Il paese delle (quasi) meraviglie di A. Maglione || Arte e Letteratura || THREEvial Pursuit

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21 Feb Il paese delle (quasi) meraviglie di A. Maglione || Arte e Letteratura || THREEvial Pursuit

 

 

IL PAESE DELLE (QUASI) MERAVIGLIE

Una recensione de La fine del mondo e il paese delle meraviglie di Haruki Murakami

di Alessia Maglione

 

Fonte: http://www.gramunion.com/tagged/foto%20libro

Quello che vorrei proporvi oggi è un libro di Haruki Murakami, scrittore giapponese che non ha bisogno di presentazioni, famoso per i suoi romanzi fantastici e dallo stile onirico. Tra questi, a mio parere, spicca La fine del mondo e il paese delle meraviglie, una storia talmente surreale, così fantastica da farvi immaginare di essere in un film di Miyazaki.
Come si struttura questo libro? Come un viaggio surreale che alterna due storie differenti, le quali, apparentemente, sembrano non incastrarsi in nessun modo. Da un lato abbiamo il primo racconto, inizialmente legato alla quotidianità della vita cittadina: il protagonista va a lavoro, torna a casa, si siede sul divano e si gode il suo bicchiere di whisky a fine giornata. Fino a qui tutto normale, ma l’originalità di Murakami non si fa attendere: la tranquillità del protagonista verrà infatti sconvolta dall’incontro con un folle scienziato che vive in una grotta nei sotterranei della città, sperimenta sui teschi degli animali e vive con la nipote, una ragazza sovrappeso che veste solo di rosa e che il protagonista trova estremamente attraente andando quindi oltre le apparenze. Sarà questa conoscenza a segnare l’inizio effettivo della storia: da qui il personaggio principale scoprirà di avere una missione davvero importante, quella di dover impedire che avvenga la fine del mondo che a causa di un complotto rischierà di capovolgersi. Questa prima storia è dunque un po’ così, macchinosa, complicata, ma non preoccupatevi, leggendo il romanzo alla fine ne verrete a capo.

MURAKAMI2Ed è qui, secondo me, che sta la genialità dell’autore, in quanto la seconda storia è invece molto più lineare, se vogliamo poetica, ci rapisce e ci porta in questo secondo mondo, il paese delle meraviglie, una città circondata da altissime mura, dove gli abitanti svolgono il proprio lavoro, le stagioni scorrono linearmente e le Bestie sono animali fantastici custoditi da un Guardiano. È un mondo dove regna una pace assoluta, che si contrappone al caos del nostro mondo, un luogo ovattato, leggero nonostante l’immensità delle mura che lo sovrastano. Il protagonista non sa perché si trova lì, ma appena vi mette piede subisce ciò che ne è la prassi, ovvero la privazione della propria Ombra, la quale però è dotata di propria coscienza, in grado di provare sentimenti, di ricordare, comunicare, vivere. L’uomo vive malissimo questa separazione, si reca quando gli è possibile a trovare la sua metà e cerca di ideare un piano per fuggire da quel posto che sembra a tutti i costi volerlo privare delle sue memorie e delle proprie emozioni: in poche parole, ognuno degli abitanti del luogo viene lentamente privato del proprio Cuore. Però ognuno lì deve avere un compito e al protagonista viene affidato l’incarico di lettore di sogni nei teschi delle Bestie, è il suo lavoro e lui lo svolge nella sua quotidianità, nutrendo comunque il desiderio di fuggire portando con sé anche la propria Ombra, che si indebolisce giorno dopo giorno.

Inutile dire che le due storie, ad un certo punto, si intrecceranno in una conclusione agrodolce e inaspettata, ma il come non si capirà letteralmente fino alla fine: saranno le ultime righe dell’ultima pagina a colpirvi dritti al petto, aprendovi un mondo di riflessioni e collegamenti che inizialmente sembravano non essere possibili. Personalmente cosa mi ha lasciato questo libro? Mi ha mostrato lo specchio della nostra condizione moderna, di chi si adagia alla vita comoda, dimenticandosi in realtà di ciò che vuole sul serio. Il personaggio della seconda storia infatti non ha un nome, è solo un individuo che lentamente inizia a dimenticare, ad accettare di vivere in quel mondo dove tutto è scandito in istanti precisi. La morale che Murakami ci propone è una rappresentazione della realtà come la viviamo oggi: la rinuncia dell’uomo contemporaneo verso la lotta per ciò che ama e il suo adagiarsi nella zona di comfort, il dire okay perché fa comodo, avere un lavoro okay, una vita okay senza voler rischiare, buttarsi perché possa accadere qualcosa di diverso, meraviglioso. Ciò conduce inevitabilmente alla perdita della propria anima, qualsiasi senso noi le si voglia dare, a vivere con rassegnazione, metaforicamente, la privazione della propria Ombra, del proprio Cuore e dunque delle proprie emozioni, dei propri ricordi, portandoci a vivere in una condizione ovattata, tranquilla, meticolosamente organizzata, che ironicamente porta il nome di paese delle meraviglie.

Fonte immagini: http://www.gramunion.com/tagged/foto%20libro

 

2 Commenti
  • Giuliano
    Posted at 16:39h, 21 febbraio Rispondi

    “Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. — Come sai che io sia matta? — domandò Alice. — Tu sei matta, — disse il Gatto, — altrimenti non saresti venuta qui.”
    Il paese delle meraviglie è pieno di matti, cara Alessia, può essere che abdicare al proprio ideale di vita sia già un viatico alla pazzia?

  • Alessia
    Posted at 14:08h, 28 febbraio Rispondi

    Forse la follia è l’unico modo sensato per affrontare la realtà?

    Ciao Giuliano, grazie per il commento!

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