Maledetti autogol! di A. Biagioni || Hobby e Sport || THREEvial Pursuit

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11 Lug Maledetti autogol! di A. Biagioni || Hobby e Sport || THREEvial Pursuit

 

Maledetti autogol!

di Andrea Biagioni

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Mentre mi apprestavo a scrivere questo pezzo sui Mondiali russi non riuscivo a trovare un argomento a cui dedicarmi perché, diciamocelo, questa edizione non è che abbia regalato granché. Spunti ce ne saranno anche stati, ma manca qualcosa di magico, a meno che non vinca la Croazia.

Ora, va bene che la Germania fuori al primo turno non si vedeva dal 1938 (e mi son sempre chiesto come Hitler sperava di vincere la guerra se manco erano riusciti a battere la Svizzera). Va bene che praticamente tutte le favorite sono andate fuori prima delle semifinali e che di sorprese ce ne saranno pure state.

Però non è stato un bel mondiale, non ha avuto un tratto caratteristico, qualcosa per cui venire davvero ricordato, a meno che non vinca il Mondiale la Croazia. Voglio dire, di nazionali forti che escono al primo turno ce ne sono state e ce ne saranno: nelle ultime cinque edizioni per quattro volte la detentrice è volata fuori subito. Di sorprese, ce ne sono o ce ne saranno sempre: quattro anni fa, il Brasile ne ha presi sette in casa sua, dopo che aspettavano da 64 anni un mondiale in casa, perché quello là non era finito granché (tipo finale persa e circa 200 morti tra infarti cardiaci e suicidi, perché i brasiliani si erano giocati la casa su quella vittoria).

Quest’anno manco c’è stato il brivido di vedere una squadra africana per la prima volta tra le prime quattro come a Sudafrica 2010, anche perché il 90% dei più talentuosi calciatori africani o di origine africana gioca per il Belgio o nella Francia (e non voglio essere ripetitivo, ma quanto CI hanno aiutato a casa loro? Troppo, e ora voglio una maglietta rossa e un rolex).

Insomma, non ci resta che sperare che la Croazia vinca il Mondiale. Quindi, in attesa di sapere se i biancorossi saranno la prima Nazionale slava a vincere un Campionato del Mondo, di che parliamo? Ma è ovvio, parleremo del gesto tecnico più goffo che il nostro amato sport può concederci: l’autogol.

E già, perché i Mondiali russi hanno il non invidiabile primato di essere l’edizione con il maggior numero di autoreti realizzate nella storia della competizione, ed è un primato coi fiocchi. Pensate che il record ce l’aveva Francia ’98: ben sei autoreti. A Russia ‘18 siamo già a 11. E mancano tre partite.

Sarà pure sfortuna, ma il livello tecnico mi sembra scarsino, soprattutto se guardiamo i nomi dei malcapitati goleador. Ha inaugurato la rassegna il marocchino Bouhaddouz, alla terza partita del mondiale: bel colpo di testa al novantesimo per regalare la vittoria all’Iran, i persiani ringraziano. Hanno proseguito l’australiano Behich e il nigeriano Etebo, il quale giustamente credeva che la sua Nazionale meritasse di portare a casa un record nella categoria “Due autugol in due edizioni consecutive del Mondiale”: oh, inutile che prendete per il culo, non c’era riuscito nessuno prima.

Il Senegal per non essere da meno ha sguinzagliato Cionek, mentre il capitano dell’Egitto Fathi non poteva certo permettere che gli eredi dei faraoni si facessero mettere i piedi in testa da altre compagini africane e il piede l’ha messo lui su un cross, un po’ alla cazzo. Poi è arrivato il russo Čeryšev per la gioia di Putin, il messicano Alvarez per continuare una storica tradizione (e a breve capirete il perché), lo svizzero Sommer puntuale come uno swatch, e il tunisino Meriah (e speriamo che Salvini non scopra di tutti questi autogol africani, sennò il suo prossimo slogan per i prossimi quattro anni sarà: “Alleniamoli a casa loro”).

Ma sicuramente i momenti più esaltanti sono arrivati dagli ottavi in poi. Ignaševič, infatti, ci ha provato in tutti i modi a far eliminare la Russia, con un bel tacco in caduta, anche se Sua Scorrettezza Sergio Ramos reclama parte del merito. Per fortuna che poi la Spagna ha deciso per il suicidio sportivo, perché altrimenti non so Ignaševič che fine avrebbe fatto. E pensare che Putin non ha ancora scoperto di essere a capo dell’unica Nazionale ad aver segnato due autogol in un solo Mondiale. Appena lo scopre, Ignaševič e Čeryšev devono sperare che ci sia un’altra crisi in Medio-Oriente a distrarlo, sennò son cazzi.

img 2 ridottaTornando ai noi, chiude per il momento la rassegna “adoro infilare il mio portiere” (frase ambigua ma tant’è) il brasiliano Fernandinho il quale, avendo visto che i verdeoro andavano via lisci lisci verso la sesta Coppa del Mondo, forse per creare un po’ di incertezza, ha pensato bene di rispolverare quello che nel gergo pallonaro dei campetti di periferia toscani, viene solitamente definito colpo di “testa a uzzo” (l’uzzo è la parte più gonfia di una botte, immaginate voi l’espressione testa a uzzo dove porta) e regalare la semifinale al Belgio. Belgio che ieri sera ha perso uno a zero con un gol di Umtiti, ma con un tocco sospetto di Fellaini: sarebbe entrata lo stesso, forse, ma ditemi se la faccia di Fellaini non sembra quella di uno che pensa, “se mi cagavo addosso, era meglio”.

Insomma, che dire, fin qui uno splendido mondiale, tecnico soprattutto. E questi fenomeni dell’area di rigore al contrario meritano sicuramente di rimanere nella storia della competizione. Ma loro sono solo interpreti moderni, se vogliamo completi, di una storia che inizia da lontano, perché di autogol storici ai Mondiali ce ne sono stati e molti.

Uruguay 1930. Non si può non partire dal primo di sempre. Quando vi dicevo che in messo l’autogol è una tradizione mica scherzavo. Il primo autogol lo realizza infatti Rosas contro il Cile, che contro la Francia aveva sbagliato il primo rigore della storia dei Mondiali con Vidal. Insomma, due squadroni. Nella gara successiva, comunque, Rosas capisce in quale porta segnare ne fa due all’Argentina. Peccato che l’Albiceleste ne infili sei. Peccato.

Francia ‘38. Quando vi dicevo che i Nazisti dovevano capire da questo Mondiale che anche in ambito militare non sarebbe andata granché, mica scherzavo. Dopo aver distrutto uno squadrone come il Wunderteam con quella stronzata dell’Ansclussspiel (mai viste così tante S in una sola parola, si capisce che era una stronzata e un giorno giuro vi spiegherò il perché), dicevo che dopo aver fatto questa vaccata, se ne vanno in Francia con grandi aspettative, anche perché nel ’34 in Italia sono arrivati terzi, quarti erano arrivati gli austriaci che hanno assorbito, anche se non tutti, insomma ‘sti Campionato del Mondi francesi vogliono vincerli. E infatti vanno fuori subito contro la Svizzera, che negli anni ’30 non è certo riconosciuta come la Grande Speranza del calcio europeo. Partita difficile, pareggiano uno a uno e visto che ai tempi non ci sono i rigori, la partita si rigioca quattro giorni dopo: i tedeschi vanno in vantaggio per due a zero e la Svizzera ci mette del suo, perché il secondo gol tedesco lo realizza lo svizzero Lörscher. Insomma, una specie di blitzspiel, ma gli svizzeri anticipano i russi di quattro anni e fanno letteralmente il culo ai tedeschi, battendoli quattro a due. È proprio vero che i tedeschi non imparano mai.

Argentina ‘78. Lo so che è passato un bel pezzo da Francia ’38, ma non è colpa mia se in questi cinquant’anni non ci sono stati autogol eclatanti. E poi qui c’è un autogol che ci ricollega direttamente al Mondiale francese, perché a confrontarsi nel secondo turno di gironi ci sono Germania e Austria, ovvero corsi e ricorsi storici non solo calcistici. La Germania (Ovest) campione in carica può solo sperare nel secondo posto del girone, che vorrebbe dire perlomeno finale per la medaglia di bronzo. L’Austria è aritmeticamente fuori, ma vuoi mettere prendere a calci nel culo i cugini? Infatti li battono per 3 a 2 e, dopo il gol di Rumenigge, è il buon Berti Vogts dare il via alla rimonta austriaca in una partita definita poi il “Miracolo di Cordoba”, perché l’Austria non batteva la Germani dal 1938.

Messico ’86. E questa ci riguarda. Arriviamo in Messico da Campioni del Mondo e praticamente ci arriviamo con gli stessi calciatori. La partita decisiva per qualificarci agli ottavi di finale la giochiamo con la Corea del Sud, e noi con la Corea non abbiamo mai avuto molta fortuna. A Inghilterra ’66 ci ha eliminato quella del Nord con un gol di Pak Doo-Ik, che per decenni abbiamo creduto fosse un dentista mentre era un caporale dell’esercito, a dimostrazione che la predisposizione alle fake news non c’è mai mancata. Nel 2002, ci ha pensato quella del Sud, padrona di casa, e l’arbitro Byron Moreno, anche se il buon Bobone Vieri c’ha messo del suo sparando un pallone in curva a un metro dalla porta. In Messico, comunque, la sfanghiamo grazie all’autorete di Cho Kwang-Rae. Non ci servì a una ceppa, perché andammo fuori agli ottavi contro la Francia. Avevo dieci giorni, ma ricordo ancora le bestemmie di mia madre mentre mi allattava.

Corea del Sud e Giappone ‘02. Anche qui bel salto ma doveroso, perché per la prima volta in una sola partita vengono realizzate due autoreti in una sola partita. Si gioca Usa-Portogallo e la spuntano gli statunitensi per tre a due, nonostante gli aiuti reciproci di Jorge Costa e Agoos. Storietta scialba, lo so, ma fa statistica. E poi se vi guardate su Youtube il capolavoro di Agoos, che credo suonasse all’epoca con quello che rianeva dei Guns’n’Roses, capirete perché ho dovuto citarla.

Germania ‘06. Torniamo protagonisti. Ve lo ricordate Zaccardo? Esatto, quello che insieme a De Rossi ci complico la vita proprio contro gli Usa nella seconda partita del girone. Un terzino dal talento cristallino, il futuro della Nazionale. Poi, su un cross a stelle e strisce buttato in area alla meno peggio, l’intervento che gli rovinò la carriera. Buffon era talmente incazzato che nemmeno bestemmiò. Lippi non lo fece più giocare e vincemmo il Mondiale. Zaccardo, ve le giuro, oggi gioca a Malta. De Rossi che tentò di sfigurare uno yankee ha giocato in Nazionale fino a qualche mese fa, giusto il tempo di deviare un tiro Johansson per lasciarci fuori da una Coppa del Mondo dopo sessant’anni. Non è colpa sua, però. Facevamo proprio cagare noi.

Sudafrica 2010. Lo cito solo perché la Corea del Sud è ancora protagonista con Park Chu-Young che inaugura la goleada dell’Argentina. I coreani del Sud passano comunque il turno, a differenza dei cugini del Nord. Però, visto che ci hanno buttato fuori nel 2002 era giusto ricordare che sono tra le poche Nazionali ad aver segnato due autogol in due edizioni diverse dei Mondiali. Poi, noi siamo andati fuori contro la Slovacchia ai gironi e loro agli ottavi contro un signor Uruguay, ma son dettagli.

Brasile 2014. Come si capisce quando un Mondiale che devi vincere non parte bene? Quando esordisci con un autogol nell’edizione casalinga di un Mondiale che devi vincere per forza, dopo che 64 anni prima lo hai perso in casa, generando svariate morti e un lutto nazionale. Insomma, si parte bene. Il povero Marcelo infila la propria porta all’esordio con la Croazia, il Brasile la vince comunque tre a uno, ma da lì è tutta un’angoscia che si tramuta nel Mineirazo, un bel sette a uno subito dalla Germania. Me lo ricordo bene: diluviava e stavo montando una scarpiera Ikea, pensando: “Mica saranno stai cosi coglioni i brasiliani, da giocarsi la casa anche a ‘sto giro?”. Lo hanno fatto, ve lo giuro.

Comunque, dopo tutta questa sfilata di autoreti e aneddoti mondiali, riamane una sola certezza. Alla fine, la Francia è in finale, cosa che sancisce come questo sia un Mondiale mediocre. A meno che non lo vinca la Croazia.

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