What we are good for Pt. 1 di C. Francioni || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

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09 Gen What we are good for Pt. 1 di C. Francioni || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

 

What we are good for Pt. 1

La rivoluzione di Nellie Bly

di Chiara Francioni

Nellie_Bly testa

Fonte immagine: http://www.meteoweb.eu/

Farò cominciare questa storia nel 1885 e non perché ne sia il vero incipit, bensì perché ogni storia ha bisogno di un punto di partenza significativo che ne determini, fin da subito, la chiave di lettura. Il 1885 inoltre è un anno interessante; pensate che è lo stesso in cui una delle donne più famose del mondo arrivò negli Stati Uniti direttamente dalla Francia. Sto parlando della Statua della Libertà. E la storia che mi accingo a raccontarvi parla proprio di una donna e della sua libertà.

Lonenly Orphan Girl

Siamo a gennaio e sul Pittsburgh Dispatch viene pubblicato un articolo dell’editorialista Erasmus Wilson, anche noto come “The Quite Observer”, intitolato What Girls are Good For. Si tratta di un intervento in risposta alle preoccupazioni espresse da un padre ansioso per il destino delle sue cinque figlie, ancora non sposate. Sono certa che non vi meraviglierete se adesso vi rivelo che l’autore non parla di quanto le donne siano portate per la letteratura, la medicina o la ricerca, facendoci invece sapere che le gentil signore sono adatte e destinate solo alla sfera domestica. Le donne che aspirano a un impiego vengono addirittura definite delle mostruosità.

Lo stesso giorno capita che una fanciulla di ventuno anni, al secolo Elizabeth Joan Cochran, posi il proprio sguardo sull’articolo di Wilson e perbacco se il sangue non le ribolle nelle vene. Per lei le mostruosità sono ben altre. Come vivere in una città, Pittsburgh, che non sa offrirle una strada alternativa a quella che, nel 1885, è considerata la più conveniente per una giovane donna: il matrimonio. Le mostruosità sono i sogni infranti, come l’essere costretti ad abbandonare per problemi economici la scuola per insegnanti (ossia uno dei pochi lavori di prestigio a cui le ragazze potevano ambire), come era avvenuto a lei. Una mostruosità ancora più grande è rappresentata da quegli uomini che si approfittano della debolezza delle loro compagne, come il vecchio John Jackson Ford, ossia l’alcolizzato violento con cui sua madre si era sposata dopo la morte del padre di Elizabeth. Del resto, il matrimonio era la scelta più sicura per guadagnarsi chance di sopravvivere, soprattutto se si avevano figli e non si aveva mai lavorato un giorno in vita propria. Però quelle nozze non avevano portato a niente di buono e c’era voluto un divorzio per mettere fine ai soprusi del signor Jackson, ma non un divorzio facile: Elizabeth, all’epoca poco più che ragazzina, era stata addirittura costretta a testimoniare in favore della madre nel processo. Dunque, non sorprendetevi se la ragazza non risulta particolarmente ansiosa di trovare il proprio posto nel mondo facendosi mettere un anello al dito. Ma la mostruosità più grande, per Elizabeth, è una semplice costatazione: appartenere al sesso debole, a fine Ottocento, rappresenta un pessimo punto di partenza.

Mi asterrò dall’esprimere giudizi sulla società attuale, perché ognuno di voi sa già cosa sto pensando e questa nostra intesa non verbale francamente mi delizia.

Fonte immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki

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Ora vi chiedo di fare finta che Elizabeth, scossa da un impeto, afferri una penna e riversi su un foglio bianco la rabbia suscitata dalla lettura dell’articolo di Wilson. Facciamo anche finta che, dopo averla scritta, invii la lettera al Dispatch e che il suo direttore, George Madden, restando impressionato dall’arguzia di quelle parole al punto da credere che siano state scritte da un uomo (ricordo ancora una volta che siamo nel 1885), decidesse di pubblicare un annuncio per rintracciare questo fantomatico scrittore. Ebbene, cosa pensate che accadrebbe se Elizabeth decidesse di presentarsi in redazione?

Probabilmente che una giovane donna intelligente e caparbia potrebbe ricevere un’offerta di lavoro come giornalista, e, assumendo lo pseudonimo di Nellie Bly, s’impegnerebbe a dare voce a tutte quelle donne penalizzate dalle leggi e dai protocolli sociali. Questa donna potrebbe poi avere l’intuizione di volgere indagini sotto copertura, dando una nuova frontiera al giornalismo investigativo. Elizabeth che diventa Nellie, Nellie che diventa chiunque in nome della verità. Pittsburgh probabilmente non sarebbe pronta per un simile balzo in avanti e alla fine la giornalista verrebbe costretta dai suoi superiori a scrivere di moda e costume, come più si confà a una donna. Ma perché limitarsi a quella città o agli Stati Uniti? Elizabeth potrebbe arrivare a convincere Madden a farsi mandare in Messico come corrispondente partendo, poco più che ventenne, in compagnia solo della madre e rimanendo oltre confine per ben sei mesi. Là avrebbe quindi la possibilità di raccontare di quella terra, del suo presidente Porfirio Diaz, e della corruzione e povertà che la ammorbano, arrivando a denunciare il comportamento omertoso della stampa nazionale dovendo poi fuggire per evitare l’arresto*. E magari, questa esperienza, le darebbe perfino la spinta necessaria per prendere una decisione cruciale: lasciare Pittsburgh e trasferirsi a New York.
Per farla breve (se ancora sono in tempo), Elizabeth scrive la lettera, spiegando che le donne sono in grado di preoccuparsi da sole del proprio destino e non tutte vogliono semplicemente sposarsi. Alcune hanno altre aspirazioni e vogliono lavorare. Ma nel 1885 tutti gli impieghi giudicati adatti alle ragazze sono già pienamente occupati. Per le aspiranti lavoratrici, dunque, la triste sorte è quella di accontentarsi del misero salario da operaia, peraltro molto più basso di quello spettante agli uomini, e vivere in condizioni precarie. Eppure basterebbe dare alle ragazze la possibilità di dimostrare le proprie capacità nel fare ciò che desiderano, lasciandole accedere a quelle occupazioni che si ritiene, sbagliando, siano ad appannaggio dei soli maschietti**.

Elizabeth firma la lettera con lo pseudonimo di Lonely Orphan Girl e la invia al giornale. Quel che accade dopo credo che a questo punto già lo sappiate.

[continua…]

Note:

* Six Months in Mexico, pubblicato come volume unico dalla American Publichers di New York City nel 1888.

** The Girl Puzzle, pubblicato sul Pittsburg Dispatch nel 1885.

Per approfondimenti su Nellie, oltre che consultare le fonti citate (da cui mi sono permessa di riportare degli estratti con tanto di traduzione fai-da-te) che possono essere reperite in svariati modi, vi consiglio:

  • di leggervi Dove Nasce il vento. Vita di Nellie Bly, A free American Girl di Attadio Nicola, edito da Bompiani.
  • di leggervi Around the World in Seventy-Two Days and Other Writings, versione del libro pubblicata dalla Penguin Books di New York nel 2014, dove potete trovare molti dei contributi di Nellie, tra cui quello che le ha aperto la strada: The Girl Puzzle.
  • di visitare il sito https://www.biography.com
  • di consultare la voce Nellie Bly, American Journalist nell’Enciclopedia Britannica.

 

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