«Da Quassù la Terra è Bellissima» di G. Bindi e C. Francioni || Musica e Teatro || THREEvial Pursuit

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04 Lug «Da Quassù la Terra è Bellissima» di G. Bindi e C. Francioni || Musica e Teatro || THREEvial Pursuit

 

«Da Quassù la Terra è Bellissima»

A proposito di Out Is Me – Uno spettacolo di Casazoo

di Gianluca Bindi e Chiara Francioni

 

Illustrazione di Alessandra Marianelli

Fotografie di Mirko Lisella

 

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Mettersi a nudo.

Operazione coraggiosa che richiede molta forza di volontà anche in una società come la nostra, fatta di condivisione compulsiva e di eccessi di protagonismo indotti dai social. Già, perché da un lato tutti mettiamo in mostra la nostra immagine, senza neanche accorgerci che essa è spesso il frutto del diabolico processo innescato dalla desiderabilità sociale; mentre dall’altro quasi mai mettiamo in vetrina le nostre nudità più indifese (in senso simbolico, ovviamente, sia mai che ci venga imputata l’istigazione all’esibizionismo).

Ebbene, cosa direste se ora affermassimo, con convinzione, che il teatro, luogo magico in cui si può essere chiunque, è in realtà anche il sito privilegiato che può consentirci di essere davvero noi stessi e, quindi, di metterci a nudo? Mi par di vederli, gli addetti ai lavori, che annuiscono con accondiscendenza, occhi chiusi in segno di approvazione, e mento spinto verso il petto. Ma voi, lettori e internauti capitati qui per caso, voi, cosa ne pensate?

Bene, se non avete un’idea a tal proposito, vi forniremo noi gli argomenti per formularla. E magari riusciremo anche a insegnarvi cose nuove che noi, per primi, abbiamo imparato solo grazie al piccolo e intimo capolavoro di una compagnia teatrale che si autodefinisce “nata nel ventre della reiezione”.

Il loro nome è Casazoo (Lorenzo Clemente, Francesco Gori, Elena Vastano e Yuri Tuci), hanno base a Prato e noi non possiamo fare altro che consigliarvi di tenerli bene d’occhio. Soprattutto (ma non solo) perché hanno scelto per la propria opera di esordio un tema molto delicato come l’autismo. In realtà, nessuno di noi aveva mai avuto a che fare con una persona autistica.

Nel nostro archivio mentale l’autismo faceva infatti riferimento per lo più al Dustin Hoffman di Rain Man, o al limite ai deliri degli antivaccinisti (cogliamo l’occasione per fare l’in bocca al lupo al nuovo Ministro della Salute che Lercio ha già ribattezzato Ministro delle Epidemie). Quello che non sapevamo, in particolare, è che di autismi ce ne sono di vari tipi, e che infatti si parla di “disturbi dello spettro autistico” per sottolinearne la molteplicità.

Lo spettacolo a cui siamo stati gentilmente invitati e di cui vorremmo parlarvi si riferisce a quella porzione di spettro denominata “ad alto funzionamento”. Il protagonista di questo incredibile One Man Show è Yuri Tuci, un normalissimo ragazzo di trentaquattro anni, se non fosse appunto che vive la sua vita a funzionamento molto elevato.

Out Is Me Spettacolo-16 ridotta“Dicono che sono delle piccole scariche elettriche che fanno nascere i pensieri nel cervello e le galassie nell’universo. Se è così, bisogna fare qualcosa contro gli sbalzi di tensione, altrimenti andiamo in corto circuito. […] Nella vita ci sono due cose che non riesco a reggere: le lampadine che si fulminano e le storie che finiscono.”

Iniziamo dalla fine, non perché ci divertiamo a spoilerare, ma per farvi entrare subito nel mood principale dello spettacolo: il costante paragone fra la mente e lo spazio remoto delle costellazioni, le quali, alla fine, non sono altro che piccole unità di ordine nel caos più completo. È proprio questa l’ambientazione in cui ci vuol far calare Yuri, che non a caso ci ricorda di avere lo stesso nome di Gagarin, il primo uomo ad aver volato tra le stelle commentando la sua impresa con parole ormai passate alla storia: “Da quassù la Terra è bellissima”.

Una mente-galassia, quella di Yuri, in cui i neuroni sono attraversati a mille all’ora dai pensieri, e nella quale si scontrano senza sosta come asteroidi. Questo marasma di scosse elettriche e di sensazioni è come se alimentasse una sorta di entropia psicologica, con cui crediamo sia difficile riuscire a convivere.

Ma di cosa parla esattamente lo spettacolo, vi chiederete a questo punto?

Out Is Me (ripetete più volte il titolo a voce alta, per favore) ci viene presentato come “un viaggio attraverso il subconscio di un autistico, dall’infanzia sino all’età adulta, tra paure, psicofarmaci, amori irrisolti e difficoltà congenite”. E questo è, più o meno, tutto quello che sappiamo quando ci sediamo in platea.

Yuri entra in sala, non dalle quinte come ci si aspetterebbe, ma prendendo alle spalle il pubblico, quasi a voler mettere subito in chiaro che non sarà uno spettacolo canonico dal punto di vista teatrale. Sebbene ci chiarisca subito che dell’autismo non si conoscono ancora le cause scientifiche, Yuri ci fa sorridere con le sue smorfie, le sue battute e il suo stile oratorio trascinante che sembra quello di un professionista, sebbene questa sia la sua prima vera esperienza su un palco professionale.

Poi, come dicevamo, ci invita a seguirlo nel viaggio interstellare che si appresta a compiere. Conto alla rovescia, freno inibitore disinserito e via, pronti a perlustrare la sua mente-galassia come spettatori attenti e ormai totalmente coinvolti.

Forse vi servirà sapere che nella mente di un autistico ad alto funzionamento ci sono tre stati salienti che aiutano a mappare questo universo: le fobie, le tendenze autolesionistiche e i disturbi ossessivo-compulsivi. È attraverso questa “costellazione” che si solidificano tali comportamenti ricorrenti all’interno della galassia informe.

Ma il monologo non si limita a questo e spazia su tutti i punti dell’umana psiche: desideri e conflitti, aspirazioni e disperazioni. Gli aneddoti di vita, infatti, sono molteplici: si parla della lotta contro le medicine che aiutano, ma anche appannano; della paura nelle sue forme più potenti e destabilizzanti; delle innumerevoli tecniche di difesa che Yuri, come ciascuno di noi, cerca di mettere in atto contro le ombre della propria psiche. Sì, ciascuno di noi, avete letto bene. Perché condividere conflitti che abbiamo avuto tutti, almeno una volta nella vita, ci spinge verso l’obiettivo comune della nostra esistenza: essere accettati tramite contatto umano. Ed è in questo modo, cioè considerando i risvolti emotivi messi in gioco da Yuri che lo spettatore arriva a riconoscersi in lui.

Quello che accade mano a mano che lo spettacolo va avanti, infatti, è una sorta di miracolo silenzioso. Noi tutti ridiamo, complici dell’ironia di Yuri, poi, piano piano, le risate si abbassano di volume e si trasformano in un riso amaro che ognuno tiene dentro di sé. E, improvvisamente, sembra quasi che Yuri non stia più parlando semplicemente di autismo ma, in generale, della mente umana. Fino al punto in cui sembra si rivolga proprio della nostra, che stia parlando di noi. E allora restiamo in silenzio, muti, a rispecchiarci in quello che accade sul palco. Parafrasando le parole dello stesso Yuri: in ognuno di noi è insito un conflitto fra razionale e irrazionale, e non sempre vince il primo; tutto sta nella nostra fragilità nell’affrontare il mondo e nel conoscere il nostro punto di rottura.

E si giunge al finale. Ora che conosciamo meglio Yuri e anche noi stessi, quasi ci spiace uscire da questo bozzolo fatto di emozioni confuse, un misto di disagio, riconoscimento, tristezza, gioia, commozione, divertimento… dove però ormai si sta comodi, in intimità. Alle spalle del nostro nuovo amico viene proiettato un disegno che lui stesso ha fatto, è una reinterpretazione della copertina di Dark Side of the Moon dei Pink Floyd in scala di grigi. Lui se ne sta lì e ci invita ad ascoltare una sua poesia (sua, veramente), mentre una melodia trasognante ci culla. Mentre parla, la saturazione del disegno cambia, così come le nostre sensazioni. Dal grigio ci spostiamo verso colori tenui per poi finire con brillanti tinte che vanno di pari passo con l’intensità di quello che proviamo ora. Poi, l’epilogo già anticipato: “nella vita ci sono due cose che non riesco a reggere. Le lampadine che si fulminano e le storie che finiscono”.

 


 

Vorremmo applaudire per ore, giorni. Ma non possiamo e allora, facendoci strada tra la folla che si accalca intorno a Yuri e ai suoi compagni di avventura, cerchiamo di raggiungerli per parlare con loro. Dobbiamo saperne di più.

Innanzitutto raggiungiamo Yuri e le parole che ci regala, con l’esplosività e la carica energetica – ad alto funzionamento – che le caratterizzano sono degne di menzione e ci riportano all’inizio di questo articolo (vi avevamo detto che tutto sarebbe stato poi chiaro): “mi sono messo a nudo per voi in un’ora e mezzo. Mettersi a nudo è importante!” continua “Perché è l’unico modo che hanno le persone per sviluppare empatia”. IMG_20180702_130309 ridottaE direi che lo spettacolo dimostra che ha perfettamente ragione, perché quello che ci regala è un senso di empatia profonda che lascia veramente un segno tangibile, di inestimabile valore. La sua vita, completamente a nudo, in un racconto auto-ironico che non scade mai nel superficiale.

Parliamo poi con Francesco Gori (regista), Lorenzo Clemente (che insieme allo stesso Yuri e il già citato Francesco Gori, ha scritto lo spettacolo) ed Elena Vastano (che ha curato le luci), e ci spiegano che il lavoro è stato complesso ma interessantissimo. Nei primi mesi c’è stato lo sforzo di imparare a conoscere meglio Yuri e la sua condizione, di capire tutto quello che lui era, perché, come ben sanno i soliti addetti ai lavori che adesso continuano ad annuire, il teatro non deve raccontare qualcosa, ma deve farla vivere.

Dunque, la scrittura e la messa in scena dello spettacolo con il lavoro sulle luci (parte integrante della narrazione) e sugli effetti visivi (animazioni video davvero divertenti che accompagnano Yuri nel suo monologo), sono un processo che ha unito tutti i suoi protagonisti come fossero una famiglia. Legame che traspare dagli sguardi e dai gesti che si scambiano quando parlano con noi. C’è un aneddoto in particolare che vale la pena riportare, perché si pone come chiave di lettura dell’intera opera e, permetteteci, forse della realtà.

Un giorno, Lorenzo e Yuri erano insieme in un bar e chiedono due caffè. Il barista li guarda come di consueto e chiede loro “Normali?”. Lorenzo e Yuri si scambiano uno sguardo, poi riconosce il loro riflesso nello specchio dietro le spalle del barista, e dice “Sì, beh …normali!”. Già, perché come recita lo stesso Yuri nella sua poesia di chiusura “Tutti sono uguali di fronte a Samarcanda. E pur sapendo questo non abbiamo umiltà”.

Ci sforziamo così tanto nel dichiarare cosa sia normale e cosa no, nel discernere in modo plateale il nero dal bianco. E invece siamo tutti un guazzabuglio di neuroni impazziti e cerchiamo di trovare la via, spersi per lo spazio siderale, ottenendo talvolta successi e talvolta insuccessi. La differenza sta proprio lì, nell’umiltà, che spinge alcuni ad accettare e mettersi a nudo, e altri a sprofondare nel buio del proprio buco nero.

Out Is Me
Unanormalestoriatipica
con Yuri Tuci
di Lorenzo Clemente, Francesco Gori, Yuri Tuci

Regia di Francesco Gori
Animazioni e effetti visivi di Lorenzo Clemente
Luci di Elena Vastano
Musiche di Claudio Brambilla e Marco Biagioli

https://www.facebook.com/casazoo33/

 

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