L’accesso, un racconto di A. Bogdanovic || Street Stories


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L’accesso

di Alec Bogdanovic

Illustrazione di Stefania Venuti

Non lo so, è da un po’ che non la sento vicina. E non so neanche come spiegarlo, ma è come se non fosse più come prima. Mi ricordo che i primi mesi parlavamo, stavamo al telefono fino a tardi, ma proprio tardissimo. Chiudevamo la conversazione che eravamo già in quello stato presonno, in cui non stai ancora sognando ma sei già ipersuggestionabile perché non hai più la lucidità da sveglio. Non so come si chiami esattamente, è lo stato che cercano di indurti quando vogliono ipnotizzarti. Stato sonno-veglia? Non ne sono sicuro, magari dopo lo cerco su Google.
Ultimamente invece parliamo sempre meno. Forse è anche normale che dopo un po’ il rapporto si evolva, però a me pare tutto un po’ strano, specie perché la vedo sempre online. E io alle volte le scrivo, e quando le scrivo lo vedo proprio dallo status di Whatsapp che è ‹online›. E allora succede che io le invio un messaggio alle 21.33, mentre è online, poi dopo un minuto passa offline, e allora lo status si trasforma in ‹ultimo accesso alle 21.34›, poi passa qualche altro minuto ed è di nuovo online. Non posso manco vedere se mi ha visualizzato perché ha tolto l’opzione per la privacy, altra cosa che mi rende il tutto molto sospetto. In ogni caso mi risponde con una faccina, e sono le 21.43. Ora, non è niente di allarmante in sé, ci sta che uno magari sia indaffarato e aspetti qualche minuto, anche se mi pare strano che uno sia così indaffarato da non poter mandare manco una faccina. E poi, non so, ultimamente ho l’impressione che succeda sempre più spesso, e la cosa che vorrei sapere è se non risponde perché magari sta leggendo/guardando una cosa in tv, e quello mi andrebbe pure bene, oppure se non risponde perché sta scrivendo a qualcun altro, e allora la cosa mi farebbe girare anche un po’ le palle. Non tanto perché mi stia tradendo, ma anche per una questione di rispetto mia, che magari sto aspettando una risposta e lei pensa che io abbia tempo da perdere. Basta che me lo dica: ‹Ale scusa ho da fare, ci sentiamo dopo› e mi va bene, io tranquillissimo. Al massimo, se proprio è una cosa per cui la voglio sentire subito, le dico ‹No, ma non preoccuparti, è una cosa veloce›, ma altrimenti lascio stare senza problemi. Sono il primo a cui non piacciono le relazioni tossiche e oppressive, però se vedo che è online, poi le scrivo, e lei subito dopo non è più online, il dubbio mi viene.
La prima cosa che faccio è controllare se ha fatto l’accesso a Telegram, Messenger, Instagram o qualche altra app di messaggistica. Il problema è che Instagram non aggiorna bene se sei online oppure no, ho notato che ti dà verde pure se non lo stai usando da un sacco di tempo. Che poi a me manco Telegram mi fa vedere esattamente gli orari d’accesso, e Telegram è un social che sembra fatto apposta per avere relazioni esterne e tradimenti, perché ha pure la chat con l’autodistruzione. Che poi, adesso che ho controllato meglio, l’ultimo accesso degli altri riesco a vederlo, mentre il suo no.
E se mi avesse bloccato? Probabile, io sto come un coglione ad aspettarla su WhatsApp e quella manda le foto del buco del culo su Telegram. Ma poi a chi?
Come minimo si sarà rimessa pure Tinder. Me lo sono messo apposta anch’io, ma non ho trovato niente. Ho pensato avesse l’account senza foto, e ho addirittura trovato una con descrizione ed età che potevano corrispondere, esattamente a 12 km, che è più o meno la distanza che ci separa, solo che non mi ha dato il match quindi sono ancora col dubbio. Ho anche mandato un messaggio a Fabrizio, l’amico mio, gli ho chiesto se riusciva a vedere gli accessi di Chiara su Telegram (la mia ragazza si chiama Chiara). Lui però mi ha detto che non ha proprio Telegram installato, e ora non so a chi altro chiedere perché mi vergogno a fare la figura di quello possessivo.
Il problema è che stasera vorrei dormire e invece sto di merda, a guardare la chat sul cellulare. La nostra ultima vera conversazione su WhatsApp risale alle 21.21, adesso è mezzanotte e mezza, e a mezzanotte e un quarto era ancora online. Che ha fatto per tre ore? Con chi ha parlato? Per non dire con chi si è vista…
Che uno pensa che queste cose rimangano confinate solo al web, ma non ci mettono niente a diventare reali. Un morto di fregna che le scrive su Instagram, lei mette sempre un sacco di foto, lui le commenta, lei magari gli risponde in buona fede, solo per gentilezza, e quello si mette a risponderle, magari fa una battuta divertente, lei ride, e quello pensa di aver fatto colpo. Magari con una scusa la convince a farsi dare il numero ed è un niente che comincia a sentircisi per davvero. Così alla nostra prima litigata lui è là, pronto a consolarla, e io che invece mi scrivo solo con lei la prendo nel culo e rimango qua che mi rigiro nel letto. Domani comincio pure il tirocinio e non riesco neanche a dormire al pensiero che lei se la ride mentre si fa scopare da un altro.
A questo punto mi viene solo il nervoso, perché non è giusto. Prendo e la chiamo, così glielo dico che a me non sta bene. E lei negherà, ma a me non interessa, se dobbiamo fare questa cosa della relazione ci dobbiamo impegnare tutt’e due a reggerla, così non è vita. E allora lei mi accuserà o mi dirà che ho ragione, ma comunque la situazione sarà irrecuperabile e anche se piangerà dovrò essere bravo a chiuderla comunque, dovrò essere uomo. Scorro la rubrica e faccio partire la chiamata. C’è qualcosa che vibra.
«Ma sei coglione?»
Chiara fatica a tenere gli occhi aperti mentre lo schermo del cellulare la acceca nel buio. Mi ero scordato che stasera dormiva da me.

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