“Il 90esimo inferno” di Mathias || #Lafirenzechecrea

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02 Ott “Il 90esimo inferno” di Mathias || #Lafirenzechecrea

 

Il 90esimo inferno

Il vegano

 

di Mathias, I poeti della sera

 

Partecipazione al contest letterario #Lafirenzechecrea

by Progeas Family – Ache77 – Three Faces

 

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(Luigi; er Maestro)

Porco Pio sollevò il bicchiere per brindare in nostra compagnia. La sua barba era sudicia di vino. Sembrava raggiante. In fondo alla stanza Vincenzo ( detto Er Pischello ) e Luigi ( Er Maestro ) lo imitarono scoppiando in una sonora risata. Poi calò il silenzio. Il tessuto urbano della città non veniva fottuto dall’andirivieni delle macchine da qualcosa come un’ora. Dovevano essere le quattro del mattino e tutto giaceva nell’oblio più profondo della notte. La gente russava tranne noi, maledettissimi farabutti, eroinomani in costante ricerca di ‘linfa vitale’. Poi entrò Betty ( Betty la tossica ) la puttanella che amavamo un po’ a turno. Aveva i capelli lunghi – lisci – neri – sporchi ed era bianca cadaverica ( esangue da fare schifo ). Le sorrisi. Poi notai che aveva due occhiaie nere come ematomi. Mi sorpassò senza degnarmi di uno sguardo ma sculettando come piaceva a me. Mi fece morire. Amavo i suoi fianchi, il suo culo, le sue spalle, le sue mani, la sua gonna e via dicendo. Si dichiarava anoressica ma sapevamo fin troppo bene che le motivazioni erano altre. Si

stava consumando a furia di farsi una pera dopo l’altra. Non era più la rosa di un tempo, la mocciosa di sedici anni che la dava solamente ai bravi ragazzi. I petali erano caduti… erano caduti tutti quanti – Vincenzo, sei uno stronzo! – urlò improvvisamente. Al che ci girammo di scatto – Sta zitta figlia di puttana! – urlò lui. Er Pischello era il più giovane del gruppo, aveva festeggiato qualcosa come diciannove anni qualche giorno fa. A detta mia era il più stronzo. Noi, cani randagi, eroinomani del cazzo, gente fetente o in qualsiasi modo vogliate chiamarci, eravamo d’indole pacifica e non rompevamo le palle se non una volta al mese per mangiare. Lui, invece, era un bastardo di prima categoria. Era stato molestato da piccino e per questo si sfogava contro il mondo intero tirando fuori dalla manica, all’occorrenza, la carta dell’infanzia rovinata. Forse mi sbagliavo sul suo conto, ma non ne ero convinto. In verità non me ne fregava un granché. Presi una delle freccette abbandonate sul tavolo e, dopo avere preso la mira, la lanciai con forza contro la porta dello sgabuzzino. Mancai una fotografia di qualche mm – 1 + 1 = 1 – esclamò Guido ( Porco Pio ), che nel mentre aveva stappato la seconda bottiglia di Merlot.

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(Vincenzo; er Pischello de Roma)

Adoravamo passare il tempo in quella stanza. Era piccola da fare schifo e puzzava di fumo e di piedi sporchi. La luce color sangue della lampada, inoltre, sembrava appesantire l’aria rarefatta più di quanto non lo fosse già.
Restammo per un po’ in silenzio. Poi Betty si avvicinò a Luigi e, dopo essersi sfilata la gonna, si sedette sulle sue ginocchia avvolgendogli le braccia intorno al collo. Er Maestro, per ripicca, le morse il seno e le succhiò il collo come un vampiro. Dio quanto rodevo, mi dovete credere. Betty mi piaceva un sacco. Mi piaceva perché profumava anche quando era sporca, oltre ad avere quel viso da zoccola che mi sognavo anche di notte. L’avrei morsicata pure io, giuro su dio – Amore? – disse lei rivolgendosi a Er Maestro – mi difenderai tu da quel coglione di Vincenzo?- domandò – Certo tesoro. Cosa ti ha fatto stavolta? Dimmi, sono tutto orecchie! – Luigi era un pervertito. Aveva due sopracciglia folte e gli occhi costantemente fuori dalle orbite – secondo te? Ha provato a toccarmi proprio qui! – disse sfiorando con la punta dell’indice una zona alquanto delicata – e ti è piaciuto? – domandò lui. Era proprio un pervertito. Onestamente mi venne da ridere ma mi trattenni. Poi sentimmo delle grida provenire dallo sgabuzzino.

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(Betty la tossica)

Fu allora che Porco Pio decise di alzare il volume della radio.
Mi sento scossa agitata agitata un po’ nervosa
acida come di piu’ non si puo’ di piu’ non si puo’ come un acido
Mi sento grande come una citta’ come una citta’ una gigante
acido suono sento solo te sento solo te il resto che cos’e’
acida sempre acido per me acido per te acido cos’e’…

Adoravo i Prozac +, quella fottutissima musica punk pordenonese. Mi caricava un botto – che ne facciamo di quell’idiota chiuso nel ripostiglio? domandò Er Pischello abbassando di qualche tacca il volume della radio. Guido allora si alzò e con fare disinvolto si inginocchiò nel centro della stanza. Aveva più di quarant’anni ma era ancora lì a fottersi di eroina insieme a dei mocciosi come noi. Dunque cominciò con la solita solfa – Signore dacci la forza di cambiare le cose che possiamo modificare e la pazienza di accettare quelle che non possiamo cambiare, oltre alla saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre cose. Dacci un anima che abbia occhi per la bellezza e che non si lasci impaurire dal peccato… che sappia raddrizzare le situazioni. Dacci un anima che non conosca noie, fastidi, mormorazioni, sospiri, lamenti. Dacci il dono di saper ridere di una facezia e di cavare gioia dalla vita. Signore… dacci il dono dell’umorismo – poi si alzò e solennemente disse – ringraziamo Tommaso Moro per queste bellissime parole e preghiamo insieme – – Amen fratello! – esclamai e per poco non scoppiai a ridere – Tiratemi fuori di qui! – continuava intanto l’insopportabile vegano imprigionato nel fondo del ripostiglio. Non voleva rassegnarsi. Avrebbe potuto urlare fino a perdere la voce ma non sarebbe servito nulla. Avevamo deciso. Se ne sarebbe occupato Vincenzo. Com’era giusto in fin dei conto… era stato lui a portarlo da noi – Avete fame ragazzi? – domandò infine Porco Pio – Io si! Ne ho molta! – esclamò Betty balzando giù dalle ginocchia di Luigi – Ne ho anche io! – borbottai, ed era vero, mi dovete credere – Lasciate fare a me! – disse Betty ma venne prontamente spintonata da Vincenzo Neanche per sogno. É compito mio. L’ho portato io qui… fino a prova contraria. – Certo! – esclamò Porco Pio – ma ricorda che la misura del dare, cioè dell’essere generosi e di far felici gli altri, ci viene offerta da Gesù. Date e vi sarà dato. – Beh! Poco male! – rispose lui tirando fuori un coltello dalla tasca dei jeans e con fare deciso si avviò verso il ripostiglio. Avrei voluto assistere, entrare in quel buco di stanza e godermi la scena, assaporare e comprendere come andava a consumato un delitto, godere della vista del sangue schizzato fuori dalla gola del giovane vegano, assistere al suo smembramento e alla raccolta degli organi. Li avremo conservati in frigo,
con ogni probabilità e ci saremo gustati la parte più tenera della sua carne il giorno stesso.

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(Guido; Porco Pio)

Non ci volle molto. Nel giro di pochi minuti tutto era finito. Il vegano era morto dissanguato e Vincenzo, con tutta la calma del mondo, era passato alla fase dello smembramento. Avevo l’acquolina in bocca, non sto scherzando. Non mangiavamo da qualcosa come tre giorni e avevamo deciso di mettere da parte i risparmi per sputtanarli in eroina. Er Maestro, dunque, si avvicinò ai fornelli e tirò fuori dalla mensola una bella padella e dell’olio di oliva extravergine. Betty, invece, trascorse il tempo a lisciarsi i capelli mentre Porco Pio, come se nulla fosse, era tornato ad inginocchiarsi, gli occhi rivolti verso il soffitto e le mani unite in preghiera. Stava pregando il suo Dio mentre le mosche gli ronzavano intorno, o forse stava venerando le 89 vittime sacrificate nel corso di questi ultimi anni. Quasi sbavavo. Poi mi guardai intorno. Non ci vedevo più dalla fame, non sto scherzando. Avevo fame… una fame tremenda.

 

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