One way ticket di A. Maglione || Arte e Letteratura || THREEvialPursuit

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13 Giu One way ticket di A. Maglione || Arte e Letteratura || THREEvialPursuit

 

One way ticket

di Alessia Maglione

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Il viaggio mi ha dato la conferma di poter contare su me stesso
senza dimenticare mai che non sono solo.

È questa una delle frasi conclusive del libro autobiografico di Claudio Pelizzeni L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là pubblicato nel 2017 e che vede la luce sul cargo che lo porta dall’Australia al Nord America. Il romanzo racconta di come sia avvenuta la realizzazione di un sogno: fare il giro del mondo in mille giorni senza utilizzare aerei. Claudio ha circa trent’anni e conduce una vita a dir poco ordinaria, scandita dal suono sistematico della sveglia che, ogni mattina, lo costringe ad affrontare l’ennesimo percorso in treno che lo porterà in ufficio: un lavoro in banca su cui si è adagiato a seguito degli studi universitari. Ed è proprio su quel treno, tornando a casa, che osservando un tramonto apparentemente qualunque in una giornata altrettanto qualunque gli esplode in testa una domanda, quella che a un certo punto della vita fa la sua drammatica comparsa nella mente di tutti noi: “sono veramente felice?”

Sto tornando a casa da lavoro, piove ininterrottamente e la speaker alla radio recita una frase che mi accarezza le orecchie: “siamo tutti come delle sneaker bianche sporche di pioggia.” Sto cercando il solito parcheggio che non troverò almeno per i prossimi dieci minuti, percorro lo stesso identico percorso che affronto ogni sera mentre mi solletica l’assolo di chitarra di Mark Knopfler in Brothers in arms. È tutto estremamente malinconico e ciò mi porta a pensare a quanto sarebbe maledettamente figo fare il pieno alla macchina e partire, così come sono. A questo punto della mia vita, a chi importerebbe realmente se facessi un salto del genere? Quanto è alienante dover fare lo stesso tragitto per andare e tornare da un lavoro che inevitabilmente non mi soddisfa, assolutamente lontano dalle mie ambizioni? Avrei potuto compiere scelte diverse o sarebbe andato tutto a puttane comunque? Mentre leggevo il libro ho immaginato che Claudio, su quel treno, si sia posto le stesse identiche domande e che, a un certo punto, abbia semplicemente smesso di pensarci perché incapace di darsi una risposta. Quello che però sa è che la vita comoda, nonostante vantaggiosa, gli sta stretta, lo sta soffocando: non può più accontentarsi di fare qualche sporadico viaggio concesso solo dal periodo di ferie, né affrontare il disastroso rapporto con il padre o una relazione che non sta andando da nessuna parte. Qualcosa si spezza e così lo zaino è pronto, il biglietto di sola andata è fatto. L’avventura comincia: attraverserà cinque continenti a piedi, in autobus, in nave, per assaporare ogni confine e scoprire fino a che punto le sue energie lo potranno portare. È un viaggio lento, per assaporarne il sapore, perché Claudio non ha fretta di pellizeni2riscoprire se stesso.

Devo poter tornare a essere felice. Devo tornare a seguire le mie passioni, i miei sogni, le mie inclinazioni. Non mi basta andare in quel posto o in quell’altro. Voglio conquistarmelo. Come posso pensare di comprendere il mondo senza compiere uno sforzo? Devo viaggiare in modo differente, devo viaggiare come si faceva una volta. Lentamente.

E il libro, così come il percorso stesso, è inusuale: i racconti non sono lineari, ogni capitolo è costituito da un flashback o da un flashforward in base a come lo scrittore ha deciso di ordinare i propri ricordi. Gli aneddoti sono tra i più disparati, raccontano di sensazioni, incontri, amicizia e amore. Parlano dell’esperienza in India, dei ragazzi che lo scrittore ha aiutato in un orfanotrofio, di meditazione, spiritualità, paesaggi indimenticabili. O ancora dei lavori che ha fatto in qualche ostello quando i soldi iniziavano a scarseggiare, della fatica di trovare mezzi di trasporto che non fossero aerei per poter attraversare il mare. L’amore provato per una ragazza che forse non avrebbe incontrato mai più o l’odio per il turismo di massa che ti fa solo collezionare cartoline. Racconta di un ragazzo che caricava gli autostoppisti sul suo furgone conservandone i pensieri di viaggio su un quaderno, di come abbia attraversato un bosco insieme ad un ragazzo francese, del riavvicinamento con il padre con il quale affronta parte del suo viaggio.
Claudio riesce così in maniera umana e semplice ad esprimere la gioia di poter realizzare un sogno quando tutto l’universo sembra remargli contro: quello che in fondo abbiamo tutti e abbiamo troppa paura di esaudire perché arenati in una situazione che ci sta comoda e che ci appare difficile da abbandonare. Il suo percorso è dunque estremo, difficile, non è fatto per chi vuole adagiarsi al lusso di un albergo a cinque stelle, ma è una sfida a livello sia fisico che personale. E cosa vuole dirci con questo? Tante cose, forse troppe per essere riassunte in un semplice articolo. Cosa ne possiamo trarre? Semplicemente che bisogna viaggiare, che questo desiderio non può rimanere bloccato in un cassetto, che dobbiamo smettere di avere paura di allontanarsi, di scoprire cose nuove, culture e persone diverse da noi. Che bisogna partire per aprire la nostra mente, per sentirci leggeri nonostante lo zaino ci pesi addosso: qual è l’importanza reale delle cose che stiamo portando con noi? Le preoccupazioni? I risentimenti? Per una volta lasciamoli a casa insieme a tutto ciò che è inutile, che ci schiaccia e non ci fa vedere l’orizzonte. È questa l’essenza del viaggio: vivere il qui e adesso arricchendolo con esperienze, volti nuovi e storie in una continua riscoperta di noi stessi.

Ripensai per un attimo a quando iniziai a preparare lo zaino per questo grande viaggio.
Nella mia testa luoghi, porti, frontiere, aspettative. Quanto pesava quello zaino il primo giorno.
Molte cose le ho lasciate per strada, ho imparato ad eliminare il superfluo, ma ora, a pesare,
erano le esperienze e i ricordi. Fissavo le magliette scolorite e bucate,
i pantaloni strappati e le scarpe malmesse.
Oggetti che raccontavano la mia storia e mi riportavano indietro nel tempo come un film.

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