Alimonda (ovvero, Noi, quando pensiamo a Genova) || THREEvial Pursuit

Alimonda (ovvero, Noi, quando pensiamo a Genova) || THREEvial Pursuit


Alimonda

(ovvero, Noi, quando pensiamo a Genova)

di Three Faces

No, non ci siamo dimenticati. Sappiamo che qualcuno si è stupito nel vedere che il numero di giugno, quello che celebra i cinque anni di attività di StreetBook Magazine, peraltro il numero 20, non sia stato dedicato all’anniversario di Genova, ma al Sommo Dante – che peraltro è morto a Settembre e sarebbe stato perfetto per lo #SBMAG21 – ma tant’è. A noi le cose banali non piacciono e soprattutto, riguardo Genova, abbiamo pensato che tanti avrebbero pubblicato, tanti avrebbero detto, fatto, scritto, illustrato in questi giorni esatti: un boom di contenuti, che fisiologicamente poi si dissolve.

Per questo, abbiamo pensato che fosse giusto dilazionare, per evitare il rischio maggiore delle celebrazioni, ovvero quel concentrare in un definito e limitato lasso di tempo semplicemente tutto quello che si può produrre, con la conseguenza che la memoria possa implodere su sé stessa, lasciando poco o niente. E quindi, sì, ci sarà un numero dedicato a Genova, perché non potevamo esimerci dal farlo, e lo potrete sfogliare a Settembre, quando magari sarete meno bombardati da informazioni mediatiche di ogni tipo e di varia natura e avrete più tempo per riflettere, analizzare ed elaborare.

Certo, però, non potevamo neppure esimerci da dare proprio in questi giorni – che sono quei giorni – un nostro piccolo contributo, almeno un gesto, in questo caso una poesia che è nata in maniera particolare, perché è il frutto di frasi, concetti o semplici parole scritte a caldo da varie anime della nostra redazione, pensando ai fatti di Genova del 2001. Il più squilibrato di noi, le ha poi fuse assieme, rielaborandole; e quanto state per leggere, è quello che ne è uscito. Sperando vi sia gradita, buona lettura!

P.S. Comunque, se volete un consiglio, date un occhio alla sezione speciale su OpenDDB con film, documentari e libri dedicati a Genova 2001, perché hanno ragione loro quando scrivono che “la memoria è un ingranaggio collettivo”.

***

Alimonda

(ovvero, Noi, quando pensiamo a Genova)

Ossa rotte, frustrazione
Facce gonfie, doloranti
per il libero ideale
della partecipazione.

Ora pubblico è l’inferno
sulla stampa nazionale,
ma in quei dì, voi c’eravate,
con le spalle a noi voltate.

Ricordiamo, non scordiamo
della vostra “verità”
che non è mai quel che sembra,
una squallida omertà.

Dei diritti fatti merce
non faceste mai parola
della merce fatta gloria
paginate a volontà.

E sarete anche cambiati,
vi sarete anche pentiti,
sarà pure come dite,
ma non è la verità:

siete ancora i vili servi
della pratica globale
che trasforma un ideale
in un male da estirpare.

Brucia ancora e non si spegne
ogni vostra falsità,
ma il momento arriverà
in cui sconterete tutto

Dalla Storia non si scappa
se si serba la memoria:
di ricordi ne abbiam tanti,
di ferite anche di più.

Guardavamo in uno schermo
gente varia, forze armate
fumo ovunque, braccia alzate
e poi la pubblicità.

“Dice a Genova abbia aperto
una pia macelleria.
Entri dentro, chiedi un etto
di salsiccia a portar via,

te ne danno anche tre etti,
quelli della polizia.
Tutta trita bella fresca
fomentata a manganello;

è un pratica di fino
un lavoro certosino
picchiar sodo e di continuo
per ammorbidir le bestie.

L’ha insegnato ai nostri armati
un latinoamericano,
sia cileno o messicano,
quelli sanno come fare.

Tieni, assaggia, prendi un pezzo!
Neanche tu ne vuoi un morso?
Siete proprio dei coglioni,
altra carne da menare.

Su,’sto banco, io v’aspetto,
prima o poi, non è mai tardi,
che di bestie come voi
non n’abbiamo mai abbastanza”.

Questo è il mondo che vedemmo
quelli i giorni in cui capimmo
per la prima volta in vita
che qualcosa non andava.

Vi sottovalutavamo,
ci stavate già fregando:
una trappola era pronta,
e non c’era un’altra scelta;

O accettare quel sistema
ch’era pure una condanna.
O versare il sangue oggi
nel bel mezzo d’una piazza.

E noi, sì, scegliemmo al volo,
neanche ci pensammo troppo
anche se già sentivamo
tonfo a tonfo, il vostro odore.

S’ha nel naso, ancora oggi,
quel sapore di sudore
acre, di testosterone
che t’avvolge come un gas.

Eravam vicini al mare
che sembrava di toccarlo,
con la rabbia lo sfiorammo,
poi fu il buio, piena notte.

E ci siamo chiusi qua
dentro al nostro disinganno
senza luce, senza fame
rifiutando cibo e voci.

Perché a Genova noi amammo
così tanto nell’odiare,
così tanto da morire
per la nostra libertà.

E soffriamo ancor l’offesa
di quei giorni disumani,
orchestrati in una Fiera
nera come i vostri guanti.

Tutto quanto preparato,
acchittato nell’infamia,
dalla prima pietra mossa
fino all’ultima mattanza.

Che quel sangue mai lavato
vi perseguiti ogni giorno:
prima o poi ben altro banco
vi farà pagare il conto.

+++

Nella via qui sotto casa
hanno inciso nella pietra:

“Dice il mondo sia diverso
a me pare sempre uguale
com’io son lo stesso anarchico
che in quei giorni diventai”

Hanno partecipato all’elaborazione di questa poesia: Simone Piccinni, Benedetta Bendinelli, Niccolò D’Innocenti, Lucia Montoni, Andrea Biagioni, Marco Barucci, Gabriele Levantini, BLADI, Federico Bria, Andrea Polverosi, Gianluca Bindi.

Alimonda (ovvero, Noi, quando pensiamo a Genova) || THREEvial Pursuit

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