Tra serio e faceto || A. Biagioni || THREEvial Pursuit

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28 Giu Tra serio e faceto || A. Biagioni || THREEvial Pursuit

 

TRA SERIO E FACETO

Bill Viola: Rinascimento elettronico in un’ora

di Andrea Biagioni

 

Fonte immagine: http://www.artribune.com/
Ore 3:55. Quando devi scrivere, hai una scadenza per farlo e non hai la minima idea di come tirar giù un incipit, di solito la soluzione più semplice é fissare su carta il momento in cui inizi, giusto per rompere il ghiaccio. Ora… io devo tirar fuori questo pezzo entro due giorni, non ho tempo, ho un milione di impegni e di ansie varie: su tutte, svettano le mosche intontite che escono dal mio portafoglio quelle poche volte che lo apro. Ergo, sono impegnato e povero, binomio complesso per trovare la concentrazione, ma ormai siam qui, un mezzo incipit l’abbiamo tirato via e ora resta solo da decidere di cosa scrivere. Robetta.
Ecco. Di che scrivo ora?
“La mostra di Bill Viola”.
Primo: capire da dove viene questa voce grottesca che ha dato il suggerimento.
Secondo: spiegarle, senza farla troppo incazzare, che io a Palazzo Strozzi ci sono già stato, ho visto la mostra in un’ora scarsa e che, quindi, non mi sembra ‘sta grande idea, perché mi sono reso conto che quell’ora non solo non è bastata, ma forse anche due eran poche. Diciamo che l’ho sfiorata.
“Tornaci, coglione. Tornaci, fatti un’altra oretta, salta i video che hai già visto bene e concentrati sugli altri. Torna a casa e scrivi questo fottuto pezzo. Sei un trentenne di bell’aspetto, che va agli eventi che contano e parla di Bill Viola come se lo conoscesse quanto il suo uccello, quando in realtà fino a una settimana fa manco sapevi chi cazzo fosse. La gente deve sapere quello che fai, magari ti ritrovi a scrivere su Repubblica”.
Terzo: la voce ha il tono poco raccomandabile di quella fuoricampo in “Birdman” e non promette bene.
Quarto: ma io ho voglia di tornare a vedere Bill Viola? Voglio dire, il mio rapporto con l’arte contemporanea è paragonabile a quello che posso avere con un parente che risulta interessante solo al sesto bicchiere di vino, in cui affogo la tristezza disarmante del pranzo di Natale.
In effetti, Bill Viola sembra un po’ lo zio che ti blocca a tavola con le sue ciance interminabili sulla vita, che lui ovviamente chiama esistenza, mentre il pranzo è già finito e tu vorresti solo farti una caffè, una grappa, una briscola e poi morire finalmente sul divano. Ecco, la sola idea di tornare a Palazzo Strozzi mi fa già desiderare ardentemente il divano. Che poi mica c’ho niente contro lo zio Bill, ma qui si parla di almeno due ore e mezza di visita, manco fosse mezza ala del Louvre. Oltretutto, ho scoperto che la mostra prosegue anche alla Strozzina: tempo della visita non calcolabile, perché già non ho visto un cazzo della principale in un’ora, secondo voi sono riuscito anche solo ad affacciarmi giù?
Se solo qualcuno mi avesse spiegato quella maledetta volta come vedere la mostra in una sola ora, forse avrei potuto dare un’occhiata veloce, interessarmi e magari tornare a vedere il resto. Così, invece, sono solo un uomo di fronte all’arte contemporanea. Se solo ci fosse stata una guida… cazzo, una guida del tipo “Bill Viola: Rinascimento Elettronico in un’ora”. Sarà la quarta Tennet’s, ma questa sì che sembra una fottuta idea.
“Guarda il vuoto che ti circonda. Quante persone hanno realmente tutto questo tempo da spendere per l’arte? Quanti come te si saranno presentati ad un’ora dalla chiusura pensando di farla franca?”
Quinto: troppi, e io devo fare qualcosa per tutti loro.
Sesto: mi hai convinto, ci torno, ma lo faccio solo per il bene comune.
“Vedi che cominciamo a ragionare. Tanto basta che guardi, niente riflessioni intellettualoidi. Devi essere pragmatico, punta tutto su sintesi e incisività”.
Settimo: a me piace vedere, non guardare.
Ottavo: incisività e sintesi sono proprio le caratteristiche che non ho quando scrivo.
“Iniziamo bene…”
Appunto.

(Attenzione: la seguente guida potrebbe contenere spoiler)

Sala 1. The Crossing (1996): nessun riferimento al Rinascimento. Quando entrate, c’è uno schermo in mezzo tipo monolite di 2001: Odissea nella spazio. Non concentratevi solo sul video davanti a voi, ce n’é un altro dietro, tipo fronte-retro. Avete tre soluzioni: la numero uno è vedere prima un lato e poi l’altro, ma ci spendete più di venti minuti, che potete comunque recuperare più avanti; la seconda è il dono dell’ubiquità e, se ce l’avete, ve la cavate in una decina di minuti; la terza è girare intorno, tipo orbita. Ci spendete comunque undici minuti scarsi, ma potreste perdere dei pezzi.

Sala 2. The Greeting (1995): basato su La Visitazione del Pontormo. C’è il quadro e questa è una buona cosa. Il video presenta due donne che parlano. Con calma arriverà la gravida Maria, incinta di nostro signore. Se una volta arrivata lei vi aspettate che arrivi anche la quarta donna, potete pure passare alla prossima sala e guadagnare tempo prezioso.

Sala 3. The Path (2002): basato sulle Storie di Nastagio degli Onesti. Se non ve lo dicevo io, col cazzo che l’avreste saputo, perché non c’è manco una stampa o una targhetta. Va bene che avere l’opera dal Prado può essere una menata, ma almeno un’indicazione ce la potevano mettere. Comunque, c’è un sacco di gente che attraversa un bosco. Qualche tipo interessante e nulla più. Se non vi volete sorbire tutta la mezz’ora abbondante, passate alla sala successiva dopo una manciata di minuti. Lo schermo è enorme. Chissà come ci si vede la Champions.

Sala 4. Catherine’ Room (2001): basato su Caterina da Siena di Andrea di Bartolo. Vi prego, spendete più tempo che potete per i 18′ e 59” di questo piccolo gioiello. I cinque schermi sono una poesia di dettagli su cinque diverse fasi dell’esistenza: nascita, giovinezza, maturità, vecchiaia e morte. Lo zio Bill qui s’è impegnato.
Sul lato destro vedrete Surrunder, basato sul mito di Narciso (per intuizione). Sono quasi venti minuti. Date una sbirciata ogni tanto.
Sul lato sinistro abbiamo invece Four Hands, ovvero quattro paia di mani di diversa età che si dilettano in vari gesti. Pare siano influenzati da molte fonti. Pare.

Sala 5. Emergence (2002): basato sul Cristo in pietà di Masolino. Avete presente i cartelloni pubblicitari della mostra? Quello. All’inizio il Cristo non c’è. Ci sono solo due donne ai lati di una fonte battesimale. Aspettate che il Cristo compaia. Poi, fate un po’ voi. Come negli album musicali, il singolo raramente è il pezzo migliore.
P.S. L’opera di Masolino c’è.

Sala 6. The Deluge (2002) / Sala 7. Inverted Birth (2014): qui la faccenda è un po’ complessa, ma se mi seguite vi faccio guadagnare un sacco di tempo. Si accede da un’anticamera: di fronte a voi c’è la sala 6, sovrastata dal Diluvio universale e la recessione delle acque di Paolo Uccello. Nel video sottostante, dovete solo aspettarvi l’inondazione. Abbiate fede, arriverà.
Sulla destra si accede alla Sala 7, un’inondazione al contrario di fango, sangue, latte, acqua e aria. In pratica, si muore e si rinasce.
Se vi sedete esattamente al centro dell’anticamera, potete godervi entrambi gli spettacoli contemporaneamente. Controindicazione: almeno un paio di calci sui reni. Non tutti involontari.

Sala 8. Man / Woman (2013): basato su Adamo; Eva di Lukas Cranach. Se siete stati bravi, potete dedicargli una manciata di minuti. Sennò, un’occhiata veloce e avrete il giusto tempo per sfogliare il bookshop, senza farvi prendere dallo shopping compulsivo. Anche perché giù c’è il bar e non è che l’aperitivo te lo tiran dietro. Personalmente, preferisco andare a farmi un Negroni.

“Aspetta…”
Che c’è adesso, Birdman…
“Ma oggi è Giovedì”
E allora?
“La mostra è aperta fino alle 23 e ci sarebbe anche la parte della Strozzina”
No.
“Ma voglio vederla!”

E porca…

Fonte immagine: http://www.artribune.com/

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