Collezionismo: il tesoro del bel tempo, un articolo di M. Barucci || THREEvial Pursuit

Collezionismo: il tesoro del bel tempo, un articolo di M. Barucci || THREEvial Pursuit


Collezionismo: il tesoro del bel tempo

di Marco Barucci

Collezionismo: action figures Transformers

Quando ai pranzi di famiglia mia mamma si auto condanna per aver messo al mondo un disagiato, per farmi due risate e per rincarare la dose, io la apostrofo così: «Per forza sono così, ricordi quando mi hai venduto tutti i giocattoli dei Masters? Potevamo essere ricchi a quest’ora. Tutta colpa tua». Ovviamente sarebbe impossibile conservare ogni singola cianfrusaglia che ognuno di noi accumula nel corso della vita a partire dai primi anni dell’infanzia. Altrettanto improbabile è inoltre prevedere l’aumento di valore di un oggetto apparentemente “futile” come un giocattolo. E proprio questo è un concetto che merita una riflessione, perché è esattamente ciò che accade.

Quotidianamente si vede una folle corsa all’oro, nei negozi, nei mercatini fisici e online, comprese le principali piattaforme di e-commerce. Questo perché alcuni oggetti diventano artefatti carichi di intrinseca energia che si va a contestualizzare in un determinato momento del tempo, facendo si che alcune corde dell’animo umano vibrino di passione. Una carta Pokemon, un set Lego, una Barbie o una Transformers, sono giocattoli vecchi. Pezzi di plastica o carta che prendono solo polvere e che non servono più una volta che qualcuno ha superato l’età per giocarci. Ma i più lungimiranti, che li hanno conservati e che li hanno traghettati fino ai nostri tempi, li mostrano a questo nostro futuro con una veste nuova.

Collezionismo: Pokémon Card

Scomodando Sartre: “Gli oggetti son cose che non dovrebbero commuovere, perché non sono vive. Ci se ne serve, li si rimette a posto, si vive in mezzo ad essi: sono utili, niente di più. E a me, mi commuovono, è insopportabile. Ho paura di venire in contatto con essi proprio come se fossero bestie vive. Ora me ne accorgo, mi ricordo meglio ciò che ho provato l’altro giorno, quando tenevo in mano quel ciottolo. Era una specie di nausea dolciastra. Com’era spiacevole! E proveniva dal ciottolo, ne son sicuro, passava dal ciottolo nelle mie mani. Sì, è proprio così, una specie di nausea nelle mie mani”.

La sua nausea, intesa come dimensione metafisica, attribuisce anche agli oggetti circostanti il riflesso della solitudine e dell’angoscia che compongono il suo orrore di esistere. Nel caso di questi vecchi oggetti, emersi come zombi da qualche scantinato, vanno invece visti come tante piccole macchine del tempo che a distanza di anni ci fanno sentire ancora la bocca sporca di Nutella. I figli del boom economico e dell’esplosione demografica, sono un discreto numero di persone. Una generazione intera che ancora sogna la portaerei dei G.I. Joe.

Eppure lo stesso tipo di modello è applicabile anche alla generazione successiva, che brama quel Charizard gradato sfoggiato come una reliquia da youtubers di successo. Nessuno aveva la sfera di cristallo, ma ha comunque deciso di tenere con sé con sé questi frammenti di ricordi. Questa infanzia tangibile che fungerà per loro un tesoro inestimabile. Un rifugio confortevole nel quale rintanarsi, quando la vita si fa più dura. E qui scatta lo step successivo. La domanda e la richiesta. La mercificazione delle emozioni.

Matematicamente parlando, vedere i ragazzetti di adesso sbavare sull’influencer di turno mentre si pavoneggia sulla sua collezione di Pokemon, mi fa pensare a un’ipotetica nostra reazione se, trent’anni fa, avessimo visto Piero Angela mentre si segava su un cranio di T-rex. L’arte si è mercificata e il valore è cambiato, ha traslato totalmente di luogo. Portando le persone a diventare o a improvvisarsi collezionisti. Prima andavamo al Louvre, pagavamo i nostri sette euro e vedevamo la Gioconda. Hey, ho detto vedevamo. Quindi giù le zampe a tutti gli aspiranti Vincenzo Peruggia. Ma ne portavamo via comunque l’emozione, la scintilla che faceva scaturire in noi il sentimento di un’esperienza unica che uno avrebbe potuto fare solo in quella determinata occasione.

Collezionismo: fumetti Marvel

Oggi invece si creano copie industriali della medesima statuetta di Spawn con il collezionista di turno che, data la tiratura limitata si prodiga per accaparrarsi il suo esemplare da sfoggiare nella propria abitazione che ormai è diventata una cazzo di gipsoteca. Il valore non è più dato dalle emozioni, ma dal denaro. Se ne vedono tante nei negozi specializzati, gente che mentre sta acquistando un fumetto, una figures o una carta, chiede contestualmente quanto varrà tra qualche mese, in caso volesse venderla. Una volta addirittura un ragazzetto rubò qualcosa come settecento euro ai genitori nell’arco di un anno, sfilandogli banconote di piccolo taglio dal portafogli mentre dormivano. Tutto questo per comprarsi le carte più rare di Yugioh!

Bisogna tracciare una linea ben marcata tra passione, emozione e ricordo nostalgico, e tra ossessione e avarizia. Mazzarò avrebbe dovuto leggere Fight Club. I ricordi sani fungeranno da lastricato nel cammino delle nostre vite.

Post Scriptum
Non sono stato completamente sincero con voi. Quei Masters, fui io a decidere di venderli. A un mercatino di beneficienza per la lotta contro i tumori.

Collezionismo: action figures He-Man and the Masters of the Universe
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