Contrabbando culturale, intervista a Contrabbandiera Editrice || THREEvialPursuit ||Three Faces

Contrabbando culturale, intervista a Contrabbandiera Editrice || THREEvialPursuit


Contrabbando culturale

Intervista a Contrabbandiera Editrice

di Simone Piccinni e Niccolò D’Innocenti

Guida all'autodifesa digitale_Contrabbandiera Editrice

…e niente, sarà la quarta volta che proviamo a scrivere questo maledetto cappello e ancora un grande nulla. Non ci siamo riusciti in pausa pranzo, non ci siamo riusciti dopo lavoro, non ci siamo riusciti né di sabato né di domenica. Il perché? Perché ancora una volta abbiamo avuto la brillante idea di intervistare dei nostri amici, cosa molto più difficile di quando si possa credere. Passare da lecchini o marchettari è un attimo. Ma allora come fare a trasmettere senza stranezze quello che degli amici fanno molto bene?
Comunque amen: li abbiamo registrati, quindi saranno anche cazzi loro di quello che hanno detto, no? E poi qui non si parla semplicemente di amici, ma di collaboratori: anche perché – spoiler alert – a breve saranno nostri coinquilini nella sede che Three Faces sta creando.
Quindi bando agli indugi ed ecco a voi Contrabbandiera Editrice.

TF: Facciamo finta di non conoscerci: chi siete e come nascete?

Marco Tangocci: Contrabbandiera editrice è un progetto editoriale, o meglio una casa editrice, nata un paio d’anni fa da me, Andrea, Davide e Federico. Poi a noi si è aggiunta Giada Ionà, che cura le grafiche, e tanti altri amici intorno. È nata in modo quasi naturale a partire da quelle che sono le nostre esperienze pregresse: tutti noi fondatori usciamo dagli studi in lettere e abbiamo alle spalle, a vario titolo, delle esperienze di autopubblicazione, o comunque da lavori nell’ambito dell’organizzazione di eventi letterari, spesso realizzati nei circuiti indipendenti. Abbiamo incentivato, promosso e spesso praticato noi stessi l’autoeditoria, e fin dagli inizi organizzato e animato il fiorentino Festival di Letteratura Sociale. Abbiamo intessuto una serie di rapporti con altre realtà della città nella quale viviamo, tra i quali ci siete ovviamente voi di Three Faces… Insomma, dopo tutte queste esperienze ci è sembrato quasi naturale portare il tutto a compimento dando forma a una casa editrice vera e propria che ci permettesse di continuare a fare quello che già facevamo, ma con in più la possibilità di avere codici Isbn e una potenzialità di divulgazione maggiore a quella che il circuito dell’autoproduzione ci aveva dato fino a quel momento.

TF: La partecipazione e l’attivismo in occupazioni e centri sociali secondo voi ha accelerato questo processo?

Andrea Simoncini: Sicuramente: ci siamo conosciuti e affiliati lì, sia tra di noi che con le realtà con cui collaboriamo, quindi sì. Non solo tramite il Festival di Letteratura Sociale ma in un po’ tutte quelle occasioni nate negli ambiti di occupazione e autogestione, nei centri sociali e negli ambiti di attivismo che tutti noi abbiamo frequentato. Ambiti dai quali abbiamo preso le mosse anche nel campo dell’editoria, almeno per come la intendiamo noi. Il motivo per cui scegliamo quali libri pubblicare è anche dettato dal nostro background di attivismo politico e culturale.

Contrabbandiera editrice

TF: Approfondiamo questo punto: qual è la vostra linea editoriale e come selezionate i testi da pubblicare?

AS: Facciamo uno scouting molto selettivo, anche perché non abbiamo le possibilità economiche di una major: prendiamo una parte delle suggestioni dal mondo dell’attivismo politico che abbiamo intorno, con alcuni testi di natura militante, ma è altrettanto vicino a noi il mondo della street art per esempio, che ci ha permesso di incontrare Mīlĕs e iniziare con lui la nuova collana di libri illustrati inaugurata dal suo Pinocchio. Il legno e la carne. Questa è un po’ la base della nostra linea editoriale.
Un altro ramo è la ricerca di  classici che, non avendo più diritti d’autore, possono essere ripubblicati: lì invece si parte da una disamina puntigliosa sugli scaffali. Da lì nasce la collana dei Brigantini, piccoli taccuini artigianali particolarmente curati nella loro materialità, che va di pari passo alla ricerca raffinata del testo. I primi due sono stati raccolte di poesie di Pavese, il terzo è stato “Animali” di Gramsci, ovvero una raccolta di lettere inviate ai figli, Delio e Giuliano.

Davide Di Fabrizio: Per approfondire un po’ sui Brigantini… come diceva Andrea sono dei piccoli taccuini artigianali 10×14 cm con un massimo di 40/50 pagine realizzati da Ocra Stamperia di Firenze: una cosa local, lavorata a mano e con amore. Artigianalmente anche per il lato editoriale, per come sono stati pensati a livello ideologico: il brigantino era questo veliero di piccole dimensioni utilizzato dai corsari nel Quattrocento/Cinquecento. Nel Mediterraneo imperversavano queste imbarcazioni che avevano come scopo quello di viaggiare veloci per andare a depredare i grandi mercantili. Il senso da cui parte la collana dei Brigantini è un po’ il riappropriarsi sia dei classici, sia dell’etimo positivo della parola: “brigante”. In realtà “brigante” viene da “briga”, nel senso di “compagnia”. Che può chiaramente essere una compagnia balorda, come la ciurma di pirati, ma che ha anche una brigata che non a caso, nelle cucine dei ristoranti, è semplicemente la squadra dei cuochi. Ecco quindi che, partendo dall’etimo del quale volevamo riappropriarci, nasce il Brigantino: un piccolo veliero editoriale che recupera testi con copyright scaduto.

TF: L’avete menzionata appena, e noi vorremmo parlare del Pinocchio di Mìles, una pubblicazione che ci è molto piaciuta. Com’è nata l’idea e la scelta di abbinare ad una fiaba classica un elemento moderno come l’arte urbana? E, soprattutto, come mai l’assenza di testo?

MT: L’idea è nata dall’amicizia e dalla reciproca stima lavorativa verso alcune persone, tra cui Mīlĕs, la Street Levels Gallery e ARTiglieria, che ha ospitato la mostra e la prima presentazione. L’origine è stata in un incontro tra noi, Gianluca Milli della Street Levels, e Mīlĕs: è stato proprio lui a esporci la sua idea di lavorare su una fiaba, che in origine doveva essere una dei fratelli Grimm. Fu Davide in quell’occasione a proporgli invece Pinocchio, perché riteneva il suo stile molto adatto. Oltre a questo, è una fiaba sulla quale sapevamo di poter dire tanto, anche a livello promozionale diciamo: sia perché è ambientata, o meglio scritta, a Firenze, sia perché tramite Firenze NoCost  ne avevamo già studiato alcune parti. Ma la proposta della fiaba in sé è arrivata da Mīlĕs. Poi Pinocchio ha incontrato subito il suo benestare, non è stato neanche necessario riparlarne. Poi c’è stata la partecipazione di Street Levels Gallery fin dal primo giorno, ed è così che è andato strutturandosi il progetto. Questo vorrebbe essere il primo capitolo di una serie: non abbiamo ancora dato un nome alla collana, ma questo formato ci piace molto.
Per quanto riguarda invece la decisione del farlo senza parole si è trattata di una scelta precisa di Mīlĕs. Inizialmente la nostra volontà era quella di accompagnare le sue visioni con il testo integrale, poi di accompagnare solo con delle didascalie o delle citazioni dei passi dai quali erano tratte le immagini… È stato Mīlĕs ad esser convinto di voler fare un silent book: si è reso conto che era giusto e necessario andare in questa direzione per cercare di rendere l’opera come una sorta di un grande sogno di Pinocchio. Sempre in questa direzione vanno gli sfondi bianchi ed eterei, tranne alcuni azzurri verso la fine, che trasmettono la dimensione eterica e onirica del sogno. L’autore poi voleva stimolare la libera interpretazione del lettore stesso, che tramite un processo ermeneutico può farsi suggestionare dalle immagini in maniera soggettiva. Per questo la scelta di fare un silent book che fosse fedele alla conosciutissima storia di Collodi ma che allo stesso tempo si discostasse dall’immaginario classico.Una cosa interessante poi è che è stato lo stesso Mīlĕs a scegliere le immagini della fiaba che più lo suggestionavano: per esempio il Grillo, che nella versione disneyana è molto presente, quasi centrale, nel nostro ha due sole tavole dedicate, di cui in una è morto impiccato. Oppure il piccione, o il pescecane al posto della balena, la bara, il Pinocchio col cappio al collo… alla fine è riuscito a renderla quasi più nera di una fiaba dei fratelli Grimm. Questo anche grazie al suo caratteristico tratto.

TF: Volete parlare anche di un altro vostro cavallo di battaglia come Firenze NoCost?

Firenze No Cost_Contrabbandiera Editrice

MT: Possiamo dire che è una pubblicazione venuta fuori prima di Contrabbandiera ma che poi vi è stata ricondotta nel momento in cui la casa editrice è stata fondata. È il nostro titolo più venduto e continua ad andare piuttosto bene in libreria.

DDF: Io quando mi si chiede di Contrabbandiera un riferimento lo faccio sempre, più che altro perché il progetto Firenze NoCost è un libro che inizia ad avere un’età e che siamo orgogliosi di aver realizzato. Poi lo cito più che altro perché è stato molto utile nella storia di Contrabbandiera. È in qualche maniera il primo libro che abbiamo realizzato, insieme a Mahatma – Storia di un Intoccabile, quindi le nostre vite editoriali diciamo che sono nate da lì. Ma Firenze NoCost è stato il primo a creare la base di Contrabbandiera, nel senso che non era solo un libro ma una collaborazione tra chi ha creato il sito, chi ha fatto le grafiche eccetera. Quindi ha un po’ fondato quella che poi è la rete editoriale di Contrabbandiera. È stato fondamentale perché senza questo libro non avremmo intessuto rapporti fondamentali con le librerie di Firenze, che hanno potuto vedere a quel punto che eravamo sì dei cazzoni, ma dei cazzoni in grado di produrre robe valide e vendibili. È stato molto importante per il lato “commerciale”… anche se parlare di commerciale per un libro che si chiama Firenze NOCOST può sembrare un grande ossimoro…

MT: Ci tengo a specificare che Firenze NoCost non si è basata su nessun rapporto commerciale fiduciario: lo abbiamo scritto seguendo solo il nostro gusto. Questa esperienza però ci ha permesso di entrare nell’ottica della distribuzione: ce lo siamo e ce lo stiamo distribuendo da soli. Grazie ad esso siamo entrati in rapporti con librerie e altre realtà, facendoci capire alcune dinamiche dell’autodistribuzione, cose che prima avevamo solo come intuizione… adesso ne sappiamo un po’ di più: quando Contrabbandiera è arrivata avevamo già questo pregresso che ci ha permesso di essere abbastanza avveduti nella distribuzione.

TF: Avete accennato prima anche all’autoeditoria. Volete parlarci del vostro rapporto con questa pratica?

MT: Beh, è un rapporto molto forte: prima ancora di creare il sito avevamo scritto una Guida all’autoeditoria, che è ancora online e che via via stiamo implementando. In futuro poi vorremmo rilasciarla in formato esteso e dedicarci anche degli eventi. In pratica è una guida che insegna come si può pubblicare un libro per i cazzi propri, senza passare per un editore. E abbiamo deciso di lasciarla in piena disponibilità sul sito anche al momento di diventare noi stessi editori, perché crediamo che la vanity press intesa come pubblicazione a pagamento e non come autoeditoria, sia il male assoluto: svilisce sia il ruolo di un buon editore sia il dignitosissimo e importantissimo impegno dell’autopubblicazione, che invece vogliamo continuare a incentivare e spingere. Anche tramite eventi e festival, cerchiamo di spronare questa pratica al massimo grado. Anche se, personalmente, ci imponiamo un forte scouting e pubblichiamo pochi titoli, spingiamo gli autori a pubblicare e a non piegarsi ai dettami del mercato, che sono poi quelli che spesso guidano l’editore stronzo o l’editore a pagamento. È un lato strano quello di voler spingere l’autoeditoria pur essendo editori, ma ci crediamo molto: dalla base e dal basso per sempre, avanti tutta!
Un altro aspetto che ci teniamo a sottolineare è che noi basiamo molto di ciò che facciamo sul copyleft, che è una diversa forma di diritto d’autore, con licenza a favore del libero riutilizzo, e sul free download di tutti i contenuti che possiamo tramite il web. Crediamo molto in questo aspetto. I Brigantini infatti, per esempio, vogliono essere anche un inno all’assenza del diritto d’autore.

TF: Bene, noi ne conosciamo alcuni, ma volete parlare un po’ ai lettori anche dei vostri progetti per il futuro?

DDF: A livello editoriale abbiamo intenzione di continuare la strada tracciata dai Brigantini: il prossimo sarà di Antonia Pozzi, una poetessa fantastica, poi vedremo cos’altro ci rivelerà il mare. Oltre a questo pubblicheremo un libro di analisi politica. Poi abbiamo altro in cantiere, ma questi due sono quelli sicuri nel prossimo futuro.
Soprattutto però, come prospettiva importante, c’è lo spazio che prenderete voi di Three Faces: è sempre stata un po’ un speranza, sostanzialmente, quella di prima o poi riuscire ad avere un luogo fisico. Che credo sia un po’ il sogno di tutte quelle realtà e di quei progetti che negli ultimi dieci anni hanno avuto la fortuna di realizzarsi anche senza avere un spazio fisico. Perché tanti bellissimi progetti artistici, editoriali e culturali ormai possono realizzarsi attorno a dei computer, però resta sempre il sogno di provare, per quanto ci siano costi importanti, di riuscire ad avere una realizzazione fisica che permetta di portare tutto a un altro livello. Ora sembra che questo si possa effettivamente realizzare grazie a voi di Three Faces, che siete riusciti a prendere un fondo nella zona di Rifredi, che è un quartiere leggermente fuori dal centro di Firenze ma che ci piace molto, rappresentando un volto che si sta rinnovando ma che fa parte della storia di questa città, con un taglio più popolare e meno mercificato. Quindi speriamo di potervi aiutare a portarlo avanti con le più disparate attività, che saranno ovviamente legate agli eventi, che è quello che ci piace fare, ma anche dove vendere libri e fare presentazioni e incontrarsi tra di noi e con il pubblico.

MT: Anche e soprattutto per collaborare. Dal nostro punto di vista esistiamo perché esistono gli amici. Nel senso, esistiamo perché c’è una rete intorno a noi, nella quale stiamo da anni, e in cui conosciamo le persone e abbiamo dei rapporti di stima e fiducia artistica, culturale e nondimeno politica, che porta a far sì che si sappia con chi si vanno a fare le cose. E questo succede nella realizzazione di un libro, di una mostra, nella stampa materiale di un oggetto… oppure, ancora meglio, in progetti più duraturi e futuribili come può essere appunto l’inaugurazione di un luogo culturale, per di più in un quartiere con le caratteristiche che menzionava Davide. Questa è la benzina, il motore, l’anima… un qualcosa di imprescindibile senza il quale Contrabbandiera non avrebbe senso di essere. È dare un esito fisico a un processo che esiste da anni e siamo contentissimi di far parte di tutto questo: aderiamo al massimo grado.

Se volete approfondire su Contrabbandiera editrice questo è il loro sito.
Se invece volete saperne di più sulla nuova sede, C4 -Centro di Contaminazione Creativa e Culturale cliccate qui.

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