Intervista a Guerrilla Spam, di G. Silvestrelli || THREEvial Pursuit

Intervista a Guerrilla Spam, di G. Silvestrelli || THREEvial Pursuit

Intervista a Guerrilla Spam

10 anni di Guerrilla urbana

di Giorgio Silvestrelli

Compiti per Casa – Venezia, 2017 (Photo by Guerrilla Spam)

Guerrilla Spam è un misterioso ed enigmatico collettivo artistico che ha da poco festeggiato i suoi primi dieci anni di attività. Tra murales, performance, poster e molto altro abbiamo deciso di incontrarli per farci raccontare il loro primo decennio nel mondo dell’arte. Volto coperto e su il cappuccio. Si comincia.

Giorgio Silvestrelli: Guerrilla Spam che piacere avervi qui. Grazie per aver accettato questa intervista. So bene quanto siete impegnati! Volete presentarvi? Diteci chi siete e cosa fate.

Guerrilla Spam: Ciao Giorgio. Grazie a te. Iniziamo male però (ridono, ndr)!
Abbiamo risposto molte volte a questa domanda e non ci piace ripeterci. Semplicemente basta andare su internet, scrivere il nostro nome e vedere quello che facciamo… Usiamo questa intervista per approfondire altro… Dunque, prossima domanda.

GS: Scusate ragazzi. Errore mio. Vediamo se riesco a “recuperare” con le prossime domande (tutti ridono, ndr). Come nasce Guerrilla Spam? Qual è stato l’evento scatenante?

Guerrilla Spam: Come spesso raccontiamo, non abbiamo mai progettato Guerrilla Spam a tavolino. Era il 2010 e casualmente, in modo molto naturale e spontaneo, alcuni amici che frequentavano il primo anno dell’Accademia di Belle Arti di Firenze hanno fotocopiato dei nostri disegni e, con qualche tentativo improvvisato, li hanno attaccati in giro per la città. I disegni non erano firmati. Il nome Guerrilla Spam, insieme alla consapevolezza di quel che stavamo facendo, è nato successivamente.

GS: Siete tra i pochi ad avere un manifesto artistico. Ce ne volete parlare?

Guerrilla Spam: Il nostro manifesto è stato scritto di getto nei primi mesi del 2011 per chiarire, innanzitutto a noi stessi, cosa fosse Guerrilla Spam, o perlomeno quali fossero i nostri motivi d’esistenza. Non crediamo nelle cose che restano fisse; al contrario ci piace mutare, adattarci, trasformarci in base ai vari contesti e ai tempi. Paradossalmente però, quei punti del manifesto scritti ormai quasi dieci anni fa, sono rimasti dei nodi saldi: l’anonimato, l’essere autonomi e liberi, agire nello spazio pubblico in modo non invasivo (anche se incisivo) e, soprattutto, avere lo scopo di comunicare con gli altri. Ecco, negli anni abbiamo cambiato tecniche, stili, contenuti, ma questo estremo trasformismo ha avuto sempre una sua coerenza.

GS: Da quanti membri è composto attualmente il vostro collettivo? Ci sono dei membri (fondatori e non) che sono andati via dal gruppo e altri membri che si sono uniti nel corso del tempo?

Guerrilla Spam: È sempre difficile rispondere alla domanda “quanti siete?” proprio perché Guerrilla Spam non è un classico collettivo artistico, ma più che altro un gruppo organico che nel tempo si allarga e si restringe. Esiste un nocciolo di due o tre persone che si confrontano costantemente su ogni scelta, e poi tante altre che negli anni hanno dato il loro contributo con modi e con intensità differenti. Potremmo chiamarla Spam family, ed è composta da chiunque abbia vissuto con noi, abbia dato idee o spunti, consigli di letture, aiuto negli attacchinaggi, nei blitz non autorizzati, nei laboratori. Insomma, genera la curiosità di tutti sapere quanti siamo e chi siamo esattamente, ma potremmo dire che non è un’informazione essenziale alla comprensione di Guerrilla Spam.

Guerrilla spam meticci
Figure a pezzi (Personaggi meticci tra arte etrusca e africana) – Pratovecchio-Stia, 2018 (Foto by Alessandra Cinquemani)
GS: Avete appena varcato il traguardo dei vostri primi dieci (ma spero che ce ne saranno molti altri) anni di attività. Volete/potete fare un bilancio?

Guerrilla Spam: Ci sentiamo all’inizio di un percorso. Finalmente, dopo dieci anni, abbiamo raggiunto un livello di libertà artistica che ci permette di fare tutto quello che vogliamo senza l’ansia di non essere coerenti. E soprattutto, abbiamo un poco imparato a disegnare (ridono, ndr). Quindi, tutto deve ancora accadere.

GS: A vostro parere com’è cambiata la street art dal 2010 ad oggi?

Guerrilla Spam: È diventata più nota senza però essere meglio conosciuta. Tutti pronunciano il termine “street art” buttandoci dentro quello che hanno visto: dallo stencil realizzato da una bambina al murale di Che Guevara, fino ai lavori di quegli artisti famosi alla Banksy e alla Obey, quando va bene, o alla Jorit e alla Maupal, quando va male. Insomma, un gran minestrone.
Questo fenomeno eterogeneo, amato dal ragazzino come dall’assessore, ovviamente per motivi molto differenti, inizialmente era conosciuto in modo approfondito da una ristretta cerchia di addetti ai lavori, un po’ nerd, se vogliamo. Oggi è conosciuto da tutti in modo superficiale.

GS: La street art, a mio modo di vedere, non ha una definizione precisa. Ogni singolo individuo e ogni singolo artista ha la sua personale idea. Cosa è quindi per voi la street art?

Spam: Non ci siamo mai interrogati su questo. Diciamo che è un termine che non usiamo spesso. Lasciamo la patata bollente agli esegeti del caso che sicuramente, prima o poi, ci diranno cosa la street art è e cosa non è.

Il fallimento dell’occidente – Sarajevo, 2019 (Photo by Guerrilla Spam)
GS: Ci sono degli artisti a cui vi ispirate? E artisti che hanno influenzato il vostro modo di fare arte?

Guerrilla Spam: Questa domanda potrebbe aprire un vaso di Pandora; sono tantissimi i riferimenti artistici, e non, che da sempre abbiamo e che con il tempo si sono stratificati uno sull’altro creando una Babele di spunti e conoscenze dalla quale attingiamo.
Facciamo dei nomi: Bosch, Brueghel e tutti i pittori fiamminghi, così densi di metafore e allegorie, il simbolismo delle immagini medievali, le pitture e incisioni rupestri, le maschere e la statuaria africana. Anche Goya, Pontormo, Beccafumi, Otto Dix, Grosz, i muralisti messicani, Picasso, Dubuffet e, ovviamente, Pasolini sono una costante fonte di ispirazione. Molti nomi sono stati tralasciati ma questa sintetica lista mostra già un’eterogeneità di fonti che per noi è essenziale. Oltre a tutti questi “celebri defunti” guardiamo anche a qualche “vivo”, soprattutto giovani artisti con i quali cerchiamo di confrontarci, parlare, lavorare insieme, per imparare cose che il passato non ci può dare e di cui, comunque, sentiamo di aver bisogno.

GS: Visto che siete un collettivo, immagino che prendiate delle decisioni di comune accordo. Ci volete raccontare come si svolgono le vostre riunioni?

Guerrilla Spam: I disegni spesso sono realizzati da un’unica mano, i muri da due, i laboratori o gli attacchinaggi da molte mani.
La chiave della longevità ed eterogeneità di stile di Guerrilla Spam risiede in un rapporto di amicizia e stima tra varie persone che negli anni hanno coltivato interessi e percorsi differenti ma che sono rimasti comunque molto legati. Ogni lavoro, anche il più marginale, nasce sempre da un confronto tra minimo due persone; questa creazione prende così strade e forme differenti da quelle che avrebbe avuto se fosse nata solo dalla mente di un singolo soggetto. Per fare questo è necessario retrocedere sulle proprie convinzioni e fidarsi sempre degli altri.

GS: Voi siete degli artisti senza volto e le vostre vere identità restano un mistero. Quali sono gli aspetti positivi e negativi del non voler rivelare il vostro vero nome e cognome?

Guerrilla Spam: L’anonimato serve a dare visibilità a ciò che facciamo e non a chi siamo. Ci interessa che abbiano la priorità i disegni e i messaggi rispetto ai dati anagrafici o all’aspetto fisico. Ovviamente non è un anonimato intransigente e purista: nelle scuole andiamo a parlare a volto scoperto, non incappucciati; allo stesso modo partecipiamo a conferenze, lezioni, progetti con associazioni e festival. Ma se qualcuno cerca sul web Guerrilla Spam non trova i nostri volti. In questo senso, quindi, tale anonimato parziale soddisfa il suo scopo.

GS: Raccontateci attraverso dieci delle vostre opere su strada i vostri primi dieci anni di attività. Non necessariamente una per ogni anno della vostra storia.

Guerrilla Spam: Ci stai facendo studiare per questa intervista (ridono, ndr)!
Allora, dieci forse sono un po’ troppe, ci limitiamo a raccontare solo una a cui teniamo molto e che sta ai margini rispetto ai grandi dipinti o alle grandi mostre nei musei. Si chiama The Game ed è, in sostanza, un viaggio a tappe autoprodotto e organizzato senza committenza intrapreso dalla Grecia alla Serbia, ripercorrendo la vecchia rotta balcanica dei migranti. Questo percorso, fino alla costruzione del muro tra Serbia e Ungheria voluto da Orban nel 2016, è stato compiuto da circa 650.000 migranti che hanno subito maltrattamenti, abusi e respingimenti, oltre alle quotidiane fatiche del viaggio; molti di loro non sono mai arrivati in Europa. Gli stessi viaggiatori hanno rinominato la strada “The Game” perché, in sostanza, “vince il gioco” chi sopravvive e arriva a destinazione. Prima di partire abbiamo raccolto delle vere testimonianze di migranti sulle quali sono stati realizzati i disegni da attaccare come poster, in modo non autorizzato, in Grecia, Bulgaria, Macedonia e Serbia. Questo viaggio che abbiamo intrapreso voleva ribadire che, ancora oggi, il diritto alla mobilità non è universale ma un privilegio di pochi.

The game (la rotta balcanica dei migranti) – Sofia, Bulgaria, 2019 (Photo by Guerrilla Spam)
GS: Guerrilla Spam non è solo poster e murales, ma anche installazioni, performance e videoclip. Nel corso degli anni vi siete confrontati con diversi modi di comunicare le vostre idee. Come mai questa scelta? Cosa vi ha spinto a diversificare e sperimentare così tanto?

Guerrilla Spam: Se ripensiamo ai primi anni fiorentini (2010-2013, ndr), oltre ai numerosi attacchinaggi di poster facevamo blitz e azioni nello spazio pubblico. Dal nascondere dei disegni dentro i libri delle biblioteche al mettere dei finti santini di Pasolini nelle chiese. Oppure lanciare acetati con scheletri di sardine dentro a una fontana o attaccare cartelli ‘Vendesi’ sui monumenti. Ecco queste sono tutte azioni molto particolari e differenti tra loro, unite da una matrice non autorizzata del gesto, che poco avevano a che fare con i poster e i dipinti che oggi chiamiamo street art. Quindi, quella di diversificare i mezzi, gli strumenti e le azioni a seconda del contesto è un cosa che facciamo da sempre e che ci viene spontanea. Forse abbiamo addosso questa etichetta della “street art” in modo un po’ casuale ma questo pensiamo possa valere anche per tanti altri colleghi e amici perché, a pensarci bene, abbiamo sempre fatto altro.

GS: Tra tutte queste forme espressive, quali preferite e perché?

Guerrilla Spam: Fare un poster vale come scrivere un libro, fare un laboratorio, una performance, un’installazione o un dipinto. Ogni tecnica e ogni metodo ha i suoi punti di forza che vanno sfruttati in base al contesto e al pubblico con il quale si interagisce.
Facciamo un esempio culinario: la polenta è molto buona ma forse è più adatta se mangiata a dicembre invece che ad agosto. Conoscere più ingredienti possibili aiuta a preparare il piatto più adatto a seconda delle occasioni.

GS: Parliamo dei laboratori che di tanto in tanto organizzate. Quanto è importante questa parte didattica per voi?

Guerrilla Spam: Andare nelle scuole e parlare con i ragazzi è certamente la cosa più soddisfacente nel nostro lavoro. Molto più che dipingere un muro o attaccare un poster. È un modo per avere un confronto reale con altre persone, per capire la lontananza che può esserci tra noi, cercando magari di colmarla. Nelle scuole cerchiamo di portare la nostra esperienza e di far conoscere altri mondi; come diciamo spesso, anche gente tremenda come Salvini ha fatto la scuola media, quindi andare nelle scuole significa trovare chiunque, chi la pensa come te e chi no, ed è qui che pensiamo si possa fare la differenza. Le presentazioni, gli incontri o le conferenze con i tuoi fan servono a molto meno, perché sai già che tutti ti faranno i complimenti e gli applausi.

GS: Si può dunque “insegnare” la street art?

Guerrilla Spam: No, come non si può insegnare lo skate e come non si possono insegnare tante altre cose. Si possono raccontare storie ed esperienze dalle quali ognuno poi potrà trarre i propri insegnamenti. Nelle nostre lezioni raccontiamo ai ragazzi storie di antichi viaggiatori, d’incontri e contaminazioni del passato, finalizzate a riflettere sul presente. Se ti accorgi che metà degli oggetti che usi, dei cibi che mangi, delle parole che conosci, appartengono ad altre culture, magari comprendi che non ha senso gridare “prima gli italiani”.
Ma questa consapevolezza ognuno la trova da sé, non la si può insegnare.

Organismo – Pratovecchio-Stia, Stand Up for Africam 2017, a cura di Serena Becagli e Rita Duina (Photo by Alessandra Cinquemani)
GS: Tra le ultime vostre fatiche, anche un bel libro autoprodotto dal titolo Il Bestiario. Ce ne volete parlare? Avete altre pubblicazioni all’attivo oltre al Bestiario. A quale pubblico vi rivolgete?

Guerrilla Spam: L’ultimo libro che abbiamo prodotto è un bestiario che riflette sul rapporto uomo-animale e su quanto, alle volte, certe bestie abbiano caratteristiche umane e certi uomini bestiali. Insomma, un gioco di specchi che serve, in fondo, a riflettere su certi nostri comportamenti.
Di norma non pensiamo a quale pubblico rivolgerci ma al senso della pubblicazione: i libri nascono per raccontare qualcosa in modo più approfondito e documentato, che sia questo un dipinto come una mostra o un progetto. Il libro ti permette di descrivere meglio il tutto, svelare i retroscena, le fonti iconografiche, gli spunti e mostrare dei dettagli. In generale crediamo nell’approfondimento e le nostre pubblicazioni tentano di fare proprio questo.

GS: Quanto è importante ancora oggi, nel 2021, realizzare un libro non digitale?

Guerrilla Spam: Molto. È la vecchia storia della perdita del sapere che il digitale, alle volte, può comportare. Vecchia storia ma pur sempre valida.
Esempio: in questi dieci anni di attività abbiamo più volte perduto documenti e immagini del nostro lavoro con la cancellazione di diversi hard disk, ma conserviamo ancora tutti i disegni, gli appunti e bozzetti cartacei prodotti dal 2010 ad oggi, in vari raccoglitori.
Ora, è vero che un’inondazione o un bombardamento potrebbero distruggere questo archivio proprio come è accaduto allo studio berlinese di Otto Dix, con tutti i suoi dipinti dentro, ma sono queste pur sempre delle opzioni remote rispetto a un hard disk che si frigge. Quindi la carta, che sia quella dove è stato fatto un disegno o quella di un libro, è un mezzo di salvataggio e trasmissione del sapere che ha ancora il suo valore.

GS: Che rapporto avete con i vostri fan e supporter? Fateci un identikit, se possibile, del fan tipo di Guerilla Spam.

Guerrilla Spam: Un rapporto di reciproco rispetto. Cerchiamo da sempre di rispondere a chiunque ci scriva, dal ragazzino del liceo al direttore del museo; anzi, con il ragazzino usiamo una premura e un impegno nel rispondere che, spesso, è maggiore. Questo perché anche noi abbiamo, a suo tempo, scritto ad artisti che stimavamo, con quel tipico timore reverenziale, senza aver ricevuto risposte. Quindi, consapevoli che quanto ci è successo non sia stato bello, ci sforziamo di fare il contrario. In fondo rispondere a qualche mail, o messaggio social o intervista per qualche tesi o dottorato (anche se negli anni sono un bel po’ aumentate…) non è un grande sforzo.
Per quanto riguarda l’identikit del fan è difficile da tratteggiare; ce ne sono di ogni tipo, da quello riservato e timido che ti segue da sempre e che sa tutto ma che si palesa magari solo dopo anni, a quello che settimanalmente ti scrive ponendo domande molto specifiche in modalità stalker (ridono, ndr).
In generale, tutti quanti loro sanno sempre più cose di Guerrilla Spam di quante noi stessi ne ricordiamo.

Il dromedario di Sulmona – Sulmona, 2020 (Photo by Luca Del Monaco)
GS: Abbandoniamo momentaneamente il mondo fisico e parliamo del digitale. Che rapporto avete con i social network?

Guerrilla Spam: Cerchiamo di usare i social per veicolare i nostri lavori, e magari approfondirli, senza vederci nessuna contraddizione con la fruizione di chi osserva quei lavori in strada. Come la zappa di Caino, che può essere usata per arare un campo o per uccidere un uomo, allo stesso modo i social, e internet in generale, possono essere utili quanto distruttivi.

GS: Pensate che internet abbia modificato la percezione della street art? E se sì, in che modo?

Guerrilla Spam: Tutti tengono in mano ogni giorno queste “tavolette” ricevendo centinaia di input visivi che, in modo superficiale e istantaneo, formano e condizionano il gusto, lo stile e i desideri estetici o concettuali di una persona. Tale condizione vale anche in campo artistico sia per i creatori che per i fruitori, con una tendenza scontata che va verso l’omologazione. Questo fatto non può essere annullato; non ha senso estraniarsi, decidere di non usare il web, i social e non guardare come va il mondo. Alle volte occorre vedere proprio i programmi trash o ascoltare i trapper mainstream che i quindicenni seguono. In questa società “eliminare” non ha efficacia, quindi, l’unica soluzione rimane “aggiungere” altro rispetto agli input omologanti che ogni giorni riceviamo.
Per tornare alla sfera artistica, se tutti i giovani artisti in Italia oggi sono condizionati da quello che scrollano su Instagram chi è che alla fine riesce ad avere una ricerca più personale e autonoma? Quelli che, oltre a scrollare Instagram, sfogliano libri, vanno alle mostre, parlano con gli amici e così via. Se questa società ci impone una formazione omologante non possiamo far altro che sovrastarla con una nuova formazione autonoma, diversificata, sbandata.

GS: La street art ormai è un fenomeno sdoganato a livello planetario. Non solo grazie ai social network, ma sempre più spesso i media generalisti si interessano al fenomeno. Dunque la street art fa notizia. Secondo voi perché?

Guerrilla Spam: Per tanti motivi, soprattutto perché può essere veicolata in modo superficiale, istantaneo, con pochi sforzi e massimi risultati. Dipingere un murale costa meno che far imbiancare la facciata da un’impresa ma il risultato d’immagine è inverso. Giornalisti e tv locali accorrono a documentare l’avvenimento, gli assessori gridano al miracolo riqualificante del quartiere, promettono una vita migliore, tutti sono contenti, più belli e più buoni. Un dipinto murale può fare tutto questo.
Ovviamente il risultato è momentaneo; dopo due anni quella facciata crolla a pezzi e i giornalisti non tornano più nel quartiere, gli abitanti sono abbandonati a loro stessi con i disagi di sempre. Quindi la street art fa notizia e va di moda semplicemente perché è un fenomeno per i pigri e per i furbi, che entrambi abbondano nei nostri tempi.

GS: Secondo voi cosa spinge le persone ad appassionarsi alla street art?

Guerrilla Spam: La facilità di entrarci in contatto. La street art funziona perché è facile e semplice, c’è poco da capire. Basta fotografarla, postarla sui social per qualche settimana e già si è degli esperti del settore. Il grande pubblico non conosce i nomi dell’arte concettuale o della performance art, fatta eccezione dell’Abramovich ma solo perché ha fatto un film. Al contrario sa bene chi sia Bansky e simili, perché c’è poco sforzo da fare. Le immagini sono chiare, fruibili e con messaggi che ci fanno stare bene come ad esempio: “Abbasso la guerra – Viva la pace”, facendoci credere di essere ribelli.

GS: Dove sta andando Guerrilla Spam? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

Guerrilla Spam: Dovete aspettarvi che Guerrilla Spam cambierà. Cambierà com’è già cambiato in questi dieci anni; mutare non significa rinnegare o tradire, ma adattarsi e ampliarsi. Sappiamo di andare in questa direzione ma, ovviamente, non abbiamo idea di quali forme assumeremo.
Poco tempo fa un signore ci ha detto: «Ah, Guerrilla Spam non è più quello di una volta!» Esatto, è proprio vero!

Grazie infinite Guerrilla Spam per la vostra disponibilità e pazienza. Alla prossima e speriamo di vederci in strada da qualche parte.
Frutti di mare comune – Civitanovamarche, 2017 (Phot by Guerrilla Spam)

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