hai, e quindi è fondamentale.

Radio Rogna street live (Foto Irene Malfanti)

TF: Sono reti reali insomma e non di facciata come spesso succede in quegli altri ambiti di cui parlavate voi appunto. Sono reti inoltre che poi si realizzano anche nel vostro lato diciamo così ‘sociale’ in senso ampio e da qui anche la collaborazione con l’associazione dei familiari delle vittime di Viareggio, Il mondo che vorrei, che è una parte molto importante per voi.

S: Parte sociale ce n’è un botto guarda, anche se poi in realtà è tutto sociale… però nello specifico il discorso di Viareggio è stato sicuramente un percorso fondamentale. Con loro, ci siamo incontrati prima di tutto a livello artistico-culturale, nel senso che la Caravanserraglio Film Factory, tra l’altro anche con delle musiche di Walter perché è anche musicista l’Ubaldi, aveva fatto questo cortometraggio dal titolo Ovunque proteggi, proprio sulla strage ferroviaria di Viareggio. Che poi ha vinto un premio a Cannes, ha vinto anche il Global Short Film Awards di New York come Miglior Documentario, e noi proprio in occasione del Festival della Mentina invitammo questa proiezione che era agli albori, perché era appena uscita. Vennero anche tutti i familiari delle vittime di Viareggio a presentarla.

Quindi conoscemmo Daniela Rombi, Marco Piagentini, Enzo Orlandini assieme anche a Riccardo Antonini, l’ex ferroviere, anche se si dice che un ferroviere non è mai ex.

W: Specialmente lui.

S: Insomma, da queste persone praticamente ci è arrivato un pugno in faccia di dignità, di rettitudine, di senso civico, di voglia di lottare con degli scopi precisi per verità, giustizia, sicurezza sul lavoro e non semplicemente per portare a casa un risultato per loro o per vendetta. Traspariva proprio dalle loro parole, dai loro occhi e dai loro cuori, la voglia di cambiare un pochino il mondo in cui siamo, come se volessero far capire attraverso la loro lotta il fatto che quella cosa poteva succedere a me, a te, a chiunque. Cioè, il treno che è scoppiato a Viareggio qualche minuto prima è passato per Sarzana, per intendersi. Io abito a 200 metri dalla stazione di Sarzana e poteva succedere ovunque.

E il loro approccio è sempre stato quello, quindi ci siamo un po’ innamorati a vicenda, noi in particolare dei loro modi di fare e abbiamo sposato da subito la causa, stando molto in disparte, senza sbandierarlo più di tanto, assolutamente, ma cercando di essere a servizio del loro progetto, ché il loro è un progetto di educazione, di inseguimento della giustizia e della verità. E quindi abbiamo creato assieme una trasmissione, una rubrica come dicevamo prima, poi siamo sempre andati come radio alla passeggiata del 29 giugno a fare delle dirette lunghissime… ci siamo cresciuti assieme, insomma.

La rubrica di cui vi parlava prima Walter all’interno di Cascasse il mondo, Il Monday Che Vorrei, quelle cento puntate, le facemmo con un minimo di redazione proprio con Marco Piagentini, nel senso che fu nostra assieme a lui l’idea di aprirla non solo a Viareggio ma ha anche a tutte le purtroppo molte realtà che ci sono in giro per il nostro stivale.

Tant’è vero che un paio d’anni dopo, è stato creato il primo Comitato nazionale di familiari di vittime sul lavoro per la sicurezza. E quindi niente, ci siamo trovati in questo inferno, inferno pieno di cuori però. L’inferno ovviamente è quello umano. Come dicevo prima, il dolore non bisogna sbandierarlo senz’altro, ma c’è anche il fatto che noi in realtà ci rendiamo conto che non riusciamo minimamente a comprenderlo quel dolore, cioè io non posso capire Marco Piagentini che ha perso due figli e la moglie e che ha fatto nove mesi in ospedale e che comunque sta lottando ancora: per me adesso è il vero supereroe proprio.

W: E comunque in qualche modo riesce anche, nonostante tutto questo, ad alleggerire. A volte eravamo più imbarazzati noi. Cioè lui ha un modo di parlare anche del dolore che, passatemi il termine, alla fine quello “non è pesante”, nel senso che è molto vero, lo capisci, però non ti crea una crisi, non te lo scarica addosso diciamo. Ovviamente un po’ te la crea perché se solo pensi a quello che ha passato, è pazzesco, però è una persona comunque positiva, comunque propositiva e si vede dal percorso che poi ha fatto anche tutta l’associazione, lui ma anche gli altri.

S: Assolutamente. Comunque, poi ci siamo allargati, diciamo così, siamo andati anche in Sicilia con Adele Chiello Tusa per il monumento eretto per suo figlio Giuseppe Tusa, una delle nove vittime per il crollo della torre piloti di Genova. Abbiamo collaborato poi con Loris Rispoli e l’associazione di cui è presidente, IoSono141 (il disastro della Moby Prince avvenuto il 10 aprile 1991 che provocò la morte di 140 persone, ndr).

Insomma siamo entrati in questo mondo in punta di piedi e ci siamo resi conto che la radio in qualche maniera può essere testimonianza, può essere approfondimento, cioè può stare molto al fianco di queste battaglie. Noi abbiamo sempre detto “Radio Rogna è al fianco di Viareggio”, lo scriviamo sempre, non solo di Viareggio però. Non puoi fare tutto, occuparti di tutto, però ti puoi schierare, puoi avere un’identità, puoi metterti al fianco di tante cose, viaggiarci vicino e stare lì, restituire sempre quello che accade.

Quindi è quasi un atto dovuto quello di Radio Rogna di continuare a raccontare ciò che sta accadendo, di dare voce lì, non solo di prendere una posizione. Ripeto il dolore teniamolo da parte. Qua parliamo di atti civici, atti politici, tutto il discorso che riguarda la prescrizione, la sicurezza sul lavoro. Ricordiamo che non è mai abbastanza. Quando scoppiarono i vagoni a Viareggio, i Vigili del Fuoco che arrivarono non sapevano che cosa trasportavano quei cazzo di vagoni, e Ferrovie dello Stato non era tenuta a dire, e non lo è ancora adesso, che cosa trasportavano quei vagoni merce e in generale che cosa trasportano i vagoni merce, ed è assurdo. Questa è una battaglia sulla verità, semplice.

W: È proprio il fatto di combattere. Marco dice sempre: «A me un processo giusto non mi ridà i miei figli e mia moglie, è proprio il fatto di evitare dolori, che questo non succeda più».

S: Per dire anche con Gemini Network si sta pensando di fare qualcosa assieme che abbia ancora più peso specifico a livello di comunicazione, di passaggio non solo delle notizie, ma anche di cercare di cambiare qualcosa. Avendo anche una radio, intervistando talmente tante persone – non per fare i fighi eh, ma per dire che adesso Radio Rogna ha una certa identità, è abbastanza conosciuta – il nostro parlare tantissimo di ingiustizie sicuramente può aiutare. La cosa interessante è poi cercare anche di trovare dei comuni denominatori, perché lì bisogna agire. Giustamente ognuno ha la sua ingiustizia privata, ma la grande forza dell’associazione di Viareggio è stata quella di allargare l’ingiustizia privata, di universalizzare i loro fatti, le loro cose successe. Quindi, a cascata, è diventato un problema non solo di stragi ferroviarie ma di tante altre tragedie.

Per dire, grazie ai familiari della strage di Viareggio e di Linate (8 ottobre 2001, ndr) prima, si è riusciti ad avere un decreto legge che se uno è dentro ad una roba del genere, lo Stato deve dare dei soldi per aiutare nel processo. Attenzione, qui parliamo di assicurazioni che arrivano il giorno dopo e ti dicono: «Ti do un milione di euro e sei a posto così». Hai voglia a non accettarli se ti è morto il padre, lo zio o chi portava a casa i soldi per mangiare. Questa legge, per dire, è una delle battaglie molto pratiche che ha fatto Viareggio e adesso è realtà.

W: Praticamente è “partire da cosa posso fare io”.

S: Tipo Kennedy (sorrisi ndr).

W: A Sarzana sai abbiamo un sindaco come tutti, però le pulizie a casa non posso aspettare che le faccia il sindaco. Quindi sì deve esserci una politica in senso istituzionale, però il cittadino non deve aspettare, delegare continuamente. Devi esserci, devi fare. Ti faccio un esempio guarda, dopo la sentenza di Viareggio della Cassazione, è uscito un comunicato stampa proprio della Cassazione e io ancora non ho visto un programma che abbia parlato di questa roba. A livello di informazione la strage di Viareggio è finita.

Quindi cosa possiamo fare noi come radio? Fare megafono, continuare a lasciare la luce puntata su Viareggio, ma anche su un altro migliaio di robe. Perché vediamo che anche oggi ci sono un sacco di notizie, ti potrei fare mille esempi, di cui trovi solo cose di due, tre giorni dopo. E noi di Rogna vediamo che si danno per finite notizie che finite non sono, per cui siamo noi che dobbiamo stare attenti, non possiamo dare le chiavi di casa a ‘sti qua.

Live radiofonico per Megamostra 2018. (Foto Nicolò Puppo)

Contenuti in evidenza

Ti è piaciuto questo THREEvial Pursuit? Eccone qualcun altro

transformers collezionismo

Collezionismo: il tesoro del bel tempo, un articolo di M. Barucci || THREEvial Pursuit

Collezionismo: il tesoro del bel tempo di Marco Barucci Collezionismo: action figures Transformers Quando ai pranzi di famiglia mia mamma ...
Leggi Tutto
diaz g8 genova lorenzo guadagnucci

La sottile linea nera: da Sant’Anna di Stazzema al G8 di Genova (Part 2) || Intervista a Lorenzo Guadagnucci || THREEvial Pursuit

La sottile linea nera: da Sant'Anna di Stazzema al G8 di Genova Intervista a Lorenzo Guadagnucci Parte 2 di Andrea ...
Leggi Tutto
diaz g8 genova lorenzo guadagnucci

La sottile linea nera: da Sant’Anna di Stazzema al G8 di Genova (Part 1) || Intervista a Lorenzo Guadagnucci || THREEvial Pursuit

La sottile linea nera: da Sant'Anna di Stazzema al G8 di Genova Intervista a Lorenzo Guadagnucci Parte 1 di Andrea ...
Leggi Tutto
senegal spiagge sport

Mal di vivere in Senegal, un articolo di Gianluca Bindi || THREEvial Pursuit

Mal di vivere in Senegal Sono stato in Senegal e devi subito smettere di lamentarti della tua vita di Gianluca ...
Leggi Tutto
santarcangelo 2050

Santarcangelo 2050 || Intervista a Corps Citoyen ed Elasi || THREEvial Pursuit

Intervista a Corps Citoyen ed Elasi Santarcangelo 2050 di Three Faces Futuro Fantastico - Santarcangelo 2050 "L’arte esiste solo attraverso ...
Leggi Tutto
Dante_pop_threevial_EV

Dante Pop! Un articolo di Three Faces || THREEvial Pursuit

Dante Pop! di Three Faces Oggi ci perdonerete, cari lettori, ma vi proponiamo un THREEvial atipico (come se poi ne ...
Leggi Tutto
santarcangelo felix kubin

Santarcangelo, mon amour! Un articolo di Thea C. Efres || THREEvial Pursuit

Santarcangelo, mon amour! di Thea C. Efres Felix Kubin - Dragonflies “Ogni grande civiltà nasce nel profondo da un incrocio ...
Leggi Tutto
muro di casse rave

Space Travel vol. 2: il “rave di Valentano”. Una testimonianza di A. Maglione || THREEvial Pursuit

Space travel vol.2 Uno sguardo sul “rave di Viterbo”, oltre le fake news di Alessia Maglione Nella settimana che va ...
Leggi Tutto
carlo giuliani genova alimonda

Alimonda (ovvero, Noi, quando pensiamo a Genova) || THREEvial Pursuit

Alimonda (ovvero, Noi, quando pensiamo a Genova) di Three Faces No, non ci siamo dimenticati. Sappiamo che qualcuno si è ...
Leggi Tutto
francesca valente

Intervista a Francesca Valente di M. Barucci || THREEvial Pursuit

Intervista a Francesca Valente di Marco Barucci Francesca Valente, autrice Altro nulla da segnalare. Storie di Uccelli. Uscita decisamente speciale ...
Leggi Tutto
on air radio rogna

Il nostro primo amore radiofonico || Intervista a Radio Rogna di A. Biagioni e S. Piccinni || THREEvial Pursuit

Intervista a Radio Rogna Il nostro primo amore radiofonico di Andrea Biagioni e Simone Piccinni Storica insegna selfmade di Radio ...
Leggi Tutto
attica bevilacqua

Attica libera, un articolo di C. Francioni || THREEvial Pursuit

Attica libera di Chiara Francioni “Il potere non deve togliere diritti alla gente, di qualsiasi razza, colore, religione o orientamento ...
Leggi Tutto
Il nostro primo amore radiofonico || Intervista a Radio Rogna di A. Biagioni e S. Piccinni || THREEvial Pursuit

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su