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Fitzgerald e il segreto della bellezza, un articolo di R. Cannarsa || Three Faces

Fitzgerald e il segreto della bellezza, un articolo di R. Cannarsa Three Faces Scena del film di W. Allen Midnight in Paris

26 Giu Fitzgerald e il segreto della bellezza, un articolo di R. Cannarsa || Three Faces

Fitzgerald e il segreto della bellezza

Perdindirindina!

di Rocco Cannarsa

Fitzgerald e il segreto della bellezza, un articolo di R. Cannarsa Three Faces Zelda e F. Scott Fitzgerald

Fitzgerald e il segreto della bellezza, un articolo di R. Cannarsa. Three Faces. In foto Zelda e F. Scott Fitzgerald.

Odio le librerie del centro. Sono troppo grandi, piene, frementi e disinibite, e spesso puzzano di fritto, che ora ci si cucina pure dentro. Eppure, come sempre, passandoci davanti un impulso tutto corporeo mi costringe ad entrare. Perso tra gli scaffali mi incazzo per non aver trovato nel caos il titolo che cerco. Rimpango per un po’ la mia piccola, dolce e paziente libreria indipendente di paese e, con lo stesso orgoglio di chi perso per strada rifiuta di chiedere indicazioni, vedo Belli e Dannati di F.S. Fitzgerald. Mi colpisce la copertina, che lo rende agli occhi un romanzetto rosa troppo anni duemila e ne sminuisce il capolavoro che è. Lo compro, tanto per non andarmene senza dose, ed esco dal labirinto un po’ meno incazzato di prima.

«La tua vita sulla terra sarà, come sempre, l’intervallo tra due occhiate importanti in uno specchio mondano».

Belli e dannati racconta la bellezza, e Fitzgerald lo fa tramite una storia d’amore che, sebbene si evolva attraverso quei passaggi letterari stereotipati alla francese, riesce con uno stile sublime a non far pesare un finale scontato. Se, come me, siete quel tipo di lettore che trascrive le frasi ‘da brivido’ su taccuini o simili (e no, non le sottolinea), questo non è il libro per voi. Vi farebbe imbestialire perché subito capireste che a lungo andare avreste riscritto quasi l’intero libro. Rifletterete, poi, su demoni ben noti e non vi annoierete. Arte, lettere, amicizia, pregiudizio, denaro, vizio, sono parole che martellano il romanzo sconsideratamente, a volte creando dei profondi solchi, quasi dilaniando le pagine, altre volte dando delle carezze enigmatico-poetiche che vi lasciano la libertà tutta etica di interpretare.

Fitzgerald e il segreto della bellezza, un articolo di R. Cannarsa Three Faces Copertina Belli e Dannati Feltrinelli

Fitzgerald e il segreto della bellezza, un articolo di R. Cannarsa. Three Faces. In foto la copertina di Belli e Dannati (Feltrinelli).

Sullo sfondo di una guerra mondiale che giunge al termine e di un inconscio ma condizionante proibizionismo, Fitzgerald racconta una storia tutta radical chic, che si nutre di feste, whisky e tabacco e non teme la morte quanto l’insoddisfazione della routine. Al centro della storia ci sono i giovani (e va bene, ci sta anche la copertina anni duemila), e i giovani «non valutano così né gli ostacoli né i pericoli, vedono il successo dappertutto, poetizzano la loro esistenza con il semplice gioco dell’immaginazione e si fanno abbattere dalla caduta di progetti che vivevano solamente nei loro desideri sfrenati» (sì ragazzi, Balzac spacca i culi).

Il protagonista è il giovane, non così bello ma cinico, simpatico e soprattutto ricco Anthony Patch, che torna a New York fresco fresco da un viaggio in Italia alla Goethe, dove temporeggia nel lusso aristocratico-intellettuale aspettando Godot. Godot è il nome che daremo alla morte di Adam Patch, suo nonno, il classico conservatore dalla morale noiosa e antiquata, con un’eredità fuori dal comune. È in questa lunga attesa che conosce Gloria Gilbert, amante dello sfarzo, dei vestiti, dell’alcol, della vita, dell’amore e della musica jazz, insomma… amante e strumento terreno di espressione della Bellezza.

«Era l’unità cercata dai filosofi per secoli e secoli. In questa sala d’aspetto di venti e di stelle, ella stava seduta da cento anni, tranquilla nella contemplazione di se stessa». «Era abbagliante, accesa; un’angoscia, cogliere la sua bellezza in uno sguardo solo». Nasce tra i due una storia d’amore, pendolo che oscilla tra meraviglia e tormento.

Nel romanzo la bellezza è tutta estetica e, come l’amore, sembra essere proprietà esclusiva della gioventù. Da questa idea nasce la dannazione, la consapevolezza che «Le cose belle si fanno sempre più belle fino a un certo loro apice e poi decadono e infine svaniscono, sfiatando ricordi mentre marciscono.» Così anche la loro storia, raggiunto il sublime, non può che degenerare. E in memoria di un amore sfiorito, ci si rimette passivamente al peggiore dei mali: la routine, che «cala come il crepuscolo su un passaggio sgradevole, addolcendolo fino a renderlo sopportabile».

Attualissimo nei temi: il lavoro nella visione giovanile tra sogno utopico e incubo ad occhi aperti. «Anthony era lieto di non dover lavorare al suo libro. L’idea di sedere a pensare non soltanto parole di cui rivestire i pensieri, ma pensieri degni di essere rivestiti di parole, tutta questa storia assurda era lontana dai suoi desideri». Preponderante è l’elemento etico, attraverso il quale si dà una visione satirica della politica e dell’ambiente aristocratico del tempo. «La vita mi stava addosso come una maestra immorale, ad aver cura dei miei pensieri ordinati». Non c’è aristocrazia senza lusso, causa ed effetto del degrado morale, in una visione quasi Rousseauiana del mondo.

La bellezza porta tormento. Non sembrano portare alla dannazione solo le riflessioni conseguenti alla sua sfioritura, ma sembra quasi la dannazione nasca con essa. Pare venga coltivata con cura per una vita triste, una vita da artista. La bellezza è arte: ti divora, si nutre di ciò con cui si esprime. Non c’è parola che possa cambiare la realtà di questo gioco, non c’è poesia che la separi dalla distruzione che è condannata a portare. Ciò che è bello è dannato. Non si può rimanere indifferenti alla bellezza e, una volta che la si è conosciuta, si è consapevoli di meritare la dannazione perché si è rubato un pezzo di infinito.

 

Senza posa al mio fianco si agita il Demonio,
intorno a me si libra come un’aria impalpabile:
lo respiro, e lo sento che mi brucia i polmoni
vi attizza un desiderio perpetuo e colpevole.

Talvolta, conoscendo la mia passion del Bello,
egli assume l’aspetto della donna più amabile,
e col pretesto d’una tristezza insopportabile,
mi abitua le labbra a filtri abominevoli.

E lontan mi conduce dallo sguardo di Dio,
fiaccato ed ansimante mi fa perdere
nelle plaghe del Tedio sterminate e deserte,

e mi butta negli occhi pieni di confusione
vestimenta imbrattate, e rosse piaghe aperte,
e il cruento apparato della Distruzione!

(Charles Baudelaire, La distruzione)

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