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SUBVERTISING || Intervista a Illustre Feccia & Hogre || Arte e Letteratura || THREEvial Pursuit

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14 Gen SUBVERTISING || Intervista a Illustre Feccia & Hogre || Arte e Letteratura || THREEvial Pursuit

 

SUBVERTISING

Intervista a Illustre Feccia & Hogre

di Niccolò D’Innocenti e Simone Piccinni

Hogre

Andando in giro per le città odierne, e Firenze ne è un chiaro esempio, veniamo costantemente bombardati da immagini pubblicitarie che cercano di indicarci il modo giusto di vivere. Sono ovunque, dalle pensiline degli autobus agli edifici storici. Per questo motivo riteniamo particolarmente importante la testimonianza di due persone che provano a sovvertire quotidianamente queste immagini attraverso il proprio lavoro.
Rileggendo l’intervista l’unico rimpianto che abbiamo è quello di non averla potuta fare di persona: i temi trattati avrebbero meritato mille approfondimenti (che ci avrebbero occupato probabilmente tutta la rivista). Loro sono Hogre e Illustre Feccia, due tra le principali voci del subvertising italiano.

TF: Come è nata la vostra collaborazione?

Hogre: Ho conosciuto Feccia nella casa del Grande Fratello in un’edizione del programma molto di nicchia ambientata a Londra Sud. Alla fine siamo stati espulsi tutti e due… Più che un collaboratore Feccia è un amico.

Illustre Feccia: Mah, la collaborazione è nata per caso due anni fa, con la nostra amicizia, in un occupazione a Peckham a sud-est di Londra. È stato un po’ come la visione di Mario Cioni in Berlinguer ti voglio bene: Hogre ci ha dato i’ via. S’è presentato alla zitta, senza dì niente a nessuno, la sera dopo il telegiornale, e ha esordito: “Bonasera compagni…VIAAAAAA!”. No, vabbé… La storia l’è lunga e pe’ farla breve ci siamo conosciuti uscendo fuori pe’ feste, pe’ disegnare e stampare alla barca Minesweeper [Collettiva d’arte underground, nata anni fa su una barca della seconda guerra mondiale in Deptford, nel Sud Est di Londra. Collettiva di illustratori, graffitari, pirati e stampatori, scrittori. NdR], che era una barca studio d’arte e serigrafia, partecipare ad azioni di Subvertising con la Special Patrol Group [Piattaforma di militanti della sovversicità, artisti e individui d’azione. NdR].
Per me era un periodo abbastanza triste e intenso, deluso da dinamiche di potere interne e da altri problemi della collettiva, insomma Minesweeper mi stava diventando stretta e per fortuna conobbi i’ mastro Hogre e il subvertising.

TF: Cosa è per voi il subvertising? Che finalità vi proponete con questa pratica?

Illustre Feccia: Per Subvertising o Sovversicità s’intendono tutte quelle azioni di hackeraggio e vandalizzazione di spazi pubblicitari e istituzionali, come i cartelloni e le pensiline… Letteralmente significa sovvertire la pubblicità.
La mia finalità, oltre quella di riprendermi indietro la strada, è sabotare ogni regolamentazione sociale e gettare un po’ di sabbia nel motore del capitalismo e dell’obbedienza.

Hogre: In senso più ampio il termine indica l’atto di hackerare uno spazio pubblicitario, mentre una seconda accezione indica nello specifico il contenuto dell’hackeraggio. Sovvertire un messaggio pubblicitario è come prendere un Pinocchio per il naso e rovesciarlo: non diventa sincero, è un pupazzo di legno con il naso ad altezza palle. In altre parole, se il contrario di una bugia è una verità, il rovesciamento di una bugia è una falsità scomoda.

TF: Le collaborazioni nel vostro campo sono particolarmente importanti: credete che l’agire in gruppo rafforzi l’impatto del messaggio? Pratiche come l’attacchinaggio libero possono dare maggiore importanza a quest’ultimo?

intervista hogre illustre feccia ridotta 2Hogre: Piuttosto direi che agire collettivamente arricchisce la pratica per i partecipanti, e questa è la parte più interessante del gioco.

Illustre Feccia: Diciamocela giusta: l’azione collettiva e l’idea di collaborazione hanno un valore immenso, un sogno, e non sono altro che un modo artistico di uscire assieme. Direi anche un po’ anarchica! Il lavoro di una decina o meno persone si unisce all’azione diretta!
Credo nell’idea di piattaforma più che di collettiva: da buon stirneriano [riferito al filosofo tedesco Max Stirner, autore del libro L’unico e la sua proprietà. Anarchico-individualista, nichilista, parte della sinistra hegeliana. NdR], diffido l’idea di collettiva…

TF: Il Pastafarianesimo è una religione che crede ad un dio fatto di spaghetti al pomodoro. Come è nata la collaborazione con la Chiesa Pastafariana Italiana? E quali tra le loro tematiche vi hanno interessato maggiormente?

Hogre: Nel giugno 2017, durante un laboratorio di subvertising al Forte Prenestino, abbiamo prodotto e poi installato in strada svariati poster. Due tra questi (Ecce Homo Erectus disegnato da me e Immaculata Conceptio In Vitro di Doublewhy) sono stati motivo di scandalo a causa del loro contenuto etichettato come blasfemo dai giornali locali e nazionali. Ne è scaturita un’indagine che ha impegnato una squadra della Digos per una settimana, e che si è poi conclusa con l’accusa di Vilipendio alla Religione (articolo 404 c.p.).
In solidarietà a questa vicenda la Papessa dei Pastafariani Scialatiella Piccante I mi ha scritto offrendomi il suo appoggio mediatico e una copertura legale. Così è iniziata la nostra amicizia, che mi ha ispirato tre poster che sovvertono tre marchi di pasta italiana dicendo “Se dio fosse spaghetto, Dio Scotto”: è la massima bestemmia per un Pastafariano, ma anche la campagna con la quale la chiesa Pastafariana chiede l’abolizione dei reati collegati alla blasfemia. L’adesione di Feccia è arrivata successivamente. Specifico poi che la partecipazione è aperta a tutti. Per maggiori informazioni potete visitare la pagina Facebook Dioscotto oppure scrivere a dioscotto@chiesapastafariana.com

Illustre Feccia: I Pastafariani li ho conosciuti quest’anno al Crack. Sono rimasto sconvolto dalla figura della Papessa Emanuela Scialatiella Piccante! Assieme a Hogre e ai Pastafariani abbiamo allestito la sala bestemmiatori con tanti poster: una gabbia di matti. Madonna che ridere, in una celletta del Forte Prenestino abbiamo invitato i presenti a creare moccoloni sonori e a farsi pastizzare dalla Papessa.
In un giorno solo abbiamo megafonato più di sessanta bestemmie collettive e raccolto fondi contro l’apologia di bestemmia.
Mi piace un botto il loro modo di fare satira blasfema… Sono pura parodia di ogni ordinamento religioso.

TF: Cosa è secondo voi la blasfemia e qual è il suo potenziale? Avete festeggiato il 30 settembre la Giornata Internazionale della Blasfemia?

Illustre Feccia: La blasfemia è un insulto a dio, oltre che a tutti i santi e pretacci vari. Dio è l’origine da cui provengono la disparità e lo stato. Dio, ovvero quando l’ingiustizia si fa “santa”, l’ordine di sfruttamento, violenza oppressiva: dell’uomo sulla donna, del ricco sul povero, del genere umano sugli animali e sulla natura.
La blasfemia è un attacco irriverente al potere, all’origine dell’oppressione e al patriarcato.
La blasfemia è un’arma di difesa creativa per chi non ha (e non vuole) eserciti e polizie dalla loro parte.
Per me la bestemmia è poesia… In famiglia ho avuto dei grandi maestri del turpiloquio come i’ mi’ babbo e i’ mi’ nonno, una grande forma di ispirazione.
Non ho festeggiato il 30 settembre perché la blasfemia la festeggio ogni dì!

Hogre: La blasfemia esiste solo nella testa di chi crede in dio: per me che sono ateo niente è blasfemo e il 30 settembre non ho festeggiato l’inesistente. La bestemmia è un manierismo.

TF: Un paio di anni fa abbiamo collaborato all’organizzazione del seminario sulla street art e l’arte urbana “Faccia al muro”. Durante il loro intervento, Guerrilla Spam hanno affrontato il tema del subvertising: hanno invitato provocatoriamente la cittadinanza attiva (soprattutto l’associazione degli “Angeli del bello”, se davvero spinti dalla salvaguardia del decoro urbano) a sabotare o cancellare illegalmente affissioni legali come le pubblicità, invece che cancellare legalmente opere illegali. Da parte vostra, che messaggio volete mandare alla cittadinanza attiva?

intervista hogre illustre feccia ridotta 1Hogre: Non voglio mandare nessun messaggio: disegnare e sabotare è il mio modo di vivere, non di fare proseliti. La cittadinanza attiva poi non esiste, è un concetto astratto; è un termine ingannevole che vuole sottintendere una linea di comportamento univoca derivante da contingenze che possono essere anche casuali, come quella di abitare in una certa città. È come se i processi decisionali dipendessero solo dal fattore geografico… Distorsione allucinata delle teorie sulla selezione naturale di Darwin. Non esistono cittadini che si attivano per il fatto intrinseco dell’essere cittadini! Sono solo un gruppo di persone che ha un’opinione sull’amministrazione di un bene pubblico, prevarica le opinioni contrarie con un intervento arbitrario e poi giustifica l’azione in nome del bene comune. Parliamo d’altro che è meglio.

Illustre Feccia: Adoro Guerrilla Spam, sono dei grandi… Ma il messaggio che sento è un messaggio di critica di parte, aspramente libertario e contro la società; per quanto mi riguarda non voglio insegnar niente a nessuno, voglio metter in discussione tutto! Spero che qualcuno ne rimanga ispirato!
Criticare il capitalismo e l’ordine costituito, riprendersi indietro gli spazi pubblici, vandalizzare le pubblicità e i messaggi istituzionali.
Quello che spero è che dal gregge esca fuori qualche “individuo”.

TF: Hogre, parlaci del tuo libro Subvertising – The piracy of outdoor advertising.

Hogre: È un libro che documenta vari approcci grafici al subvertising, di lavori tra il 2015 e il 2018, principalmente nella città di Londra. La prima edizione, pubblicata da Dog Section press a Londra nel 2017, è andata in ristampa e poi di nuovo esaurita. Nel settembre 2018 ho pubblicato un’edizione in italiano, presentando il libro a Communia, uno spazio occupato in Via dello Scalo di San Lorenzo. Durante la presentazione a spacciarsi per me c’era Ermes Maiolica, il più famoso e prolifico inventore di fake news in Italia. Benché ormai sia un personaggio pubblico, intervistato dalle televisioni nazionali più volte per le sue beffe mediatiche, e nonostante io l’abbia introdotto ai contenuti del libro molto sbrigativamente appena poco prima dell’intervento, sembra che nessuno tra il pubblico abbia dubitato sulla valenza della sua identità. Abbiamo trasformato la presentazione di un libro in una dimostrazione e performance sul ruolo dell’artista: siamo tutti artisti, tutti abbiamo una nostra personale creatività, ma solo pochi ricoprono la posizione dell’arte.

TF: Puoi dirci meglio cosa intendi?

Hogre: È un idea che ho ripreso da Brecht: l’artista contemporaneo deve la sua fama al suo contesto sociale e ai privilegi che ne derivano più che a qualche sua particolare abilità che trascende il comune. Ovviamente ciò non significa che non esistano persone con delle qualità creative superiori alla media, ma che il mercato dell’arte non è meritocratico. Magari ai nostri lettori sembrerà un concetto ovvio, ma al contrario di quanto detto tutta l’arte contemporanea spinge un’idea opposta, continuando ad enfatizzare la figura dell’artista come essere straordinario e fuori dal comune. Pensate ad Abramovic e alla sua famosa performance The artist is present… Più falsa di una banconota da € 4.

TF: Per quello che abbiamo potuto vedere, la “chiave” è quasi lo strumento sacro della vostra blasfemia: cosa significa per voi?

Hogre: Ma no, non è affatto così. Ci sono tre principali multinazionali che gestiscono le affissioni pubblicitarie in occidente, tutte con impianti simili e un ristretto numero di chiavi necessarie ad aprirli. Non facciamo alcun mistero di quali siano queste chiavi (per maggiori informazioni vedi online Subvertising Manual firmato dal collettivo Brandalism, edito da Dog Section press) e generalmente sono tutte acquistabili dal ferramenta. Nel caso di Roma c’è un’eccezione, perché la chiave a T che apre gli impianti della capitale è fuori commercio. Per questo ho falsificato una trentina di chiavi tagliando e intaccando un tondino di diametro 14 mm e saldandoci un manico. Le ho testate una ad una e poi ho messo i prodotti in vendita online, scrivendo nella descrizione che si trattava di una “riproduzione artistica, funzionale ad aprire le vetrinette a Roma, ma da intendersi come oggetto d’arte”. È una dicitura che ho inserito per evitare beghe legali durante la vendita, ma spero che chi l’abbia acquistata non ne faccia un oggetto di culto! Il titolo dell’“opera” comunque voleva esser chiarificatore, riportando a chiare lettere: “È una chiave, non un fottuto crocefisso”.

TF: Illustre Feccia, parlaci dei tuoi progetti futuri.

Illustre Feccia Stiamo lavorando a una mostra a Firenze alla Street Levels Gallery, qualcosa di collettivo sul subvertising.
Poi la casa editrice londinese Dog Section Press, quella di Hogre e Special Patrol Group, mi ha chiesto di disegnare un libro, un Abc dell’anarchismo nell’arte.

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