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Lettera da uno Stato mai nato. Rojava, 16/10/2019 II Three Faces

Mappa Kurdistan Rojava

16 Ott Lettera da uno Stato mai nato. Rojava, 16/10/2019 II Three Faces

Lettera da uno Stato mai nato

Rojava, 16 ottobre 2019

 

Alla cortese attenzione delle Nazioni Unite,

siamo qui a scrivervi in conseguenza ai fatti che nostro malgrado ci hanno coinvolto negli ultimi giorni, e per ricordare a voi stati membri e ai vostri 193 rappresentanti il debito contratto nei confronti del nostro popolo da cento anni a questa parte.

Era il 1920, era l’anno del Trattato di Sèvres che sanciva la dissoluzione dell’Impero Ottomano e la possibilità di dare nuovamente alla nostra gente una terra. Era scritto negli articoli 62, 63 e 64 del trattato, firmato e controfirmato. Ma poi ci fu la Rivoluzione Turca e la Società delle Nazioni, i vostri padri, acconsentirono a rinegoziare quell’accordo nel Trattato di Losanna, secondo il volere del padre dei turchi, Mustafa Kemal Atatürk. E tutto svanì. Ma sarebbe ingiusto scaricare tutta la colpa di quanto successo allora e nel corso di questo secolo solo sul popolo turco. La nostra terra non è solo in Turchia. Noi eravamo e siamo in Siria, in Iraq, in Iran. La Siria è stata prima francese e poi indipendente e ha ignorato quell’accordo. L’Iraq è stato prima britannico e poi indipendente e ha ignorato quell’accordo. L’Iran è stato praticamente sempre indipendente e sempre ha ignorato quell’accordo. E così tutte le nazioni che avevano firmato quel trattato pochi anni prima si sono dimenticate che anche ai curdi spettava qualcosa.

Nessuno si è presentato a noi per chiederci se volevamo essere turchi, siriani, iracheni o iraniani. Un giorno, senza neppure avvertirci, ci hanno imposto di essere turchi, siriani, iracheni o iraniani. A noi, un popolo con quattromila anni di storia alle spalle, che ha suscitato reverenza negli animi delle grandi civiltà che hanno attraversato la storia dell’umanità, perché i nostri padri erano gente saggia, gente che amava, difendeva e curava la propria terra come fosse allo stesso tempo madre e figlia, e per questo considerata gente da rispettare, gente di cui potersi fidare. Noi, così, d’un tratto, cancellati.

Eppure, non ci siamo scoraggiati. A denti stretti, abbiamo accettato quelle scelte e la nostra condizione. Anche se divisi dai confini che voi avete tracciato, abbiamo continuato a coltivare e proteggere i nostri campi, i nostri monti, i nostri fiumi, il Tigri e l’Eufrate, che sono la sorgente della civiltà umana e che nascono esattamente dove nasciamo noi. E conoscendo meglio la nostra terra madre, abbiamo scoperto il perché di quei confini, il motivo per cui il nostro popolo doveva essere reso invisibile: perché siamo ricchi. L’acqua, l’oro, l’argento, il rame, il ferro, il cromo, la lignite, e il petrolio abbondano intorno e sotto a noi. Siamo ricchi, eppure non possediamo niente, perché ce l’hanno tolto, dividendoci, assimilandoci.

Per questo abbiamo iniziato a pensare che meritavamo qualcosa in più, che dovevamo perlomeno far riconoscere la nostra identità, ma ogni volta che abbiamo provato ad alzare la testa, ovunque ci fosse un curdo che avesse il coraggio di far sentire la propria voce e di rivendicare i propri diritti, non abbiamo ottenuto altro che persecuzioni, manette, condanne e una pallottola in testa o una corda attorno al collo con il solo intento di ridurci al silenzio.

Che avremmo dovuto fare quindi? Arrenderci al nostro destino e lasciare che ci annientassero? No. Ci siamo organizzati, abbiamo imbracciato le armi e ci siamo difesi, che fosse in Siria, Iran, Iraq o Turchia. Abbiamo reclamato la promessa da voi mai mantenuta, fosse essa uno stato o semplicemente l’autonomia. Abbiamo chiesto nient’altro che un po’ di libertà e una parte di quelle risorse che ci spettavano per diritto. Avremmo addirittura accettato di condividerle con quelle stesse nazioni che ci avevano emarginato e umiliato per decenni, perché non ritenevamo giusto che per colpa di capi di stato scellerati si dovessero impoverire popoli che nel bene e nel male erano diventati nostri connazionali, nostri fratelli. E ancora che abbiamo ottenuto da tutto questo? Di essere trattati e descritti all’opinione pubblica come terroristi.

Credete forse che noi o i nostri padri andiamo fieri di essere scesi in guerra e di essere stati costretti a uccidere i nostri simili? Di aver provocato la morte di migliaia di militari e, pur non programmandola, di alcuni civili, solo perché erano turchi o iracheni? Non so se i soldati turchi o iracheni siano fieri di aver distrutto i nostri villaggi, di aver torturato e ucciso oltre 50 mila curdi, di cui la maggioranza civili, per non parlare delle centinaia di migliaia che hanno incarcerato o semplicemente “fatto sparire”. Non possiamo conoscere i loro cuori, ma conosciamo bene i nostri e possiamo dirvi che in essi non c’è orgoglio per il sangue altrui che abbiamo versato. Ma è questa la guerra, eserciti che si fronteggiano, uomini che cadono.  Solo i nostri però lo meritavano a quanto pare. Solo i nostri sono stati e sono tuttora chiamati terroristi.

Poi, è arrivato Daesh e improvvisamente siamo diventati il valoroso baluardo in difesa della democrazia e della libertà. Abbiamo respinto le loro offensive, siamo riusciti a riprenderci le roccaforti che avevano conquistato, a creare la Regione autonoma del Rojava per impedire a loro, i veri terroristi, di varcare quel confine turco-siriano che per mesi erano riusciti a varcare con estrema facilità per portare terrore e morte nel vostro Occidente. Non dimentichiamo il vostro appoggio in quella lotta, non dimentichiamo l’aiuto fornito dalle varie forze siriane, dalla Russia, dagli Stati Uniti e da molti altri paesi in Rojava. Ve ne siamo grati tuttora. Ma soprattutto non dimentichiamo i fratelli che individualmente hanno abbandonato le loro nazioni, in molti casi pacifiche, per venire in Kurdistan ad abbracciare i nostri valori di convivenza pacifica tra i popoli, tra i generi e con la Madre Terra, aderendo alla Carta del Contratto Sociale del Rojava.

Perché la nostra rivoluzione sociale non è più una questione esclusivamente curda. Questi valorosi combattenti che tuttora, a differenza vostra e dei vostri proclami, lottano insieme a noi, questi uomini e queste donne che rischiano la vita insieme a noi sono belgi, olandesi, tedeschi, britannici, statunitensi, russi, arabi, armeni, circassi, turchi, greci e italiani. Vengono da ogni angolo del mondo e questo non potete più ignorarlo. Invece, non solo lo ignorate, ma li trattate nei vostri paesi come terroristi, li trattate come avete trattato noi per decenni, dimentichi che molti di loro sono morti per difendervi da Daesh e che a causa delle azioni di Erdoğan Daesh sta tornando. Senza quelle azioni Hevrin Khalaf, nostra sorella, sarebbe ancora viva.

Per questo, egregie Nazioni Unite, è arrivato il momento per voi di smetterla di girarvi dall’altra parte, di finirla con proclami fini a sé stessi che servono solo a ripulirvi la coscienza. E’ arrivato il momento di pagare il debito che avete contratto quasi cento anni fa, di riconoscere e difendere il Rojava e i suoi ideali, gli stessi su cui la vostra organizzazione è fondata: la convivenza pacifica tra i popoli e la difesa dei diritti dell’uomo e della donna.

Non basta più condannare le operazioni militari di Erdoğan a parole, perché le parole non bastano a fermarlo e lo sta dimostrando ogni giorno, ogni ora che passa.

Non basta dichiarare  di voler sospendere la vendita delle armi alla Turchia, perché quello che non manca all’esercito turco sono proprio le armi e i soldati turchi le stanno imbracciando in questo preciso istante e in questo preciso istante quelle armi stanno uccidendo centinaia di persone, che presto diventeranno decine di migliaia se qualcuno non dirà basta a questa carneficina.

Ritirate i vostri ambasciatori. Appoggiate le forze democratiche turche e i loro esponenti che per troppo tempo sono stati ridotti al silenzio o costretti all’esilio.

Siate i primi a promuovere una Turchia libera, una Turchia che possa di nuovo scegliere, perché sono tanti i turchi che credono di meritare di meglio e che ci sostengono nonostante la propaganda infame dei loro governanti.

Fate capire a Recep Tayyip Erdoğan e ai suoi cani da compagnia che sono soli, perché in questo momento quelli lasciati soli a morire siamo noi.

Avete già commesso questo errore in passato e avete lasciato che il mondo venisse trascinato nel caos e nella distruzione. Non permettete che accada di nuovo. Non siate complici.

https://www.uikionlus.com/carta-del-contratto-sociale-del-rojava-siria/

https://www.repubblica.it/esteri/2019/10/13/news/la_lettera_delle_curde_al_mondo_a_tutte_le_donne_e_ai_popoli_del_mondo_che_amano_la_libera_-238475465/

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/01/19/volevano-combattere-coi-curdi-si-ritrovano-schedati-come-terroristi-lo/40793/

https://tg24.sky.it/mondo/2019/10/14/hevrin-khalaf-uccisa-siria-storia.html

https://www.globalist.it/intelligence/2018/09/15/combatte-con-i-curdi-del-ypg-contro-l-isis-britannico-condannato-in-turchia-2030825.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_S%C3%A8vres

https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Losanna_(1923)

https://www.open.online/2019/10/11/siria-chi-sono-i-curdi-le-origini-e-la-storia-di-un-popolo-alla-ricerca-di-uno-stato/

https://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan

http://www.treccani.it/enciclopedia/kurdistan_%28Enciclopedia-Italiana%29/

http://www.treccani.it/enciclopedia/curdi/

http://www.mesopotamia-ita.com/kc/KK/2_History/0_History.html

http://www.mesopotamia-ita.com/kc/KK/1_P/z5_His_MgEconIt.html

https://geo.tesionline.it/geo/article.jsp?id=13788

https://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_curdo-turco

https://www.agi.it/estero/armi_turchia_export_embargo-6358020/news/2019-10-15/

 

«State con noi o con i jihadisti?». La comandante Ypj Dalbr Jomma Issa a Montecitorio

Indovinate chi vende un sacco di armi alla Turchia?

«Vogliono distruggere tutto quello che abbiamo costruito». Un appello dal Rojava sotto attacco

Gli stranieri che combattono contro l’ISIS

Resistenza è vita. La lunga lotta curda alle aggressioni di Erdogan (e alle pugnalate di Trump)

Cronologia del conflitto curdo-turco (1920-2015)

 

Obiettivi e contrasti del Kurdistan in Medio Oriente.

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