Canyoning: un modo fico per dire torrentismo - Viaggi d'altro tipo - A.Federigi | Vai A Quel Paese - Go Face Yourself

Canyoning: un modo fico per dire torrentismo – Viaggi d’altro tipo – A.Federigi

Canyoning.A.Federigi
Erano già un paio d’anni che mi lasciavo incuriosire da alcuni volantini del CAI che pubblicizzavano un corso di introduzione al torrentismo, ma tra lavoro e università mi sono sempre trovato costretto a dover rinunciare a partecipare a causa dei vari impegni che si accavallavano inesorabili e mi tenevano lontano da Sanremo proprio nel periodo di svolgimento delle lezioni.
Quest’anno, avendo più tempo libero a disposizione ed essendo tornato nella mia città per lavorare come cameriere durante la stagione, dopo aver trovato uno di questi dépliant in un bar, mi sono deciso a chiamare per chiedere informazioni.

Il torrentismo nasce tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, per opera dello speleologo francese Édouard Alfred Martel, diffondendosi dapprima in Francia e poi, via via, nel resto d’Europa. Consiste nella discesa di strette gole scavate profondamente nella roccia, in gergo chiamate forre, percorse da corsi d’acqua e caratterizzate, di solito, da una forte pendenza: in pratica, ci si trova a percorrere il torrente a piedi seguendone la corrente, dovendo superare ostacoli come cascate, salti, scivoli naturali (toboga) e laghetti gelati, immersi nella natura incontaminata di luoghi meravigliosi, altrimenti inaccessibili.
Questo sport si pratica generalmente in gruppo, utilizzando attrezzature provenienti da altre discipline, come, ad esempio, l’alpinismo: indossati imbrago cosciale dotato di moschettoni e discensore, caschetto protettivo e muta in neoprene, si è pronti per cimentarsi con calate su corda semi-statica, arrampicate verso il basso, tuffi e toboga.

Il corso, giunto ormai alla sesta edizione, è organizzato dai membri esperti del Gruppo Speleo Torrentistico del CAI di Bordighera, diretti dall’istruttore Franco “Ike” Aichino, e ha l’obiettivo di avvicinare a questa intrigante attività sportiva chiunque voglia immergersi in ambienti incontaminati e a basso impatto antropico, apprendendo il corretto utilizzo dell’attrezzatura necessaria a discendere le gole dei torrenti, raggiungendo un certo grado di autonomia all’interno di una squadra per la progressione “in forra”. È suddiviso in quattro lezioni teoriche, alternate da altrettante uscite pratiche, durante le quali gli allievi possono applicare le tecniche apprese, sempre supervisionati dagli istruttori che garantiscono la sicurezza e il corretto utilizzo dell’equipaggiamento.
Tra gli obiettivi del Gruppo, oltre ovviamente all’esplorazione e allo studio delle grotte e dei canyon in Europa e nel mondo, vi è la diffusione delle tecniche speleologiche e torrentistiche attraverso attività didattiche riservate ai soci CAI, nonché l’attenzione e il rispetto verso gli ambienti naturali in cui viene a svolgersi tale attività.

Dopo le prime lezioni teoriche in cui ci hanno spiegato il funzionamento dell’attrezzatura e i nodi che avremo dovuto utilizzare, dopo aver provato a muovere i primi passi all’asciutto in una palestra di roccia nella splendida cornice dei monti del savonese, domenica scorsa è arrivato finalmente il momento di discendere una vera e propria forra.
Dopo esserci ritrovati al mattino presto siamo partiti in direzione Nizza per poi proseguire nell’entroterra di Coaraze verso il canyon del Ruisseau de la Planfae, luogo che i nostri istruttori avevano scelto per il battesimo di noi allievi.
Abbiamo lasciato le macchine lungo la strada, caricandoci sulle spalle l’equipaggiamento necessario e mettendoci in marcia verso l’ingresso della gola che avremo poi percorso. Camminando lungo un sentiero nel bosco da cui abbiamo ammirato, in silenzio, la bellezza del versante francese delle Alpi Marittime, siamo arrivati, in una ventina di minuti, nel punto in cui cominciava la progressione. Eccitati per la nuova esperienza che avremo vissuto da lì a poco, ci siamo infilati le mute, gli imbraghi e i caschi, preparandoci alla discesa.

L’acqua era gelida, ma complici il neoprene e la splendida giornata di sole, siamo entrati nel torrente senza problemi, seguendo in fila indiana i due istruttori, Franco e Giorgio, che hanno iniziato a far passare le corde negli ancoraggi di acciaio inox installati sulle rocce lungo il corso del fiume, fissandole con nodi esperti e moschettoni, per permetterci di calarci in tutta sicurezza dalle prime tre cascate incontrate sul nostro cammino, puntando i piedi sulle pareti scivolose da cui cadeva l’acqua dopo un salto di circa cinque metri.

Superati questi primi ostacoli, man mano che andavamo avanti nella discensione della forra, le pareti del canyon si facevano sempre più alte e ripide, stringendosi fino a formare un corridoio di roccia calcarea che ci invitava a percorrerlo, immersi in una vegetazione fitta e rigogliosa. Le pietre più disparate coloravano il letto del fiume e l’acqua limpida ci permetteva di osservare la straordinaria bellezza del fondale. Cascate, gorgoglii e mulinelli tra cui nuotavano girini e bisce d’acqua, sopra cui svolazzavano farfalle variopinte, ci hanno accolto in tutta la loro selvaggia armonia. Tra l’altro, la presenza nel gruppo di Alessandro, biologo siciliano, ci ha permesso di scoprire e apprezzare la fauna caratteristica del ruscello.

Le formazioni geologiche, proseguendo la progressione, diventavano sempre più suggestive, toccando il proprio culmine nel punto in cui, grazie allo scorrere incessante dell’acqua, l’erosione ha creato, nel corso dei secoli, uno spettacolare arco naturale di incredibile bellezza, all’interno di un laghetto profondo alcuni metri dal fondale verde.
Dopo averlo attraversato abbiamo continuato a calarci dall’alto verso il fondo valle, arrivando a percorrere un dislivello di circa duecento metri in poco più di quattro ore, tra le meglio impiegate della mia breve intensa vita.

Abituato, per passione, ai trekking e al piacere della montagna, quest’avventura mi ha regalato la possibilità di vivere il contatto con la natura in maniera davvero intensa, in modo differente da tutto ciò che avevo provato nelle passeggiate e nell’esplorazione naturalistica tra i sentieri e i boschi.
Viene in mente l’idea, mentre si discende un canyon, che, se non fosse per l’esperienza degli istruttori che ti accompagnano e per l’uso corretto dell’equipaggiamento, questo sarebbe un luogo altrimenti inaccessibile, normalmente precluso agli occhi e ai passi degli uomini.
Si ha la sensazione, seguendo la corrente dell’acqua che scende dalla montagna, di trovarsi in un luogo quasi vergine, dove han poggiato i piedi e gli occhi solo pochi eletti, un posto dove non si dovrebbe o potrebbe stare, dove mettere alla prova la naturale paura del vuoto superando le cascate e gli altri ostacoli, immersi all’interno di un ambiente così naturale e genuino da essere, almeno in teoria, inospitale per l’uomo.

“Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo”.

Per maggiori informazioni sulle attività del Gruppo Speleo Torrentistico del CAI di Bordighera potete cliccare su questi link:

http://www.caibordighera.it/gruppo_speleo_torrentistico.htm

http://speleotorrentismo.org/it

https://www.facebook.com/gruppo.speleo.torrentistico.cai.bordighera

 

Andrea Federigi

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