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StreetBook Magazine #25

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30 Novembre 2022THREEvial Pursuit / Varie ed eventualiLettera aperta Consultazione popolare dal 1° all’11 dicembre Collettivo di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze Graphic by Alessio Atrei Per il THREEvial Pursuit di oggi ci sentiamo in dovere di pubblicare, promuovere e divulgare l’ennesimo gigantesco passo della lotta portata avanti dal Collettivo di Fabbrica dei Lavoratori Gkn Firenze. Dal 1° all’11 dicembre, il Collettivo ha infatti indetto una “Consultazione Popolare” su un quesito fondamentale per il futuro dello stabilimento di Campi, dei lavoratori e delle lavoratrici della fabbrica: deve o non deve esserci l’intervento pubblico in Gkn, per salvare e far ripartire la fabbrica? E in che modalità deve essere attuato questo intervento? Per questo, il Collettivo ha scritto una lettera aperta alla città di Firenze e non solo, in cui viene spiegato – certamente meglio di quanto potremmo fare noi – motivazione e modalità di questa consultazione. Lettera che pubblichiamo con enorme piacere. In questi (quasi) due anni di lotta, il Collettivo non si è certamente risparmiato tra: manifestazioni a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone; tour nazionali per raccontare la loro battaglia sociale e sostenere quelle di altre realtà che come loro sono state fagocitate da finanziarismo, delocalizzazioni e sfruttamento nel silenzio assordante della politica di ogni colore; infine, proteste che hanno fatto e faranno Storia, come quella che un paio di settimane fa ha portato all’occupazione di Palazzo Vecchio (roba che non si vedeva giusto da qualche secolo). Tutti avvenimenti e situazioni che abbiamo seguito, a cui abbiamo partecipato e che, non lo neghiamo, ci hanno fatto davvero risollevare la testa, tornando a farci pensare che, forse sì, oggi è più che mai ‘un altro mondo è possibile’, come recitava un concetto molto in voga vent’anni o una vita fa e che dovrebbe essere aggiornato, perché un altro mondo ora non è possibile, è necessario. Approfittiamo della situazione quindi per anticiparvi che, presso la nostra sede C4 – Centro di Contaminazione Creativa e Culturale in via Celso 12r, verrà creato un punto seggio per partecipare alla suddetta consultazione (data e orario verrà annunciata quanto prima attraverso i nostri canali social). Ci sembra il modo migliore per contribuire alla causa, anche se vorremmo sempre fare di più di quello che facciamo, perché rispetto a quanto sta facendo il Collettivo per tutti noi e quando diciamo tutti non intendiamo solo la nostra associazione, ma parliamo anche di voi e vi basterà ripercorrere la loro storia per capirlo. Anche per questo ci invitiamo a leggere questa lettera e a dire la vostra sul futuro della fabbrica e di chi quella fabbrica ha mandato avanti per anni. E non stiamo certo parlando di colui che ufficialmente oggi la possiede e di chi l’ha posseduta in passato. La redazione Lettera aperta a realtà sociali, associative di ogni natura, sindacali, esercenti solidali, artiste e artisti solidali, semplici lavoratrici, lavoratori, studentesse e studenti, cittadine e cittadini. Ci hanno chiamati “Quattro F”. Dove due di queste quattro “f”, stanno per “la fabbrica di Firenze”. Forse pensavano di fare uno spot. Noi invece è quello che ci sentiamo nei fatti: la fabbrica di Firenze. Chiediamo che Firenze, con tutta la sua provincia, trovi le vie, i modi, per dire la propria su questa fabbrica che le appartiene per mille motivi. Firenze l’ha già fatto con due manifestazioni, il 18 settembre e il 26 marzo, e con mille attestati di solidarietà. Ci siete stati appiccicate e appiccicati. Vi chiediamo di continuare a farlo, in una forma più complessa perché più complessa è la situazione. Dall’1 all’11 dicembre abbiamo convocato una consultazione popolare su un quesito a favore o contro l’intervento pubblico in Gkn e alle sue modalità di attuazione. Tale consultazione è completamente autogestita, nella massima serietà e impegno da parte nostra. Abbiamo predisposto urne, registri, schede. Ma perché possa riuscire, deve basarsi sul protagonismo di tutte e tutti. Vi chiediamo di votare, fare votare, pubblicizzarla sui vostri social e sui vostri canali di comunicazione. Ma vi chiediamo anche di predisporre e aiutarci a predisporre punti di seggio. Che siate una associazione, una camera del lavoro, un esercizio commerciale, un caseggiato, un centro sociale, una parrocchia o semplicemente che vogliate aiutarci a tenere i banchetti per la città, questa consultazione riesce come sforzo collettivo o non riesce affatto. Siamo consapevoli del suo valore simbolico, ma al contempo della potenzialità di un atto che può scrivere un piccolo pezzo di storia. Partecipare alla consultazione comunque è un gesto di solidarietà, accettare o rigettare il quesito dipende se condividete o meno il nostro punto di vista. Proviamo a spiegarlo. L’attuale proprietà di Gkn non ha un piano industriale. E se ce l’ha è insufficiente. Lo diciamo alla luce di dieci mesi di tavoli istituzionali e incontri negoziali. Potremmo fornire ogni evidenzia a riguardo (per la cronaca i verbali del Mise sono pubblici e facilmente reperibili su internet). Ma non c’è semplicemente più tempo per questo. La fabbrica è ferma, brucia liquidità, noi siamo senza stipendio. Ogni giorno senza stipendio è un licenziamento mascherato. Non ci sono le lettere di licenziamento sul tavolo, ma c’è un meccanismo che sta bruciando comunque posti di lavoro. L’attuale proprietà ha ammesso che senza intervento pubblico, sia in forma di sostegno pubblico all’investimento sia sotto forma di ammortizzatore sociale, la fabbrica non può ripartire. Ma tale intervento pubblico manca perché manca un vero piano industriale. E questo giudizio oggi è condiviso da una molteplicità di soggetti istituzionali e dall’interezza delle organizzazioni sindacali. Non solo, da quel che ci è dato sapere, è l’azienda che non ha fornito la documentazione necessaria agli organi competenti per accedere a fondi pubblici e allo stesso ammortizzatore sociale. Siamo quindi al paradosso di un soggetto privato che lamenta a mezzo stampa di essere stato lasciato solo dal pubblico e contemporaneamente non mette in condizione il pubblico di intervenire. E getta nella disperazione oltre 300 famiglie, sperando forse che questa sia la carta da giocarsi ai tavoli. Paradossale anche l’accusa che ci viene mossa di impedire l’accesso allo stabilimento. Cosa che può essere facilmente smentita dai fatti. L’assemblea permanente è in lotta per il lavoro e viene meno o continua nella misura in cui il lavoro manca. Ciò a cui ci opponiamo, insieme a tutte le organizzazioni sindacali, è semplicemente lo smantellamento della fabbrica senza garanzie di natura industriale e societaria sulla sua ripartenza. Se c’è qualcuno che non è stato con le mani in mano, ma ha tentato in tutti i modi e privo di strumenti adeguati, di riprogettare la partenza della fabbrica, questi siamo stati noi. Non abbiamo mai chiesto l’assistenza per l’assistenza. Assieme a realtà territoriali e competenze solidali, abbiamo messo in piedi un gruppo di reindustrializzazione, formato una associazione per dare una soggettività giuridica alla nostra azione che abbiamo chiamato “Aps Soms Insorgiamo” (Società di Mutuo Soccorso Insorgiamo verrà inoltre presentazione nella giornata campale di domenica 4 dicembre, ndr), provato a predisporre reti mutualistiche per rafforzare la solidarietà reciproca. Chiediamo l’intervento pubblico con pubblica finalità e controllo pubblico. A partire dalla messa a disposizione dello stabilimento al lavoro progettuale collettivo che abbiamo sopra descritto. L’accordo quadro del 19 gennaio ha formato un comitato di proposta e di verifica che può e deve diventare la sede attraverso cui lo stabilimento viene messo a disposizione delle proposte derivanti da soggetti pubblici, privati e dallo stesso associazionismo operaio. E a sua volta l’intervento pubblico in Gkn deve tenere in considerazione che la “fabbrica di Firenze” deve essere funzionale alle esigenze complessive del territorio, produttive e sociali. Questo è il senso di “Fabbrica pubblica e socialmente integrata”. L’alternativa in Gkn quindi attualmente è tra intervento pubblico e fallimento. L’alternativa in Gkn non è tra intervento pubblico o privato. Ma tra intervento pubblico a coprire le colpe e i costi generati dal privato o un intervento pubblico vincolato a pubblica utilità, finalità pubblica. Noi siamo arrivati fin qua non per vezzo né per convinzione ideologica. Noi l’8 luglio stavamo producendo semiassi. Le convinzioni che siamo venuti maturando da quel giorno sono sorte in risposta alla delocalizzazione e ai licenziamenti. “Insorgiamo”, motto di origine prima risorgimentale e poi partigiana, è stato il motto che ci siamo dati per evidenziare come qua non si tratta solo di noi dipendenti Gkn. Ma di un “noi” ben più ampio. Ed è con l’esperienza stessa che siamo arrivati alla profonda convinzione che Gkn riparte come esperimento collettivo, sociale, basato sull’intervento pubblico o non riparte affatto. Quanto stiamo tentando è completamente nuovo e al contempo affonda pienamente le radici nella storia di questo nostro territorio. Noi siamo il territorio delle Società di Mutuo Soccorso, come quella di Peretola o Rifredi. Noi siamo il territorio della Flog, nata dalle Officine Galileo. Siamo il territorio della Fonderia delle Cure che fu rilevata dal Comune e data in gestione ai lavoratori visto l’immobilismo della proprietà. Siamo il territorio di gloriose lotte per il lavoro come alla Ginori, alla Galileo, alla Pignone. Ma siamo purtroppo anche il territorio di ferite aperte come Electrolux e Bekaert. Qua non deve finire in quel modo. Siamo chiamati a scrivere una storia diversa. Non c’è niente di più “fiorentino” di quanto stiamo facendo. E al contempo qua si riscrive forse una modalità generale di approccio alle crisi industriali e alla capacità collettiva di progettare futuro. Per questo siamo tutte e tutti coinvolti. La scelta è se esserlo passivamente o attivamente. Per partecipare alla consultazione, tutti i punti voto sono aggiornati su www.insorgiamo.org. Per segnalarci la disponibilità a fare da “seggio”, scrivete whatsapp al 347864681 o compilate questo form: https://forms.gle/TzSfm4prpGsXNpbt5 La Rsu ex Gkn e il Collettivo di Fabbrica [...] Read more...
29 Novembre 2022Eventi e news / In evidenza / NewsGiovedì 15 dicembre alle 19.30 al C4 – Centro di Contaminazione creativa e culturale (via Celso 12r) si terrà l’inaugurazione de Le ceneri dell’esultanza, art expo personale di Marco Pace feat Alessandro Gori (aka Lo Sgargabonzi) e il live set di Dai/die610666. Il 15 dicembre alle 19.30 al C4 in via Celso 12r a Firenze ci sarà l’inaugurazione della art expo personale di Marco Pace Le ceneri dell’esultanza, con la partecipazione di Alessandro Gori (aka Lo Sgargabonzi) e live set psicotico di Dai/die610666. “Quello evocato e tracciato da Marco Pace è uno strano tipo di labirinto divinatorio, una spirale quantica della preveggenza che interroga possibilità inesprimibili, potenzialità che languono al centro di visioni accecanti, mondi appena sbocciati nella combustione della memoria.Dall’aruspicina tradizionale, Pace trae il gusto per l’enigma, ma ad essere interrogate non sono qui viscere sanguinanti o voli di uccelli, ma ceneri nere, risultanti da roghi appiccati in forma di costellazioni su vasti laghi di sale che offrono superfici sconfinate per il materializzarsi delle profezie.E dalle ceneri, vivificate da abbacinanti luci nucleari che dialogano con più sommessi bagliori nel digradare dei mezzi toni, ecco scaturire i sogni frattali, le fantasie inusitate e i giochi combinatori, fino alla composizione cangiante di un poderoso Libro dei Mondi.” Elia Tazzari Le ceneri dell’esultanzaArt expo personale di Marco Pace feat Alessandro Gori (aka Lo Sgargabonzi) e live set di Dai/die610666Giovedì 15 dicembre 2022, alle 19.30C4 Firenze, via Celso 12rAggiungilo al tuo calendario:Add to Calendar Marco Pace || Biografia dell’artista Marco Pace è nato a Lanciano (CH) nel 1977. Da piccolo si aggirava curioso tra gli inchiostri e i pennini del padre disegnatore, lo stesso aveva una libreria piena di Urania e di L’Eternauta, questo è l’imprinting immaginifico del pittore…copertine di Karel Thole e fumetti di Breccia e Segrelles. Frequenta l’istituto d’arte G. Palizzi di Lanciano. Nel 2000 Adriana Martino scrive di Marco Pace su Flash Art come un pittore della nuova generazione della corrente Bad Painting, con la stessa curatrice espone diverse volte nel progetto da lei creato New Zone spazio no profit. Dal 1997 Marco Pace si trasferisce a Firenze per frequentare il corso di pittura informale del prof. Gustavo Giulietti. Durante gli anni di accademia lavora a storie a fumetti, scenografie teatrali (teatro studio di candicci), mostre collettive e personali. Nel 1999 frequenta per un anno il corso di animazione di Guido de Maria e Ro Marcenaro, dopo questo lavora nello studio di animazione SEMBO per alcuni anni, contemporaneamente anche come pittore di scena per fiction televisive tra cui Madame e L’onore e il rispetto di Salvatore Samperi. Dopo la laurea (2003), conosce e inizia, da subito, a collaborare con Gianni Pettena da allora, ad oggi, supervisiona la realizzazione delle installazioni dell’An-architetto (Manifesta7, biennale di Atene, FIAC, Artissima, PAC, UMOCA Salt Lake City, Pompidou, gallerie private etc.). Marco Pace continua la sua carriera artistica soprattutto come pittore, realizzando mostre personali e collettive per i più importanti curatori e gallerie italiane. Dal 2021 disegna per lo scrittore Alessandro Gori (Lo Sgargabonzi) “L’età dei Mortali”, progetto di Graphic Novel ancora in corso. Il mondo di Marco Pace è un mondo che anch’io attraverso e che annoto con altri strumenti, ma è che lui conserva in sé una maniera così primordiale (e che continuamente si chiede il come e il perché l’essere qui, oggi) e amorosa, che la natura che lui conosce, ricerca e percorre, e che ama, cambia ogni volta, e prevale, è gigantesca, immensa, splendida e inesorabile…L’architettura talvolta si confronta, ne subisce la scala e la vastità, e perde la sfida… Gianni Pettena Gli abitanti delle immagini di Marco Pace sono sempre figure della non-appartenenza, della dislocazione, dell’esclusione. Respinti ai margini dalla società civile e dalle culture si ritrovano ad abitare quello spazio inadeguato e fuori scala che le immagini di Pace mettono in forma come una temporanea nicchia protettiva e, allo stesso tempo, incompatibile, contraddittoria. Marco Scotini Non ho i mezzi per condurre la mia riflessione, attentamente, verso l’opera di Marco Pace. Come, d’altronde, nella sua vita. Di Pace ho intuito qualcosa in un bar ristorante la scorsa estate dove avevamo, io, lui, sua sorella e un’amica di sua sorella, quando, accidentalmente, abbiamo scoperto che sulla parete erano esposti alcuni disegni suoi, giovanili, che raccontavano la storia della pizza. Dinanzi a quei disegni avevo come una Epifania. Ho provato raramente questo sentimento, davanti alla Trasfigurazione di Raffaello nei Musei Vaticani, davanti all’Assunta di Tiziano ai Frari, o davanti, ancora, a quegli artisti, rari per me, dove riconosco un talento smisurato, una vocazione irragionevole. Le sue pizze disegnate e colorate, riempivano una grande parete, tutte incorniciate, probabilmente erano stampe, a suo dire, di un’antica commissione giovanile, suonavano come le prime note, pulite, semplici e trasparenti del bambino Mozart. Quel giorno mi allungò la mano per aiutarmi a salire sullo scoglio mentre uscivo con fatica anziana dal mare dove m’ero inzuppato per il primo secondo bagno della stagione. Lui dà una mano sempre, a chiunque, sia se qualcuno si trovi in difficoltà sia il contrario. Quel gesto e quella mano generosa per me era la conferma che la mano, da Haidegger, alle mani tremule di Salvo Monica, nelle mani, così condotte alla mente, siano forma di grazia o disgrazia, sono zampe che sanno scavare, formare tane-trappole, o formare pizze che, come la Marilyn di Wharol, sanno raggiungere e congiungere ogni cosa. Di Pace allora ho, o posso avere solo, una allucinazione. Francesco Lauretta Marco Pace || Ultime mostre Non finirò Stanziale, personale, a cura di Marco Scotini, galleria Bonelli Milano 2017 / Continuità nello Spazio, a cura di Lucilla Sacca, chiostro del Brunelleschi, Firenze 2017 / IDIOTI a cura di Francesco Lauretta, galleria Giovanni Bonelli Milano 2017 / omaggio a Salvo Monica, a cura di Francesco Lauretta, Ispica (Ragusa) 2018 / Photology Air, a cura di Gino Gianuizzi , tenuta Busulmone , Noto 2018 / Just so called civilisation, personale, galleria Giovanni Bonelli, Pietrasanta 2018 / Bocs Art, residenza artistica, a cura di Giacinto di Pietrontonio, Cosenza 2018 Reazione a catena, a cura di Gino Pisapia, galleria Giovanni Bonelli , Milano 2019 / Proloco #2, history of galleria Neon Bologna, a cura di Gino Gianuizzi, galleria Laveronica, Modica 2019 / Open Call, mostra collettiva, a cura di Emanuele Piccardo, galleria Pinksummer, Genova 2019 / Opere Grandi Formati, galleria Giovanni Bonelli, Canneto Sull’Oglio 2019 / Arcadia, personale, a cura di Spela Zidar, SACI gallery, Firenze 2020 / Le possibilità del sogno, personale, a cura di Gino Gianuizzi, galleria Giovanni Bonelli Milano 2020 / Portafortuna, a cura di Toast Project, ex Manifattura tabacchi, Firenze 2020 / My Little sweet home, personale, spazio “Il Crepaccio” a cura di Caroline Corbetta 2020 / Polka Puttana a cura di Gabriele Tosi e Luigi Presicce, parcheggio di Villa Costanza, Scandicci 2020 / Tableaux Vivants, a cura di Luigi Presicce, Mattatoio, Roma 2021 / Polka Puttana a cura di Gabriele Tosi e Luigi Presicce, Grasse, FR 2021 / Ticket show, spazio MEC, Chiavari 2021 / Ogni pensiero vola, a cura di Serena Trinchero, PIA Palazzina Indiano Arte , Firenze 2022 / Party, residenza artistica, a cura di Matteo Innocenti, LaPortineria, Firenze 2022 / Visioni Oblique, a cura di Cristina Costanzo, Palermo, Gibellina 2022 / Biennale delle latitudini , a cura di Stefania Giazzi, Palazzo Ducale, Genova 2022 / Jasci & friends vol.1, a cura di Alessandro Jasci, spazio ARTMEDIA, Frisa / Supermassive Black Bucket, Tana della Tigri, Firenze / No Neon No Cry, a cura di Gino Gianuizzi, MAMBO, Bologna 2022 / Expectations, a cura di Massimiliano Scuderi, galleria A SUD, Pescara / FRANKENSTEIN n°8, Milano/ Le ceneri dell’esultanzaArt expo personale di Marco Pace feat Alessandro Gori (aka Lo Sgargabonzi) e live set di Dai/die610666Giovedì 15 dicembre 2022, alle 19.30C4 Firenze, via Celso 12rAggiungilo al tuo calendario:Add to Calendar Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “PARTECIPAZIONE CULTURALE”, il Bando tematico che la Fondazione dedica al sostegno di programmazioni culturali finalizzate a potenziare la partecipazione attiva della comunità locale e l’inclusione sociale delle periferie. L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online: https://threefaces.org/diventa-socio/La quota sociale per l’anno 2022 ha un costo di € 5. Per maggiori informazioni:threefacespublish@gmail.com+39 353 4330 698 Altri eventi e iniziative al C4 [...] Read more...
21 Novembre 2022Eventi e news / In evidenza / NewsPresentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti (aka Cecco) con live performance || 01.12.22 Giovedì 1° dicembre 2022 alle 19.30, al C4 in via Celso 12r a Firenze, ci sarà la presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti, conosciuto come Cecco. Giovedì 1° dicembre 2022 alle 19.30, al C4 in via Celso 12r a Firenze, ci sarà la presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti, conosciuto come Cecco. Il progetto Storie e basta nasce per un puro e divertente esperimento nel 2020. Si tratta di dieci brevissime storielle, favolette dal sapore agrodolce (e dai finali spiazzanti) destinate a qualsiasi adulto che dentro di sé senta l’esigenza di tornare bambino per almeno due minuti al giorno (il tempo di lettura medio di ogni racconto). Sono storie e basta, perché non hanno la pretesa di portarci in nessun mondo incantato. Sono storie che forse sono successe davvero, forse stanno succedendo in questo momento o forse succederanno a qualcuno di noi. O forse non succederanno mai, ma valeva comunque la pena di essere raccontate e lette. Presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti || Programma Alle 19.30 di giovedì 1° dicembre 2022 al C4 in via Celso 12r a Firenze inizierà la presentazione di Storie e basta di Simone Ceccanti aka Cecco. Il programma dell’evento: 19.30 || L’evento di presentazione sarà aperto da Antonella Saulini, che oltre a fare da moderatrice durante la serata è che la maestra della scuola primaria De Amicis di Bassa, i cui allievi hanno fatto delle illustrazioni ispirate ai racconti “Orazio” e “Alex il reporter” contenuti nel libro, che saranno proiettati. Saranno presenti anche alcuni alunni autori delle opere. 19.45 || Antonella Saulini e Cecco faranno una breve chiacchierata riguardo ai temi, alla creazione, alle influenze e alle curiosità che riguardano il libro. 20.45 || Domande dal pubblico e mini performance musicale di un paio brani del repertorio di Cecco e Cipo, cui sono stati ispirati alcuni racconti contenuti nel libro. Alla fine della presentazione Simone Ceccanti sarà a disposizione per firmare le copie del libro! Storie e basta di Simone Ceccanti aka Cecco Presentazione con l’autore e mini performance musicale Giovedì 1° dicembre 2022, alle 19.30 C4 Firenze, via Celso 12r Aggiungilo al tuo calendario: Add to Calendar Simone Ceccanti aka Cecco || Biografia dell’autore Simone Ceccanti (Empoli, 21 settembre 1992), in arte Cecco, è un cantautore e, da questo momento, anche scrittore italiano. È conosciuto (forse) ai più per essere parte del duo musicale Cecco e Cipo, in attività dal 2009; i due hanno pubblicato cinque album in studio, uno live e continuano a esibirsi in tutta Italia. Insieme vantano la partecipazione alle audizioni del talent show X Factor Italia 2014; la loro esibizione è diventata virale e, ad oggi, conta più di 7 milioni di visualizzazioni su YouTube. Insieme vincono il premio speciale MEI come band più attiva d’Italia nel 2015, e nel 2016 si aggiudicano la prima edizione del programma televisivo Strafactor. Nel 2020 Cecco partorisce l’idea del progetto Storie e basta e, grazie al supporto della casa editrice Chiria, riesce a pubblicarlo dopo due anni di lavoro. Adesso, oltre a suonare, Cecco fa anche il portiere notturno in un albergo di Firenze, ma non vi dirà quale. Aggiungilo al tuo calendario: Add to Calendar — L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online: https://threefaces.org/diventa-socio/ La quota sociale per l’anno 2022 ha un costo di € 5. Per maggiori informazioni: threefacespublish@gmail.com +39 353 4330 698 [...] Read more...
16 Novembre 2022Arte e Letteratura / THREEvial PursuitOlafur Eliasson Ciò che vedete dipende da voi di Emanuele Iavarone Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone Architetto e designer, Olafur Eliasson è uno degli artisti contemporanei più apprezzati e significativi degli ultimi trent’anni, conosciuto e ancora celebre per un’immensa e pragmatica installazione posta nel 2003 all’interno dell’atrio della Tate Modern di Londra. The Weather Project è infatti l’opera che ha definitivamente segnato un cambio nel modo in cui le persone percepiscono e interagiscono con l’arte contemporanea. Ma facciamo un passo indietro… Olafur Eliasson nasce a Copenaghen in Danimarca nel 1967. Fin dai primi anni di vita, causa la separazione dei genitori, si ritrovò a passare molto tempo in Islanda, dove il padre viveva. Artista incompreso, Eliasson Senior, amava giocare e sperimentare un po’ troppo con le sue creazioni, e forse proprio per questo non esplose mai. Ad ogni modo, di quei giorni Olafur non riuscirà più a dimenticare la riproduzione in scala uno a uno della testa di suo padre che egli usava tenere in casa su un piedistallo. Da Abstract: The art of design Crescendo si trovò quindi a confrontarsi con una figura paterna non convenzionale, che puntava a essere nonostante la passione per l’arte in Eliasson senior fosse canonicamente accostata all’apparire. Il giovane Eliasson iniziò così a disegnare e creare senza pressione e per il semplice gusto di farlo. Inoltre l’Islanda gli permise di sviluppare fin da bambino una grande passione per gli spazi aperti e la natura incontaminata, passione che ritornerà in molte delle sue opere più celebri. All’età di circa ventun anni, Olafur decise di lasciare la Danimarca e di trasferirsi in Germania. Inizialmente, tale decisione non risultò affatto facile da gestire, ma la passione e la voglia di sperimentare arte non gli mancavano e l’incoscienza giovanile fece il resto. Durante il viaggio a Berlino – città che alla fine degli anni Ottanta era attraversata da un groviglio di contraddizioni e tumulti – assistette all’abbattimento storico del Muro: quell’esperienza riecheggia ancora nella testa dell’artista, tanto da essere stata ed essere tuttora d’ispirazione per più di un’opera. In ogni caso, il fermento socio-culturale risultante dalla caduta del Muro spinse la città e i suoi abitanti a reinventarsi, riscoprirsi e a essere vivi come mai prima. Aver attraversato e superato anche questa difficoltà portò rapidamente Berlino tra le città più adatte ad ospitare e ispirare tutti quegli artisti e attivisti che in quegli anni cercavano nuova linfa vitale. È in questo contesto che il giovane Eliasson inizia iniziò a confrontarsi e trarre ispirazione da tutto il suo background culturale. Nei suoi primi anni di attività Olafur si interessò molto a ciò che riempiva lo spazio, quell’elemento invisibile che non è solo aria. Ma come poteva mostrare il Nulla? Una delle sue prime opere, nonché trampolino di lancio verso il grande pubblico, è Beauty che espone per la prima volta nel 1993. La particolarità di quest’opera consisteva nel tentativo di riprodurre un arcobaleno, ed è qui che Olafur inizia a mescolare assieme arte e scienza. Se si sa come funziona un arcobaleno, non c’è nulla di complicato. Tutto dipende da tre elementi: l’angolazione dell’occhio che guarda, la goccia d’acqua e la luce che vi passa attraverso. Così, mettendo insieme degli ugelli che spruzzavano acqua nebulizzata e dei faretti, lo spettatore, se posizionato nella parte giusta della stanza, poteva vedere l’arcobaleno. Questo fece riflettere molto l’artista sul concetto di spettatore e sul concetto di spazio. Questo infatti, nella visione di Eliasson, deve essere totalmente funzionale a colui che osserva poiché, quando quest’ultimo lascia la mostra e la stanza rimane vuota, viene a mancare un componente dell’opera stessa (in questo caso l’occhio) e quindi non c’è neanche più arte. Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone Il suo lavoro dopo quella rivelazione non fu più creare, ma piuttosto esplorare il concetto di ciò che chiamiamo verità, che ora come non mai dipendeva per lui dai vari punti di vista: è lo spettatore che crea la realtà attraversando lo spazio; è lo spettatore a trasformare le idee dell’artista in arte. “Ciò che vedete dipende da voi” Olafur Eliasson Negli anni successivi al primo grande successo Olafur iniziò a studiare la luce e il modo in cui si formano i colori. Fu così che quasi alla fine degli anni Novanta, esplorando l’affascinante mondo dell’ottica e della luce, si ritrovò a confrontarsi con una lampada monofrequenza e la sua straordinaria caratteristica. Essa infatti, non emettendo nessuna luce bianca, era in grado di limitare la percezione dei colori visibili all’interno di una stanza, mostrando solo tonalità del giallo e del grigio. Nacque così Room for One Color, un’intera sala in cui venivano collocate sul soffitto luci monofrequenza. Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone “ di trovarsi in uno spazio monocromo varia certamente a seconda del visitatore, ma l’impatto più evidente della luce gialla è la consapevolezza che la nostra percezione venga assorbita: diventiamo consapevoli dell’esistenza di un filtro rappresentativo, improvvisamente ci accorgiamo che la nostra vista semplicemente non è oggettiva e con ciò riusciamo a vedere noi stessi sotto una luce diversa” Olafur Eliasson Durante la prima esposizione, nel 1997, gli fu proposto di posizionare una rosa rossa in un vaso sul pavimento così che il visitatore, guardandola, potesse accorgersi che non era più rossa. Olafur si rifiutò perché a quel punto la protagonista della stanza sarebbe stata la rosa e non le sensazioni dei visitatori. “A volte siamo ossessionati dal come e perdiamo di vista il perché facciamo ciò che facciamo” Olafur Eliasson All’inizio del nuovo millennio l’artista iniziò a prendere coscienza del problema ambientale e, lavorando a stretto contatto con il direttore della Tate Modern di Londra, concepì un progetto che avrebbe interessato l’intero atrio, una sala molto alta e con una volumetria molto abbondante a disposizione. Come prima cosa, riprodusse l’intero atrio in scala all’interno del suo laboratorio d’arte, dopo di che iniziò a pensare nuovamente a come rendere visibile lo spazio vuoto occupato dall’aria che aveva a disposizione. Gli venne in mente così di far invadere l’atrio da del vapore e di far installare una serie di specchi sulle pareti laterali più alte e sul soffitto, in modo da far percepire al pubblico la stanza come più grande, ingannando il cervello e di conseguenza l’occhio umano. Infine decise di utilizzare nuovamente la luce monofrequenza, creando una mezza sfera che si rifletteva nel soffitto specchiato, dando ancor più l’impressione di una stanza senza limiti. Dopo averla testata varie volte in altre opere, era infatti arrivato alla conclusione che essa fosse in grado di far provare a chi la guardava una sorta di sensazione ultraterrena di rilassatezza, che unita alla nebbia e alla forma sferica dava l’effetto di un vero e proprio cielo artificiale. Nacque così nel 2003 The Weather Project, punta di diamante delle installazioni di Olafur Eliasson, anche grazie ai due elementi principali delle prime due opere citate, nebbia e luce monofrequenza, che oramai lo caratterizzano ma non definiscono. The Weather Project, Olafur Eliasson, 2003. Infatti la produzione di Olafur non è solo legata a installazioni e opere d’arte, ma anche ad architettura e design. È lui infatti il primo a sviluppare e successivamente utilizzare la simmetria pentamera come forma architettonica strutturale. Ma questo è solo uno dei progetti architettonici portati avanti da Olafur in tutto il mondo, progetti innovativi e mai banali dove si cerca sempre di far comunicare l’architettura con le caratteristiche morfologiche della regione in cui viene costruita. Oramai riconosciuto come attivista ambientale, nel 2014 concepì un’opera utilizzando del vero ghiaccio proveniente dalle calotte polari. Ice Watch, opera concepita con lo scopo di sensibilizzare il maggior numero di persone, consisteva nell’esporre in più piazze tra Londra e Parigi dei blocchi di ghiaccio lasciando che i passanti li toccassero e ci interagissero, rendendosi conto del loro scioglimento. Ice Watch, Olafur Eliasson, 2014. Per questo e molto altro Olafur Eliasson è oramai considerato uno degli artisti più famosi al mondo e finalmente, dopo piccole e sporadiche esposizioni sparse per l’Italia, sbarca a Firenze con la mostra più grande mai realizzata nel bel paese intitolata Nel tuo tempo. All’interno della mostra organizzata a Palazzo Strozzi si possono ritrovare alcuni tra i suoi più grandi successi, ma anche opere inedite come l’imponente Under the Weather, esposta all’interno del cortile aperto al pubblico, in cui l’artista utilizza il cosiddetto “effetto moiré”, un particolare effetto ottico che dona all’opera uno sfarfallio o interferenza visiva, per far sembrare l’opera viva e in continua trasformazione davanti ai nostri occhi. Entrando nel Piano Nobile poi si possono ammirare anche opere concepite ad hoc per Palazzo Strozzi, come Triple Seeing Survey, Tomorrow e Just Before Now. In queste installazioni, composte principalmente da faretti colorati che proiettano l’immagine delle finestre su pannelli verticali, si possono apprezzare tutte le irregolarità del vetro di cui sono composte, facendo risaltare bolle, graffi e polvere, consentendo ai visitatori di prendere coscienza del vetro come membrana che separa l’interno dall’esterno. Questa superficie “mediatrice” ha una fondamentale funzione protettiva, ma consente anche la comunicazione visiva. Nel tuo tempo, Olafur Eliasson, photo by Emanuele Iavarone Attraverso le sue opere, l’artista ci porta a interrogarci su quello che noi percepiamo come realtà, ma che in verità è una mera creazione artistica. Creazione artistica che sovverte e modifica la percezione degli spazi. Il pubblico ha così l’occasione di relazionarsi al luogo in cui si trova con una consapevolezza nuova e unica. Ogni spettatore sarà quindi immerso in una realtà tutta da scoprire, in un’alchimia di storia e contemporaneità che crea qualcosa di totalmente nuovo, da vivere qui e ora, nel tuo tempo. [...] Read more...
11 Novembre 2022Eventi e news / NewsGiovedì 24 novembre alle 19.30 al C4 – Centro di Contaminazione creativa e culturale (via Celso 12r) si terrà la presentazione di Graffiti per pranzo di Yuri Romagnoli, in arte Hopnn. Il 24 novembre alle 19.30 al C4 in via Celso 12r a Firenze ci sarà la presentazione di Graffiti per pranzo, la prima pubblicazione di Yuri “Hopnn” Romagnoli, edita da Three Faces e realizzata da Ocra Stamperia.  Sarà anche l’occasione per chi ha effettuato il pre-order di ritirare personalmente la propria copia dell’opera (insieme alla stampa in linoleografia numerata, realizzata e firmata da Hopnn, riservata ai primi 66 pre-order) e avere un confronto diretto con l’autore. Scopri Graffiti per pranzo Graffiti per pranzo di Hopnn Graffiti per pranzo è la prima pubblicazione di Yuri Romagnoli, in arte Hopnn, edita da Three Faces: un viaggio culinario e artistico che attraversa tutte le regioni italiane, in cui ricette tipiche delle tradizioni regionali italiane sono le protagoniste indiscusse non solo dell’opera, ma anche della sua genesi.  Sì, perché è per quei piatti tipici e le loro ricette che Hopnn ha affrontato il lungo viaggio nella penisola, offrendo murales in cambio di quei sapori e saperi preziosi. Graffiti per pranzo è un libro di ricette tipiche italiane regionali.  Graffiti per pranzo è un libro illustrato. Graffiti per pranzo è un libro che testimonia il viaggio del suo autore.  Graffiti per pranzo è un libro sull’arte, da quella muraria a quella culinaria. Presentazione di Graffiti per pranzo di Hopnn Giovedì 24 novembre 2022 al C4 in via Celso 12r a Firenze ci sarà la prima presentazione di Graffiti per pranzo di Hopnn, edito da Three Faces e realizzato da Ocra Stamperia. Sarà l’occasione per ritirare personalmente la copia prenotata in fase di pre-order (e per i primi 66 che hanno effettuato il pre-order, lo ricordiamo, anche la stampa in linoleografia numerata, realizzata e firmata da Hopnn) e avere un confronto diretto con l’autore, che condividerà in prima persona l’esperienza del viaggio e della stesura dell’opera. Scopri Graffiti per pranzo Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “PARTECIPAZIONE CULTURALE”, il Bando tematico che la Fondazione dedica al sostegno di programmazioni culturali finalizzate a potenziare la partecipazione attiva della comunità locale e l’inclusione sociale delle periferie. L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online: https://threefaces.org/diventa-socio/La quota sociale per l’anno 2022 ha un costo di € 5. Per maggiori informazioni:threefacespublish@gmail.com+39 353 4330 698 [...] Read more...
3 Novembre 2022Eventi e newsIl Sosia di Dario Landi || Presentazione con l’autore || 10.11.22 Giovedì 10 novembre 2022 alle 19.30 al C4 a Firenze ci sarà la presentazione de Il Sosia di Dario Landi, il suo romanzo d’esordio edito da Scatole Parlanti. Giovedì 10 novembre, dalle ore 19.30 presso C4 – Centro di Contaminazione Creativa e Culturale in via Celso 12r a Firenze, presenteremo Il Sosia, edito da Scatole Parlanti, romanzo d’esordio di una nostra vecchia e cara conoscenza: Dario Landi. Se seguite StreetBook Magazine avrete letto sicuramente alcuni dei suoi racconti, solitamente accomunati da un profondo e radicato sentimento antifascista. Siamo quindi molto felici di ospitare la presentazione della sua opera prima, incentrata proprio sulla figura di Mussolini alla fine della Seconda Guerra Mondiale. “Fine aprile 1945. Un gerarca in fuga fa sosta nella canonica di un paese durante il suo viaggio verso il Vaticano. Severino ha segregato il parroco e ne ha preso il posto: l’occasione di riscatto che attende da una vita è vicina. Travestito da prete, aspetta che la sua vittima arrivi per ucciderla e diventare un eroe, cambiando il destino dell’Italia e la storia. Quando la porta si spalanca, però, Severino rimane sconvolto: di fronte a lui non c’è un qualunque gerarca, bensì Benito Mussolini. L’uomo vacilla allibito, mentre la persona che ha davanti dice di essere solo un sosia del duce. Entrambi si affrontano in una notte di tormenta e sofferenza. Ognuno dei due cerca di smascherare le bugie dell’altro ma l’interminabile dialogo è una discesa in un inferno di ricordi.” Chi è Dario Landi Dario Landi è nato a Borgo San Lorenzo (FI) nel 1981. Dopo gli studi in Storia e Scienze della formazione, ha completato un master in Editing e scrittura dei prodotti audiovisivi a Torino. Insegnante di italiano a stranieri ed educatore, collabora in qualità di sceneggiatore per Toscana Tv. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su “Bomarscé”, “Offline” e “StreetBook Magazine”. Il Sosia di Dario Landi || Presentazione con l’autore || 10.11.22 Appuntamento quindi a giovedì 10 novembre al C4 in via Celso 12r a Firenze in compagnia dell’autore e del nostro Andrea Biagioni, che accompagnerà la chiaccherata. Il Sosia di Dario Landi || Presentazione con l’autoreGiovedì 10 novembre 2022, alle 19.30C4 Firenze, via Celso 12rAggiungilo al tuo calendario:Add to Calendar L’evento sarà inoltre un’occasione speciale – per chi ancora non ne avesse avuto la possibilità – di ammirare la mostra attualmente in visione presso il C4 – Centro di Contaminazione Creativa e Culturale “A musical Bad Trip || Un’Odissea musicale del Professor Bad Trip” ispirata al genio del compianto artista spezzino, scomparso nel 2006. L’ingresso è consentito ai soli soci dell’associazione Three Faces e l’iscrizione potrà essere effettuata direttamente all’entrata o compilando il form online: https://threefaces.org/diventa-socio/La quota sociale per l’anno 2022 ha un costo di € 5. Per maggiori informazioni:threefacespublish@gmail.com+39 353 4330 698 [...] Read more...

Three Faces è un’Associazione Culturale senza scopo di lucro: ciò che ci muove e spinge avanti è la speranza in una rinascita culturale che passi attraverso la lettura, le arti visuali e la comunicazione, in controtendenza al modello apatico e passivo prevalente ai giorni nostri.

Parte dei soci volontari Three Faces dopo un evento (2018).
Una parte dei soci volontari Three Faces dopo un evento di presentazione di StreetBook Magazine (Prato, 2018).

2 commenti su “Home

  1. Ciao!
    Vi seguo con interesse da un po’ !
    Non sono giovane, no!
    Se antirazzisticamente vi interessa qualcosa da qualcuno anagraficamente più grande di voi …… avrei un piccolo piccolo scritto per Venezia , un’altro su San Giovanni ( si! Quello dei Fuochi !!!) e un altro sul Leone di Kabul ( hi hi hi , siete giovani , forse non ve lo ricordate ! )
    Boh, fatemi sapere !
    A me piacerebbe collaborare !

    1. Ciao Maria Giovanna! Ti ringraziamo tanto per l’interesse, per noi l’età non è un problema 😉 Perché non ci scrivi a threefacespublish@gmail.com?
      P.s. Scusa del ritardo della risposta, ma il tuo commento era finito in spam e l’abbiamo trovato solo ora!

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