fbpx

What about intersex people? Un articolo di A. Maglione II Three Faces

Bandiera Movimento Intersex

23 Ott What about intersex people? Un articolo di A. Maglione II Three Faces

What about intersex people?

26 ottobre – Intersex Awarness Day

di Alessia Maglione

Bandiera Movimento Intersex

Bandiera del movimento Intersex

Da anni ormai notiamo come all’acronimo LGBT venga spesso aggiunta la lettera “I”, di cui però solo poche persone conoscono il significato. Ed io, nella mia beata ignoranza, ero tra queste. Questa fantomatica “I” non è stata aggiunta per confondervi e non riguarda la questione del gender,  ma si riferisce alla questione del sesso biologico, categoria che, se ci pensate bene, compare obbligatoriamente sui nostri documenti di identità e ci viene richiesta sui vari form che riempiamo o quando facciamo la nuova tessera del supermercato. Ma cosa accade per chi ha caratteristiche di sesso che non rientrano facilmente nella dicotomia maschio/femmina?

In occasione dell’Intersex Awareness Day, cioè la Giornata della consapevolezza intersex che si terrà dal 26 ottobre all’8 novembre, ho deciso di addentrarmi più dettagliatamente nella questione.

La mia cara amica e attivista Greta che fa parte del collettivo Intersexioni (www.intersexioni.it), un gruppo di ricercatric* e attivist* che da anni si occupa di fare informazione, formazione e divulgazione di una cultura rispettosa delle diversità e dell’integrità della persona, contro l’ideologia del dominio e dell’oppressione, mi ha illuminato sul significato di questa lettera e mi ha fatto riflettere sulle nostre costruzioni sociali.

Emily Quinn Intersex

Emily Quinn, attivista del movimento Intersex

Che cosa si intende per “I” di Intersex?

Il termine intersex è un termine ombrello che comprende diverse variazioni dello sviluppo sessuale, le quali riguardano cromosomi, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali, e l’aspetto somatico del genere. Le persone intersex nascono quindi con caratteristiche sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile e femminile: non si parla di identità di genere, ma delle caratteristiche biologiche del proprio corpo.

Le variazioni intersex sono molteplici e non sempre vengono scoperte facilmente. Ma facciamo un esempio concreto per spiegarci meglio, e riportiamo qui uno stralcio dell’intervista all’attivista intersex Emily Quinn, (animatrice 25enne che lavora per Cartoon Network):

“Emily ha una vagina con un aspetto assolutamente normale, ma al posto di utero e ovaie ha i testicoli. […] Proprio come la bandiera arcobaleno, l’intersessualità ha tante sfumature. Il termine ‘intersessuale’ si riferisce a quella categoria di persone nate con determinate differenze nelle loro caratteristiche sessuali, che si tratti di geni, cromosomi, genitali, peluria o organi riproduttivi. Quinn, che non è reattiva al testosterone prodotto nei suoi testicoli (il corpo lo trasforma direttamente in estrogeni), rappresenta un caso su 20.000 nascite, mentre gli intersessuali in generale rappresentano un caso su 2.000 in tutto il Nord America” [1].

L’importanza dell’aggiunta della “I”

Il movimento intersex nasce agli inizi degli anni ‘90 nei Paesi anglofoni, allo scopo di rivendicare i diritti e l’interruzione di operazioni chirurgiche, che sono vere e proprie mutilazioni genitali.

Ancora oggi pratica comune è quella di sottoporre bambin* che nascono con queste variazioni a interventi chirurgici non necessari e ad altre terapie mediche, allo scopo di conformare i loro corpi agli standard sessuali di “uomo” o “donna”. Queste operazioni vengono eseguite non permettendo alle persone di decidere autonomamente sul proprio corpo, avvenendo dunque senza il pieno e informato consenso della persona interessata, troppo giovane per poter fare le proprie scelte e costretta a subire la violazione del proprio diritto all’integrità fisica e all’autodeterminazione. Gli interventi chirurgici sono irreversibili e possono causare infertilità permanente, dolore, incontinenza, perdita di sensibilità sessuale e sofferenza mentale e psichica per tutta la vita.

Manifesto Giornata Intersex

E’ importante sottolineare che solitamente queste violazioni non si esauriscono a un unico intervento. Inoltre, se private delle loro gonadi, queste persone saranno costrette a seguire trattamenti ormonali per tutta la vita, in quanto private di quell’organo che avrebbe naturalmente prodotto gli ormoni di cui il corpo necessita.

Sul canale Youtube As/ls [2] trovate un video di Buzzfeed con un’intervista molto simpatica ed efficace a quattro persone intersex che sono anche attiviste per i diritti umani intersex, allo scopo di informare e aiutare altre persone in modo che non debbano subire ciò che è accaduto a loro. Raccontano della loro esperienza con i medici, delle operazioni di chirurgia estetica irreversibili subite nei primissimi anni di età per “normalizzare” i corpi, allo scopo di renderli più femminili o maschili, senza ragioni di natura medica. Tali variazioni delle caratteristiche di sesso, nella maggior parte dei casi non costituiscono un pericolo per la salute e possono essere monitorate fino a quando non sia la persona direttamente interessata a poter scegliere per sé. Questi interventi non sono dunque né necessari né urgenti, unici due requisiti che li renderebbero giustificabili. Situazione paradossalmente opposta invece quella vissuta dalle persone transessuali, che  desiderano sottoporsi a interventi di riassegnazione del sesso e sono invece costrette a fare percorsi teraputici e legali per per ottenerne l’autorizzazione.

Nel video sopracitato, Saifa racconta di come gli siano state asportate le gonadi per essere assegnato al genere femminile, mentre ora ha identità di genere maschile, e di come in seguito all’operazione si sia dovuto sottoporre a una terapia ormonale sostitutiva per tutta la vita. Pochi anni fa Saifa ha deciso di incontrare il medico che gli fece l’intervento per metterlo di fronte al danno che aveva fatto, ma il chirurgo non ha mostrato alcun ripensamento né fatto alcuna autocritica in merito, nemmeno di fronte alla persona direttamente interessata.

Quali quindi i pro e contro nell’inserire la “I” nell’acronimo LGBT?

L’inserimento della lettera all’interno dell’acronimo, contribuisce a dare visibilità alle persone intersex, che possono così godere anche dell’appoggio e del supporto da parte di un gruppo più espanso. Di contro però, vi è il pericolo che si possa creare confusione a causa della disinformazione sul significato della parola intersex, in quanto considerata legata all’identità di genere e all’orientamento sessuale della persona. Altro problema della convivenza delle varie lettere nell’acronimo potrebbe essere il  mettere in secondo piano le richieste specifiche del movimento intersex, la cui priorità infatti è il voler tutelare i propri diritti fondamentali, ponendo fine a un approccio medicalizzato e patologizzante che considera i loro corpi un problema da risolvere tramite interventi precoci non necessari e non consensuali [3]. La lotta contro ogni forma di discriminazione a favore del rispetto di ogni essere umano e non umano è infatti probabilmente il vero filo conduttore che abbraccia  la grande famiglia LGBTIQ+.

La politica dell’odio e della non inclusione non fanno parte della nostra Associazione (e leggendo molti altri nostri articoli vi risulterà abbastanza chiaro). Cerchiamo dunque di essere più aperti, e di non giudicare l’individuo, qualsiasi individuo, sulla base di superficiali pregiudizi.

 

[1]. https://www.intersexioni.it/sono-intersessuale-e-sto-benissimo-grazie/

[2]. https://www.youtube.com/watch?v=cAUDKEI4QKI&t=6s; What it’s like to be Intersex

[3]. Su questo rimandiamo all’articolo della dott.a Michela Balocchi per la Guida Arcobaleno di Altra Psicologia, (ed. Paoli, Cikada, Ghisoni), Golem, Torino, Maggio 2018: Perché l’acronimo LGBT diventa sempre più lungo? E cosa comporta l’aggiunta della ‘I’? https://www.academia.edu/37070226/Perch%C3%A9_l_acronimo_LGBT_diventa_sempre_pi%C3%B9_lungo_E_cosa_comporta_l_aggiunta_della_I

 

Nessun Commento

Lascia Un Commento

Shares