Le barricate del Nord Irlanda, un articolo di G. Levantini || Threevial Pursuit

Le barricate del Nord Irlanda

di Gabriele Levantini

murales nord irlanda
Murals bellicoso a Falls Road, Belfats (Photo by Gabriele Levantini, Nord Irlanda, 2018)

La differenza tra l’Irlanda-Eire e l’Irlanda del Nord è sostanziale e non solo formale. La frastagliata linea di confine che attraverseremo è oggi teoricamente invisibile, ma credetemi quando vi dico che si nota parecchio. Infatti nelle vicinanze di questa frontiera così sanguinosa, si trovano un gran numero di piccolissimi villaggi addobbati con la Union Jack come il più kitsch dei negozi di souvenir di Londra oppure con tante di quelle bandiere Repubblicane, quadrifogli e motti gaelici da farvi pensare che ci sia una festa di paese.

In poco spazio si possono trovare molte alternanze e questo può confondere su che lato di confine vi troviate. In realtà è molto più complesso di così. Come tutti i conflitti etnico-nazionalistici, è una guerra di posizione dove conta ogni centimetro di terreno. Però i contendenti non sono uniformemente divisi, ma distribuiti a macchia di leopardo. Ecco perché nell’Irlanda del Nord potete trovare villaggi unionisti e repubblicani, oggi rappresentazione quasi folcloristica di un conflitto congelato che si cerca di dimenticare, ma che continua a covare sotto la cenere e che fino a pochi decenni fa mieteva centinaia di vite.

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Murals inneggianti alla guerra a Falls Road, Belfast (Photo by Gabriele Levantini, Nord Irlanda, 2018)

Belfast è il luogo dove forse questa situazione allucinante è più evidente, come vedremo in seguito. Il nostro impatto con la città sancisce la mia definitiva sconfitta e la vittoria della tesi di Irene. Infatti, individuata la casa del quartiere semiperiferico dove abbiamo affittato una stanza, mi accingo a entrare nel minuscolo cortile nel momento stesso in cui la padrona di casa, malamente parcheggiata sul marciapiede, decide di muoversi. Una donna di mezza età, magra e molto arrabbiata scende e viene a lamentarsi, ma quando capisce che sono il suo ospite, constatato che non ci sono danni, la chiude lì.

La casa è vecchia, ma abbastanza comoda. Nella cucina comune la gente prepara i pasti più improbabili alle ore più improbabili. Fraternizziamo con Jack e Sarah, una coppia di inglesi che mangiano uova fritte come se fosse la missione della vita. Lei è poco vestita e porta una felpa del ragazzo, lui invece indossa cappellino e maglietta di Valentino Rossi. Jack è tanto elettrizzato di sapere che siamo italiani quanto deluso dall’apprendere che la Moto GP non ci interessa e che ignoravamo l’esistenza di un’importante pista da quelle parti, motivo del loro viaggio. Non riesce a capacitarsi di come due italiani non siano attratti da questo sport e insiste un po’ prima di rassegnarsi al fatto che non stiamo scherzando.

Il centro della città è tirato a lucido, scintillante di luci e di vetrine. In una piazza centrale c’è una pacchiana ricostruzione del Big Ben chiamata Albert Memorial Clock, che dal 1869 marca il territorio di Sua Maestà ricordando a tutti chi comanda qui. Ma basta allontanarsi di pochissimo per imbattersi in un ambiente radicalmente diverso, fatto dei quartieri della working class rigorosamente divisi tra loro. Durante i vent’anni dei Troubles furono infatti costruiti dei muri, denominati Peace Lines, per separare i quartieri cattolici e repubblicani da quelli protestanti e unionisti. Imponenti e ben presidiati, presentano dei cancelli che la notte vengono chiusi ancora oggi, costringendo a fare lunghissimi giri per poter cambiare zona della città.

Decidiamo di visitare quello che a West Belfast separa Falls Road (cattolica) da Shankill Road (protestante). Sfortunatamente girare in macchina a Belfast, nonostante le dimensioni contenute della città, è meno agevole di quanto si possa pensare e, tra una cosa e l’altra, riusciamo a iniziare il nostro tour solo dopo il tramonto. Le strade ai due lati del muro potrebbero sembrare anonime e tranquille zone semiperifieriche di una qualsiasi città se non fosse per i murales raffiguranti guerriglieri che – mitra in pugno – giurano vendetta per i loro caduti. Percorriamo prima Falls Road e poi ci spostiamo in auto a Shankill Road, ma poco dopo il nostro passaggio il cancello viene chiuso, lasciandoci nel lato protestante.

In giro ormai non ci sono più turisti e si cominciano a vedere facce torve per la via, mentre i pub decorati dalle effigi di re Guglielmo III d’Orange, macellaio degli irlandesi cattolici e super rock star per gli unionisti protestanti, sono pieni di energumeni. Ci rendiamo conto che rimanere in una zona in cui solo trent’anni fa la gente si sparava da un balcone all’altro, con un’auto targata Eire, è sempre meno sicuro via via che il tasso alcolemico medio sale.

Cerchiamo di raggiungere la parte cattolica, ma quando credo di aver finalmente trovato un passaggio, ci troviamo chiusi tra case popolari ed edifici diroccati, mentre dal buio un dei ragazzi piuttosto loschi ci guardano perplessi. Facendo finta di nulla, faccio inversione e cerco di mostrarmi tranquillo mentre Irene è ormai in preda al panico. Solo una volta arrivati a casa potrò confidarle che in effetti del tutto sereno non ero nemmeno io.

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Selciato del Gigante (Photo by Gabriele Levantini, Nord Irlanda, 2018)

Abbandoniamo la città per visitare la costa del nord, dalla quale gli Irlandesi vedono i cugini Scozzesi. Le tre principali attrazioni che visiteremo in quest’area sono le maestose rovine del Castello di Dunluce, che arroccato su una scogliera sfida il mare scuro da secoli, il Selciato del Gigante (Giant Causeway) e il ponte di corda Carrick-a-Rede.

Il Selciato del Gigante è un affioramento roccioso di basalto. Le caratteristiche colonne a prisma esagonale di questo minerale spuntano dal suolo per una breve altezza formando una specie di sentiero che si spinge nel mare. Avevo già visto simili formazioni in Islanda, ma qui la loro posizione le rende particolarmente iconiche. Facciamo un breve trekking che si snoda tra spiagge coperte da fiori nordici, rocce nere e rigoli d’acqua che scendono da pendici verdissime, e che richiama nella mia mente la silenziosa solennità dei paesaggi artici.

Carrick-a-Rede è invece un ponte sospeso che collega l’isolotto di Carrick alla terra ferma, costruito nel 1755 da pescatori di salmoni insediati da queste parti. Il ponte si sviluppa a circa trenta metri d’altezza sull’oceano arrabbiato. Noi lo attraversiamo sotto una pioggia fitta, mentre il vento freddo lo fa oscillare. È un’esperienza adrenalinica per me, ma è una vera lotta contro sé stessa per Irene, che soffre di vertigini. È tanto concentrata e terrorizzata nel percorrerlo quanto raggiante dopo aver completato l’impresa.

Facciamo nuovamente rotta verso Dublino attraversando campagne agricole rigogliose, punteggiate di meraviglie come la strada The Dark Hedges, la King’s Road di Games of Trones, dove i faggi sembrano fondersi e divorare la strada.

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Foresta di Glenariff (Photo by Gabriele Levantini, Nord Irlanda, 2018)

Dedichiamo qualche ora a un trekking nella Foresta di Glenariff, nella regione dei Glens of Antrim: un ambiente magico e ricco di piccole cascate nelle quali non ti stupiresti di trovare elfi e fate intenti a fare il bagno.

Riprendiamo la strada costiera, fermandoci via via in qualche villaggio o per vedere qualche faro o rovina, come il notevole Mussenden Temple, anch’esso ben noto ai fan di Game of Thrones. L’ultimo punto di interesse che visitiamo è il Faro di Blackhead, per raggiungere il quale dobbiamo scendere una ripida e stretta strada lungo un promontorio, che scopriremo in seguito non avremmo potuto fare in auto. Ma la vista vale tutta la difficoltà della strada, anche se per riuscire a fare inversione siamo costretti ad aprire un cancello e violare una proprietà privata.

C’è una grande pace e vogliamo godercela ancora un po’, così decidiamo di fare un’ultima sosta sul mare. Superato il bar molto snob di un golf club dove, subito dopo esserci affacciati alla porta, capiamo che non è il caso di andare in tenuta da trekking, raggiungiamo il villaggio di Whitehead e finalmente ci fermiamo in una sala da tè a pochi passi dal mare, dove ci deliziamo con biscotti al burro assolutamente incredibili. Li decantiamo tanto che la signora decide di darci la ricetta per provare a rifarli in Italia. Evidentemente si fida molto delle nostre capacità culinarie.  

Vorremmo non dover rientrare mai, vorremmo fermarci qui in questa terra magica, fatta di colori vivissimi, di pioggia improvvisa e di arcobaleni. Profumata di mare e di bestie al pascolo, intrisa di storia eppure così giovane e spensierata. Leggera come le risate al pub e pesante come i muri, le bombe e le barricate.

L’aereo si stacca da terra accarezzato da una pioggia fina e vediamo via via allontanarsi l’Isola di Smeraldo. Mentre cominciamo il viaggio verso casa, già pieni di nostalgia, la canzone dei MCR nelle cuffie descrive esattamente ciò che proviamo.

È in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta
Il vento dell’ovest rideva gentile
E in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
Mi hai preso per mano portandomi via…

Le barricate del Nord Irlanda, un articolo di G. Levantini || Threevial Pursuit

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