Entonces, pura vida! di M. V. Genovesi || Viaggio || THREEvial Pursuit

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30 Mag Entonces, pura vida! di M. V. Genovesi || Viaggio || THREEvial Pursuit

 

Entonces, pura vida!

di Maria Vittoria Genovesi

 

costa rica (4)

24 anni, neo laureato ed aspirante giornalista. Questa volta però si trova dall’altro lato del tavolo, a sorseggiare birra e a raccontarmi del suo ultimo viaggio.

Ad ottobre mi sono laureato. Solo dopo due mesi di cazzeggio onesto mi sono reso conto di non poter più stare con le mani in mano. Già bolliva in pentola l’idea di fare un bel viaggio in solitaria, ed ero intenzionato a farlo in un posto ‘improbabile’, dove difficilmente mi sarebbe ricapitato di andare. L’America Latina da sempre mi aveva affascinato, così trovato un biglietto non eccessivamente caro, l’ho comprato.

Dopo 14 ore di viaggio, atterro a San Josè. Esco frettolosamente dall’aeroporto con l’intenzione di soddisfare il mio animo tabagista insoddisfatto, provo ad accendermi un drum ma vengo subito redarguito: posso farlo, certo, ma solo al di fuori di tutto il complesso (le normative sul fumo in CR sono molto stringenti, come poi mi sarei accorto nei mesi a seguire. NdR). I taxi abbondano. In barba a tutto ciò che le guide di viaggio consigliano, monto su uno dei tanti taxi abusivi: mi lascio convincere dal prezzo irrisorio e dalla possibilità di fumare al suo interno accordatami dal guidatore. Bryan, l’efficientissimo taxista, mi consegna tra le mani un joint già acceso e dopo un breve giro turistico mi lascia di fronte al mio ostello. Già abbondantemente compromesso dalla combo mortale jet lag+joint alle 3 di pomeriggio (temperatura esterna di 31 gradi, percentuale di umidità dell’80%) salgo in ostello, e una volta ottenuto un letto svengo per le seguenti 15 ore. Il mattino successivo faccio la conoscenza di un ragazzo svedese, di un tedesco e di una ragazza francese, e nel pomeriggio decidiamo di aggregarci ai pericolosissimi ultras messicani del Tigres in trasferta per assistere allo stadio ad una partita della CONCACAF (Champions League Centro Americana). Queste, le mie prime 36 ore in Costa Rica.

Come sei sopravvissuto a quattro mesi di pura vida costaricana? Le formule per viaggiare a giro per il mondo sono molte… mai sentito dire “senza lilleri un si lallera”?

Se sei come me, giovane e squattrinato, un’esperienza di Workaway è la soluzione ideale. Svolgi un lavoro in cambio di vitto e/o alloggio. Durante quei 4 mesi tra Costa Rica e Nicaragua ho lavorato in più ostelli come receptionist (arrotondando il tutto talvolta con comparsate da barista nei “peggiori bar di Caracas”). È sicuramente una buona soluzione per conoscere un sacco di persone, integrarsi nella realtà cittadina e crearsi la propria rete di contatti.

Una tua giornata tipo da non-turista?

Solitamente, lavorando negli ostelli, i turni si alternavano durante la settimana e quando capitava che avessi il turno della mattina (8-12), mi svegliavo solitamente ancora ubriaco dalla sera prima e cercavo di recuperare un poco di dignità con una colazione in spiaggia. Caffè, sigaretta e un po’ di frutta, mango/papaya con un cocco come succo. Dopo di che mi dedicavo alle generiche pulizie delle camere e dei checkout. Seguiva un pranzo veloce e il resto della giornata scivolava in spiaggia tra cerveza e surf fino al tramonto. La noche de fiesta solitamente ci teneva occupati fino alle 5 del mattino, quando stanchi e insabbiati finalmente ci guadagnavamo il letto, completamente inadeguati ad affrontare la mattina successiva.

Pura vida Costa Rica, un mantra per una filosofia di vita. Cosa ne pensi?

Pura Vida è una di quelle espressioni che nei primi 5 minuti di conversazione con un Tico (come colloquialmente vengono identificati i costaricani. NdR) puoi sentire un milione di volte in qualsiasi tipo di contesto. Può essere un saluto, una domanda, un modo di esprimere che tutto sta andando bene, un modo per ringraziare, un apprezzamento per una cosa ti è piaciuta. Ma il significato è molto più profondo e riassume la indole più intima del popolo: l’attitudine di prendere la vita senza ansie e senza fretta, semplicemente sfruttando il “qui e ora”, quegli attimi fuggenti di bellezza irripetibile donati dalla natura, quei semplici piaceri derivanti dai rapporti sociali, ignorando il successo, la ricchezza, il mero possesso di oggetti. C’è la capacità di riconoscere ogni momento come speciale, di esserne grati e di saperlo sfruttare per ottenere buone vibrazioni da condividere con gli altri, così da raggiungere la felicità.

Un viaggio del genere comporta, tra le difficoltà e le possibilità, entrare davvero in contatto con una vasta gamma di persone provenienti da culture anche molto differenti tra loro. Non tutto il mondo è paese del resto, e credo che questo consista nella doppia faccia della medaglia.

Mi aspettavo molto dal “popolo più felice del mondo” e nonostante ciò sono rimasto sorpreso dal calore umano e dalla positività che, giorno per giorno, ho ricevuto. Certo, ti dirò… di base, come approccio, ho sempre scelto di fidarmi, forse troppo ripensandoci. Ho dato fiducia piuttosto illimitata un po’ a tutti. Mi sono sempre detto «vediamo che succede». E quel che è successo è stato appunto che tutto è filato liscio, senza avere mai un problema. I ticos (ma vale lo stesso per i cugini nicaraguensi) sono davvero meravigliosi: amichevoli, umili e di una generosità a dir poco sorprendente. Oltre a una propensione alla condivisione, hanno sempre tempo per aiutarti per qualsiasi tua difficoltà, ovviamente senza mai perdere il sorriso. In conclusione, ripensandoci, sento di dire d’essere stato alle volte forse incosciente, ma alla fine di situazioni spiacevoli me ne sono capitate giusto un paio e ne sono sempre uscito pulito.

Spiacevoli del tipo?

Una volta capitò che un Tico ubriaco abbia tentato di derubarmi brandendo coltello. In quell’occasione me la sono vista un po’ brutta, tuttavia credo abbia desistito alla vista dei miei pochissimi averi, tra cui un vecchissimo telefono che mia madre si era procurata anni fa con i punti della Coop (grande mamma!). Un paio di giorni dopo ribeccai il tipo per strada, mi offrì un caffè e un cacique. La Costa Rica è anche questo… forse un enorme paradosso!

Abbiamo parlato di chi o cosa non ti saresti o meno aspettato di trovare in Costa Rica. Cosa non ti saresti aspettato da te stesso?

Ti risponderei che non mi sarei aspettato di dover corrompere un poliziotto, e mentirei. Non avevo messo in conto farlo, ma che se fosse stato necessario lo avrei fatto. Ed è stato comico. Non si scopre certo oggi che in Centro America è radicata la corruzione. Probabilmente non mi sarei aspettato di fare bungee jumping dal punto più alto dell’America Latina (in realtà soffro di vertigini) né di passare una serata in San Juan del Sur, in Nicaragua, a mixare droghe, alcool e farmaci. Ma è stato divertente, e ho visto il tramonto più bello della mia vita. Non mi sarei aspettato di cucinare per l’intero vicinato di un barrio povero in una piccola baracca sulla spiaggia né tantomeno di dormire per terra con centinaia di altre persone di fronte alla frontiera chiusa. In definitiva, nel bene e nel male, mi sono reso conto di essere capace di molte più cose di quanto non ne fossi prima di partire.

Una parola chiave per questo viaggio?

Sicuramente compartir, condividere.

Una buona parte della bellezza del viaggio è passata attraverso l’incontro con le persone. E sarebbe riduttivo considerare soltanto i ticos ed il loro spirito. Ci sono state persone, con cui ho viaggiato per settimane, addirittura mesi, con cui ho stretto legami senza prezzo. Allo stesso tempo ho condiviso una birra, un viaggio in bus, un pomeriggio, un’escursione, o soli pochi giorni insieme a centinaia di altre persone, esattamente come me: uno zaino sulle spalle e fame di conoscere. C’era chi intraprendeva il viaggio dopo il liceo, chi dopo l’università, chi aveva lasciato il proprio lavoro, chi la propria fidanzata, chi un presente già apparecchiato. E in tutti, nessuno escluso, ho visto la stessa scintilla negli occhi, la stessa curiosità verso il nuovo, il diverso, lo stesso desiderio di rinunciare alle comodità per vivere giorno per giorno, sfruttando al massimo ogni singolo minuto. Un meraviglioso esercito di viaggiatori indipendenti, noncuranti di passato e futuro, ma fortemente ancorati al presente.

 

A quel tempo danzavano per le strade come pazzi e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Oooooh!”

Kerouac, On the road

E un po’ di foto dal Costa Rica:

 


 

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