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La Monetina, un racconto di F. D’Isa || Three Faces

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01 Nov La Monetina, un racconto di F. D’Isa || Three Faces

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La Monetina

di Francesco D’Isa

Illustrazione di Alessandra Marianelli

 
Ho una monetina con tre facce: testa, croce e un’altra cosa. Se la lancio e viene l’altra cosa la mia disponibilità finanziaria si moltiplica per dieci. Così, se il mio reddito mensile è di mille euro netti, con un lancio diventa diecimila, con un altro si fa centomila e con un altro ancora un milione. Non è facile che venga l’altra cosa, ma a forza di tentativi da un milione al mese sono passato addirittura a dieci. Quando ho scoperto che Bezos guadagnava novanta milioni al mese ero tentato di usarla ancora, ma mi sono trattenuto. Non so come funziona la moneta, dunque la considero magica – e la magia, si dice, non scombina gli equilibri del mondo: laddove dà altrove toglie.
La statistica vuole che chi mi legge non sia ricco, dunque lascia che ti spieghi come funziona lo sfarzo. Anzitutto non entrerai mai nella mente di un milionario se ti immagini cose tipo vincere la lotteria; al massimo ti perderai in fantasie puerili a base di viaggi, ville, gioielli, jet privati e sciocchezze simili. Prova invece a figurarti uno scenario simmetrico ma equivalente: la tua vita così com’è adesso in cui tutto costa un decimo. Di fatto è quel che mi è successo dopo il primo lancio della moneta. Un caffè da un euro mi costava dieci centesimi, un pranzo da venti, due, un vestito da cento, dieci, un viaggio da duemila, duecento, una macchina da ventimila, duemila. La vita cambia all’istante. Mangiavo ogni giorno in buoni ristoranti, perché una cena da cinquanta euro mi pesava come una di cinque. Mi sono vestito meglio, ho preso un computer più bello (duecento euro per un Mac), ho viaggiato molto (trecento euro per dieci giorni in Giappone), mi sono spostato in una casa più bella. Pensa di trovare questo annuncio: Firenze – palazzina fine Ottocento con ascensore, 200mq su due livelli, terrazzo e ampio giardino. Ingresso, grande salone con alto soffitto affrescato, sala da pranzo affacciata sul terrazzo, cucina abitabile, tre camere da letto matrimoniali, stanza televisione o quarta camera, quattro bagni, studio e ripostiglio/lavanderia. Luminoso, silenzioso, elegantemente arredato: 230 €/mese.
 
C’erano cose che non potevo fare, s’intende, ma la vita era senz’altro più facile. Avrei dovuto fermarmi! Invece non ho resistito e ho lanciato la moneta fino a ottenere un reddito di centomila euro al mese. Un caffè costava un centesimo, una cena da cinquanta euro cinquanta centesimi, un computer venti euro, una vacanza trenta, una macchina da città duecento euro. Per la casa spendevo solo ventitré euro al mese, quindi ho visitato un sito di immobili e ordinato gli affitti per prezzo, dal più alto al più basso, per scegliere tra i cinque appartamenti più costosi. Mi sono trasferito in quella che l’annuncio definiva con trita sincerità una “villa mozzafiato”: centotrenta euro al mese (per te sono tredicimila, per intenderci). Le poche cose che mi richiedevano un piccolo sacrificio erano i beni di lusso, il cui prezzo sconsiderato era evidentemente costruito ad hoc per persone come me. Una Porsche, ad esempio, mi costava millecinquecento euro – fattibile ma non proprio regalata. Un vestito di marca veniva attorno ai venti o trenta euro, ma un collier di diamanti mi costava comunque un migliaio. In Italia rientravo tra le trentaquattromila persone più ricche (poche ma troppe) e il mio potere d’acquisto cominciava a farmi perdere la misura del valore delle cose. Purtroppo non sono riuscito a resistere all’alleanza tra ingordigia e curiosità, così ho lanciato la moneta ancora e ancora, fino a ottenere il reddito mensile di un milione di euro. In Italia soltanto lo 0,08 % dei contribuenti guadagna di più – cosa peraltro assurda se pensi che sono più di trentamila persone. L’affitto era un concetto insulso (tredici euro per la casa più sontuosa della città?) e ormai potevo comprarmi una villa al mese. La Porsche alla fine me la sono presa per centocinquanta euro e in poco tempo ho risparmiato a sufficienza per accedere al livello successivo, quello degli yacht (mille, duemila euro al massimo) e dei jet privati (cari da acquistare, ma in affitto li prendi bene, con un centino voli per ventiquattrore). La cosa era moralmente disturbante. Mi spiego: sempre per motivi statistici (ma con più ottimismo) suppongo che tu sia una persona onesta. Pensa ora a tutte le cose fastidiose ma oneste che faresti per diecimila euro. Da bambini, ricordo che allenavamo il senso morale col gioco del “se lo fai ti do dieci euro”. Premesso che dieci euro per un bambino sono tanti, il piatto della bilancia ospitava atti sgradevoli ma non troppo degradanti, come tuffarsi in una pozzanghera, mangiare un alimento orribile ma commestibile, toccare la cacca di un cane, eccetera. Ora ti chiedo, cosa faresti per diecimila euro? Cerca di capire, il problema non è tanto cosa faresti, ma quanto mi costa fartelo fare, dato che per me diecimila euro sono come dieci. Il mio potere nei confronti degli altri è legale ma sproporzionato, e il valore che conferisco alle cose e al lavoro altrui inevitabilmente distorto.
 
Lascia ora che ti inviti ai vertici del mondo, nel cerchio delle persone più potenti del pianeta, i dieci milioni al mese. Siamo in pochi a guadagnarli, ma non pochissimi. Per darti la misura del mio potere, al prezzo di quelli che per te sono cento euro posso rendere una persona ricca, donandole un milione. Il valore delle cose è corrotto, le gerarchie saltate, la salvezza o la rovina di un’altra persona diventa un banale capriccio. Il mio potere altera qualunque rapporto, perché anche le persone oneste non riescono a ignorare il mio potenziale. La maggior parte delle cose non ha valore, con la dolorosa conseguenza che tutto quel che non è acquistabile ha un peso spropositato. L’amore disinteressato, se c’è, è irriconoscibile. Il dolore mi rende furibondo, l’invecchiamento mi sembra una piaga inaccettabile, la morte un affronto. I miei desideri si sono strizzati, deformati e impiastricciati fino a divenire un bolo di ghiaia e fango che mi brucia in gola – una fiammella tra le corde vocali, che fischia nomi di avversari imbattibili. Nulla mi distrae dall’impossibile, che riempie il paesaggio col suo velo biancastro. Non sottovalutare i tuoi desideri! Possono bruciare, ma ti distraggono dall’omogenea cataratta di quel che nascondono, la morte. La monetina mi ha trasformato in una larva con un solo stimolo, e, al colmo dell’irresponsabilità, mi ha posto dove posso dominarvi, in compagnia di una manciata di vermi al mio pari. Se capisci la portata della mia trasformazione, prova a fare il gioco inverso. Molte persone guadagnano dieci, cento, forse mille volte meno di te. Il caffè che prendi ogni mattina gli costa dieci euro, un pranzo da venti, duecento, un vestito da cento, mille, un viaggio da duemila, ventimila, una macchina da ventimila, duecentomila. E ancora, se diventassi cento volte più povero, anche un garage di 10mq ti costerebbe duemilacinquecento euro al mese – ovviamente vivresti per strada. L’ho scoperto tardi, ma la moneta mi aveva avvertito, dato che da una parte reca incisa la testa di Aristotele, mentre la croce un motto tratto dall’Etica Nicomachea, μέσον τε καὶ ἄριστον, “il mezzo è la cosa migliore”. L’altra cosa, va da sé, è un teschio.
 
 

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