Le Luci del Nord - Viaggio in Lapponia - V.Bonfanti | Vai A Quel Paese - Go Face Yourself

Le Luci del Nord – Viaggio in Lapponia – V.Bonfanti

Le luci del Nord. V.Bonfanti
La polvere si sta depositando su tutto compromettendo la mia inesauribile fame di bellezza. Questa provvidente occasione arriva al momento giusto e io la colgo con entusiasmo; con leggerezza.

L’estate ancora non era finita e io ero in aeroporto in fila al gate. Un volo diretto da Bergamo a Tampere collegava casa mia ad un’ eccitante incognita, in sole tre ore di volo. Prima di partire mi sono ripromessa di sfruttare ogni secondo dei quattro mesi che mi vengono concessi per stare con me, per fare quello che voglio io. Non avrei fatto parte di un gruppo, non avrei a tutti i costi cercato compagnia. Niente compromessi, solo sincerità con se stessi, per scacciare via la polvere.
Così la prima settimana è trascorsa; ho girato la città in sella alla mia nuova bici, ho conosciuto i futuri compagni di classe e l’ università. Ma ora ho una settimana libera prima che inizino le lezioni e ho deciso che domani partirò per la Lapponia. Da sola. Io, il mio zaino e tante idee. Sarò io di fronte a sconosciuti. Non so cosa mi aspetta. Non è forse quello che bramo ogni giorno passato a fare le solite cose? Mi sto dando l’occasione di capire o di ricredermi. La sveglia è domani presto. Il bagaglio è pronto. Il biglietto pure.


Domenica

Il treno per Oulu arriva da Helsinki con 20 minuti di anticipo. Ordinato, pulito, tutto funziona perfettamente. Ho una poltrona, presa per laptop e smartphone. Borsette nuove per i rifiuti, che produci e ti porti via. Un caffè caldo, un libro nuovo e uno zaino ben attrezzato e riposto sopra la mia testa. Un flash mi riporta a ormai un anno fa. Caldo tropicale in India. Persone che dormono su un pavimento sporco ma quanto mai accogliente. Caos, puzza. E un mendicante senza gambe che striscia tra la folla dei vagoni del treno per Varanasi picchiettando fastidiosamente la sua ciotola di metallo in terra, facendo saltare gli spiccioli. E’ sporco, non ha denti e probabilmente nemmeno un nome. Eccomi qui ora, al Nord. Sola stavolta.

L’altra sera, la sera dell’ aurora boreale al Nasijarvi, tutto lo studentato si dirige verso il lago. Siamo tutti nuovi, nessuno si conosce ancora. La sera della lunga chiacchierata con Jordi. Quando sdraiati sul molo sotto l’imponenza del cielo nero costellato di puntini bianchi lontanissimi ci siamo sentiti piccoli e felici. Mi è sembrato di comunicare, quella sera. C’era buio, non dovevo guardare nessuno negli occhi né preoccuparmi di come mi vedevano da fuori. Ero solo cuore e cervello.

Il treno mi porta via da Tampere, si va verso Oulu dove mi aspetta Kimmo, la mia prima esperienza di couchsurfing. Dal finestrino vedo betulle, abeti, corsi d’acqua, cottage, cavalli, mucche.

Le betulle così bianche e maestose mi ricordano da dove vengo. La casa in montagna affacciata sulla valle. Dirimpetto a lei solo una betulla. Enorme e maestosa si innalza virtuosa dal volgare suolo e sfoggia fiera la ferita di quel fulmine percorrerla su tutto il tronco fino a scaricarsi a terra. Betulla in finlandese si dice Koivu. Voglio iniziare a camminare e non fermarmi più.

Io e Kimmo, un po’ titubanti, ci riconosciamo alla stazione dei treni. Non so cosa dirgli, siamo due sconosciuti e passeremo due giorni insieme. Mi maledico per essermi cacciata in una situazione del genere. Il ghiaccio mi sembra sempre impossibile da rompere, ma Kimmo è pronto a mostrarmi il posto dove vive e io lo seguo curiosa.

Stella mi manda un passo di Siddharta e io lo comprendo. Non lascerò che alcun ostacolo abiti nella mia anima, cosicché la pietra possa andare dritta sul letto del fiume trascinata dalla sua stessa meta. Mi chiamo Elettra ma il mio nuovo nome è Koivu. Ho 23 anni.

Lunedì

Kimmo mi porta a fare il bagno nel mare del Golfo di Botnia, l’acqua è gelida. Mi porta a fare la sauna finlandese e l’aria è rovente. I contrasti risvegliano l’assopita voglia di bellezza e mi schiudo come in una primavera. Il ghiaccio si scioglie e parlo finalmente di me. Le parole una in fila all’altra, escono da sole, lui comprende. Anche lui studia medicina e insieme parliamo di quanto sia difficile e straordinaria questa strada. Mi sento sulla via giusta mi dice; lo sento anche io.

Quello che c’è dietro è in ordine, quello che c’è davanti lo diventerà. Penso a casa, a come stanno i miei. Va tutto bene dice mia sorella, solita routine ripresa. A tratti vorrei tornare a casa, cullata nel tepore della sicurezza.

Kimmo è una persona meravigliosa: i nostri discorsi connessi sul terrazzo, cucinargli una carbonara scambiandosi idee su Dio e scoprire che sono uguali; che Dio si sta manifestando in quel momento. Consigliargli un paio di libri e vederlo comprarli immediatamente su Amazon. Avere la sua musica. Dirsi “Hei Hei! We’ll see again!”. Domani mattina riparto verso Rovaniemi. Un altro punto di domanda. Essere da sola è difficile, eppure mi avvicina all’ autentico significato del viaggiare: abbandonarsi a quello che il mondo ha da regalarti. Non è come essere in giro con Stella; con lei anche un posto orrendo diventa casa. Ma viaggio per conoscere, quindi devo necessariamente lasciare casa e le sue certezze. Kimmo mi porta alla stazione e l’abbraccio che accompagna il nostro arrivederci è simbolo dell’ intensità della condivisione che si raggiunge spesso tra compagni di viaggio. É una mattina spettacolare, cielo blu, aria frizzante e come direbbe Kimmo, si vede l’ orizzonte in HD. Ho nel cuore una bella sensazione.

Martedì

Il GPS mi aiuta nel pellegrinaggio a piedi dalla stazione di Rovaniemi alle coordinate della casa del prossimo ragazzo che mi ospiterà. Suono il campanello ed ecco che Jimmy Quist apre la porta e inizia un’altra avventura. Jimmy è olandese, ha ventotto anni ed è sposato con un’ ostetrica finlandese che si trova in Zambia per un tirocinio. E’ un tipo molto strano, ma innocuo oltremodo. Trascorriamo insieme il pomeriggio bazzicando da un mercatino delle pulci all’ altro. Ora ride leggendo dei fumetti appena aperti intanto che io appunto i miei pensieri su questo quadernetto. Sembra un bambino nel corpo di un marito trasandato. La sua casa è disordinata, sporca e appena entri ti accorgi del puzzo di stantio. Ma poi ti ci abitui. Ha le scarpe rotte, i jeans troppo grandi che gli cadono e rimbocca con un gesto maldestro. Il suo maglione è inacidito dai giorni. Si è mangiato in due minuti un pacco di caramelle gommose che gli ho pagato. Tornato a casa si lava e si mette il vestito elegante. Mi mostra le sue foto di qualche anno fa quando era un bel ragazzo che girava l’ Europa in autostop. Racconta assurdità, ha una risata contagiosa. Ha un umorismo travolgente, una mente brillante, una cultura poliedrica, è un antropologo di natura, conosce l’uomo perché ne ha incontrati tanti! Ora è accasato e chiuso in quattro mura ma continua ad accogliere viaggiatori, uno al giorno. E con me passa il tempo. Mi dice che è strano che io sia più giovane di lui, sono così matura, così sulla mia strada. Ascolta musica comica e non sa quanti anni ha sua moglie. Non vede i suoi da un anno. Stasera guardiamo “Chiedimi se sono felice”; da quando in un negozio dell’usato in Olanda ha trovato questo vecchio film di Aldo, Giovanni & Giacomo non fa che rivederselo. Conosce le battute a memoria. Domani starò ancora con lui, poi proverò a raggiungere Kuusamo in autostop, forse Jimmy può insegnarmi qualche trucco.

Penso a Jimmy che è un brillante ragazzo che parla sei lingue e non ha avuto nessuna idea migliore che passare i suoi ventotto anni a Rovaniemi, una piccola città sul confine della Lapponia imparando il finlandese e cercando un qualsiasi lavoro per ripagare la sua donna che lo sta mantenendo. E’ un pazzo uomo che vive in un pazzo angolo di mondo. E sono lusingata di aver fatto la sua conoscenza.

La mattina dopo ci inoltriamo nella foresta e raccogliamo due secchi di lingonberries. Jimmy decide di ricavarne del succo. Vederlo da bravo casalingo ai fornelli con la pancia di fuori e la maglia tutta sporca, la casa uno schifo, è un vero piacere. E’ una specie di performance artistica dove mi piace vivere.

E la sua vita non ha un ordine logico da nessun punto di vista ci si metta a guardarla e penso che mi piace avere la mia casa, il mio ordine, i miei vestiti puliti. Finché sono una scelta e non una passiva abitudine. Eppure mi rimangono questa curiosità e questa attrazione per le persone che vivono di istinto e follia.

Mercoledì

Jimmy ha fatto dieci litri di succo, che sommati ai dieci litri di olio extra vergine di oliva trovati ieri nei cassonetti del supermarket mentre faceva la sua seduta giornaliera di dumpster diving, fanno una grande quantità di liquidi che regalerà ad altre persone. Voglio bene a questo bravo ragazzo. Sono orgogliosa di questo percorso a caso nel nord. Sono orgogliosa di casa, di quello che studio, di quello che ho e di ciò che mi possiede; sono orgogliosa di amare con il cuore la mia bella Stella. Domani proseguirò a pollice alzato. Tutto andrà bene.

 

Viola “Elettra” Bonfanti

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