Amiamo parlare di Minchiate! di A. Biagioni || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

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06 Giu Amiamo parlare di Minchiate! di A. Biagioni || Varie ed eventuali || THREEvial Pursuit

 

Amiamo parlare di Minchiate!

di Andrea Biagioni

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Oggi signori, vorremmo parlare di minchiate. Tranquilli, non abbiamo intenzione di parlare di politica, anche se ce ne sarebbero da dire. Ci riferiamo semplicemente alle Minchiate fiorentine. Ok, ci rendiamo conto che la cosa risulti ancora un po’ ambigua… basta, smettetela: abbiamo detto che non stiamo parlando di politica. Insomma, ci pare evidente che molti di voi non abbiano la minima idea di cosa siano. Ebbene, le cosiddette Minchiate fiorentine non sono un’espressione per indicare il nostro innato e tagliente umorismo (di cui vi stiamo comunque dando un egregio esempio), bensì trattasi di un gioco di carte o, per meglio dire, di una particolare variante dei più celebri Tarocchi. Non è un caso che il nome sembri derivare dal verbo bolognese “sminchiare”, ovvero giocare un tarocco alto.

Adesso faremo sanguinare gli occhi degli esperti del settore, cercando di riassumervi la secolare storia dei Tarocchi e delle Minchiate in poche righe: perdonateci se potete, ma dobbiamo cercare di spiegare la questione a tutti nel modo più comprensibile e conciso possibile, perché proprio non c’è tempo e non c’è spazio o mai nessuno capirà (e una parte di me è morta nello stesso istante in cui si è resa conto di aver citato Tiziano Ferro).

In ogni caso, se volete approfondire l’argomento vi consigliamo di fare un salto al Copula Mundi 2018, perché Giovedì 7 dalle 16 alle 18 si terrà il seminario “Paradigma dell’Immaginario: iconografia e significato dai Trionfi fiorentini alla Letteratura Contemporanea”, nel corso del quale interverranno artisti, scrittori e poeti del calibro di Serena Schweinfurth, Stefano Corinna, Enrico Francese, Vanni Santoni e Francesca Matteoni.
Ci saremo anche noi di Three Faces, non solo per presentare il nuovo numero di StreetBook Magazine, anch’esso legato ai temi del festival con la fotonica cover realizzata da Guerrilla Spam, ma soprattutto saremo lì per vedere se ci abbiamo capito qualcosa.

Ora però basta con le cose serie, torniamo alle nostre di minchiate. Pronti?

Allora, partiamo dai Tarocchi. Trattasi di carte da gioco, derivanti dalle carte da gioco arabe arrivate in Europa in epoca tardomedievale. Fanno ufficialmente la loro comparsa nell’Italia Settentrionale intorno alla prima metà del XV secolo, anche se in realtà i giuochi con le carte erano già presenti da tempo. Infatti, molti documenti trecenteschi parlano già di nàibi, ovvero proprio il mazzo arabo a 52 carte: 40 carte numerali (da 1 a 10) divise in quattro semi (spade, coppe, bastoni e denari) più tre carte figurative originariamente denominate re (malik), viceré (nā’ib malik) e secondo viceré (thānī nā’ib), dove il termine nā’ib corrisponde al nostro “viceré”, o più precisamente “luogotenente”. Il viceré e il secondo viceré sarebbero poi diventati in Europa rispettivamente cavaliere e fante: la regina per motivi religiosi non era contemplata nelle carte arabe, ma riuscirà a farsi spazio nei mazzi francesi (quelli con cuori, quadri, fiori e picche) e poi in tutti gli altri, in alcuni casi sostituendo il cavaliere, mentre nella gran parte venendo semplicemente aggiunta e portando il numero totale delle carte a 56.
Originariamente, le regole erano semplici: il primo giocatore gioca una carta e il secondo giocatore può rispondere solo con una carta dello stesso seme, il giocatore con la carta più alta “prende”. Presto però la noia ebbe il sopravvento e per generare qualcosa di nuovo vennero introdotte le atouts (dal francese à-tous “su tutti”), ovvero carte che permettevano di trionfare sulle altre: erano nati i Trionfi, che uniti alle carte del Nàibi avrebbero formato il mazzo da 78 carte comunemente conosciuto come Tarocchi. Si dice che il nome derivi dal poemetto allegorico di Petrarca, i Triumphi. Si dice.
Successivamente, i Trionfi sparirono (forse proibiti perché considerati di origine occulta) e nacque l’odierna briscola, dove il seme della carta battuta sul tavolo per prima comanda gli altri.

Dopo tutto ‘sto pippone, che c’azzeccano quindi le Minchiate fiorentine con i Tarocchi?

Come già accennato, le Minchiate sono una loro variante regionale. Quando vennero inseriti i Trionfi, infatti, ogni regione creò la propria variante di mazzo e gioco. A Firenze, in particolare, ci fu un evoluzione senza eguali che porto il mazzo da 78 a 97 carte: ai fiorentini i 22 trionfi evidentemente non bastavano e ne avevano aggiunti una ventina, finendo per stravolgere la gerarchia originaria di questo particolare tipo di carte. Un volta introdotti, infatti, bisognava capire quale trionfo valesse più di un altro nel caso in cui fossero stati giocati contemporaneamente e i disegnatori fecero riferimento ad un sistema di figure allegoriche, tratte dall’immaginario filosofico-cristiano e popolare della società medievale, che rendesse quindi facilmente riconoscibile la “scala” per i giocatori. In un secondo tempo, ogni regione apportò le proprie modifiche al mazzo.
Eccovi l’ordine canonico dei Trionfi o Arcani Maggiori (giuro che non c’era niente di meglio di Wikipedia).

Fatto sta che i fiorentini stravolsero quest’ordine in maniera del tutto innovativa. Ora noi, con le nostre modeste conoscenze, proveremo a darne un’interpretazione.

(I) – Il Papino. Interessante, perché nei Tarocchi classici la posizione è riservata al Bagatto, o Mago, possibilmente ciarlatano, ovvero colui che inganna il pubblico con le sue bagattelle. Ogni riferimento al buon vecchio Simon Mago non appare causale, come non appare casuale che i fiorentini ci piazzino un Papa: sempre a far a cazzotti con i preti.

(II-V) – Nei Tarocchi, la seconda carta era raffigurata dalla Papessa, ma già ai fiorentini piaceva poco un Papa diciamo canonico, figuriamoci un Papa donna, e la eliminarono. Le posizioni quindi scalarono, ma rimasero comunque di competenza delle autorità terrene e morali: Imperatrice, Imperatore, Papa nel mazzo tradizionale; Granduca, Imperatore e Imperatrice in quello gigliato. La quinta posizione rimase in possesso dell’Amore, o Innamorato. Queste prime cinque carte sono dette anche dei Cinque papi.

(VI-VIII) – Temperanza, Forza, Giustizia. Qui abbiamo tre delle quattro virtù cardinali, ovvero i pilastri essenziali all’uomo per perseguire il Bene. La Prudenza non è contemplata per il momento, ma tornerà. Fidatevi.

(VIIII) – In questa posizione abbiamo la Ruota, che rappresenta la Fortuna intesa come Destino. Questa era facile.

(X-XIII) – La cosa inizia a farsi complessa. Allora, dapprima abbiamo il Carro (X), mezzo che può portare sulla retta via, e quindi può puntare verso la saggezza che si distacca dalla materialità e mira alla pura spiritualità, ovvero l’Eremita (XI), che però nelle Minchiate diventa il Gobbo o Tempo. Il significato comunque non cambia. Il Carro però può deviare la sua corsa verso la brama di beni materiali, diciamo l’avarizia, ovvero uno dei peggiori peccati capitali. E l’avarizia ci conduce direttamente all’Appeso (XII), detto anche il Traditore o l’Impiccato. Vi dice nulla Giuda? Ne consegue comunque che il passo successivo sia la Morte (XIII). Scontato, no?

(XIIII) – Il Diavolo è inteso come sospensione dell’anima umana tra terra e cielo, tra peccato e redenzione. Ci sarebbe da approfondire, ma vediamo di non complicarci la vita.

(XV) – La Casa del Diavolo. Canonicamente, sarebbe la Torre, ma cambia poco. Rappresenta in ogni caso un altro dei peccati capitali più celebri e mal sopportati dal buon Dio, ovvero la Superbia. E si sa che in quanto a superbia, Lucifero va in culo a parecchi.

(XVI-XVIIII) – Si parte con i Trionfi aggiunti dai fiorentini. Visto che siamo sul teologico, quali virtù possono contenere il peggiore dei peccati capitali? Ovviamente le tre virtù teologali, ovvero quelle più propriamente spirituali: Fede (XVI), Speranza (XVIII), Carità (XVIIII). Nel mezzo, i fiorentini hanno pensato di infilarci anche la Prudenza (XVII), l’ultima delle quattro virtù cardinali che s’erano dimenticati per strada e che nei Tarocchi originali veniva accostata all’Eremita. Probabile che a questo giro i fiorentini abbiano fatto casino con i vari tipi di virtù: rimandati a Settembre in Teologia.

(XX-XXIII) – Fuoco, Acqua, Terra, Aria, ovvero gli elementi che compongono il Mondo. Altra aggiunta fiorentina. Significato? Bah, si vede c’avevano spazio da riempire. Magari al Copula Mundi ve lo spiegano a modo.

(XXIIII-XXXV) – I dodici segni zodiacali (non è che dobbiamo scriverveli tutti vero?!). Ultima serie di carte aggiunte nelle Minchiate. Non chiedeteci perché, c’entreranno le costellazioni, il cielo e roba simile alla Paolo Fox. L’ordine dei segni è messo un po’ alla cazzo, tanto che l’ultimo è Gemini o la Carne (XXXV) e, essendo il più alto dei trionfi aggiunti dai fiorentini, aveva dato il nome al gioco, inizialmente chiamato Germini. Solo che Minchiate suonava meglio.

(XXXVI-XXXVIII) – Stella, Luna, Sole. Presenti anche nei Tarocchi classici. Ve la facciamo breve: stanno a significa’ ‘a Sapienza.

(XXXVIIII-XL) – Il Mondo e le Trombe, ovvero il Giudizio (universale): queste manco ve le stiamo a spiegare.

Siamo arrivati in fondo, ma se siete stati attenti noterete che manca una carta, ovvero il quarantunesimo Trionfo (ventiduesimo tra quelli classici). Si tratta infatti della carta 0: il Matto.
Pensate che all’inizio neppure esisteva. Come vi abbiamo spiegato, nel gioco dei Tarocchi, a seme si deve rispondere con lo stesso seme: se non si ha il seme che comanda, si può rispondere con un trionfo, e se a comandare è un trionfo, allora si deve ribattere con un altro trionfo. È evidente che siano proprio queste carte a dare più punti, ma poteva accadere che sul tavolo ci fossero carte che non avevano valore e non avendo il seme di riferimento, si fosse costretti a “sprecare” un trionfo. Ed ecco che subentra il Matto, ovvero un jolly: chi lo possedeva poteva calarlo per poi riprenderselo senza sprecare un altro trionfo; il vincitore della mano avrebbe ottenuto in cambio dal possessore del Matto una carta a scelta tra quelle di quest’ultimo. Infine, la carta poteva essere persa da chi la possedeva solo se giocata all’ultima mano, nel caso questa mano venisse vinta dall’avversario. Quindi:

(0) – Il Matto: una carta che non fa vincere nessuna mano, ma che non può essere vinta, se giocata come si deve. Esiste spiegazione migliore per definire la Follia?

Bene signori, adesso avete capito come si gioca più o meno ai Tarocchi e alle Minchiate fiorentine. Vuol dire che siete pronti per il Copula Mundi 2018. Noi vi aspettiamo là. Nel dubbio, fanno 100 euro.

 

Fonte immagine: http://www.tarot-as-tarocchi.com/antiche_3.html

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