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Vasari foodART Firenze || Intervista || Three Faces

Vasari foodART Firenze || Intervista || Three Faces

09 Mag Vasari foodART Firenze || Intervista || Three Faces

Vasari foodART Firenze

Un’intervista di Simone Piccinni e P. Tiziana Caudullo

Vasari foodART Firenze Intervista Three Faces // Il Vasari foodART a Firenze, che ha fatto della contaminazione artistica un tratto identitario

Vasari foodART Firenze || Intervista || Three Faces

Come sapete a noi Three Faces la contaminazione tra vari campi artistici è sempre piaciuta. Oggi vi presentiamo un locale che ha fatto di questa commistione un vero tratto identitario: Vasari foodART. Situato in Borgo Santa Croce a Firenze, a due passi dalla Basilica di Santa Croce nella via che un tempo ospitò proprio il Vasari, si presenta come un piccolo locale con soffitti voltati e muri di pietra a vista punteggiati di nicchie adorne di opere d’arte che, insieme agli arredi moderni, creano uno splendido mix di contemporaneo e antico. La contaminazione di cui parliamo però non è nell’arredamento ma nello stile culinario ricercato e la cura nell’offerta culturale, che in questo caso diventa un complemento fondamentale nell’identità del ristorante. Abbiamo incontrato Alice e Giacomo, due dei tre cervelli che si celano dietro questo progetto, per farci spiegare meglio Vasari foodART e la sua offerta.

Quando e da chi nasce Vasari foodART?

 

Alice: Vasari foodART ha aperto i battenti a dicembre del 2017. Il fil rouge che lega tutto il progetto è quello dell’espressione contemporanea in diverse forme d’arte, che sia la cucina, quindi l’arte culinaria, o che sia l’arte visiva in tutte le sue forme ed espressioni.

Cerchiamo di portare e di far ritrovare questa artisticità contemporanea nella cucina: tutti i nostri piatti derivano dalla tradizione toscana, ma vengono rivisitati in chiave contemporanea, con un tocco moderno. La stessa cosa cerchiamo di farla con le esposizioni, anche attraverso il format Pitta come mangi e i complementi digitali che corredano le opere.

Tutto questo nasce con l’obbiettivo di rendere al cliente un’esperienza immersiva e stimolante, che possa essere sempre diversa e sempre nuova. Infatti cambiamo il menù ogni tre quattro mesi, seguendo la stagionalità dei prodotti, così come contemporaneamente cambiamo le mostre.

Per quanto riguarda il da chi nasce il progetto: gli ideatori siamo io, Alice Faraoni, Giacomo De Pretis e mio fratello Daniele, che è il titolare. Ognuno di noi ha messo qualcosa delle sue capacità e del suo background formativo nell’ideazione del tutto. Io sono laureata in storia dell’arte e ho messo tutta la mia passione artistica e la mia voglia di creare delle sinergie tra la cucina e il mondo arte. Mio fratello Daniele, che può vantare una grande esperienza nel settore della ristorazione. Infine c’è Giacomo che è un esperto di vini, con una formazione da sommelier. In Vasari foodART abbiamo quindi cercato di unire questi tre aspetti: cibo, arte e buon vino.

Giacomo: La nostra scelta, quando abbiamo aperto, è stata di non puntare sul turista come fa la maggior parte dei ristoranti del centro, anche giustamente dal punto di vista commerciale. Noi abbiamo deciso di puntare più sul fiorentino, anche con la finalità di riportare il cittadino in questa zona di Firenze [Santa Croce. NdR], che al momento è battuta principalmente da turisti.

Quando abbiamo aperto ci siamo fatti questa domanda: “Cosa possiamo fare per riportare i fiorentini in centro?” Dare delle proposte qualitative, non classiche, in cui il filo conduttore è il cambiamento, che segue nel menù la stagionalità dei prodotti con materie prime di qualità, prevalentemente toscane. Cerchiamo di valorizzare le eccellenze del territorio, anche per quanto riguarda i vini che sono in buona parte toscani.

Spaziamo in prodotti di altre regioni italiane anche per cercare di rendere la diversità e far provare al cliente prodotti ai quali non è abituato e che non trova a casa sua. Alcuni vini toscani poi non si prestano benissimo a certi piatti della nostra cucina, e avendo molti vitigni interessanti di altre regioni (ai quali i toscani non hanno sempre molto interesse, anche per ragioni di campanilismo) a me è sempre piaciuta l’idea di portare al ristorante vini diversi in modo da “insegnare”, far scoprire. Mi piace far provare cose nuove e diverse che si accompagnino bene alla nostra cucina. Il fatto del campanilismo poi è normale, in ogni regione si è convinti che il proprio vino e i propri prodotti siano i migliori. Ma i vini toscani si abbinano bene a carni succulente, bistecche e altre determinate cose. Noi abbiamo in menu il filetto e la bistecca, che comunque è un must, ma abbiamo molti piatti che necessitano di vitigni meno aggressivi come sapore.

Vasari foodART Firenze Intervista Three Faces In foto un'opera di Rmogrl8120

Vasari foodART Firenze Intervista Three Faces || In foto, un’opera di Rmogrl8120

Alice: Tornando al cibo, il fatto di puntare a una cucina contemporanea vuol dire anche un modo di cucinare che si apra alle contaminazioni. Quindi partendo da ricette toscane o italiane si cerca di fondere queste radici con altre culture, prevalentemente mediterranee, ma addirittura anche con l’utilizzo di spezie o ingredienti provenienti da oltreoceano. Cerchiamo di dare un tocco di originalità al piatto, e questo si basa anche su delle consistenze inusuali. Per farti un esempio: un piatto che abbiamo avuto nel nostro menu è stata la creme brulè di fegatini. Era una rivisitazione del classico crostino toscano, il crostino nero, ma anziché servirlo come si fa tradizionalmente sulla fetta di pane, abbiamo creato questa creme brulè, ispirandoci al dolce: arrivava in tavola nella stessa coppetta in cui viene servita la creme brulè e veniva caramellata in superficie, cosparsa di polvere al rosmarino e servita con del pan brioche. La presentazione è diversa e anche il percorso di preparazione è diverso.

Quando arrivano i clienti li accompagniamo spiegandogli come mangiare il piatto che hanno scelto. Qui al Vasari foodART ci sono sempre dei piccoli percorsi gustativi. Poi ognuno può fare come preferisce, ma lo chef pensa ad una composizione che permetta di assaggiare prima un elemento, poi un altro. Possono prima mangiarli slegati, poi suggeriamo loro di mangiare prima una cosa poi un’altra e poi magari invertire il percorso. Perché nei nostri piatti c’è sempre un mix di gusti e consistenze, come croccantezza, qualcosa di aspro, qualcosa di dolce. Abbinandoli in una determinata maniera più che in un’altra ci si ritrova un palato pulito che consente di iniziare un nuovo boccone per una nuova esperienza. Questa è un po’ la filosofia che il nostro chef dà ai suoi piatti.
Inoltre nel menu, anche se non è estesissimo (in genere sono quattro o cinque piatti per portata tra cui scegliere), inseriamo sempre un’alternativa vegetariana e altre gluten free.

Cambiando argomento, parlateci di Pitta come mangi: cosa è, come nasce l’idea e da chi è realizzato?

 

Alice: Il progetto Vasari foodART ha potuto prendere vita anche grazie alla collaborazione con Street Levels Gallery: sono stati i primi a sostenerci fin da subito e credere in questa idea. Da allora abbiamo questa collaborazione con loro per la quale ogni tre o quattro mesi organizziamo una mostra scegliendo insieme l’artista da esporre.

Sempre insieme a loro abbiamo ideato Pitta come mangi, che nasce un po’ dalla nostra esigenza di raccontare l’esperienza del ristorante e un po’ per lasciare una traccia delle mostre che si susseguono e dei vari cambiamenti, oltre ad approfondire la figura dell’artista in mostra. Vogliamo creare una sorta di archivio, che è anche un po’ una deformazione professionale della mia mente da ex-catalogatrice.

Quindi è venuta fuori l’idea delle video interviste e parlando con i ragazzi della Street Levels ci siamo detti: “Perché non creare un format particolare al posto delle classiche interviste sul blog?” Da qui nasce l’idea di realizzare le interviste in formato video durante una cena qui al ristorante in compagnia dell’artista. Il tutto è curato da Tommaso Giacomin, un nostro amico videomaker che ha contribuito alla realizzazione e ideazione di tutto quello che si vede in Pitta come mangi: dal montaggio, alle riprese, alla grafica è tutto opera sua.

L’idea è quella di fare una chiacchierata a tavola in amicizia con l’artista fornendo anche aneddoti, qualche accenno biografico, spiegare le opere in mostra. Inoltre questa impostazione fa risaltare il connubio tra arte e cucina, dato che nel frattempo si mangia, quindi è possibile vedere i piatti e i vini abbinati durante la cena.

La prima mostra con cui abbiamo aperto è stata di Rmogrl8120. La seconda mostra, che ha avuto più cerimonialità e che ha dato il via al format Pitta come mangi è stata quella di Mìles, seguita da quella in corso che è di Nian.

Il giorno dell’inaugurazione organizziamo un piccolo vernissage con aperitivo a ingresso libero per tutti. Se l’artista è disponibile cerchiamo di organizzare anche qualcosa che coinvolga il pubblico: ad esempio Mìles ha fatto un live painting qui fuori in strada. Di solito dalle 21 in poi diamo la possibilità di rimanere a mangiare da noi offrendo ai partecipanti uno sconto del 20%. L’inaugurazione è anche l’occasione per raccogliere delle domande tra il pubblico, che poi riproponiamo in forma anonima all’artista durante il Pitta come mangi.

Durante queste serate c’è una scatolina di coccio con un cartello: <Tutto quello che non oseresti chiedere all’artista>. Quindi i partecipanti lasciano un bigliettino anonimo con la domanda. È divertente perché a volte vengono fuori domande imbarazzanti. L’ultima, a Nian, una persona ha lasciato un foglietto con dei super complimenti sui suoi lavori e, in fondo, ha lasciato il suo numero di telefono
Le domande vengono estratte a caso direttamente dall’artista, quindi senza poterle leggere prima e lui o lei si trovano a dover rispondere così, di getto, spontaneamente.

Prossime mostre in programma?

 

Alice: La prossima mostra avrà come protagonista Urto e sarà inaugurata venerdì 24 maggio dalle 18.30. Andiamo incontro all’estate: avremo un po’ più di pesce sul menu, e ci saranno anche più pesci in sala alle pareti.

Se vi chiedessimo di riassumere le caratteristiche Vasari foodART in tre punti?

 

Alice: Il primo punto è il cercare di dare un’esperienza di qualità attraverso la ricerca costante delle materie prime e l’attenzione nella selezione dei fornitori locali, oltre all’offerta culturale.
Il secondo è senza dubbio l’attenzione al cliente, resa possibile anche dal fatto che il locale è piccolo e i coperti sono solo venti, quindi abbiamo modo di creare una relazione col cliente guidandolo sia nella spiegazione del piatto e nell’abbinamento con il vino, sia per quanto riguarda la fruizione delle opere d’arte: ogni cliente infatti insieme al menu riceve la biografia dell’artista e gli viene spiegata la mostra in corso. Volendo poi ci sono i QRcode sotto le opere che rimandano direttamente a dei video YouTube con una breve spiegazione dell’artista sull’opera di riferimento.

Cerchiamo di creare un’esperienza a tutto tondo, immersiva.

Il terzo punto è l’evoluzione, l’offerta sempre nuova per i clienti.

 

Credits foto: Maginaria, Donato Spadola

 

 

 

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