fbpx

Plastic Dreams, un articolo di A. Biagioni || Three Faces

Plastic Dreams

24 Lug Plastic Dreams, un articolo di A. Biagioni || Three Faces

Plastic Dreams

Un articolo di Andrea Biagioni

Photo by Rosanna De Benedictis

Plastic Dreams

 

Plastic Dreams non è una mostra. È la discesa conturbante in un universo inquietante e perverso, talmente grottesco a tratti da apparire irreale. Ma il fatto che qualcosa sia irreale vuol dire che sia inesistente? No. L’irreale è ciò che non vediamo o non vogliamo vedere, ciò che neghiamo o vogliamo negare. Ma c’è. Esiste nei più reconditi angoli di quell’abisso interminabile che è la mente umana. Si nasconde dietro la facciata della nostra normalità, della quotidianità. Lo incateniamo dietro al velo di un mondo fittizio, che creiamo appositamente per noi stessi, perché ci tranquillizza come il 1999 da cui non è mai uscito l’universo Matrix. Ma siamo poi sicuri di esserne usciti, noi? Siamo sicuri di non essere imprigionati in un Matrix 3.0, che ci controlla con l’allettante concessione di poter sfogare le nostre più atroci perversioni nel buio solitario di una camera, digitandole sui tasti delle nostre tastiere e poter apparire allo stesso tempo perfettamente normali agli occhi ciechi di chi ci circonda? La realtà è che siamo schiavi di una società virtuale che noi stessi abbiamo plasmato e da cui crediamo di essere protetti. Una società, se possibile, ancora più bigotta e marcia di quelle del passato, perché resa illimitata dalla sua irrealtà: dal suo essere allo stesso tempo totalmente virtuale, perfettamente invisibile, ma in tutto e per tutto esistente. La realtà è che commettiamo ancora l’errore di nascondere la muffa sotto il tappeto, senza renderci conto che quello da noi creato è l’ecosistema ideale in cui la muffa può nutrirsi, crescere e far marcire tutto. E invece crocifiggiamo quelli che hanno il coraggio di lasciare la muffa allo scoperto, di farle prendere aria e di renderla così innocua. Siamo ancora le Beautiful People del videoclip di Floria Sigismondi, che per Plastic Dreams appare come una madre putativa.

Ora immagino di dover entrare nel vivo della descrizione, ma il fatto è che finora ho solo messo in fila una frase sconclusionata dietro l’altra, perché alle volte le parole sono come l’obiettivo di una macchina fotografica: vorrebbero ricreare l’unicità di un istante perfetto che l’occhio vede, ma quell’istante vive solo negli occhi di chi vede e molte volte l’arteficio non può catturare la totalità di un attimo. Ma può accadere. Solitamente ciò coincide col fatto che non si guarda dritto nell’obiettivo o attraverso di esso, ma si immagina quello che si sta fotografando guardando oltre l’obiettivo, perché in questi casi è fondamentale avere un punto di vista diverso.

Quindi su Plastic Dreams posso ancora dirvi solamente che è stata una boccata d’aria in una città che continua a sopravvivere a sé stessa, alla sua gloria di un tempo. Per qualche settimana, Firenze è sembrata Berlino grazie a 4:3, Boiler Room e a Manifattura Tabacchi con quel gioiello post-contemporaneo che è lo spazio espositivo B9. L’augurio è che continui a esserlo, insieme a molte altre realtà locali che qualcuno vuol nascondere sotto il tappeto, ma che sono presenti e vive. Plastic Dreams è stata una bellissima esperienza, con un closing party notevole e perfettamente calzante nella sua veste Electro-industrial. Ma ora è finita. Ciò però non vuol dire che debba finire qui. Anzi, crediamo e vogliamo credere che non finirà così, che ci saranno altre Plastic Dreams. Per il momento un sentito grazie a chi ha realizzato tutto questo e, per il resto, preferiamo che siate voi stessi a giudicare, attraverso le foto realizzate insieme a Rosanna De Benedictis. Magari, qualcuno ci troverà pure qualcosa di sensato in quanto detto finora. In caso contrario, le immagini vi parleranno per noi.

A cura di 4:3 e Boiler

Artists: Aïsha Devi & Tianzhuo Chen // Aphex Twin & Weirdcore // Daniel Lopatin & Jon Rafman // Hannah Perry // Holly Herndon & Jlin // Jacolby Satterwhite // Jeremy Deller & Cecilia Bengolea // Lafawndah & Reba Maybury // Mark Leckey

 Photo: Rosanna De Benedictis e Andrea Biagioni. All Rights Reserved.

Nessun Commento

Lascia Un Commento

Shares