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21 Novembre 2022Eventi e news / In evidenza / NewsPresentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti (aka Cecco) con live performance || 01.12.22 Giovedì 1° dicembre 2022 alle 19.30, al C4 in via Celso 12r a Firenze, ci sarà la presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti, conosciuto come Cecco. Giovedì 1° dicembre 2022 alle 19.30, al C4 in via Celso 12r a Firenze, ci sarà la presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti, conosciuto come Cecco. Il progetto Storie e basta nasce per un puro e divertente esperimento nel 2020. Si tratta di dieci brevissime storielle, favolette dal sapore agrodolce (e dai finali spiazzanti) destinate a qualsiasi adulto che dentro di sé senta l’esigenza di tornare bambino per almeno due minuti al giorno (il tempo di lettura medio di ogni racconto). Sono storie e basta, perché non hanno la pretesa di portarci in nessun mondo incantato. Sono storie che forse sono successe davvero, forse stanno succedendo in questo momento o forse succederanno a qualcuno di noi. O forse non succederanno mai, ma valeva comunque la pena di essere raccontate e lette. Presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti || Programma Alle 19.30 di giovedì 1° dicembre 2022 al C4 in via Celso 12r a Firenze inizierà la presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti aka Cecco. Il programma dell’evento: 19.30 || L’evento di presentazione sarà aperto da Antonella Saulini, che oltre a fare da moderatrice durante la serata è che la maestra della scuola primaria De Amicis di Bassa, i cui allievi hanno fatto delle illustrazioni ispirate ai racconti “Orazio” e “Alex il reporter” contenuti nel libro, che saranno proiettati. Saranno presenti anche alcuni alunni autori delle opere. 19.45 || Antonella Saulini e Cecco faranno una breve chiacchierata riguardo ai temi, alla creazione, alle influenze e alle curiosità che riguardano il libro. 20.45 || Domande dal pubblico e mini performance musicale di un paio brani del repertorio di Cecco e Cipo, cui sono stati ispirati alcuni racconti contenuti nel libro. Alla fine della presentazione Simone Ceccanti sarà a disposizione per firmare le copie del libro! Storie e basta di Simone Ceccanti aka Cecco Presentazione con l’autore e mini performance musicale Giovedì 1° dicembre 2022, alle 19.30 C4 Firenze, via Celso 12r Aggiungilo al tuo calendario: Add to Calendar Simone Ceccanti aka Cecco || Biografia dell’autore Simone Ceccanti (Empoli, 21 settembre 1992), in arte Cecco, è un cantautore e, da questo momento, anche scrittore italiano. È conosciuto (forse) ai più per essere parte del duo musicale Cecco e Cipo, in attività dal 2009; i due hanno pubblicato cinque album in studio, uno live e continuano a esibirsi in tutta Italia. Insieme vantano la partecipazione alle audizioni del talent show X Factor Italia 2014; la loro esibizione è diventata virale e, ad oggi, conta più di 7 milioni di visualizzazioni su YouTube. Insieme vincono il premio speciale MEI come band più attiva d’Italia nel 2015, e nel 2016 si aggiudicano la prima edizione del programma televisivo Strafactor. Nel 2020 Cecco partorisce l’idea del progetto Storie e basta e, grazie al supporto della casa editrice Chiria, riesce a pubblicarlo dopo due anni di lavoro. Adesso, oltre a suonare, Cecco fa anche il portiere notturno in un albergo di Firenze, ma non vi dirà quale. Aggiungilo al tuo calendario: Add to Calendar — L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online: https://threefaces.org/diventa-socio/ La quota sociale per l’anno 2022 ha un costo di € 5. Per maggiori informazioni: threefacespublish@gmail.com +39 353 4330 698 [...] Read more...
16 Novembre 2022Arte e Letteratura / THREEvial PursuitOlafur Eliasson Ciò che vedete dipende da voi di Emanuele Iavarone Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone Architetto e designer, Olafur Eliasson è uno degli artisti contemporanei più apprezzati e significativi degli ultimi trent’anni, conosciuto e ancora celebre per un’immensa e pragmatica installazione posta nel 2003 all’interno dell’atrio della Tate Modern di Londra. The Weather Project è infatti l’opera che ha definitivamente segnato un cambio nel modo in cui le persone percepiscono e interagiscono con l’arte contemporanea. Ma facciamo un passo indietro… Olafur Eliasson nasce a Copenaghen in Danimarca nel 1967. Fin dai primi anni di vita, causa la separazione dei genitori, si ritrovò a passare molto tempo in Islanda, dove il padre viveva. Artista incompreso, Eliasson Senior, amava giocare e sperimentare un po’ troppo con le sue creazioni, e forse proprio per questo non esplose mai. Ad ogni modo, di quei giorni Olafur non riuscirà più a dimenticare la riproduzione in scala uno a uno della testa di suo padre che egli usava tenere in casa su un piedistallo. Da Abstract: The art of design Crescendo si trovò quindi a confrontarsi con una figura paterna non convenzionale, che puntava a essere nonostante la passione per l’arte in Eliasson senior fosse canonicamente accostata all’apparire. Il giovane Eliasson iniziò così a disegnare e creare senza pressione e per il semplice gusto di farlo. Inoltre l’Islanda gli permise di sviluppare fin da bambino una grande passione per gli spazi aperti e la natura incontaminata, passione che ritornerà in molte delle sue opere più celebri. All’età di circa ventun anni, Olafur decise di lasciare la Danimarca e di trasferirsi in Germania. Inizialmente, tale decisione non risultò affatto facile da gestire, ma la passione e la voglia di sperimentare arte non gli mancavano e l’incoscienza giovanile fece il resto. Durante il viaggio a Berlino – città che alla fine degli anni Ottanta era attraversata da un groviglio di contraddizioni e tumulti – assistette all’abbattimento storico del Muro: quell’esperienza riecheggia ancora nella testa dell’artista, tanto da essere stata ed essere tuttora d’ispirazione per più di un’opera. In ogni caso, il fermento socio-culturale risultante dalla caduta del Muro spinse la città e i suoi abitanti a reinventarsi, riscoprirsi e a essere vivi come mai prima. Aver attraversato e superato anche questa difficoltà portò rapidamente Berlino tra le città più adatte ad ospitare e ispirare tutti quegli artisti e attivisti che in quegli anni cercavano nuova linfa vitale. È in questo contesto che il giovane Eliasson inizia iniziò a confrontarsi e trarre ispirazione da tutto il suo background culturale. Nei suoi primi anni di attività Olafur si interessò molto a ciò che riempiva lo spazio, quell’elemento invisibile che non è solo aria. Ma come poteva mostrare il Nulla? Una delle sue prime opere, nonché trampolino di lancio verso il grande pubblico, è Beauty che espone per la prima volta nel 1993. La particolarità di quest’opera consisteva nel tentativo di riprodurre un arcobaleno, ed è qui che Olafur inizia a mescolare assieme arte e scienza. Se si sa come funziona un arcobaleno, non c’è nulla di complicato. Tutto dipende da tre elementi: l’angolazione dell’occhio che guarda, la goccia d’acqua e la luce che vi passa attraverso. Così, mettendo insieme degli ugelli che spruzzavano acqua nebulizzata e dei faretti, lo spettatore, se posizionato nella parte giusta della stanza, poteva vedere l’arcobaleno. Questo fece riflettere molto l’artista sul concetto di spettatore e sul concetto di spazio. Questo infatti, nella visione di Eliasson, deve essere totalmente funzionale a colui che osserva poiché, quando quest’ultimo lascia la mostra e la stanza rimane vuota, viene a mancare un componente dell’opera stessa (in questo caso l’occhio) e quindi non c’è neanche più arte. Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone Il suo lavoro dopo quella rivelazione non fu più creare, ma piuttosto esplorare il concetto di ciò che chiamiamo verità, che ora come non mai dipendeva per lui dai vari punti di vista: è lo spettatore che crea la realtà attraversando lo spazio; è lo spettatore a trasformare le idee dell’artista in arte. “Ciò che vedete dipende da voi” Olafur Eliasson Negli anni successivi al primo grande successo Olafur iniziò a studiare la luce e il modo in cui si formano i colori. Fu così che quasi alla fine degli anni Novanta, esplorando l’affascinante mondo dell’ottica e della luce, si ritrovò a confrontarsi con una lampada monofrequenza e la sua straordinaria caratteristica. Essa infatti, non emettendo nessuna luce bianca, era in grado di limitare la percezione dei colori visibili all’interno di una stanza, mostrando solo tonalità del giallo e del grigio. Nacque così Room for One Color, un’intera sala in cui venivano collocate sul soffitto luci monofrequenza. Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone “ di trovarsi in uno spazio monocromo varia certamente a seconda del visitatore, ma l’impatto più evidente della luce gialla è la consapevolezza che la nostra percezione venga assorbita: diventiamo consapevoli dell’esistenza di un filtro rappresentativo, improvvisamente ci accorgiamo che la nostra vista semplicemente non è oggettiva e con ciò riusciamo a vedere noi stessi sotto una luce diversa” Olafur Eliasson Durante la prima esposizione, nel 1997, gli fu proposto di posizionare una rosa rossa in un vaso sul pavimento così che il visitatore, guardandola, potesse accorgersi che non era più rossa. Olafur si rifiutò perché a quel punto la protagonista della stanza sarebbe stata la rosa e non le sensazioni dei visitatori. “A volte siamo ossessionati dal come e perdiamo di vista il perché facciamo ciò che facciamo” Olafur Eliasson All’inizio del nuovo millennio l’artista iniziò a prendere coscienza del problema ambientale e, lavorando a stretto contatto con il direttore della Tate Modern di Londra, concepì un progetto che avrebbe interessato l’intero atrio, una sala molto alta e con una volumetria molto abbondante a disposizione. Come prima cosa, riprodusse l’intero atrio in scala all’interno del suo laboratorio d’arte, dopo di che iniziò a pensare nuovamente a come rendere visibile lo spazio vuoto occupato dall’aria che aveva a disposizione. Gli venne in mente così di far invadere l’atrio da del vapore e di far installare una serie di specchi sulle pareti laterali più alte e sul soffitto, in modo da far percepire al pubblico la stanza come più grande, ingannando il cervello e di conseguenza l’occhio umano. Infine decise di utilizzare nuovamente la luce monofrequenza, creando una mezza sfera che si rifletteva nel soffitto specchiato, dando ancor più l’impressione di una stanza senza limiti. Dopo averla testata varie volte in altre opere, era infatti arrivato alla conclusione che essa fosse in grado di far provare a chi la guardava una sorta di sensazione ultraterrena di rilassatezza, che unita alla nebbia e alla forma sferica dava l’effetto di un vero e proprio cielo artificiale. Nacque così nel 2003 The Weather Project, punta di diamante delle installazioni di Olafur Eliasson, anche grazie ai due elementi principali delle prime due opere citate, nebbia e luce monofrequenza, che oramai lo caratterizzano ma non definiscono. The Weather Project, Olafur Eliasson, 2003. Infatti la produzione di Olafur non è solo legata a installazioni e opere d’arte, ma anche ad architettura e design. È lui infatti il primo a sviluppare e successivamente utilizzare la simmetria pentamera come forma architettonica strutturale. Ma questo è solo uno dei progetti architettonici portati avanti da Olafur in tutto il mondo, progetti innovativi e mai banali dove si cerca sempre di far comunicare l’architettura con le caratteristiche morfologiche della regione in cui viene costruita. Oramai riconosciuto come attivista ambientale, nel 2014 concepì un’opera utilizzando del vero ghiaccio proveniente dalle calotte polari. Ice Watch, opera concepita con lo scopo di sensibilizzare il maggior numero di persone, consisteva nell’esporre in più piazze tra Londra e Parigi dei blocchi di ghiaccio lasciando che i passanti li toccassero e ci interagissero, rendendosi conto del loro scioglimento. Ice Watch, Olafur Eliasson, 2014. Per questo e molto altro Olafur Eliasson è oramai considerato uno degli artisti più famosi al mondo e finalmente, dopo piccole e sporadiche esposizioni sparse per l’Italia, sbarca a Firenze con la mostra più grande mai realizzata nel bel paese intitolata Nel tuo tempo. All’interno della mostra organizzata a Palazzo Strozzi si possono ritrovare alcuni tra i suoi più grandi successi, ma anche opere inedite come l’imponente Under the Weather, esposta all’interno del cortile aperto al pubblico, in cui l’artista utilizza il cosiddetto “effetto moiré”, un particolare effetto ottico che dona all’opera uno sfarfallio o interferenza visiva, per far sembrare l’opera viva e in continua trasformazione davanti ai nostri occhi. Entrando nel Piano Nobile poi si possono ammirare anche opere concepite ad hoc per Palazzo Strozzi, come Triple Seeing Survey, Tomorrow e Just Before Now. In queste installazioni, composte principalmente da faretti colorati che proiettano l’immagine delle finestre su pannelli verticali, si possono apprezzare tutte le irregolarità del vetro di cui sono composte, facendo risaltare bolle, graffi e polvere, consentendo ai visitatori di prendere coscienza del vetro come membrana che separa l’interno dall’esterno. Questa superficie “mediatrice” ha una fondamentale funzione protettiva, ma consente anche la comunicazione visiva. Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone Attraverso le sue opere, l’artista ci porta a interrogarci su quello che noi percepiamo come realtà, ma che in verità è una mera creazione artistica. Creazione artistica che sovverte e modifica la percezione degli spazi. Il pubblico ha così l’occasione di relazionarsi al luogo in cui si trova con una consapevolezza nuova e unica. Ogni spettatore sarà quindi immerso in una realtà tutta da scoprire, in un’alchimia di storia e contemporaneità che crea qualcosa di totalmente nuovo, da vivere qui e ora, nel tuo tempo. [...] Read more...
11 Novembre 2022Eventi e news / In evidenza / NewsGiovedì 24 novembre alle 19.30 al C4 – Centro di Contaminazione creativa e culturale (via Celso 12r) si terrà la presentazione di Graffiti per pranzo di Yuri Romagnoli, in arte Hopnn. Il 24 novembre alle 19.30 al C4 in via Celso 12r a Firenze ci sarà la presentazione di Graffiti per pranzo, la prima pubblicazione di Yuri “Hopnn” Romagnoli, edita da Three Faces e realizzata da Ocra Stamperia.  Sarà anche l’occasione per chi ha effettuato il pre-order di ritirare personalmente la propria copia dell’opera (insieme alla stampa in linoleografia numerata, realizzata e firmata da Hopnn, riservata ai primi 66 pre-order) e avere un confronto diretto con l’autore. Scopri Graffiti per pranzo Graffiti per pranzo di Hopnn Graffiti per pranzo è la prima pubblicazione di Yuri Romagnoli, in arte Hopnn, edita da Three Faces: un viaggio culinario e artistico che attraversa tutte le regioni italiane, in cui ricette tipiche delle tradizioni regionali italiane sono le protagoniste indiscusse non solo dell’opera, ma anche della sua genesi.  Sì, perché è per quei piatti tipici e le loro ricette che Hopnn ha affrontato il lungo viaggio nella penisola, offrendo murales in cambio di quei sapori e saperi preziosi. Graffiti per pranzo è un libro di ricette tipiche italiane regionali.  Graffiti per pranzo è un libro illustrato. Graffiti per pranzo è un libro che testimonia il viaggio del suo autore.  Graffiti per pranzo è un libro sull’arte, da quella muraria a quella culinaria. Presentazione di Graffiti per pranzo di Hopnn Giovedì 24 novembre 2022 al C4 in via Celso 12r a Firenze ci sarà la prima presentazione di Graffiti per pranzo di Hopnn, edito da Three Faces e realizzato da Ocra Stamperia. Sarà l’occasione per ritirare personalmente la copia prenotata in fase di pre-order (e per i primi 66 che hanno effettuato il pre-order, lo ricordiamo, anche la stampa in linoleografia numerata, realizzata e firmata da Hopnn) e avere un confronto diretto con l’autore, che condividerà in prima persona l’esperienza del viaggio e della stesura dell’opera. Scopri Graffiti per pranzo Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “PARTECIPAZIONE CULTURALE”, il Bando tematico che la Fondazione dedica al sostegno di programmazioni culturali finalizzate a potenziare la partecipazione attiva della comunità locale e l’inclusione sociale delle periferie. L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online: https://threefaces.org/diventa-socio/La quota sociale per l’anno 2022 ha un costo di € 5. Per maggiori informazioni:threefacespublish@gmail.com+39 353 4330 698 [...] Read more...
3 Novembre 2022Eventi e newsIl Sosia di Dario Landi || Presentazione con l’autore || 10.11.22 Giovedì 10 novembre 2022 alle 19.30 al C4 a Firenze ci sarà la presentazione de Il Sosia di Dario Landi, il suo romanzo d’esordio edito da Scatole Parlanti. Giovedì 10 novembre, dalle ore 19.30 presso C4 – Centro di Contaminazione Creativa e Culturale in via Celso 12r a Firenze, presenteremo Il Sosia, edito da Scatole Parlanti, romanzo d’esordio di una nostra vecchia e cara conoscenza: Dario Landi. Se seguite StreetBook Magazine avrete letto sicuramente alcuni dei suoi racconti, solitamente accomunati da un profondo e radicato sentimento antifascista. Siamo quindi molto felici di ospitare la presentazione della sua opera prima, incentrata proprio sulla figura di Mussolini alla fine della Seconda Guerra Mondiale. “Fine aprile 1945. Un gerarca in fuga fa sosta nella canonica di un paese durante il suo viaggio verso il Vaticano. Severino ha segregato il parroco e ne ha preso il posto: l’occasione di riscatto che attende da una vita è vicina. Travestito da prete, aspetta che la sua vittima arrivi per ucciderla e diventare un eroe, cambiando il destino dell’Italia e la storia. Quando la porta si spalanca, però, Severino rimane sconvolto: di fronte a lui non c’è un qualunque gerarca, bensì Benito Mussolini. L’uomo vacilla allibito, mentre la persona che ha davanti dice di essere solo un sosia del duce. Entrambi si affrontano in una notte di tormenta e sofferenza. Ognuno dei due cerca di smascherare le bugie dell’altro ma l’interminabile dialogo è una discesa in un inferno di ricordi.” Chi è Dario Landi Dario Landi è nato a Borgo San Lorenzo (FI) nel 1981. Dopo gli studi in Storia e Scienze della formazione, ha completato un master in Editing e scrittura dei prodotti audiovisivi a Torino. Insegnante di italiano a stranieri ed educatore, collabora in qualità di sceneggiatore per Toscana Tv. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su “Bomarscé”, “Offline” e “StreetBook Magazine”. Il Sosia di Dario Landi || Presentazione con l’autore || 10.11.22 Appuntamento quindi a giovedì 10 novembre al C4 in via Celso 12r a Firenze in compagnia dell’autore e del nostro Andrea Biagioni, che accompagnerà la chiaccherata. Il Sosia di Dario Landi || Presentazione con l’autoreGiovedì 10 novembre 2022, alle 19.30C4 Firenze, via Celso 12rAggiungilo al tuo calendario:Add to Calendar L’evento sarà inoltre un’occasione speciale – per chi ancora non ne avesse avuto la possibilità – di ammirare la mostra attualmente in visione presso il C4 – Centro di Contaminazione Creativa e Culturale “A musical Bad Trip || Un’Odissea musicale del Professor Bad Trip” ispirata al genio del compianto artista spezzino, scomparso nel 2006. L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online: https://threefaces.org/diventa-socio/La quota sociale per l’anno 2022 ha un costo di € 5. Per maggiori informazioni:threefacespublish@gmail.com+39 353 4330 698 [...] Read more...
2 Novembre 2022THREEvial Pursuit / Varie ed eventualiChe cos’è questo golpe? Io so di Pier Paolo Pasolini Una breve (spero per voi) ma doverosa premessa a questo particolare THREEvial Pursuit. Come ben sapete ormai, a Pier Paolo Pasolini abbiamo dedicato un intero numero di StreetBook Magazine. Le motivazioni di quella scelta le abbiamo puntualmente spiegate nell’editoriale che quel numero apre e che – ma anche questo lo sapete – non solo fisicamente ma anche online, accedendo direttamente alla home page di questo sito. Non voglio quindi mettermi qui a ripetere quanto già impresso su carta, mi limiterò a sintetizzare quanto sottinteso in quell’editoriale e cioè che il nostro intento era quello di fornire un accesso a chi ci legge, che conducesse alla effettiva riscoperta di uno degli intellettuali fondamentali del nostro Novecento: ripeto, una riscoperta che fosse effettiva e non di pura facciata, per il solo gusto snob di dimostrare che il Pasolini lo si sa maneggiare. Spesso, infatti, dietro all’invito a leggere Pasolini, a guardare i suoi film e a riflettere sui suoi scritti, non c’è altro che una spinta narcisistica: si scrive di Pasolini sui giornali o sui siti, si parla di Pasolini in tv o sui social, solo perché si vuole che gli altri ci leggano, ci ascoltino e ci dicano quanto siamo stati bravi ad analizzarlo, a capirlo, ad attualizzarlo; e quindi, in realtà, quello che molti fanno è un mero atto di masturbazione intellettuale. Per questo, ci siamo tenuti il più lontano possibile dall’atto di “parlare di Pasolini” oltre lo stesso necessario per il citato numero di StreetBook e ci siamo “limitati” semplicemente a reinterpretare artisticamente la sua opera (nel caso specifico, quella cinematografica). E laddove non era possibile per la natura stessa delle rubriche di StreetBook (si vedano l’Indubbiamente o l’intervista a Marco Boba), si è cercato non di parlare di Pasolini, ma del nostro tempo e quindi dell’attualità ma attraverso l’opera e la biografia di Pier Paolo, che è cosa ben diversa dall’attualizzare Pasolini stesso, poiché la sua attualizzazione rivela nella gran parte dei casi una forzatura ideologica di fondo che ne snatura i significati. Quindi, anche in questo 2 novembre, a 47 anni esatti dalla sua morte, non vi proponiamo una nostra riflessione su di lui, ma la lettura di uno dei suoi articoli più celebri, uscito il 14 novembre 1974 sul Corriere della Sera e intitolato appunto “Che cos’è il golpe? Io so“, apparso poi nella raccolta Scritti corsari. Anche qui, la scelta non è casuale e risponde a una specifica esigenza, una battaglia se vogliamo necessaria in un Paese nel quale la memoria storica è funzionale solo se non è “divisiva”, un termine come un altro per definire le ferite “scomode” della nostra storia repubblicana. Del resto, lo stesso Pasolini viene tutt’oggi considerato “divisivo” e se in questo anno lo si celebra in nome della sua nascita, lo si fa solo perché non si può farne a meno: tutto sommato basta iconicizzarlo e istituzionalizzarlo, che sarebbe a dire “annacquarlo” per “conformarlo”, per renderlo il più inoffensivo possibile nell’attesa che questo maledetto centenario finisca e si possa tornare a dimenticarlo, tirandolo fuori per opportunità di citazionismo e qui si torna alla masturbazione intellettuale. Atto di ben altra natura sarebbe rendere veramente Pasolini parte della nostra storia culturale, magari inserendolo nei programmi scolastici e facendolo scoprire almeno agli studenti delle superiori, ma figuriamoci… gli studenti “devono ignorarlo”, come devono ignorare quegli stessi spinosi argomenti che Pasolini affronta nell’articolo che leggerete – e che fanno parte anche della sua opera e della sua vicenda personale, motivo in più per affrontarlo nella maniera più superficiale e indolore possibile nelle aule. Non a caso, fatti ormai storici come le stragi, la strategia della tensione (e oltre) sono ancora ferite scomode, perché strettamente legate ai giorni nostri e quindi, nel dubbio, meglio relegarle nei libri di storia scolastici a una cinquantina di righe su un totale di 500 pagine (prendete un libro di storia delle superiori e verificate se dico il falso). Nell’ignoranza, si vota con il cuore più leggero e, dal momento che questo metodo didattico ha ben dato i suoi frutti in passato con le generazioni precedenti, perché cambiarlo. E infatti, non è cambiato. Ma sarebbe un discorso troppo corposo da affrontare adesso e credo di essermi io stesso dilungato oltre il necessario. Anche per questo, verrà il suo momento. Se però, nell’attesa, vi interessa verificare ulteriormente la natura delle mie affermazioni, provate a chiedere a uno studente di quarta o quinta superiore se hanno sentito parlare di piazza Fontana e del 2 agosto 1980; chiedetegli anche se si ricordano o sanno chi sono gli autori e chi i mandanti veri o presunti di quelle stragi: rimarreste stupiti di quanto poco le nostre ragazze e i nostri ragazzi sappiano di quegli eventi. E di certo, la colpa non è loro. Andrea BiagioniDirettore di StreetBook Magazine Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”. Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile. Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all’editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi. Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale. Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi. Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi – proprio per il modo in cui è fatto – dalla possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere. Ma non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l’Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell’altro. Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo. La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l’altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l’ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l’opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere. Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch’essi come uomini di potere. Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch’essi hanno deferito all’intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l’intellettuale viene meno a questo mandato – puramente morale e ideologico – ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore. Ora, perché neanche gli uomini politici dell’opposizione, se hanno – come probabilmente hanno – prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono – a differenza di quanto farebbe un intellettuale – verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch’essi mettono al corrente di prove e indizi l’intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com’è del resto normale, data l’oggettiva situazione di fatto. L’intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento. Lo so bene che non è il caso – in questo particolare momento della storia italiana – di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l’intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che – quando può e come può – l’impotente intellettuale è tenuto a servire. Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l’intera classe politica italiana. E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi “formali” della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista. Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico – non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento – deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi. Probabilmente – se il potere americano lo consentirà – magari decidendo “diplomaticamente” di concedere a un’altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon – questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.14 novembre 1974 [...] Read more...
26 Ottobre 2022Eventi e news / NewsGiocare col C4 || Serata giochi creativi + scacchi || 06.11.22 Tornano al C4 le serate di giochi creativi con la serie di eventi Giocare col C4! E lo faremo in grande stile con Cluedo e Cards Against Humanity, due giochi che tireranno fuori il lato più oscuro di ogni giocatore, tra omicidi da risolvere e umorismo cattivo. Domenica 6 novembre 2022 al C4 dalle 20.00 riprenderà la serie di eventi Giocare con C4, con Cluedo e Cards Against Humanity (e gli immancabili scacchi). Prenota il tuo posto, hai tempo fino a mezzogiorno di domenica! Giocare col C4 || Cluedo Cluedo è ambientato nella dimora Tudor Hall. Ogni giocatore rappresenta un personaggio, ospite nella casa, in cui è avvenuto un omicidio: dopo la morte dell’anziano proprietario, sir Hugh Black, suo nipote, il dottor Black, aveva scoperto delle cose strane sullo zio morto e, il giorno del suo trentesimo compleanno, viene assassinato.I giocatori rivestono il ruolo di sospettati e tentano di risolvere l’omicidio per essere scagionati. Scopo del gioco è quindi risolvere il caso, arrivando a determinarne tre aspetti: l’autore, l’arma e la stanza dove si è verificato il delitto. Giocare col C4 || Cards Against Humanity Carte contro l’umanità è un gioco da tavolo americano, basato sul sarcasmo e sull’ironia dei suoi stessi giocatori. Il suo titolo è un riferimento alla frase Crimini contro l’umanità, in allusione al suo contenuto politicamente scorretto: lo scopo del gioco è infatti creare delle coppie domanda-risposta basate sull’humor nero, ad esempio: “Cosa ha fatto finire la mia precedente relazione? – Uno straccio imbevuto di etere”. Programma della serata H. 20.00 || Mangiamo una pizza tutti insieme e conosciamoci meglio in vista dei giochi! H. 21.00 || Giochiamo! Prenota il tuo posto, hai tempo fino a mezzogiorno di domenica! Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “PARTECIPAZIONE CULTURALE”, il Bando tematico che la Fondazione dedica al sostegno di programmazioni culturali finalizzate a potenziare la partecipazione attiva della comunità locale e l’inclusione sociale delle periferie. L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online.La quota sociale per l’anno 2022 è di € 5.Per maggiori informazioni:threefacespublish@gmail.com+39 353 4330 698 [...] Read more...

Three Faces è un’Associazione Culturale senza scopo di lucro: ciò che ci muove e spinge avanti è la speranza in una rinascita culturale che passi attraverso la lettura, le arti visuali e la comunicazione, in controtendenza al modello apatico e passivo prevalente ai giorni nostri.

Parte dei soci volontari Three Faces dopo un evento (2018).
Una parte dei soci volontari Three Faces dopo un evento di presentazione di StreetBook Magazine (Prato, 2018).

2 commenti su “Home

  1. Ciao!
    Vi seguo con interesse da un po’ !
    Non sono giovane, no!
    Se antirazzisticamente vi interessa qualcosa da qualcuno anagraficamente più grande di voi …… avrei un piccolo piccolo scritto per Venezia , un’altro su San Giovanni ( si! Quello dei Fuochi !!!) e un altro sul Leone di Kabul ( hi hi hi , siete giovani , forse non ve lo ricordate ! )
    Boh, fatemi sapere !
    A me piacerebbe collaborare !

    1. Ciao Maria Giovanna! Ti ringraziamo tanto per l’interesse, per noi l’età non è un problema 😉 Perché non ci scrivi a threefacespublish@gmail.com?
      P.s. Scusa del ritardo della risposta, ma il tuo commento era finito in spam e l’abbiamo trovato solo ora!

I commenti sono chiusi.

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