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Letture ai tempi del fascismo, un articolo di P. T. Caudullo || Three Faces

Letture ai tempi del fascismo, un articolo di Tiziana Caudullo Three FacesEV

19 Giu Letture ai tempi del fascismo, un articolo di P. T. Caudullo || Three Faces

Letture ai tempi del fascismo

di P. Tiziana Caudullo

Letture ai tempi del fascismo, un articolo di Tiziana Caudullo Three Faces

Letture ai tempi del fascismo, un articolo di Tiziana Caudullo || Three Faces

Qualche anno fa, in occasione di un esame universitario, feci uno studio sull’educazione fascista, cioè sulle modalità grazie alle quali Mussolini riuscì a insidiare le sue ideologie nelle menti più o meno giovani degli italiani. Mi è tornato in mente quell’esame quando due giorni fa, aspettando in una pizzeria che la mia cena d’asporto fosse pronta, ho sentito un allegro signore proclamare ad alta voce: «Per me il duce è religione!»

Mi sono allora chiesta se quell’allegro signore (e rabbrividisco al sol pensiero che possa abitare nel mio stesso quartiere) avesse mai letto ciò che studiai per quell’esame. Il modo in cui l’ideologia fascista si è insinuata nella nostra cultura è, a parer mio, subdolo e meschino, e mi sorprendo tutte le volte in cui mi rendo conto quanto poco questa opinione sia condivisa.

Gli scritti che seguono sono limitati e puramente rappresentativi, e sono in qualche modo quelli che più mi hanno lasciato perplessa quando li lessi per la prima volta. Purtroppo, e ne sono consapevole, ce n’è di molto peggio.

Il primo e il secondo libro del fascista

Il primo libro del fascista fu pubblicato per la prima volta nel 1937, Il secondo libro del fascista nel 1940. Cosa sono? Nient’altro che testi adottati nelle scuole elementari (sì, nelle scuole elementari!) durante il Ventennio; il primo parla dell’organizzazione del regime mentre il secondo dell’ordinamento delle leggi razziali.

Le espressioni erano studiate al fine di dare una sfumatura precisa ai fatti trattati; espressioni che, specialmente se percepite con gli occhi di un bambino, smettono di essere delle caratteristiche attribuite e divengono qualità proprie del fenomeno in questione. Incredibile, il legame tra pensiero e linguaggio mi sorprende ogni volta.

Vi anticipo un paio di assaggi di queste perle della letteratura. Sezione «Il Dopoguerra» de Il Primo libro del fascista:

«D. A cosa serviva l’azione bolscevica?
R. L’azione bolscevica mirava a rinnegare il valore e il sangue con cui la vittoria era stata ottenuta, ad alimentare l’odio di classe ed a trasportare in Italia la barbarie rossa».

E ancora, nella sezione chiamata «I Fasci di Combattimento»:

«D. Chi reagì contro questo disegno?
R. Fu ancora Benito Mussolini a rappresentare la genuina coscienza nazionale».

Letture ai tempi del fascismo, un articolo di Tiziana Caudullo Three Faces Opera Balilla

Letture ai tempi del fascismo, un articolo di Tiziana Caudullo || Three Faces || Opera Balilla

Niente futurismo, niente fascismo!

Ovviamente la mia intenzione non è quella di demonizzare il movimento futurista, ma più di una volta Mussolini ha riconosciuto che senza il futurismo non ci sarebbe stato il fascismo (se vuoi la fonte, è Famiglia Novecento di Ginsborg, comunque troverai i riferimenti completi in fondo all’articolo).

Era il 20 febbraio del 1909 quando Marinetti pubblicò su «Le Figaro» il primo Manifesto del Futurismo. I principi espressi nel Manifesto sarebbero diventati, poi, elementi caratterizzanti della successiva auto-celebrazione del fascismo.

«Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. […]

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. […]».

Nel senso: la guerra è definita la sola igiene del mondo. Tra le altre cose, è glorificato il disprezzo della donna. È elogiata la distruzione dei musei, delle biblioteche e delle accademie di ogni specie. Devo continuare?

Quando una bimba non sapeva che nome dare alla propria bambola

Dalla parte delle bambine è un libro del 1924 in cui si racconta di una bambina che riceve in regalo una bambola (è specificato: vestita da Balilla!) dallo zio. Ma che nome darle? La bimba decide di parlarne con suo fratello.

«- Il nome della mamma? No! Margherita è troppo lungo. Quello della nonna? È troppo antico! Delle mie piccole amiche? Neanche! Il mio, Bebina? Nascerebbe una confusione in casa! –

– Sei ancora qui a pensarci sopra? … Chiamala Mussolini! – le strilla negli orecchi Tino passandole accanto di carriera con una bastone tra le gambe che, secondo lui, rappresenta un focoso destriero! –

– Sgarbato! Mussolini non è un nome di donna! Ah, finalmente ho trovato: la chiamerò Italia! -»

L’ultima cosa e poi basta: la donna nuova e l’uomo nuovo fascisti

I fasci femminili è un testo pubblicato nel 1927, che delinea le caratteristiche della ‘donna nuova’:

«Pochi ancora conoscono il compito affidato dal Partito alle donne fasciste, compito di bontà profonda che riconduce la donna alle antiche tradizioni familiari, rinsaldandone la forza e la soavità, ed indirizzandole verso le nuove esigenze che si manifestano ogni giorno maggiormente nella vita moderna e che richiedono una competenza ed uno studio profondo dell’ambiente e delle speciali condizioni in cui le attività assistenziali devono svolgersi. […]

Accanto alle virtù casalinghe devono essere particolarmente curate le qualità morali e spirituali, che di una donna possano fare l’ispiratrice e la propagandista di tutto ciò che è bello, alto, grande […]

Le donne fasciste, organizzate e disciplinate profondamente, hanno dato in questi anni prova di comprensione, di spirito di sacrificio, di ardore nello svolgimento della complessa missione loro affidata, missione che non esorbitando da quelle mansioni di bontà perspicace e di finezza naturalmente femminili, che si esplicano con speciale competenza nel campo assistenziale ed educativo, fiancheggia mirabilmente l’opera del Regime».

Letture ai tempi del fascismo, un articolo di Tiziana Caudullo || Three Faces || La nuova donna fascista

Letture ai tempi del fascismo, un articolo di Tiziana Caudullo || Three Faces || La nuova donna fascista

Insomma, da una parte v’è il meccanismo di seduzione che il regime attua nei confronti delle donne italiane, proponendo un modello femminile descritto come forte, vincente, nuovo, arricchito, indispensabile alla società; dall’altra, v’è la realtà dei fatti, per cui la donna persiste in una condizione di subalternità rispetto al marito, secondo un antico schema patriarcale.

E tristemente concluderò con quest’altra perla, cioè la descrizione del vero uomo fascista:

«Il notissimo e sfruttatissimo (ma sempre strepitoso) ritratto dell’ardito-futurista, abbozzato nel ’19 dal futurista, interventista acceso, ardito e in seguito fascista “intransigente” dell’ala farinacciana Mario Carli, riassume in sette punti quello che sarà pressapoco, somaticamente parlando, l’ideale maschile del ventennio fascista; il quale possiede:

1. vivace testa geniale con folti capelli scomposti;
2. occhi ardenti, fieri ed ingenui, che non ignorano l’ironia;
3. bocca sensuale ed energica, pronta a baciare con furore, a cantare con dolcezza e a comandare imperiosamente;
4. snellezza di muscoli asciutti, irradiati di fasci di nervi ultrasensibili;
5. cuore di dinamo, polmoni-pneumatici, fegato da leopardo;
6. gambe da scoiattolo, per arrampicarsi a tutte le cime e per scavalcare tutti gli abissi;
7. eleganza sobria virile sportiva, che permette di correre di lottare di svincolarsi di danzare di arringare una folla».

Sai cosa, però?

Per fortuna ci sono le biblioteche (sì, quelle che Marinetti voleva radere al suolo) e per fortuna ci sono questi testi.

Per fortuna, lo ribadisco, le biblioteche e questi libri ci sono ancora! Perché bisogna leggerli. Bisogna conoscerli. Bisogna studiare.

Se ti interessa l’argomento e vuoi leggere altri testi simili

Ecco un po’ di titoli (non sono facilissimi da trovare, ma alla Biblioteca Nazionale ci sono):

  • Marco Agosti, I principi affermati ed attuati dal Fascismo nel campo dell’educazione, Società editrice La Scuola, Brescia 1935.
  • Paolo Bartoli, Caterina Pasquini Romizi, Riccardo Romizi, La organizzazione del consenso nel regime fascista: l’Opera Nazionale Balilla (O.N.B.) come istituzione di controllo sociale, Istituto di etnologia e antropologia culturale dell’Università degli studi, Perugia 1983.
  • Tolomeo De Faveri, Pedagogia ed educazione nazionale: L’Opera Balilla, Tip. Ed. Trevigiana, Treviso, 1936.
  • Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, Mondadori, Milano 2010.
  • Rossi Gaetano, Educazione fascista, Mondadori, Verona 1942.
  • Rino Gentili, Giuseppe Bottai e la riforma fascista della scuola, La Nuova Italia, Firenze 1979.
  • Paul Ginsborg, Famiglia Novecento, Einaudi Editore, Torino 2013.
  • Elsa Goss, Compiti e ideali della donna fascista, Tip. Edizioni Periodiche, Genova 1939.
  • Marja Härmänmaa, Un patriota che sfidò la decadenza, Academia Scientiarum Fennica, Helsinki 2000.
  • Giuseppe Marchello, La morale eroica del fascismo, Paravia, Torino 1934.
  • Piero Meldini, Sposa e madre esemplare, Guaraldi Editore, Rimini-Firenze 1975.
  • Ugo Piscopo, La scuola del regime, Guida Editore, Napoli 2006.
  • PNF, Manuale di educazione fascista, Savelli, Roma 1977.

 

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