The Trivial Pursuit Story di A. Biagioni || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

Questi non sono i Bee Gees, ma gli inventori del Trivial Pursuit in una foto del 1984: Chris Haney a sinistra, il fratello John Haney nel mezzo, Scotto Abbott a destra. 
Photograph by: Canwest News Service

01 Ago The Trivial Pursuit Story di A. Biagioni || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

 

The Trivial Pursuit Story

di Andrea Biagioni

 

Questi non sono i Bee Gees, ma gli inventori del Trivial Pursuit in una foto del 1984: Chris Haney a sinistra, il fratello John Haney nel mezzo, Scotto Abbott a destra. Photograph by: Canwest News Service

Questi non sono i Bee Gees, ma gli inventori del Trivial Pursuit in una foto del 1984: Chris Haney a sinistra, il fratello John Haney nel mezzo, Scotto Abbott a destra.
Photograph by: Canwest News Service

 

Quando ormai sei mesi fa abbiamo deciso di creare una nuova rubrica online per Three Faces, la scelta del nome è stata certamente la parte più ardua.

Avevamo l’impostazione, diciamo così, “editoriale”, ovvero: visto che le recensioni classiche hanno anche un po’ rotto gli zebedei, facciamo una serie di articoli che raccontino in maniera fresca, ironica e non convenzionale degli input culturali (e non solo) con i quali venivamo costantemente in contatto: libri, film, spettacoli, mostre, opere d’arte e così via.

Poco dopo, ovviamente, avevamo gli argomenti e quella era la parte facile: Arte e Letteratura per forza, lì andiamo fortissimo; Viaggio, va un casino come Hansel, siamo nati con quello e poi fa anche da categoria geografica; Cinema e Tv, ovvero selezione darwiniana tra i seimila film e le ventimila serie che escono ogni anno, ci sembrava necessario; Musica e Teatro, non li puoi lasciar fuori e poi accostati suonano bene; Hobby e Sport, sembra un reparto de Leroy Merlin, ma ci si possono tirare fuori storie interessanti; Varie ed Eventuali, è sempre cosa buona e giusta mettere tale dicitura in un elenco, ti salva sempre il culo e poi è come il nero che sta bene con tutto.

Sì, tutto bello, bellissimo, ma il nome?

Ecco, se per decidere quanto avete letto sopra e capire come ricollocare ogni sezione sul sito ci saranno voluti tipo quindici minuti, per arrivare al nome ne sono bastati altri quindici, ma di giorni. Quindici giorni per pensare ad un nome ironico, che racchiudesse la volontà tuttologa della rubrica e che si ricollegasse comunque alla nostra identità.

Vuoto totale e scimmie urlatrici a fare da sottofondo. Finché dal profondo di Whatsapp una voce ci scosse: «Parliamo di tutto come il Trivial Pursuit, noi siamo THREE Faces, chiamiamolo THREEvial Pursuit». Applausi, pacche sulle spalle, gran soddisfazione del consiglio. Finalmente, a sedici ore dalla pubblicazione del primo pezzo, abbiamo un nome.

E niente, questa è la storia di come è nata questa rubrica. Ci sembrava giusto raccontarvela in onore dei suoi primi sei mesi di vita, per poi mandarla un po’ in ferie. Tranquilli, giusto un mesetto, poi torna.

Bene, mi dicono che l’ho fatta troppo breve e che ho almeno altre cinque/seimila battute da tirar giù. Mai avuto di questi problemi, anzi in genere sono piuttosto prolisso. Togliamo il piuttosto. Ma ragazzi, fuori fa talmente caldo che sui muri ci puoi cuocere le uova, che poi manco è facile cuocere in verticale. Comunque, devo inventarmi qualcosa per tornare ad abbracciare il congelatore, prima che la scatola di bastoncini Findus che ho attaccato davanti al ventilatore perda il suo effetto refrigerante. Come sono riuscito a sistemare la confezione davanti al ventilatore, dite? Dopo essere riuscito a farmi un uovo al tegamino sul muro della cucina, tutto è venuto più naturale. Ed era un muro portante. Non c’entra niente, dite voi? Appunto, lo vedete che inizio a dare i numeri… e ho aggiunto solo mille battute. Mica posso andare avanti sparando cose a caso, che poi Cose a caso era anche uno dei titoli proposti per la rubrica. Orrendo? Sì, lo sarà anche, ma non è che il nome dell’amatissimo Trivial Pursuit, a cui ci siamo ispirati sia ‘sto granché. Cioè suona come un Insegui la curiosità, che non mi sembra tanto meglio di Cose a caso ma si sa, l’inglese fa miracoli.

In realtà, non è che all’inizio ‘sto passatempo avesse avuto un gran successo. Anzi, fu praticamente un fallimento per il duo canadese che aveva inventato il gioco nel dicembre del ’79, Chris Haney-Scott Abbott. Pare che i due giornalisti stessero giocando a Scrabble (da noi meglio conosciuto come Scarabeo) e, come spesso accade, dalla partita ad arrivare a discutere il passo è breve, e altrettanto brevemente l’oggetto del contendere si spostò su chi dei due avrebbe creato il gioco migliore. Non si sa dopo quanti bicchieri di bourbon e chi dei due abbia avuto l’illuminazione, fatto sta che all’altro l’idea piacque talmente tanto che decise di collaborare per sviluppare l’idea, la quale appariva piuttosto semplice: creare uno schema a caselle divise per sei colori, ogni colore un argomento, ovvero: Geografia (azzurro), Spettacolo (rosa), Storia (giallo), Arte e Letteratura (marrone), Natura e Scienza (verde), Hobby e Sport (arancione). Svolgimento: si parte dall’esagono centrale, di lancio di dadi in lancio di dadi si va da una casella all’altra, ovviamente rispondendo correttamente alle domande proposte. Obiettivo: raggiungere le caselle principali di ogni argomento e per conquistare il triangolo di ogni materia e poi tornare al centro per il domandone finale, con argomento a scelta dei tuoi avversari. Semplice. Eh, ma le domande no, le domande col cazzo che saranno semplici e poi dove diavolo le troviamo tante domande da far sì che non si ripetano e il gioco perda di interesse in breve (circa seimila domande distribuite su mille cartoncini). Lo scoprirete a breve.

Innanzitutto, fondarono la Horn Abbott Ltd e misero a punto una strategia imprenditoriale avanzatissima insieme al fratello di Chris, John Haney, e un loro amico, Ed Werner (no, non il portiere di Holly e Benji, quello è Ed Warner): visto che il costo per produrre un set completo del gioco era di 75$, loro pensarono bene di venderlo ai distributori a 15$, che a loro volta lo vendevano al pubblico a 30$. Non c’è che dire, degli autentici geni. Nel 1982, poiché per motivi apparentemente inspiegabili la Horn Abbott Ltd non navigava in ottime acque, presentarono il Trivial alla Fiera Internazionale del Gioco a New York e quasi nessuno li considerò a parte la Selchow and Righter, ovvero proprio l’azienda che aveva esportato lo Scarabeo nel mondo. E infatti, la ditta quattro anni dopo era sull’orlo del fallimento.

Intanto, nel 1984 si era scoperto come avevano fatto Haney e Abbott a “creare” così tante domande. Semplice quanto le regole del Trivial: le avevano rubate da un manuale, The Trivia Encyclopedia di Fred L. Worth, il quale fece causa a Haney ed Abbott, chiedendo un risarcimento di 300 milioni di dollari e avvalendosi di una prova inconfutabile. Pare infatti che Worth avesse, deliberatamente dice lui, inserito all’interno del manuale delle risposte sbagliate alle domande creando dei fake fact. Esempio: “Qual è il nome di Colombo?” / “Philip”. Il motivo? Evitare che qualcuno potesse rubargli l’idea, anche se l’idea in questione era stampata su un libro di per sé già coperto da copyright. Concetto complesso caro Worth, ma ti seguiamo. E infatti perse la causa, poiché Haney e Abbott ammisero di aver preso le domande dal manuale, ma dimostrarono che l’uso che ne avevano fatto non era improprio. In cambio, Worth ottenne da Haney e Abbott un quadro raffigurante Filippo Colombo. Worth accettò volentieri esaltando le doti del grande esploratore. Haney e Abbott annuirono, pacca sulla spalla e ciaone, caro Fred.
Nel frattempo, la Selchow and Righter venne acquisita dalla Coleco Industries, che fallì nel 1989 perché sembrava brutto non finire il lavoro dei loro predecessori.

Insomma, i primi anni di storia del Trivial sono stati una figata, un’autentica partenza a razzo, a dimostrazione che se hai una Ferrari e la fai guidare a un cane, alla prima curva puoi solo pregare. Fortunatamente, le preghiere valsero a qualcosa e arrivò un’azienda normale in grado di lanciare definitivamente il gioco, ovvero quella che oggi conosciamo come Hasbro. In realtà, il Trivial Pursuit manco andava malissimo, anzi aveva venduto un paio di milioni di scatole in sei anni: “peccato” che con la Hasbro i paesi in cui venne distribuito diventarono 26, le lingue in cui fu tradotto 17 e le scatole vendute quasi 5 milioni all’anno. Mi sembra di vederli Haney e Abbott che si presentavano in sede alla Hasbro per discutere dei miglioramenti al gioco, i dirigenti che sconsolati li guardano e rispondono: «Per favore, andate a casa, portate fuori il cane e godetevi i milioni».

Ma la loro storia non finisce qui. Dieci anni dopo la causa intentata da Worth, per festeggiare la ricorrenza, Haney e Abbott si trovarono di nuovo in tribunale. Stavolta, un tale David Wall accusò Haney di avergli rubato l’idea nel 1979. Diciamo che si era svegliato un po’ tardi il ragazzo. Comunque Wall continuava a ripetere che all’epoca lui e un suo amico stavano facendo l’autostop presso Sydney, Nova Scotia: Haney gli aveva concesso un passaggio e nel corso del viaggio quel furbone di Wall aveva spiegato per filo e per segno le regole di un nuovo rivoluzionario gioco da tavolo. L’amico di Wall non testimoniò mai, ammesso che fosse mai esistito. La madre di Wall dette una grossa mano al figlio sostenendo che c’erano anche dei disegni dell’idea di David, ma erano andati distrutti. Haney fu interrogato: «Conosce quest’uomo, signor Haney?» «Mai visto!». La causa durò tredici anni e ancora nessuno si spiega il perché. Ovviamente Wall perse. Haney e Abbott continuarono a godersi i loro milioni, che poi sono diventati miliardi.

Chris Haney se n’è andato nel 2010 tra il calore dei soldi e dei suoi familiari. Scott Abbott ha creato una scuderia di cavalli da corsa e ogni anno passa alla Hasbro a ritarare il suo assegno da spendere in biada e chissà che altro. La Hasbro ancora ringrazia. John Haney e Ed Werner, non pervenuti. Fred L. Worth non si sa se sia ancora vivo e se abbia ma i scoperto il vero nome di Colombo. David Wall gira probabilmente per la Nova Scotia al grido di “Sono il vero inventore di Trivial Pursuit”. L’amico autostoppista di Wall si ostina a rimanere scomparso. La madre di Wall non ha mai trovato i disegni del figlio. Io ho raggiunto le battute che dovevo raggiungere, sono riuscito nella non trascurabile impresa di risultare prolisso anche stavolta e posso tornare ad abbracciare il frigo. THREEvial Pursuit invece va in vacanza. Ci vediamo a Settembre con nuove magnifiche storie, ma prima di lasciarvi vogliamo salutarvi con la frase che Abbott dedicò a Haney in un’intervista al Los Angeles dopo la sua morte. Quando siete tristi e pensate che non c’è speranza rileggetela: è la conferma che chiunque può avere successo nella vita.

«Io sono stato l’architetto, Chris è stato l’imprenditore. Senza di lui niente sarebbe stato possibile. Grazie a Trivial Pursuit non siamo diventati miliardari, siamo diventati multimiliardari».

Scott Abbott

P.S. E questi stavano per fallire, ‘tacci loro.

P.P.S. Alcuni fatti raccontati nel presente articolo sono stati volutamente inventati. Per esempio, non esiste nessun quadro di Filippo Colombo.

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