Bulgaria: tutto e niente, un articolo di G. Levantini || THREEvial Pursuit

Bulgaria: tutto e niente, un articolo di G. Levantini || THREEvial Pursuit


Bulgaria: tutto e niente

di Gabriele Levantini

Street art a Sofia – Bulgaria, 2017 (Photo by Gabriele Levantini)

Correva l’anno 2017, avevo una gran voglia di viaggiare e pochi soldi per farlo. Così, dopo una ricerca online, decisi che la Bulgaria faceva al caso mio. Reclutai un amico e, zaino in spalla, partimmo. In questi giorni di ostinata pandemia, mi piace ricordare i viaggi che facevo in anni più facili, riviverli per evadere dal presente e sperare nel futuro.

Attenzione ai carretti – Bulgaria, 2017 (Photo by Gabriele Levantini)

La nostra prima meta è Sofia (София). È sorprendente che i principali monumenti di quest’antichissima città siano edifici religiosi relativamente recenti: la Moschea Banya Bashi, la Sinagoga, la Cattedrale di Sveta Nedelya, la Rotonda di Sveti Georgi, la Chiesa di Bojana e altre ancora. Dei resti dell’antica Serdica invece non rimane praticamente niente, se non nel Museo Archeologico, e il luogo simbolo della città è la Cattedrale Aleksander Nevski, costruita in stile russo alla fine dell’Ottocento, all’ombra delle cui imponenti cupole si svolge un pittoresco mercatino di icone.

Non bello, ma certamente interessante da visitare, è il gigantesco monumento all’Armata Rossa, finora sopravvissuto alla furia iconoclasta che ha investito tutto l’Est Europa dopo gli anni ’90.

Ci fermiamo due giorni, poi prendiamo un’auto a noleggio e ci avventuriamo in un road trip nel quale toccheremo le principali località del paese. Attraversiamo una periferia di palazzi fatiscenti e accampamenti zingari, che degrada rapidamente in un paesaggio rurale sospeso nel tempo. Lungo le strade si incrociano carretti trainati da cavalli, contadini pelle e ossa e minuscoli villaggi di case scalcinate.

Il paesaggio pianeggiante e secco diventa via via più fresco mentre saliamo di quota, e i campi lasciano spazio alla foresta. Ci fermiamo nel piccolo paese di Kocherinovo (Кочериново) giusto il tempo di mangiare un panino con un qualche tipo di carne affumicata che un tizio cuoce sotto un albero e poi ripartiamo per il Monastero di Rila (Рилски Манастир), antica cittadella monastica patrimonio UNESCO dal 1983. Durante la nostra visita fraternizziamo con uno dei custodi che parla un italiano abbastanza buono iperché – ci racconta – aveva lavorato a Milano “in anni che vostro paese era ricco”.

Ci lasciamo alle spalle l’antico monastero, attraversiamo il villaggio collinare di Stob (Стоб) alle cui spalle si sviluppano interessanti formazioni rocciose e facciamo rotta verso Plovdiv (Пловдив), che fu la Filippopoli macedone e la romana Trimontium, dove ci fermeremo per la notte. Del suo illustre passato rimane una grande area archeologica lungo la strada pedonale Kyniaz Aleksander, che loro sostengono essere la più lunga d’Europa e che porta a una collinetta che sovrasta il centro storico. La città è molto vivace e i vicoli del quartiere Kapana sono pieni di gioia e di street art. Immancabile, come in ogni città bulgara, la moschea ottomana, con tanto di caffè annesso, il grande parco alberato e un monumento “all’esercito sovietico liberatore“.

rila bulgaria monastero
Monastero di Rila – Bulgaria, 2017 (Photo by Gabriele Levantini)

Il giorno seguente riprendiamo il nostro viaggio verso oriente, dove visiteremo la costa bulgara, divenuta celebre negli ultimi anni. Superiamo l’anonima cittadina di Karnobat (Карнобат) e ci dirigiamo verso la nostra prima meta: Sozopol (Созопол), un antico borgo marinaro purtroppo assediato da un abusivismo edilizio selvaggio. L’atmosfera troppo commerciale di questa località non ci aggrada e, dopo un breve giro, risaliamo in auto e ci dirigiamo a Burgas (Бургас), dove pernotteremo. Anch’essa è una sorta di Rimini dell’est, molto apprezzata dai turisti russi. Come per la Rimini originale, la spiaggia cittadina – Sunny Beach – non è niente di eccezionale. Alle spalle di questo carnaio per vacanzieri però si sviluppa un bellissimo parco urbano e alle spalle della città si trova un’immensa laguna salata che offre la possibilità di fare numerose escursioni.

Il giorno seguente ci fermiamo qualche chilometro più a nord, nella desolata spiaggia di Dyuni (Дюни) e ci godiamo finalmente un po’ di mare, mentre in lontananza i grandi hotel incombono come mostri sulla costa. Visitiamo successivamente l’antichissimo villaggio di Nesebăr (Несебър), che sorge su un’isola collegata alla terraferma da un istmo artificiale. È un insieme di rovine, chiese, stretti vicoli, mulini e tipiche case in legno davvero interessante, ma anch’esso circondato da palazzoni e alberghi che qui spuntano ovunque come erbacce velenose. Dopo esserci fatti spennare in un ristorante iperturistico, andiamo a Varna (Варна), vivace località di mare chiamata con eccessiva enfasi “Perla del Mar Nero“.

Campagna bulgara – Bulgaria, 2017 (Photo by Gabriele Levantini)

Purtroppo, decidiamo di dare retta a una ragazza austriaca conosciuta in ostello, la quale ci raccomanda di saltare a piè pari la commercialissima spiaggia di Golden Sands e di dirigerci a nord. Risaliamo così la costa che diventa sempre più rocciosa, mentre il mare si fa più scuro, torbo e agitato. Il paesaggio è bellissimo, ma l’acqua fa schifo. Visitiamo il fotogenico faro di Shabla (Шабла) e proseguiamo fino ai villaggi di Krapets (Крапец) e Durankulak (Дуранкулак), addossati alla frontiera con la Romania, senza trovare mai una spiaggia decente. Alla fine, per disperazione, ci fermiamo nella spiaggia di quest’ultimo villaggio, che è veramente orribile.

Con la delusione nel cuore per questa debacle marittima, facciamo volta a occidente e ci fermiamo a Ruse (Русе), cittadina in stile asburgico sulle sponde del Danubio. Le architetture raffinate degli edifici ci mostrano la passata importanza di questa località, ma il loro attuale stato ci dà la misura di quanto sia fugace la gloria del mondo. L’ultima tappa della giornata è Veliko Tarnovo (Велико Търново), città-fortezza che fu l’antica capitale del paese e che oggi è un borgo medievale sperduto sulle colline della Bulgaria centrale.

Il nostro viaggio è concluso: non ci resta che tornare a Sofia per poi rientrare in Italia. Il tragitto che ci separa si snoda nel Parco Nazionale dei Balcani Centrali. Attraversiamo località piuttosto anonime, come Gabrovo (Габрово) e Kazanlak (Казанлък), ma anche alcuni punti di interesse, come Etar (Етър), un antico villaggio rurale bulgaro ricostruito, il Monastero di Sokolski (Габровско-Соколски манастир) e il panoramico Passo Shipka (Шипка), col grandioso monumento ai caduti della guerra turco-bulgara.

Brutalismo sovietico a Sofia – Bulgaria, 2017 (Photo by Gabriele Levantini)

Ricordo che tutto sommato, la Bulgaria mi deluse un po’. Se da un lato la sua natura rigogliosa e la sua quiete hanno un certo fascino, dall’altro i suoi paesaggi non sono certo in grado di suscitare quell’anelito dell’Assoluto che i poeti romanticisti chiamavano sehnsucht. E pure i monumenti, se si pensa alla storia plurimillenaria di quest’angolo di mondo, sono piuttosto deludenti. Forse la vera bellezza di questo piccolo paese è il suo essere tutto e niente allo stesso tempo: macedone, greco, turco, russo, mittleuropeo, cristiano, musulmano, socialista e liberista. In fondo è rassicurante sapere che nel mondo esiste almeno un luogo dove gruppi ed etnie che si sono massacrati a vicenda per secoli, hanno finalmente imparato a convivere insieme.

Mercatino di icone a Sofia – Bulgaria, 2017 (Photo by Gabriele Levantini)
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