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Made in China 3000, un articolo di A. Polverosi || Three Faces

made in china

20 Nov Made in China 3000, un articolo di A. Polverosi || Three Faces

Made in China 3000

di Andrea Polverosi

Made in China 3000 Andrea Polverosi
In un precedente articolo (Narrativa e identità di genere) ho parlato del Racconto dell’ancella di Margaret Atwood e delle Visionarie, antologia di racconti di autrici varie, che indagano i temi del ruolo delle donne all’interno della società, del femminismo e del queer. Ho scelto questi libri di fantascienza e non solo perché riescono a fare rispettivamente due cose: 1) presentare un ipotetico futuro per mostrare qualcosa che non va del presente e farci aprire gli occhi e reagire; 2) costruire un’alternativa.

Il punto di partenza era che a parte alcune eccezioni, le opere di fantascienza occidentali mainstream, che siano libri, film, serie tv, fumetti o altro, presentano per lo più un ambiente distopico con toni cinici e pessimisti e mettono in scena storie basate su schemi narrativi più che battuti, in cui l’umanità dal futuro non si può aspettare che guerra, miseria e morte. Questo riflette la scarsità d’immaginazione dei nostri tempi dove, immersi nell’ideologia capitalista di cui siamo a malapena consapevoli, siamo paralizzati nel figurarci unicamente come una specie in una costante guerra tutti contro tutti.

Come se Hobbes avesse esaurito tutto quello che si può dire di noi, ci poniamo automaticamente in competizione con estranei, vicini e cari per un tozzo di comodità e una vacanza in più. E sebbene ogni giorno incontriamo qualcosa che ci mostra la stortura della società in cui viviamo, l’unica cosa che riusciamo a dire è “Sì, ok, ma non c’è alternativa”. E un po’ per disfattismo, un po’ per pigrizia, una volta pronunciata l’amara ma “realistica” sentenza, torniamo tronfi a gingillarci sui nostri divani in una pace con noi stessi che deve volgere lo sguardo da un’altra parte per sopravvivere.

Come detto all’inizio, questo mito si riflette nelle nostre opere di fantasia generando un circolo vizioso da cui l’unica cosa che emerge è l’idea di un mondo alla fine dei suoi giorni.

In questo articolo, riprenderò il discorso partendo da quella che per me e non solo è una sorpresa, ossia la fantascienza cinese. Personalmente l’ho scoperta all’ultimo Book Pride di Milano quando avvicinandomi a uno stand mi sono messo a enunciare tutte le mie perplessità sulla fantascienza occidentale contemporanea.

Prima sorpresa: ho trovato qualcuno che mi diceva di sì. Quella persona era Francesco Verso, scrittore italiano di fantascienza e da qualche anno editore e fondatore di Future Fiction, associazione culturale/casa editrice il cui intento è quello di far arrivare nel mercato italiano opere di fantascienza che provengano da tutto il mondo; questo per capire qual è l’idea del presente e del futuro che hanno culture diverse dalla nostra, favorendo in particolare quelle solitamente meno diffuse.

Le onde - Ken LiuSeconda sorpresa: fantascienza cinese. All’inizio ero un po’ scettico: mai letto nulla di cinese e devo ammettere che probabilmente aleggiava nella mia testa qualche stupido stereotipo tipo: made in China = giocattoli tarocchi fatti di amianto = scarsa qualità, ma visto che è già il secondo cellulare cinese che ho, le mie false supposizioni vacillano. Insomma, mi faccio convincere e prendo Le onde, una raccolta di racconti di Ken Liu e ne resto colpito da subito. Ok, non è che tutti i temi toccati in questo libro siano per noi completamente originali: ad esempio, in La combinazione perfetta i due protagonisti hanno a che fare con Tilly, un’intelligenza artificiale programmata per prendere le giuste decisioni al posto delle persone e che finisce col controllarne le vite. Questo ci riporta alla mente la nostra quotidianità fatta di algoritmi, bolle culturali e automatismi che pensano per noi, ma non dobbiamo dimenticarci che la Cina è ormai da decenni un Paese capitalista tecnologizzato quanto noi e quindi anche loro si trovano ad affrontare i nostri stessi problemi rispetto ai cambiamenti dati da internet e dal digitale. La differenza della fantascienza cinese, infatti, non sta solo nelle questioni indagate, ma anche nel modo in cui queste vengono sviluppate.

Fra i vari temi toccati da Ken Liu ce n’è uno che mi ha colpito in particolare ed è il fatto di domandarsi circa l’interiorità dell’uomo, di come eventuali combinazioni e intrecci fra tecnologia e biologia possano andare a modificare i nostri comportamenti, il nostro modo di percepire e pensare e quindi anche la nostra stessa coscienza.

Ad esempio, in Animali esotici a prima vista l’autore mette in scena uno schema classico della narrazione e delle dinamiche sociali: il protagonista è una persona ibrida, nato dall’incrocio fra uno zigote umano e quello di una rana. Come lui, ci sono altre persone nate da combinazioni fra uomo e animale, le quali vengono perseguitate e sfruttate dagli individui solamente umani in quanto ritenute inferiori. L’autore, però, non si ferma a sviluppare questa relazione tipica di tanta letteratura e realtà: il suo racconto, infatti, non è altro che la descrizione continua delle percezioni e dei pensieri di questo individuo diverso da noi, rivelando lo sforzo di Ken Liu di immaginare come possa essere l’attività cosciente e mentale e quindi anche la vita stessa di una persona che oltre e a essere umana è anche rana.

L’autore prosegue questa indagine circa il modo in cui può darsi la coscienza di un individuo dotato di un organismo diverso dal nostro nel racconto che dà il nome stesso alla raccolta, Le onde, che parla delle origini dell’umanità e delle sue possibili evoluzioni. Un gruppo di persone si imbarca sulla nave spaziale Spuma di Mare. Inizialmente i protagonisti possono comunicare tra loro telepaticamente come se fossero nella mente dell’altro grazie a un chip impiantato nel loro cervello. A mano a mano che prosegue il loro viaggio, altre tecnologie e innovazioni gli permettono di cambiare facoltà mentali e fisiche: dalla vita eterna fino al diventare pura luce, il racconto parla delle pulsioni che muovono la storia dell’umanità e nell’opposizione fra innovazione e conservazione Ken Liu si immagina come le nostre vite potrebbero cambiare, senza dare giudizi aprioristici circa gli eventuali vantaggi o danni che tali cambiamenti tecnologici possono portare.

L’andare oltre a un immaginario esclusivamente distopico emerge anche in La festa di Primavera, raccolta di racconti dell’autrice Xia Jia, anch’essa pubblicata in Italia da Future Fiction. L’estate di Tongtong, il primo racconto del libro, parla di un’esperienza comune a tante famiglie: l’anziano nonno è accidentalmente caduto, rompendosi una gamba. Ormai non è più in grado di vivere da solo e quindi va a stare dalla famiglia del figlio dove c’è anche la sua nipotina di pochi anni. La bimba accoglie con timore l’arrivo del nonno: vecchio rivoluzionario, l’età e il suo carattere un po’ burbero pongono una distanza fra loro. In questa dinamica che per molti è quotidiana e che a un primo sguardo può apparire noiosa, l’autrice inserisce l’inaspettato: mentre per la nonna ormai deceduta i genitori avevano preso una badante, per il nonno, cambiati i tempi, comprano un robot. Vi immaginate un ottantenne alle prese con un affare del genere? Be’, secondo inaspettato, il nonno è un uomo intelligente e riesce a sfruttare la tecnologia che fa muovere quel freddo e non umano robot per tornare a muoversi liberamente e quindi ottenere una nuova vita. Il tutto narrato e filtrato dagli occhi della nipotina che a poco a poco riesce a comprendere meglio l’anziano signore.

robot piccolo In generale, leggendo i racconti di questi autori, ciò che colpisce è il modo delicato e sensibile con cui descrivono i caratteri, i moti e le relazioni delle persone, anche in ambientazioni narrative futuristiche dove solitamente queste cose passano in secondo piano. Per fare un’analogia, i film di Christopher Nolan presentano trame e intrecci di una complessità tali da incollare allo schermo, ma per lo più i suoi personaggi risultano piatti, senza spessore. In queste storie, invece, i due elementi sono ben equilibrati e oltre a stuzzicare la curiosità del lettore con situazioni e società lontane dalla nostra, i personaggi hanno una complessa profondità che rispecchia i sogni, le paure e le speranze di oggi.

Se vi interessa saperne di più, potete trovare vari articoli sul recente emergere della fantascienza cinese. Scoprirete che ad essere recente è la loro scoperta da parte dell’Occidente, visto che, in realtà, il loro interesse per la fantascienza è già una tradizione. Di fatto, troverete scrittori divisi per stili, temi e generazioni. Per darvi un’idea di quanto sia consolidato il valore di questi scrittori, sappiate solo che alcuni di loro hanno vinto alcuni tra i maggiori premi occidentali per la fantascienza. La stessa Mondadori ha pubblicato Il problema dei tre corpi, primo libro di una trilogia dell’autore Liu Cixin, che si è aggiudicato il premio Hugo per il miglior romanzo del 2015.

Il-problema-dei-tre-corpi-Cixin-Liu-Recensione-Anteprima-v2 Questo modo di fare fantascienza non vede quindi il futuro solo in modo distopico e cinico, ma si apre alle possibilità, cercando di immaginare come la tecnologia possa cambiare la nostra società e l’individuo stesso (non dico in meglio, ma almeno non solo in peggio). Ed è interessante che questo provenga da un Paese dove di fatto già da decenni si è realizzato uno dei più grandi incubi dell’Occidente, ovvero il Grande Fratello dato dal pervasivo e costante controllo dei cittadini cinesi da parte di Stato, governo e Partito Comunista. Però, se questi scrittori che vivono sotto tali condizioni riescono ad avere un occhio diverso e in qualche modo costruttivo rispetto alle sfide globali che ci spingono, le motivazioni che supportano il nostro immaginario nero da fine del mondo appaiono meno definitive di quello che crediamo.

Concludo riportandovi le parole di Ken Liu circa il valore e il ruolo socio-culturali della fantascienza: “Quando la fantascienza funziona, non ci fornisce una mappa del futuro, ma un vocabolario per riflettere sui nostri valori fondamentali in un mondo irriconoscibile. […] Allo stesso modo, non ritengo che gran parte delle storie di fantascienza che immaginano il nostro mondo trasformato dal cambiamento climatico siano utili come guide per la sopravvivenza; piuttosto, queste opere ci forniscono un vocabolario per discutere di ciò che possiamo e dovremmo fare oggi” (Ken Liu, Introduzione a Le onde, Future Fiction, 2018).

 

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