Torino Esoterica – Viaggi d’altro tipo – A.Federigi

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25 Nov Torino Esoterica – Viaggi d’altro tipo – A.Federigi

Torino esoterica

Mi sono trovato a passare più volte da Torino quest’anno, e il contatto con questa città ha permesso di far affiorare in me una curiosità verso aspetti misteriosi del sapere umano. Visitando alcuni luoghi ho ricevuto lo stimolo di informarmi, documentarmi, interpretare i simboli, colmare i vuoti.
Ho letto che Cagliostro e Nostradamus hanno vissuto a Torino, che cunicoli e gallerie sotterranee la attraversano, che è divisa in due da via Po ed è influenzata da Energie Positive e Negative, e che con Londra e Praga forma un triangolo esoterico molto potente.
Ho letto che grandi alchimisti hanno frequentato questi luoghi, che le sue origini si perdono lontanissime nel tempo e che potrebbero addirittura risalire al figlio di Iside, Peathon.
Un giorno di febbraio sono andato alla Gran Madre di Dio. Questo è quello che ho scoperto dopo essermi documentato.

Voluta dai Decurioni della città di Torino per celebrare il ritorno del re Vittorio Emanuele I nel 1814, dopo la sconfitta di Napoleone, la Gran Madre di Dio è una chiesa davvero fuori dal comune, ricordando a prima vista più un tempio greco-romano, che non un luogo di culto cristiano.
Già il nome è molto insolito: infatti solo altre due chiese cattoliche portano lo stesso appellativo, una a Roma, l’altra a Fidenza.
L’architetto è Ferdinando Bonsignore, che posa la prima pietra dell’opera nel 1818, per poi concluderla e inaugurarla nel 1831.
Rappresenta uno dei punti di massima energia positiva della Torino Esoterica, e attrae visitatori curiosi di decifrare il simbolismo nascosto tra le colonne, i bassorilievi, le statue e le iscrizioni in latino. Alcuni teorizzano sia presente, nella struttura della Gran Madre, un codice alchemico nascosto grazie al quale sarebbe addirittura possibile scoprire l’ubicazione del Sacro Graal.

Dopo aver attraversato il ponte Vittorio Emanuele I, ci si trova davanti alla Gran Madre, con le due statue di Fede e Religione poste come a guardia e monito del tempio. A condurre verso l’ingresso vi è una scalinata su cui sorge il pronao, costituito da 12 colonne realizzate in un unico blocco di gneiss (roccia composta da quarzo e feldspati), famosa per la sua lucentezza.
Su di esse posano il frontone e, al suo interno, il timpano, su cui Francesco Somaini scolpisce un bassorilievo dall’incerta decodificazione: la Vergine guarda misericordiosa verso il basso mentre tiene in braccio un bambino che rappresenta Gesù, la Verità Rivelata; con l’altra mano, oltre il mantello, cerca di nascondere un altro fanciullo che prova a farsi largo tra le pieghe della veste, che secondo alcune interpretazioni potrebbe raffigurare la Verità Nascosta.
Ma questa è solo una delle possibili chiavi di lettura.
Torino Esoterica 1
Sotto la pregevole scultura del Somaini, campeggia la scritta: «ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS», che letteralmente si traduce con «La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re». Alcune interpretazioni fanno invece riferimento a un leggendario culto druidico del Toro, che secondo i bene informati sarebbe ancora presente in città e riconducibile addirittura ai Taurini, popolo di ceppo celtico i cui sacerdoti veneravano la natura, i boschi e la Madre Terra. C’è chi parla di cunicoli sotterranei e c’è chi dice che l’epigrafe del frontone vada quindi letta a parole alterne: «ORDO TAVRINVS ADVENTVM». Si trovano riscontri con l’adorazione del culto di Moloch.

Oltre il colonnato, la Gran Madre di Dio si sviluppa riprendendo l’architettura tipica del Pantheon romano: la pianta circolare, per rafforzare il rapporto simbolico con il divino, è costruita su un asse est-ovest con l’ingresso posizionato a occidente e l’altare a oriente. A mezzogiorno del solstizio d’inverno, il sole cade perfettamente sul vertice del timpano. La cupola è una calotta a cassettoni in calcestruzzo, mentre lateralmente sono state erette due cappelle.
I sotterranei ospitano l’Ossario dei Caduti della I Guerra Mondiale, in cui è inoltre custodito un curioso manufatto: una Vergine Nera. Queste statuette venivano appellate come Matri Deum Magnae e il loro culto è di molto antecedente al cristianesimo, tanto da ricollegarsi a quello di Iside. Pare tra l’altro che esattamente nel punto in cui sorge la chiesa, vi fosse una volta un tempio pagano proprio dedicato alla dea egizia.
E’ interessante notare come nella tradizione alchemica, di solito, le Vergini Nere fossero collocate nei sotterranei per indicare l’importanza di rivolgere la ricerca interiore nel profondo.
Nell’antico Egitto la fertilità era associata al kymia, il limo scuro lasciato dal Nilo dopo le inondazioni che rendevano feconda la terra. Nella locuzione araba diventa al-kymia.
Secondo la teoria generale alchemica la materia grezza è materializzata in un liquore minerale nelle viscere della Terra, che è considerata organismo vivente e Grande Madre.
Le immagini delle Vergini Nere rimanderebbero a questo culto pagano e, addirittura, alla pietra filosofale. Sono infatti riconducibili proprio alla materia grezza utilizzata dagli alchimisti, e, sottoposte ad alcuni procedimenti, potrebbero arrivare a diventare bianche e risplendere: tramite il fuoco diventerà «perfetta e incorruttibile pietra filosofale», che, nel cristianesimo esoterico, è rappresentazione di Gesù Cristo.
La vicinanza col fiume Po, e quindi con l’elemento Acqua (simbolo di vita), rafforzerebbe l’ipotesi di un culto pagano celato dietro alla costruzione della Gran Madre: un tempio dedicato alla Madre Terra, che diventa Madre di Dio, che è anche Vas Spirituale, e contiene il seme di tutte le cose.
Il vaso è anche calice, e in latino diventa Gradalis, o Graal, non inteso quindi come oggetto materiale, ma come principio universale che giunge fino a noi incarnato in Maria, Madre di Cristo.
Volendo trovare un altro indizio legato al sapere alchemico all’interno della chiesa, l’occhio cade su di un basso rilievo di un triangolo iscritto nel cerchio, al cui centro spicca una colomba, immagine trinitaria del fondamento alchemico. Il triangolo con la punta verso l’alto simboleggia il grembo rigeneratore della Grande Dea, ma è anche un principio maschile legato al fuoco. Il cerchio rappresenta la perfezione, lo spirito e l’anima, il divino e il creato, la ciclicità e l’infinito. La colomba è raffigurazione dello Spirito Santo, ma è attribuita anche ad Afrodite e Ishtar, Dee dell’amore; è simbolo di candore e pace, mentre in alchimia è icona della sublimazione degli istinti e del predominio dello spirito; il suo volo indica il passaggio da un elemento all’altro. Messi insieme assumono il significato di armonizzazione di tre principi: ad esempio l’equilibrio di anima, mente e corpo, o di zolfo, sale e mercurio.
A rafforzamento di questa ipotesi, è quantomeno curiosa la presenza di una statua di San Marco intento a scrivere il Vangelo mentre poggia un piede sul dorso di un leone.
Nella tradizione alchemica cristiana, l’Evangelista è associato all’elemento Zolfo, in cui viene individuato il principio originario maschile: ad esso vengono abbinati il calore vitale, lo spirito, la luce celeste per cui ogni vivente nasce e si sviluppa, è «il fuoco interiore di ogni fissità individuale». In miscela con sale e mercurio partecipa alla costruzione di tutti i corpi.
«Sappi per certo che questo zolfo ha grandi virtù: la sua miniera sono tutte le cose del mondo perché è nei metalli nelle erbe, negli alberi, nelle pietre e nelle miniere».
Il Nuovo Lume Chimico, Cosmopolita.
Il leone, simbolo allegorico del santo, rappresenta il fuoco caldo e secco che nello Zodiaco indica i mesi del solleone, ma anche il cosiddetto aceto, o mercurio dei saggi. Inoltre in latino Leo è il sinonimo ermetico dell’oro, che rappresenta l’Adamo Alchemico.
Quando il leone è verde è allegoria della Vera Prima Materia, l’inizio della Grande Opera che porta alla Pietra Filosofale. Se invece è rosso simboleggia l’oro, la materia incandescente che dimora sul fondo del vaso alchemico (Graal) prima della sublimazione, l’ultima fase della Grande Opera.
La sguardo di San Marco è puntato verso una delle due statue posizionate ai lati della Gran Madre di Dio, quella nei confronti di cui è posto diagonalmente: la Fede. Si tratta di una figura femminile coperta da un lungo manto che cade dalla testa ai piedi; all’altezza del petto ha un nastro intrecciato a X; il piede sinistro fuoriesce dalla veste e calza un sandalo; nella destra ha un libro aperto che è simbolo della Verità Rivelata, la mancina innalza al cielo un calice a stelo lungo, che secondo alcuni potrebbe rappresentare il Graal. Lo sguardo della statua indicherebbe infatti il luogo in cui è sepolto: uno studio del Politecnico di Torino ha stabilito che prolungando la direzione in cui è diretto si giungerebbe a Palazzo di Città. Particolare curioso è che sulla facciata di questo sono scolpiti alcuni calici.
Una statua simile si trova a Roma, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, dove è posto il cenotafio di Nicolas Poussin, pittore francese legato alla tradizione del Graal e a Rennes-le-chateau.
L’angelo alato che le sta accanto sul fianco destro è in piedi seminudo: nella mano destra tiene un bastone, mentre essendo la mancina stata distrutta, non si riesce a capire quale gesto stia compiendo. Anche l’indice della mano sinistra della Fede è stato mutilato, come il naso del puttino: perché accanirsi tanto contro queste statue?
L’altra statua, la Religione, è posta sul lato opposto alla Fede, ed entrambe sono state scolpite da Carlo Chelli. Anche in questo caso la figura è coperta da un lungo manto che scende dal capo ai piedi, che potrebbe essere simbolo del segreto ermetico.
Un giovinetto senza ali le porge due tavole in pietra su cui non è scritto nulla, ma l’indice della donna si posa ugualmente al centro come a voler evidenziare qualcosa. Dalla veste fuoriesce il piede destro, mentre nella mano tiene una grossa croce latina. Sulla fronte ha una corona su cui è inciso un triangolo da cui partono dei raggi, con un occhio al centro, simbolo massonico, emblema degli Illuminati di Baviera. Ai piedi della statua è presente una tiara papale, che potrebbe alludere al potere deposto della Chiesa in un ipotetico Avvento dell’Ordine del Toro. In ottica ermetica, invece, il simbolo rappresenta il Magistero Compiuto dell’Opera.
Il giovinetto che le sta accanto potrebbe essere un richiamo alla semplicità e all’umiltà necessarie per raggiungere la Conoscenza, in contrapposizione con la tiara che in questo caso incarna l’opulenza e la vanità terrena.
Per concludere, tra le cose interessanti, mi sento di dover annoverare anche la presenza di piccoli cerchi iscritti lungo tutto il perimetro della Gran Madre e su alcune colonne. Durante le mie ricerche successive non ho sfortunatamente trovato nessun riferimento a queste iscrizioni.
«Prega, leggi, leggi, leggi, rileggi, lavora e troverai».
Motto alchemico
Andrea Federigi
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