Il richiamo della forra: intervista a Franco Aichino – Viaggi d’altro tipo – A.Federigi

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22 Dic Il richiamo della forra: intervista a Franco Aichino – Viaggi d’altro tipo – A.Federigi

Torrentismo. F.Aichino
Quest’estate, per la rubrica
Viaggi d’altro tipo, avevamo dedicato un post al canyoning (lo trovate qui).
Per saperne di più abbiamo intervistato Franco Aichino, istruttore nazionale di spelologia e torrentismo della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI.
Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza con questo sport che unisce varie discipline e ci permette di vivere emozioni davvero uniche a contatto con ambienti naturali incontaminati e impervi. Questo è quello che ci ha detto.

Come ti sei avvicinato al canyoning e come hai deciso di continuare fino a diventare istruttore?

Ho iniziato a praticare il torrentismo intorno alla metà degli anni ’90: all’epoca ero già speleologo da alcuni anni e, un po’ per curiosità, un po’ per cercare grotte e cavità nuove e scoprire ambienti particolari, ho cominciato a praticare questo sport.
Sono poi diventato istruttore seguendo i corsi organizzati dalla Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano: i primi sono stati effettuati verso la fine degli anni ’90 e, successivamente, si è venuto a creare un gruppo di formatori ufficialmente riconosciuto dalla commissione centrale del CAI per la speleologia. Quest’anno, a settembre, è stata ufficialmente formalizzata la figura di istruttore di torrentismo.

Quindi possiamo dire che il canyoning nasce dalla speleologia?

Sì, senza ombra di dubbio. Il canyoning nasce dalla speleologia ed è strettamente legato a questa attività. I primi a praticare questo sport sono stati proprio gli speleologi che, come ti dicevo prima, si avventuravano nei torrenti in cerca di grotte e cavità da esplorare. Fino a qualche tempo fa, almeno in Italia, la diffusione del torrentismo era legata alla presenza sul territorio degli speleologi, poi piano piano si è affermato di più: è un’attività più ludica e semplice della speleologia e fisicamente è meno impegnativa rispetto a ciò che si va a a fare in grotta. Per questo alcune associazioni di appassionati speleologi sono andate in crisi, nel senso che gli iscritti erano interessati sempre di più al canyoning.

E per quanto riguarda il vostro gruppo? Come avete deciso di cominciare la vostra attività?

Il Gruppo Speleo-Torrentistico del CAI di Bordighera nasce nel 2010 con l’idea di raccogliere tutte le persone che nella in provincia di Imperia praticavano queste due discipline senza un’organizzazione vera e propria, perché ci siamo resi conto che sul territorio, proprio grazie alla sua morfologia, c’era la possibilità di organizzare un sacco di attività.
Nel contempo si erano sciolti gruppi di speleologi molto attivi che ricoprivano anche il ruolo di raccoglitori degli appassionati di torrentismo.
Questa progressiva diminuzione di attività da parte loro ha lasciato lo spazio e, soprattutto, la necessità di creare un’organizzazione che raggruppasse gli amanti di queste attività.

Quando e come nasce l’AIC (Associazione Italiana Canyoning)? È sempre parte del CAI?

L’Associazione Italiana Canyoning nasce alla fine degli anni ’90, in concomitanza con l’organizzazione dei primi corsi: molti degli iscritti sono poi confluiti nell’AIC.
È sicuramente una struttura di un certo livello che raccoglie una buona parte degli appassionati di questo sport in Italia.
Formalmente è separata dal CAI, ma in realtà molti dei soci del Club Alpino collaborano attivamente anche ricoprendo figure di importanza istituzionale all’interno dell’AIC. Ad esempio, molti dei formatori AIC sono, al contempo, anche docenti della Scuola Nazionale Forre del Soccorso Alpino, sezione particolare del CAI. In sostanza, nel corso degli anni, un importante interscambio di informazioni, esperienze e formazione è stato attivato in ogni direzione da entrambe le realtà.

Quanto è diffuso il canyoning in Italia? I torrenti sono attrezzati per questo tipo di attività?

La situazione italiana, in realtà, è a macchia di leopardo, nel senso che non in tute le regioni d’Italia i torrenti sono attrezzati in maniera adeguata: dipende dai livelli di frequentazione del torrente stesso.
Se si ha una buona affluenza di gruppi di torrentisti è facile che la forra sia stata attrezzata secondo criteri di sicurezza che ti portano a poter effettuare la progressione nella maniera più esatta; se invece è poco frequentata, normalmente, si troveranno ancoraggi di tipo esplorativo, cioè chiodi piantati nella roccia da chi è sceso la prima volta.

Grazie al materiale e all’esperienza degli istruttori è un’attività che si può praticare senza grossi rischi, nonostante l’ambiente impervio in cui viene praticata. Quali sono i pericoli effettivi di questo sport? Come ridurli?

I pericoli effettivi si possono dividere in due categorie: soggettivi e oggettivi.
Quelli soggettivi sono direttamente legati all’attività che compie la persona e al suo livello di preparazione tecnica e fisica. I pericoli oggettivi sono invece insiti nell’ambiente naturale che ci circonda.
Per eliminare i pericoli soggettivi basta frequentare uno dei vari corsi di introduzione al torrentismo, come quelli che organizziamo al CAI di Bordighera, oppure quelli di grado superiore tenuti a livello nazionale dal Club Alpino Italiano.
Per i pericoli oggettivi vale il discorso della preparazione, dell’esperienza, delle condizioni
meteorologiche non solo del giorno in cui si affronta la forra, ma anche delle settimane precedenti così da avere uno storico di quel che è successo nel ruscello che vogliamo discendere.
Ma questo non basta: bisogna soprattutto valutare la propria preparazione in relazione
all’ambiente che si affronterà. Ci sono forre molto semplici che ti permettono di fare attività anche con persone senza grande esperienza, che vengono usate dalle guide per portare la gente che vuole avvicinarsi a questa attività; ce ne sono altre che per fattori idrologici, per la temperatura e la quantità di acqua, per la conformazione geomorfologica del suolo in cui sono scavate, diventano tecnicamente più difficili e, quindi, oltre e tener conto delle condizioni climatiche bisogna soprattutto essere in grado di raffrontarsi col tipo di forra che si va a percorrere, sia dal punto di vista fisico che tecnico per permetterti di effettuare quella discesa in totale sicurezza.

È sicuramente uno sport che mette in contatto con ambienti meravigliosi e incontaminati. Durante la tua attività di torrentista hai sicuramente viaggiato molto: vuoi suggerire qualche luogo in particolare ai nostri lettori?

Sicuramente, se parliamo di viaggi in relazione al canyoning è obbligatorio citare l’Isola de la Réunion , un protettorato francese a sud-est del Madagascar: ha più o meno le dimensioni della provincia di Imperia, ma sono presenti centinaia di canyon, così lunghi che è necessaria anche una settimana, dieci giorni per percorrerli. Tra l’altro l’ambiente in cui ci si muove è tropicale e presenta verticali elevate, un vero paradiso non solo per chi pratica torrentismo.
In generale poi il canyoning è molto diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo: Grecia, Spagna, Svizzera e Slovenia offrono delle forre davvero interessanti…
E anche l’Italia si difende bene essendo un paese ricoperto di forre: Trentino, Veneto, Piemonte, Toscana e in generale quasi tutte regioni hanno percorsi forristici anche di un certo livello.
Ma, se parliamo di un consiglio di viaggio per gli appassionati di canyoning, sicuramente l’Isola de la Réunion di cui parlavo prima è sicuramente il posto più interessante in cui sono stato.
Per maggiori informazioni sulle attività del Gruppo Speleo Torrentistico del CAI di Bordighera potete cliccare su questi link:

http://www.caibordighera.it/gruppo_speleo_torrentistico.htm

http://speleotorrentismo.org/it

https://www.facebook.com/gruppo.speleo.torrentistico.cai.bordighera

Andrea Federigi

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