La Resistenza è di tutti di G. Bindi || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

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25 Apr La Resistenza è di tutti di G. Bindi || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

 

La Resistenza è di tutti

di Gianluca Bindi

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Quando si tratta di un argomento storico, soprattutto uno del quale non si è stati testimoni, bisogna come minimo essere cauti. Perché anche consultando le fonti più esaurienti si può sempre sbagliarne l’interpretazione, o molto banalmente incappare in luoghi comuni triti e ritriti.

Si sa, la storia è fatta dai vincitori, quindi è sempre bene prendere con le pinze anche ciò di cui si è assolutamente convinti. Certo, a volte è capitato che dovessi mettere in dubbio posizioni che consideravo solide: per esempio adesso pare che Garibaldi non sia più un eroe, ma uno dei fautori del genocidio del popolo duosiciliano e della conseguente colonizzazione sabauda del Sud Italia. Bene, lascio volentieri agli studiosi l’ardua sentenza. Il fatto è che ciò non autorizza a dubitare di tutto e divertirsi a fare revisionismo alla cazzo (scusate il francesismo). E visto che noi italiani siamo riusciti a far diventare la Resistenza un argomento controverso, penso sia bene rimettere in chiaro un paio di cose. Cose che, ahimé, a distanza di settantatré anni forse non appaiono più così cristalline. E questo lo farò ovviamente palesando il mio punto di vista, così da evitare di essere accusato di doppiogiochismo (e visto il tema sarebbe una beffa).

Per me la Resistenza è stata il sintomo di una ribellione dal basso al male puro del nazi-fascismo, il segno di una popolazione ancora disposta a lottare per un mondo nuovo e migliore. La Resistenza sono stati anche i miei nonni che nascondevano i partigiani dai Tedeschi, dai quali hanno rischiato più volte di essere fucilati durante le loro appropriazioni indebite di cibo. Nella mia terra, la Resistenza è stata la profonda ferita dell’Eccidio del Padule di Fucecchio, in cui hanno perso la vita centinaia di innocenti che non si potevano difendere. La Resistenza è stata la base, la pietra miliare su cui si sono costruite le istituzioni in cui sono cresciuto, non perfette lo sappiamo tutti, ma che rispetto ad altre realtà del pianeta rappresentano un privilegio per cui bisogna necessariamente essere grati.

Ecco, detto questo e dato per appurato, si può parlare di tutti i risvolti della Resistenza (una miriade nel bene e nel male). Sempre con spirito critico e voglia di capire cos’erano quegli anni post armistizio ’43, soprattutto per fare in modo che non ritornino mai più.

Geniali dilettanti
In selvaggia parata
Ragioni personali
Una questione privata

Questi sono dei versi di Linea Gotica del Consorzio Suonatori Indipendenti. Il rimando al romanzo di Beppe Fenoglio nell’ultima linea è abbastanza chiaro e, assieme al verso precedente, rappresenta una delle chiavi fondamentali per capire la Resistenza.

Chi pensa che i partigiani furono interamente mossi da una mera palingenesi comunista ha profondamente torto. La Resistenza ha avuto molte anime con radici diverse, aspirazioni diverse e militanti diversi spesso in contrasto tra loro. C’erano comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali, repubblicani e addirittura badogliani (unici riconosciuti dagli Alleati prima della Svolta di Salerno).

Fu proprio Togliatti di ritorno dall’esilio in Russia a focalizzare tutte le forze sull’unico vero obiettivo: liberazione antifascista e dall’oppressione tedesca. Quindi non mi si venga a dire che i cortei dell’ANPI siano “divisivi” come ha dichiarato il PD l’anno scorso (non esattamente la sinistra che vorrei), non aderendo alla manifestazione. E, dall’altra parte, non si strumentalizzi nemmeno la complessità del periodo storico come avanguardia rivoluzionaria comunista.

Chi ha combattuto, sabotato o semplicemente aiutato a farlo, non è stato mosso tanto da ideali romantici, ma da necessità di territorio (inteso in senso largo). Difesa sia della terra che sfamava, sia degli affetti, degli amori e delle amicizie. Difesa ecumenica di tutto il collante sociale che dà ad una comunità tale significato. Ritorno ad una normalità che da troppo tempo mancava. Tutto questo animò piccoli e piccolissimi gruppi di volontari contro il gigante nemico, tra cui figuravano anche le donne, relegate a meri angeli del focolare domestico dal regime. Per questo le ragioni erano prima di tutto personali e non ideali. Corollario: la Resistenza è di tutti e Antifascismo non è sinonimo di estrema sinistra.

Un’altra maniera sbagliata di vedere la Resistenza, secondo me, è considerare la figura del partigiano come un eroe. Non per svalutarne il coraggio o la grandezza ma, sempre prendendo come riferimento Una questione privata di Fenoglio (a detta di molti il romanzo definitivo tra quelli ambientati nel periodo), per dipingere a tutto tondo gli uomini con i loro difetti e le loro paure.

Molto spesso si sentono dire svariate cose negative sui partigiani: furti, stupri, atti di brigantaggio. Ciò è assolutamente vero, come è assolutamente vero che sono episodi d’eccezione più che sistematici. Certo da condannare come qualsiasi altro crimine sui civili, ma sappiamo purtroppo che atti del genere in guerra non mancano mai. E comunque non auguro a nessuno di vivere quell’atmosfera in cui vale tutto e il contrario di tutto.

Per quanto riguarda gli eccidi si parla molto di come i partigiani, consapevoli dei rastrellamenti dei nazisti, continuavano ad attaccare mettendo a repentaglio la vita di civili inermi, come nel caso delle Fosse Ardeatine. Risponderò prendendo come esempio proprio la strage della mia terra precedentemente citata.

L’Eccidio del Padule di Fucecchio avvenne il 23 agosto 1944 e fu la spietata risposta tedesca alla continua attività partigiana della zona. La rappresaglia fu brutale sia per intimidire i partigiani, sia a scopo tattico per liberare la zona: la si preparava in funzione di una snella ritirata dell’esercito tedesco e del conseguente assestamento dietro la Linea Gotica. Furono uccise quasi duecento persone con un’età che variava dai quattro mesi ai novantadue anni. Una dei pochi superstiti fu una bambina di due anni e mezzo, nascosta dentro un tronco d’albero cavo da suo nonno, che si raccomandò così tanto bene con lei di fare silenzio da essere ritrovata due giorni e mezzo dopo la strage; ancora non si era azzardata a fiatare. Tanti rimasero in silenzio per il dolore. Tanti puntarono il dito contro le azioni delle brigate che più che aiutare la popolazione la mandavano letteralmente al massacro. Accuse più che legittime. Strano però che i riflettori, a distanza di tempo, non siano stati puntati piuttosto verso chi era originario del luogo ed aiutò i Tedeschi a compiere le stragi, ossia repubblichini fascisti collaborazionisti. Segno quantomeno di una forzatura di visione univoca delle malefatte di una guerra civile che a tutti gli effetti fu una guerra fraticida dei simili fra simili.

Lo descrive benissimo Massimo Zamboni (chitarrista dei sempre noti CCCP e CSI) nel suo libro L’eco di uno sparo, nel quale racconta, oltre alla personale vicenda dell’assassinio del nonno ufficiale fascista, le dinamiche della Resistenza in una delle province più rosse di Italia: Reggio Emilia.

«[…] Siligardi, Fontanesi, Rossi, Iori, Menozzi, Bartoli, Montanari, Bergomi. Sono i cognomi che hanno costruito questa terra. Perdonate la lungaggine, ma in questa elencazione risiede una follia. Non potersi distinguere dai nemici dal cognome, nemmeno in situazioni di odio, in stato di guerra. Dover indossare gli stessi suoni, le medesime culture, la stessa lingua, un solo dialetto. Una cucina. Un paesaggio, l’aria stessa che si deve respirare. […] Cosa significa prendere un bastone e rompere con le proprie mani le ossa e la testa a qualcun che urla il suo male nello stesso modo in cui lo grideremmo noi?»

Non pretendo di essere stato esauriente, visto che l’argomento è sterminato e non ho comunque i mezzi per trattarlo in maniera adeguata. Quel che spero di aver rispolverato è, al di là delle opinioni personali, il rispetto per i morti. Dai morti, noi per fortuna abbiamo ereditato un mondo migliore di quello, che siano stati Alleati, partigiani o ex fascisti rinsaviti in extremis. Il dolore è sempre dolore, i crimini rimangano sempre tali.

Quindi a quasi tre quarti di secolo di distanza vorrei davvero evitare polemiche inutili davanti ai morti, soprattutto quelli della Resistenza, e festeggiare la Liberazione senza sentire il coro belato di quelli che “Il fascismo ha fatto anche cose buone”, “Non sono razzista ma”, “E le foibe?”, “E i marò?”, eccetera. Oggi, se ci possiamo permettere di decidere in libertà è anche (e ovviamente non solo) perché allora qualcuno si è scelto la parte (semicit.), quando è stato costretto a farlo in una situazione estremamente difficile. E, concludendo, se è proprio necessario cambiare la Costituzione, ricordiamoci un attimo che è la Bibbia venuta fuori dalla collaborazione di tutte le forze del CNL: per favore non lo facciamo alla cazzo di cane.

 Fonte immagine: http://vamart85.wixsite.com/quiridoio

 

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