I giganti e la bambina di C. Francioni || Arte e Letteratura || THREEvial Pursuit

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21 Mar I giganti e la bambina di C. Francioni || Arte e Letteratura || THREEvial Pursuit

 

I giganti e la bambina

(A proposito di I Kill Giants di Joe Kelly e JM Ken Niimura)

di Chiara Francioni

 

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C’è questa cosa che faccio quando si tratta di libri. Non rifletto. Vedo, afferro, pago e scappo, sentendo la coscienza leggera grazie ai retaggi di un’infanzia in cui se chiedevi un libro ricevevi calorosi sorrisi di approvazione, ma se desideravi un giocattolo la risposta spesso era «L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re». Ed è stato così anche quando ho posato lo sguardo sulla copertina di I Kill Giants (da qui in poi IKG); il volume era già in saccoccia ancor prima che il fumettaro avesse finito di mettere i soldi in cassa e la mia coscienza si stava stappando una birra, gustandosi la scena.
Poi, così come Bastian viene sedotto dal richiamo dell’Imperatrice Bambina, anche io ho sentito questa specie di urgenza consumante che, nel giro di poche ore dall’acquisto, mi ha costretto a rinnegare la vita sociale, a infilarmi sotto un chilo di coperte e a leggere.
Ma, bando alle ciance, cominciamo. IKG è una graphic novel ossia, parlando come si mangia, un romanzo a fumetti o più banalmente un fumetto (anche se non sono sicura di sapere come mangia chi dice fumetto anziché graphic novel, ma va beh, son dettagli).

Scritta da Joe Kelly, autore noto anche in casa Marvel e DC, e disegnato da JM Ken Niimura, artista fattosi le ossa nel web, l’opera si è guadagnata un nutrito seguito fino a diventare un cult. La prima pubblicazione è avvenuta mediante uscite mensili, tra il 2008 e il 2009, grazie alla statunitense Image. Nel 2010, invece, è stata inserita nel catalogo di Bao Publishing in forma di volume unico.

Vi chiederete, dunque, perché abbia deciso di parlarne proprio ora. Semplice, perché proprio in questi giorni, negli Stati Uniti, ne verrà rilasciato l’adattamento cinematografico e già so cosa accadrà: chi non conosce il volume, lo scoprirà come “il fumetto da cui hanno tratto il film”. Questa cosa mi farà sentire un po’ come si sentirono i Vichinghi quando, secoli dopo, Colombo arrivò in India, che però era l’America (che storia!?). Insomma, se volete evitare che un Vichingo vi dica “Bravo un cazzo! Guarda che noi lo sapevamo già che lì c’era l’India, che poi, sappilo, è l’America!” (America uguale IKG, se non si fosse capito), seguite il mio consiglio e leggetevi il fumetto adesso, visto che siete ancora in tempo.

Passando alla trama, sappiate che non vi svelerò troppo, perché se c’è qualcosa che odio più delle unghie che stridono contro l’ardesia, quella è lo spoiler. Mi limiterò, pertanto, a dire quanto necessario per costringervi a leggere IKG.

Barbara Throrson è una bambina ormai prossima all’adolescenza, vive con la sorella maggiore che lavora senza sosta e si prende cura di lei e di suo fratello, porta gli occhiali, gioca a D&D e indossa berretti di lana e buffe orecchie da coniglio. Sì, è una nerd, e lo era prima che l’operazione di sdoganamento del nerd-verso, attualmente in corso, fosse decollata. Quando, cioè, noi nerd eravamo ancora in bilico tra la stigmatizzazione sociale e l’invisibilità. Ma lasciamo tali riflessioni alla prossima puntata di “Un tè con Miss Polemica” e andiamo avanti.

I kill giants 1 piccolaBarbara, arguta e sarcastica (non immaginate quanto), frequenta l’ultimo anno della scuola elementare, dove non socializza con nessuno perché circondata da coetanei troppo presi dalla pubertà imminente e dalla futilità dei loro interessi. Niente a che vedere con la nobile missione perseguita da Barbara, di cui lei non fa certo mistero: «Io uccido i giganti». Sì, ho detto… ehm, scritto… giganti! Quelli veri, altissimi e perfidi. I colossali nemici, infatti, fanno la loro comparsa ogni decennio per rapire qualche essere umano e poi sparire nel nulla e il compito di Barbara è quello di combatterli. Purtroppo nessuno le crede e, per questo, viene derisa e bullizzata tra le pareti scolastiche, trovandosi costretta a portare da sola il triste fardello. Fortunatamente Barbara può contare su Coveleski, l’ammazza giganti. Si tratta di un martello magico che deve il suo nome al baseball (eh già!) e dal quale Barbara non si separa mai. Apparentemente sicura dei propri mezzi, la ragazzina sembra non aver paura di niente e nessuno, tranne che dell’oscura presenza nascosta al primo piano di casa sua, dove lei non riesce a mettere piede da tempo. La svolta narrativa è rappresentato dall’arrivo in città di Sophia, coetanea di Barbara, e della nuova psicologa della scuola, la Sig.ra Molle. Entrambe si avvicinano alla protagonista, interessandosi a lei e ai giganti. Tutto proprio mentre nell’aria si percepisce il fremito elettrico del pericolo imminente.

IKG, si diceva, è un fumetto (evidentemente io non mangio come quelli che dicono graphic novel – forse loro non amano la cioccolata!?) e quindi il lato grafico riveste estrema importanza. Lo stile di Niimura fa indubbiamente pensare alle pagine di un manga e, non a caso, nel 2012 l’opera si è aggiudicata un importante riconoscimento che il Sollevante assegna ai manga realizzati oltre confine (International Manga Award). L’artista ricorre a un tratto semplice, tanto che le figure spesso appaiono quasi abbozzate, e predilige la portata emotiva delle immagini e si comporta da mangaka soprattutto nella scelta delle tonalità, tutt’altro che piatte. Viene sfruttata l’intera scala di grigi, per passare morbidamente dal bianco al nero intenso, colore che domina le scene più cupe. Alcune vignette ci restituiscono ambientazioni piuttosto dettagliate, pur nella loro semplicità, altre invece si esprimono con minimalismo, consentendo al lettore di concentrarsi esclusivamente sui personaggi. Quello che posso dirvi è che, anche se siete amanti del tratto realistico, non fatevi scoraggiare dalla veste grafica di IKG, perché lo stile è magistralmente funzionale al racconto e, senza neanche accorgervene, finirete con l’adorare i volti rotondi e i nasi a patata dei protagonisti, così espressivi e comunicativi.

Kelly, dal canto suo, sceneggia IKG in modo impeccabile, costruendo delle psicologie interessanti, alle quali affida questo racconto di formazione che farà di tutto per guadagnarsi un posto speciale nel vostro cuore. E non mancano certo i riconoscimenti esterni. IKG, infatti, si aggiudica prima il Best Indy Book dell’Imagine Games Network nel 2008 e, poi, il Gran Giunigi per la sceneggiatura nel 2011. L’autore sceglie – quasi integralmente – il punto di vista soggettivo in una prospettiva che resta, però, sempre extradiegetica, consentendoci così di osservare il tutto come se fossimo sempre al fianco della nostra eroina. La dialettica tra realtà e fantastico – speculare, forse, di quella tra i freudiani concetti di Io ed Es – è utilizzata come espediente narrativo per trasmettere al lettore messaggi importanti, i quali, se avete un’anima, vi appariranno chiari e inequivocabili (ho già detto come la penso sullo spoiler).

Ammettendo che leggiate IKG prima che Colombo, salpando da Palos, vi inviti a sedervi sulla poltroncina vellutata di una sala cinematografica, sappiate che una domanda vi assillerà durante l’intera esperienza di lettura: cosa, nella storia, è reale e cosa, invece, potrebbe essere stato plasmato dalla demiurgica immaginazione di Barbara?
Ed eccoci al punto a cui sto cercando di farvi arrivare sin dall’inizio, perché a tale interrogativo potrete trovare risposta solo… guarda un po’… leggendo. Leggendo, infatti, vi troverete a percorrere un sentiero ben preciso, che, passo dopo passo, vi porterà verso la ri-scoperta di emozioni che, dismettendo gli abiti da fanciulli, ci siamo forse dimenticati in qualche scatolone nascosto sotto al letto.

Per quanto mi riguarda non sono riuscita ad evitare di immedesimarmi con le paure, i dubbi, le gioie, le lacrime e, ovviamente, il gusto sarcastico di Barbara. Mentre lei si arrabbiava, mi scoprivo a digrignare i denti, mentre lei sorrideva, mi ritrovavo con le labbra tese in una smorfia felice. Leggendo questo racconto di formazione, fine e intelligente, e seguendo le nobili gesta della sua protagonista, mi sono infatti ritrovata dinanzi ad uno specchio. Timidamente ho guardato il mio riflesso, prima con un occhio, poi con entrambi. E mentre ero lì, intenta a restituire lo sguardo a me stessa, percependo la chiara presenza dei giganti nascosti nell’ombra, mi sono chiesta se il modo in cui, ogni giorno, scelgo di combattere le mie battaglie sia davvero quello più giusto.

Insomma, assecondate il vichingo che è in voi e datevi l’opportunità di calpestare un suolo ancora inesplorato dai pionieri del grande schermo. E, a prescindere da come mangiate o da come parliate, cogliete l’occasione di tornare bambini, per trovarvi ancora una volta ad ammirare la realtà come facevate un tempo, quando impugnare una verga ritorta equivaleva a stringere tra le mani l’elsa di una spada e l’erba di un prato appariva magnifica come le verdeggianti colline della Terra di Mezzo.
E quando, infine, vi troverete davanti al mostro assetato di sangue, brandendo la vostra arma bianca dalla lama scintillante, protetti da un’armatura argentata come dei fieri e invincibili piccoli guerrieri, ripenserete ai guai di oggi e non potrete far altro che ammettere a voi stessi che siete più forti di quanto pensiate.

Fonte immagine 1: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/aa/I_Kill_Giants_logo.png

Fonte immagine 2: https://www.tomshw.it/data/thumbs/0/0/2/7/untitled-1-76568ba42ca7dbc4ec66cb996380437e0.jpg

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